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Full text of "Le mie memorie dettate da Francesco Hayez"

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LE 

MIE MEMORIE 

DETTATE 

DA 

FRANCESCO HAYEZ. 


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MILANO 
X FEBBRAIO MDCCCXC. 






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LE 


MIE MEMORIE 


REALE ACCADEMIA DI BELLE ARTI IN MILANO. 


COMITATO PER ONORANZE 

A 

FRANCESCO HAYEZ. 


PRESIDENTI: 


Professore Commendatore Luigi Bisi, 
Presidente della Reale Accademia di 
Belle Arti. 


Senatore Marchese Emilio Visconti Ve¬ 
nosta, Presidente della R. Accademia 
di Belle Arti. 


MEMBRI : 

Prof. Comm. Giuseppe Bertini. 
Senatore Nob. Giulio Carcano. 
Cav. Emilio Dragoni. 

Senatore Dottor Tullo Massarani. 
Prof. Cav. Giuseppe Mongeri. 
Comm. Eleuterio Pagliano. 

Prof. Giovanni Servi. 

Pittore Francesco Valaperta. 


SEGRETARI: 


Comm. Conte Francesco Sebregondi, 
Segretario della Reale Accademia di 
Belle Arti in Milano. 


Dottor Giulio Carotti, Segretario della 
R. Accademia di Belle Arti, Bibliote¬ 
cario della Società Storica Lombarda. 


Il Comitato per onoranze a Francesco Hayez si era assunto di 
aprire una esposizione di opere dell’illustre pittore, poi di erigergli 
per sottoscrizione un monumento e di pubblicarne i ricordi. 

Oggi, io febbraio 1890, il Comitato scioglie il voto. 






LE 


MIE MEMORIE 

DETTATE 

DA 

FRANCESCO HAYEZ. 


MILANO 


X FEBBRAIO MDCCCXC. 


Proprietà letteraria ed artistica 
della Reale Accademia di Belle Arti in Milano 

Legge 25 giugno 1865 N. 2337 e Consorzio internazionale. 


Edizione di 600 esemplari fuori commercio. 


Milano • Tipografia Bernardoni di C. Rebeschini e C. 



PREFAZIONE. 


Digitized by thè Internet Archive 
in 2018 with funding from 
Getty Research Institute 


https://archive.org/details/lemiememoriedettOOhaye 


‘Discorso pronunciato dal Presidente della R. Accademia di Belle Arti 
di Milano, il giorno io febbraio 1890, per l’inauguratone del mo¬ 
numento a Francesco Hayez . 1 


Oggi, o Signori, dal Comitato Promotore e dal nostro Istituto 
si inaugura, alle porte di questo Palazzo, il Monumento a France¬ 
sco Hayez. 

L’Accademia ha creduto opportuno di tenere in questo giorno 
la sua distribuzione dei premi, ritardandola oltre i termini consueti, 
per associarsi a questa solennità, per rendere omaggio alla memoria 
dell’artista eminente che fu, per lunghi anni, suo Professore, che ne 
fu Presidente ed il cui nome è per essa un titolo di onore. 

Io ringrazio l’egregio Rappresentante del Governo e l’egregio 
Rappresentante della Città, gli Autorevoli Personaggi che ci onorarono 
della loro presenza, voi, Signore e Signori, che avete accolto il nostro 
invito, ed esprimo il nostro grato animo agli Istituti cittadini e agli 
Istituti artistici di Firenze, di Bologna, di Napoli, di Roma, alle Ac¬ 
cademie di Roma, di Torino e di Bergamo, all’Associazione di Belle 
Arti di Ferrara, che vollero farsi rappresentare, e all’Accademia di Ve¬ 
nezia, che volle essere presente, con una sua Deputazione, a questo 
nostro convegno. 

Se Francesco Hayez potesse assistere alle onoranze rese al suo 
nome, egli non le troverebbe complete senza i rappresentanti di Ve¬ 
nezia, della sua città nativa, da cui rimase, per molti anni della vita, 
lontano, ma a cui tornava sempre il suo pensiero, e che non po¬ 
teva rivedere senza una intima gioia del cuore. 

I giovani che sono qui radunati non hanno conosciuto France¬ 
sco Hayez, nemmeno negli anni della sua verde vecchiezza. Ma i 
vostri maestri sono stati i suoi discepoli, e sono usciti dalla sua scuola 
molti tra i pittori provetti che tengono, nella nostra città, il campo 
dell’ arte. 

1 Di questo applaudito discorso essendo stata desiderata la stampa, si presentò 
opportuna la pubblicazione in testa al presente volume, come la miglior prefazione 
alle Memorie del venerando Maestro, 


Vili 


Dal quadro il Laocoonte, che vinse nel 1812 il premio al grande 
concorso di quest’Accademia, al ritratto che, settantanni dopo, la¬ 
sciò sul cavalletto, la sua vita operosissima ebbe un posto cospicuo 
nella storia dell’ arte italiana ai nostri tempi, il suo nome rappresenta 
per essa un periodo di trasformazione e di rinnovamento. Nella pittura 
la sua fu, per molti anni, la maggior fama artistica del nostro paese. 

Francesco Hayez nacque a Venezia nel 1791. 

Egli è dunque per voi, giovani ascoltatori, un antenato, e il pit¬ 
tore che abbiamo veduto, dieci anni or sono, pieno d’ entusiasmo 
per l’arte sua, arguto e sereno, rapido nella parola e negli atti, tenere 
ancora vigorosamente il pennello e consigliare, con animo aperto e 
benevolo, i suoi discepoli, occupa quasi colla sua carriera la storia 
artistica di un secolo. 

Egli crebbe e fu educato da fanciullo in casa d’uno zio nego¬ 
ziante di quadri antichi. Le disposizioni eli’ egli dimostrava, ammi¬ 
rando le tele che tappezzavano le pareti tra cui cresceva, indussero i 
suoi ad avviarlo nelle arti del disegno. 

Erano quelli tempi infelici per la pittura italiana. 11 settecento 
era stato per essa il periodo della maggiore decadenza. Fatta eccezione 
di qualche ingegno migliore de’suoi tempi, le grandi scuole italiane 
erano, per lo più, degenerate in un’arte decorativa, ultima eco im¬ 
miserita dei lontani successori di Pietro da Cortona. 

A Venezia però la pittura parve attingere ancora, per qualche 
tempo, dal vecchio suolo qualche succo vitale, e sentire il riflesso del 
magico incanto che circonda la città della laguna. 

Si potrebbe dire che il Tiepolo, nel secolo scorso, colla vaga 
fantasia del suo colore, rappresentò le ultime pompe della Repub¬ 
blica, mentre Antonio Canale ritraeva V immagine dell’ antica Ve¬ 
nezia e Pietro Longhi dipingeva i costumi che il Goldoni faceva vi¬ 
vere sulla scena. 

Ma quando l’Hayez era un fanciullo, questi rappresentanti della 
pittura veneziana erano morti da un quarto di secolo. 

Dopo loro, gli scolari dal Tiepolo e anche dal Piazzetta deca¬ 
devano nel barocchismo, mentre qualche altro artista, senza uscire 
dalla mediocrità, cercava di ricondurre la pittura a uno stile più cor¬ 
retto, o cominciava a seguire gli esempi di quella scuola pittorica, 
desunta dalla statuaria antica, che prevaleva nel resto d’Italia e che 
a Venezia poteva parere più esotica che altrove. 

L’Hayez a cinque anni, e se ne rammentava, aveva veduto il Doge 
discendere dal Bucintoro e i senatori colle toghe rosse che egli era 


IX 


destinato a tanto dipingere più tardi: vide, sulla Piazza di S. Marco, 
i soldati repubblicani di Francia, gli Austriaci della pace di Campo- 
formio e, più tardi, le truppe del Regno d’Italia. 

Il Governo napoleonico favoriva l’arte, un’arte alquanto disci¬ 
plinata, come il resto, che doveva concorrere allo splendore di un 
grande regime e celebrare, in stile eroico, i fasti dell’antica Roma e 
del nuovo Impero. A Venezia venne fondata un’Accademia, il cui 
presidente fu il conte Cicognara, che rappresentò con onore, in prin¬ 
cipio di questo secolo, gli stridii storici e l’erudizione dell’arte. 

L’Hayez compì in essa i suoi stridii sotto la guida del Matteini, 
toscano, professore di pittura, che era stato discepolo di Pompeo 
Battoni. E quando l’Accademia bandì il concorso per le così dette 
pensioni di Roma, l’Hayez si fece innanzi, e vinse le difficili prove. 

Nel 1809, a diciottenni, il giovine artista uscì, per la prima volta, 
dalla sua Venezia, e si recò a Roma, ammirando per via gli antichi 
capilavori dell’ arte italiana e visitando gli artisti in quei tempi famosi. 

La pittura seguiva allora i precetti del francese David, che era 
considerato, e a ragione, come il primo maestro dell’ epoca, e che 
aveva voluto ricondurre l’arte a un’ideale più virile e più forte, fa¬ 
cendole parlare il linguaggio greco e romano, caro agli uomini della 
Rivoluzione e dell’Impero. In questa scuola il colore e la luce, l’e¬ 
spressione e la verità erano sacrificate all’ attitudine scultoria, al gesto 
maestoso, alla rigida precisione del contorno. 

A Firenze l’Flayez entrò nello studio del Benvenuti, artista di 
molto ingegno, che stava colorando un gran quadro già prima tutto 
dipinto a chiaroscuro come un bassorilievo. A Roma fu accolto be¬ 
nevolmente dal Camuccini, che temperava la durezza del sistema 
coll’imitazione di Raffaello. Il giovine veneziano, che aveva ancora 
negli occhi i dipinti ammirati nelle chiese e nei palazzi della sua città 
si avvicinava con riverenza alle soglie di queste celebrità, ma ne 
usciva, suo malgrado, poco pago e i dubbii si mescolavano al rispetto. 
Gli pareva di vedere, al di là di, quella scuola, un’arte in cui l’ispi¬ 
razione fosse meno soffocata dalla regola, un’ arte più spontanea e più 
viva, un colorito meno duro e più vero. 

A Roma il protettore dell’ Hayez fu un artista che si può dire grande 
dinanzi a ogni scuola, il Canova, a cui il conte Cicognara l’aveva 
raccomandato, e che gli divenne amico e consigliere amorevole. Lo 
scolare disegnò nei Musei, rimase per un anno, ammaliato, a studiare 
nelle stanze di Raffaello, con quel culto laborioso dell’ arte che lo 
accompagnò per tutta la vita. 



X 


I giovani artisti convenivano allora in Roma da ogni parte di 
Europa, vivevano uniti per nazione, si vestivano alla Raffaello per di¬ 
stinguersi dai semplici mortali, disputavano ardentemente intorno ai 
loro ideali, e tra i romani erano frequenti le risse per sapere chi fosse 
più grande pittore del Camuccini o del Landi. 

Coloro che appartenevano al Regno d’Italia si radunavano nella 
loro Accademia e gareggiavano in esercitazioni artistiche. Si sceglieva 
un argomento; dopo otto giorni, tutti dovevano portare su quel sog¬ 
getto una composizione dipinta o in disegno. Il giudizio era tra pari; 
i giovani stessi decidevano e conferivano il premio, pronunciando ad 
alta voce le ragioni del loro giudizio, e poi si ricominciava con un 
altro argomento. L’Hayez, in età matura e professore nella nostra Ac¬ 
cademia volle introdurre questa gara tra i suoi allievi. Ma smise, la¬ 
gnandosi di non trovare tra essi il fuoco sacro che animava, al tempo 
loro, i suoi coetanei. Che avrebbe detto quando, un po’ più tardi, i 
Regolamenti ministeriali vietarono ogni studio della composizione 
come un esercizio pericoloso ! 

Nel 1812 f Hayez, incoraggiato dal Canova, incoraggiato dal Ci- 
cognara, che da Venezia si interessava a lui, concorse al gran premio, 
dell’Accademia di Milano, inviando il suo Laocoonte, che ancora si 
vede in queste sale. Il quadro parve subito degno d’essere prescelto. 
Ma v’era un altro Laocoonlc non privo di meriti, del De Antoni, 
allievo di Appiani, che, di certo, aveva aiutato colla sua l’opera dello 
scolaro. Come far dispiacere all’Appiani? La difficoltà fu superata ot¬ 
tenendo, per quell’anno, dal Viceré due grandi medaglie; e non fu 
quello, d’allora in poi, l’ultimo degli impicci in cui si trovò f Ac¬ 
cademia nel conferire i suoi premi. 

L’ Hayez in Roma visse coi più rinomati artisti, in quella proficua 
famigliarità che unisce i giovani ai provetti. Strinse col Palagi un’a¬ 
micizia che durò tutta la vita, conobbe, per non nominarne altri molti, 
il Minardi, il Pinelli, fu amico dell’ Ingres, che ebbe tanta parte nella 
storia della pittura francese moderna. Egli studiava, con animo in¬ 
dipendente, tra questi ingegni e queste maniere diverse, ma pure unite 
da quel legame segreto che associa, agli occhi dei posteri, le opere 
d’ uno stesso tempo. 

Nei sette anni in cui dimorò a Roma, l’Hayez incominciò e 
condusse a termine parecchi dipinti. Io non ne parlo, per non fare 
troppo lungo discorso. Essi contenevano le promesse dell’ avvenire ed 
erano il prodotto complessivo della educazione ricevuta e di una tempra 
d’ingegno che, per forza propria, cercava una maggiore novità nel 
comporre e nel colorire. 


XI 


Ma i grandi avvenimenti della politica e delle armi si fanno sentire 
anche nelle vite più tranquille. Hayez stava compiendo un gran quadro 
rappresentante Ulisse nella Reggia di Alcinoo, Re dei Feaci, quando 
l’Impero napoleonico cadeva, e il cannone degli alleati rintronò sotto 
gli atrii dove sedeva a banchetto il padre di Nausica. 

I giovani mandati e protetti a Roma dai Governi distrutti guar¬ 
davano incerti l’avvenire. Ma, appunto allora, il Municipio di Venezia, 
per festeggiare le quarte nozze dell’Imperatore Francesco I, aveva 
deliberato di ornare il Palazzo reale d’opere affidate ad artisti veneti. 
L’Hayez, il cui nome era già salutato con lieti auspicii dai suoi con¬ 
cittadini, fu tra i chiamati. Egli, che aveva chiuso frattanto il romanzo 
della sua gioventù a Roma sposando una giovinetta che amava, rivide 
la sua nativa città, pieno di speranze, pago nei suoi affetti, coll’animo 
di chi doveva poi sempre cercare l’ispirazione dell’ arte piuttosto nella 
pace che nelle tempeste della vita. 

A Venezia passò tre anni, e li impiegò tutti, secondo le com¬ 
missioni che riceveva, nell’eseguire a fresco molti dipinti decorativi 
in palazzi pubblici e privati. Ma se questi lavori giovavano a dar pra¬ 
tica e franchezza, erano pur sempre lavori affrettati. 

II giovine artista, nella sua coscienza schietta e modesta, temette 
di smarrirsi nelle facili vie del manierismo, di scadere dagli stridii più 
severi fatti sino allora. E rinunciando alle commissioni ed ai lucri, 
volle consacrarsi ai quadri pensati, allo studio del vero, alle opere in 
cui potesse esprimere tutte le forme predilette del suo pensiero. 

L’ Hayez, oramai padrone di sé, era giunto a quell’ ora decisiva, 
nella quale un artista, se ha una forza vera e sua nell’ingegno, si 
apre la strada che è poi chiamato a percorrere. Lasciò da un canto 
gli argomenti greci e.romani, prescelse un soggetto tolto dalla storia 
veneta, e pensò, che se la scuola classica aveva liberato l’Italia dal 
barocchismo, ora bisognava ricondurre la pittura a una maggior verità. 
Cercò nella composizione la semplicità, liberandosi dalle regole pe¬ 
dantesche nemiche del moto e della vita, studiò l’armonia dei colori 
e delle linee come la sentiva, senza tener conto dei soliti precetti. 

L’Hayez desiderava, in quel tempo di conoscere gli artisti della 
capitale lombarda, di rivedere l’amico suo Palagi. Egli venne, nell’e¬ 
state del 1820, a Milano, portò seco il suo quadro e lo mostrò al 
pubblico nell’Esposizione di Brera. 

L’Hayez giungeva nella nostra città in buon punto. 

Erano quelli i giorni in cui ferveva la grande lotta dei roman¬ 
tici. Parliamone con rispetto e con affetto, o Signori. I romantici 


XII 


erano Manzoni, Grossi, Carlo Porta, Giovanni Berchet, Torti, Ermes 
Visconti, il più profondo critico della scuola, dopo il Manzoni; erano 
Silvio Pellico, Borsieri, ai quali il fato schiudeva già tacitamente le 
porte dello Spielberg. 

Prima, che fosse dispersa dalle prigioni e dall’esilio, una eletta 
accolta di ingegni teneva vivo in Milano un moto di stridii, di idee, 
di speranze non municipali, che si ripercuoteva su tutto il pensiero 
italiano; poiché la cultura e l’arte, la scienza e l’idealità fanno le ca¬ 
pitali morali, i denari e gli affari non bastano. 

I romantici, gii stessi che vagheggiavano un’ Italia moderna, re¬ 
denta, domandavano per la società italiana una letteratura che espri¬ 
messe la verità dei suoi pensieri, e dei suoi sentimenti. I tipi astratti 
e rettoria del classicismo potevano vestire qualche virile protesta o 
qualche collera generosa, ma non potevano contenere le idee e gli 
affetti della civiltà moderna. Il simbolismo pagano poteva ricevere 
ancora uno sprazzo di luce dall’anima ellenica del Foscolo, ma non 
poteva essere la forma viva di quegli ideali che rischiarano i senti¬ 
menti e le credenze dei nostri tempi. I romantici dunque invocavano 
una letteratura la quale avesse per oggetto quel vero che, interessando 
gli intelletti ed i cuori, li solleva e li educa e richiamavano la forma 
e 1’ espressione alla semplicità e alla naturalezza. 

L’amore della realtà, dopo tante favole e tante allegorie mitolo¬ 
giche, attrasse il romanticismo verso la storia; la letteratura roman¬ 
tica fu principalmente storica e proclive a cercare nella storia la base 
della invenzione poetica. 

I grandi poeti greci e romani furono altamente nazionali perchè 
presero i loro soggetti nelle tradizioni che avevano per essi e pei 
loro popoli il valore degli avvenimenti reali. I romantici partivano da 
questo esempio per sostenere che all’arte dei nostri tempi spettava 
di preferenza quel campo, tanto più vasto, che non appartenne agli 
antichi, la storia del medio evo e la storia moderna vicine alle no¬ 
stre idee, ai nostri sentimenti, unite a noi dal legame della comune 
civiltà cristiana, parte viva della nostra storia nazionale. 

In questa tendenza storica del romanticismo ebbe parte lo studio 
quasi nuovo allora e appassionato delle letterature straniere. Ma vi 
tu anche un’altra e potente ragione. L’Italia moderna non poteva ri¬ 
farsi coi pensieri di Timoleone e di Bruto. Ma quanti insegnamenti 
scaturivano dalle antiche grandezze e dalle antiche sventure italiane! 
Le invenzioni dell’arte innestate sugli avvenimenti del nostro passato 
potevano, anche in presenza degli ombrosi padroni, parlare all’Italia 


XIII 


vivente dei suoi dolori, delle sue dure esperienze, delle sue speranze 
immortali. 

Il romanzo storico dunque, il dramma storico, furono le forme 
predilette della letteratura romantica. Il romanzo storico è oggi pas¬ 
sato di moda. Alla storia preferiamo ora di non chiedere altro che 
la storia e al romanzo la descrizione della società in cui viviamo. Le 
difficoltà insite nel romanzo storico sono conosciute. E arduo il dare 
la vita ai costumi e ai caratteri delle epoche lontane, il pensiero e il 
linguaggio agli uomini d’altri tempi, più arduo ancora l’accordare 
l’unità della composizione con due elementi non omogenei tra loro, 
come sono l’immaginato e l’accaduto. Se la storia predomina, l’arte 
è sacrificata, se predomina la fantasia, è facile lo sdrucciolo nel con¬ 
venzionale e nel falso. 

Alessandro Manzoni, che doveva scrutare, con sì acuta critica, 
queste difficoltà, le aveva già superate, scrivendo un libro immor¬ 
tale, nel quale tutto è vero secondo i luoghi e i tempi descritti, ma 
tutto è anche vero secondo la verità generale ed eterna dell’umana 
natura. 

L’Hayez non si era addentrato nel fitto delle teorie estetiche e 
storiche che si discutevano in quei tempi, non aveva forse letto il 
Conciliatore , già soppresso dalla Polizia austriaca quand’egli giunse a 
Milano. 

Ma agli eroi delle tragedie classiche facevano riscontro le figure 
scultorie ed enfatiche della pittura classica, al simbolismo mitologico 
le insipide allegorie dell’ Olimpo. Appena l’impulso spontaneo del 
suo ingegno si fece strada tra le reminiscenze che dominano i primi 
anni giovanili, egli aveva sentito che la scuola, nella quale era stato 
educato, si era fatta vecchia oramai. E per quell’ influsso che domina 
nell’ambiente morale di un’epoca, il suo sentimento artistico nella pit¬ 
tura si trovava concorde col sentimento artistico che prevaleva nella 
nuova scuola letteraria. 

Fu grande il successo ottenuto dai primi quadri esposti dal— 
l’Hayez nella nostra città. Coloro, che aspiravano a ringiovanire l’arte 
italiana, riconobbero in essi l’emancipazione dai freddi precetti acca¬ 
demici, l’incarnazione nella pittura delle loro idee predilette, delle loro 
tendenze. 

E l’Hayez, alla sua volta, nelle ragioni dì queU’applauso acqui¬ 
stava una più chiara coscienza di quanto gli era stato suggerito da 
un sentimento d’arte spontaneo. 

Forse l’innovazione operata dall’Hayez non era una così asso¬ 


li 


XIV 


luta rivoluzione come allora pareva; l’arte suole procedere per evo¬ 
luzioni, e se i vicini vedono bene le differenze, i lontani talvolta ve¬ 
dono meglio le analogie, anche indirette. Ma se prima di lui, l’Appiani 
lasciò tra noi le sue nobili tradizioni, se del Bossi rimangono i ri¬ 
cordi di un grande ingegno, se poi il Sabatelli diede al disegno e 
alla composizione un potente vigore, si deve però riconoscere che 
l’Hayez ha segnato il passaggio dalla scuola classica che dominava 
nel primo ventennio di questo secolo alla pittura moderna, e che il 
suo nome vivrà congiunto alle origini di una trasformazione di cui 
si giovarono pure coloro che hanno cercato, dopo lui, intenti nuovi 
o diversi. 

Egli rappresentò nell’arte il romanticismo e, per meglio dire, il 
romanticismo quale è fiorito in Italia. La sua pittura storica ritrae 
gli affetti, i caratteri, ha le proporzioni episodiche, le preferenze poe¬ 
tiche, e anche le mode del nostro romanzo storico, di cui i suoi 
quadri furono talvolta la geniale illustrazione. 

Anche della pittura storica si dice che è morta. Io non saprei, 
per verità, sottoscrivere a una cosi assoluta sentenza. L’uno e l’altro 
genere dell’arte può giudicarsi esaurito, quando si supponga che questi 
generi siano, di loro natura, fissi e sempre eguali a sé stessi. Ma 
tali non sono. Una interna forza innovatrice li trasforma. La pittura 
dell’aneddoto storico, dopo aver avuto col romanzo storico la stessa 
ragione d’essere, potrà forse dividerne le sorti. Ma mi sarebbe duro 
il credere che dal passato, da questo campo aperto alla fantasia evo¬ 
catrice, non possa più giungere a un artista di genio qualche grande 
visione pittorica. 

La popolarità che ebbero i quadri dell’ Hayez era certamente do¬ 
vuta ai loro meriti artistici, alle innegabili e singolari doti del pit¬ 
tore, alla novità della maniera, del colorito, che lo distingueva tra 
i suoi contemporanei, alle sue composizioni semplici, equilibrate, 
chiare all’intelligenza, a un’armonia di disegno e di linee non turbata 
da un’ immaginazione troppo ardente, a uno studio del vero riguardoso 
e lontano da ogni immagine comune o volgare. Ma le sue opere 
destarono, al loro primo apparire, un così vivo interesse, anche perchè 
erano la rappresentazione di quei soggetti e di quei sentimenti in cui 
la fantasia del pubblico amava allora cercare le sue commozioni. 

Dopo aver reso col Conte di Carmagnola un omaggio al capo 
della nuova scuola italiana, si ispirò con Schiller alle patetiche scene 
di Maria Stuarda, e con Shakespeare alla pietosa leggenda di Giu¬ 
lietta e Romeo. 


XV 


Il Medio Evo, in cui il romanticismo cercò, con tanta predile¬ 
zione, il poetico e il pittoresco, diede l’argomento a molti tra i suoi 
principali dipinti. E se tornò qualche volta ai soggetti eroici, all 'Ajace, 
e piu tardi al Sansone , fu per rispondere alle critiche di coloro che 
lo accusavano di dipingere soltanto le figure piccole e di non saper 
affrontare le difficoltà del nudo. 

Tra le opere che illustrarono, in quel tempo, le lettere italiane, 
parve che il suo ingegno seguisse l’invito di una spontanea simpatia 
per le descrizioni romanzesche e per le ispirazioni affettuose di Tom¬ 
maso Grossi. Trovò nel Marco Visconti il soggetto di talune delle 
tele da lui predilette, e nei Lombardi alla Prima Crociata il pensiero 
della maggiore tra le sue opere, di quella in cui può dirsi che egli 
abbia riassunto tutto il suo valore artistico, messo alla prova della 
più vasta e più varia tra le sue composizioni. 

Era vivo l’eco delle pugne, degli eroismi, degli eccidii nella guerra 
per l’indipendenza della Grecia. Esisteva allora in Europa una gene¬ 
rosa e liberale simpatia per i popoli oppressi. In quella storia vicina 
l’Italia vedeva sé stessa. Berchet aveva cantato nell’uomo di Parga 
i dolori degli esuli italiani: Byron e Santarosa erano morti per la 
Grecia. 

I ricordi e le scene della lotta magnanima attraevano l’Hayez: 
lo attraevano pel pensiero animatore, per la forma pittoresca, pel 
tipo dei personaggi. Egli dipinse gli Esuli di Parga , la Difesa di Mis- 
solungi, la Strage di Patrasso, varii altri quadri minori, e talune di 
queste composizioni si distinguono, tra le altre sue, pel movimento 
e per l’energia. 

Ma gli argomenti suoi prediletti erano quelli tratti dalla storia 
Veneta, bella storia e gloriosa, di cui la leggenda e la fantasia let¬ 
teraria fecero una miniera di poetici misteri e di episodii drammatici, 
che poco aggiungevano alla sua vera grandezza. 

A lui era caro l’evocare i ricordi della sua Venezia; l’intona¬ 
zione, il colore, i tipi di questi soggetti gli erano famigliari; la sua 
fantasia sembrava trovarsi a suo agio quando, tra i monumenti della 
poetica città, o nelle sale misteriose dei suoi Palazzi, dava vita ai 
vecchi Dogi e agli alteri e impassibili senatori. 

Io non potrei, o Signori, parlarvi di tutte queste opere, nè farne 
l’esame critico, nè parlare patitamente delle loro qualità e dei loro 
pregi. 

Ho cercato soltanto di accennarvi, come ho potuto, in quali epo¬ 
che si svolse questa feconda vita di artista, sotto l’influsso di quali 



XVI 


studii, di quali impressioni, e che posto a me sembri che occupi 
l’Hayez, che cosa significhi il suo nome nella storia dell’arte italiana 
ai nostri tempi. 

Una volta apertasi la via, egli vi procedette con una costanza 
di lavoro, con una alacrità di ingegno che lo accompagnarono fino 
agli ultimi limiti d’una vecchiezza che non parve conoscere nè de¬ 
cadenze, nè stanchezze. La sua bella e onorata carriera può essere 
per tutti un insegnamento. 

La fama e gli applausi non turbarono il suo culto per l’arte, 
culto pieno di modestia, di coscienza e di sincerità. Non cominciò 
mai, egli scrisse, una tela senza terrore. Le commissioni che si af¬ 
follavano non gli fecero mai affrettare un lavoro. Era suo principio 
che non doveva rincrescere il cancellare, e nel suo quadro La Sete dei 
Crociati passò d’un tratto la spugna su quindici o sedici figure, per 
rifarle più conformi al suo pensiero e al suo gusto. 

Da giovane, ma già artista applaudito, accoglieva i consigli dei 
maestri e anche degli emuli. Maturo d’anni, cercò sempre il meglio 
con tutte le sue forze, studiandosi, fino alla fine della vita, di rifor¬ 
mare e di perfezionare il suo stile. Teneva in conto ed amava il giu¬ 
dizio del pubblico, perché gli pareva che un’ opera d’arte deve inte¬ 
ressare e commuovere gli animi, e che le impressioni vive e vere 
degli spettatori fanno testimonianza se questo scopo è raggiunto. Il fa¬ 
vore in cui erano venuti e si mantenevano i suoi dipinti aveva incorag¬ 
giato, com’è naturale, gli imitatori; vi fu un tempo in cui, nella nostra 
città, non c’era quasi altra scuola che la sua. Ma l’amor proprio non 
gli ispirava una soverchia simpatia per le riproduzioni pedisseque della 
sua maniera; pensava che il pubblico suole stancarsi delle imitazioni 
e talvolta, attraverso le imitazioni, anche del modello. Mostrava piut¬ 
tosto un benevolo interesse per quei giovani che davano prova di 
una originalità loro propria, e sapevano unire alla disciplina del la¬ 
voro e dello studio l’indipendenza dell’ingegno. 

Non ho bisogno di dire, o signori, per quante memorie il nome 
dell’Hayez è unito a questa Accademia. Nel 1822, da poco arrivato a 
Milano, fu dal Sabatelli che doveva, per alcuni anni, allontanarsi dalla 
scuola, chiamato a supplirlo come professore di pittura. Da allora in 
poi fu, per sessantanni, consigliere dell’Accademia. Nominato profes¬ 
sore, alla morte del Sabatelli, nel 1850, insegnò per trent’anni e negli 
ultimi tempi, fu anche presidente del nostro Istituto. 

Nella sua scuola l’insegnamento fu dato con paterna coscienza 
e ricevuto con affettuoso rispetto. Gli artisti usciti dal suo studio 


XVII 


conservarono tutti pel maestro un ricordo riconoscente. Gli anni, la 
fama non lo avevano reso intollerante, nè esclusivo ; ebbe sempre pei 
giovani l’animo aperto ed amico, pronto a riconoscere, a salutare con 
schietta soddisfazione ogni nuova speranza. E quando, testimonio 
quasi della vita artistica di un secolo, vide sorgere altre tendenze e 
l’arte tentare altre vie, egli accolse con animo liberale le opere dei 
nuovi venuti, accettandole in parte e in parte, come può supporsi, 
facendo le sue riserve. Solo parlando della sua scuola e dei suoi al¬ 
lievi, egli soleva ripetere modestamente: «Io non posso insegnare 
che quello che so. » E il vecchio maestro intendeva dire ch’egli po¬ 
teva fornire ai giovani quelli che sono i mezzi certi e gl’insegna¬ 
menti necessarii dell’arte, ma che non presumeva di prescrivere loro 
quegli ideali e quelle predilezioni che si mutano e si trasformano 
coi tempi. 

Vi è una legge alla quale le opere d’arte non si possono sot¬ 
trarre. Esse rimangono quali uscirono dalle mani di chi le ha create. 
Gli spettatori invece si succedono, e portano seco quel modo di sen¬ 
tire che è proprio d’ogni generazione. Il giudizio definitivo però non 
è pronunciato nè dai contemporanei, nè dai loro successori imme¬ 
diati. Quello che è destinato a vivere prende il suo posto in un giu¬ 
dizio più lontano nel tempo, che comprende, in pari modo, ed in¬ 
tende anche quanto, tra le azioni e le reazioni che si succedono in 
uno spazio più angusto, parve contradditorio ed opposto. 

Ma quando un artista ha, come l’Hayez, con una vita piena 
d’opere, con una manifestazione completa del suo ingegno rappre¬ 
sentato un periodo dell’arte nel suo paese, in modo che questo pe¬ 
riodo non può quasi disgiungersi dalle opere sue, allora i contem¬ 
poranei hanno ragione di rendere testimonianza ai posteri della fama 
di cui circondarono il suo nome. 

11 monumento che oggi inauguriamo, dovuto all’ingegno noto 
ed apprezzato tra noi del prof. Barzaghi, è un omaggio di ricono¬ 
scenza all’uomo che rimane uno'dei maestri della pittura italiana nel 
nostro tempo, che fu da giovane un antesignano della sua innova¬ 
zione, che onorò con tutta la vita l’arte e la patria, e a novantun’anni 
lasciò cadere il pennello,- come l’antico lavoratore lascia cadere le brac¬ 
cia al tramonto d’una lunga e serena giornata. 


Emilio Visconti Venosta. 











LE 

MIE MEMORIE 

DETTATE 


DA 


FRANCESCO HAYEZ. 




CAPITOLO PRIMO. 

VENEZIA. 


1791 

JNIacqui in Venezia, il giorno n febbraio 1791 nella Parrocchia 
di Santa Maria Mater Domini, da Chiara Torcellan da Murano e da 
Giovanni Hayez da Valenciennes: la mia famiglia si componeva di 
cinque figli, e la ristrettezza dei mezzi decise il padre mio ad affi¬ 
darmi alla sorella di mia madre, moglie a un genovese per nome 
Francesco Binasco. Questi era negoziante antiquario, e possedeva una 
bella collezione di quadri dei primari autori, fra i quali un bel Tiziano, 
un Paolo Veronese, un Wandyck, ecc., che sin da piccino formavano 
la mia ammirazione. 

Stabilito presso la zia, ricordo com’ io tentassi, appena potessi 
avere un pezzo di carta e una matita, di riprodurre quelle figure, 
dalle quali io non mi potevo staccare; lo zio, accortosi di questa mia 
disposizione per l’arte, mi affidò a certo Zanotti perchè m’insegnasse 
il disegno, col progetto, non già di farmi pittore, ma bensi un restau- 
rarore di quadri, che coadiuvasse il Florian e il De Gaspari, eh’ egli 
manteneva per ristaurare i quadri della sua Galleria. 

Il Zanotti, artista che in mezzo alla decadenza in cui si trova¬ 
vano le arti a quell’epoca, era insigne disegnatore e compositore (come 
potei giudicare più tardi, dopo aver veduto i suoi disegni e alcuni 
acquerelli a colore), deplorava il barocchismo a cui tendeva 1’ arte, 
e cercò di ricondurla allo stile più corretto. Veniva perciò osteggiato 
dagli altri artisti. Egli teneva scuola, ed io fui accettato come altro 
dei suoi allievi, ma sfortunatamente ammalò e in pochi giorni mori, 
non senza sospetto di avvelenamento, sospetto che cadeva sui suoi 


2 


nemici in arte, i quali non gli potevano perdonare le innovazioni da 
lui introdotte e che cominciavano a fargli buon nome, e ciò a loro 
danno. 


1798 

Mio zio pensò tosto a procurarmi altro maestro, e mi fece accet¬ 
tare presso un altro pittore, Francesco Maggiotto, artista di molto 
merito, del quale esiste all’Accademia di Venezia un quadro allegorico 
con varie figure, rappresentante la Pittura. 

11 Maggiotto teneva pure scuola, ed egli fu che m’insegnò i primi 
elementi del disegno, facendomi copiare degli studi da lui fatti sul 
vero, ma baroccamente interpretati. 

Intanto il mio buon zio a casa si occupava della mia istruzione; 
studiavo con lui mitologia, storia greca e romana e storia sacra. — 
La storia fu sempre per me la lettura prediletta e mi giovò assai 
durante la mia lunga carriera. 

La mattina alle sei, estate e inverno, ero alzato, e quest’abitudine 
che raccomando tanto ai giovani, la conservai sempre e mi fu utile 
assai, e per la salute e per aver cosi potuto compiere molti lavori. 
Quante belle ore vanno perdute per chi comincia tardi la giornata e 
non sa approfittare de’ momenti tranquilli, ne’ quali, dopo il riposo 
necessario, la mente rimane più lucida. La sera io leggevo sempre 
storia, e l’immaginazione mia giovanile rimaneva impressionata da certi 
personaggi, da avvenimenti drammatici, che più tardi poi cercai di 
ritrarre in disegno, immedesimandomi dei tempi e dei luoghi ov’erano, 
accaduti. 

Alle tre, al ritorno dalla scuola, si pranzava, e mentre lo zio faceva 
il suo sonno, io correvo nella Galleria e cercavo di riprodurre in 
disegno quei quadri, che formavano la mia delizia: ecco in qual ma¬ 
niera io spendevo le ore della mia ricreazione. 

A quest’epoca mutammo alloggio e passammo a S. Pantaleone. 

Quantunque ancora giovanetto e affatto bambino nell’arte, pure 
ricordo quale venerazione mi destassero i dipinti degli antichi maestri 
ch’io avevo occasione di ammirare e in casa dello zio e nelle diverse 
chiese di Venezia, che visitavo spessissimo in compagnia dell’amata 
mia zia, donna di protonda pietà. Non potevo a meno che fare i con¬ 
fronti tra le opere di quei sommi maestri e quelle del pittori moderni 
che mi disgustavano tanto da cercare di ottenere dalla mia buona zia 


3 — 


(cui confidavo tutti i miei pensieri) che il marito suo non mi condu¬ 
cesse più nei vari studi degli artisti, come soleva fare, per avvezzarmi, 
l’occhio, com’egli diceva, alla pratica dell’arte. 

Se nel XVIII secolo, le scuole di Tiepolo e di Piazzetta avevano 
tali pregi che ora ammiriamo, pure bisogna confessare che furono 
questi i capi scuola della decadenza nell’ arte. Il primo, alla vivezza 
del colore, alla franchezza del pennello, all’effetto generale, aggiungeva 
anche una certa aggiustatezza di disegno, che quantunque tratto dal 
vero, pure era spesso ignobile nelle forme, nè si curava punto della 
scelta del vero. 

Il secondo, Piazzetta, manierato alquanto e nelle mosse e nel 
disegno, aveva però una cognizione del chiaro oscuro così giusta 
che si potrebbe chiamare per questo il Correggio della scuola mo¬ 
derna. 

Di Tiepolo si ammirano a Venezia e a Milano molti affreschi, 
fra cui i più preziosi, a Venezia nel Palazzo Labia (specialmente i due 
laterali), nella Chiesa degli Scalzi, in varie altre chiese e in palazzi 
privati — a Milano nel Palazzo Clerici (ora Tribunale) e nel Pa¬ 
lazzo Dugnani (ora Museo Civico). 

Di Piazzetta conosco alcuni quadri fra cui quello di casa Pisani, 
che fa riscontro alla famosa tela (la cosi detta Tenda di ‘Dario) di 
Paolo Veronese — e qualche altro di grande effetto; ma le ombre 
sono nerastre e monotone (perchè egli si serviva della stessa impri¬ 
mitura che si usava allora, piuttosto oscura, per facilitare l’esecuzione 
del lavoro). — Tutti i suoi quadri poi erano manierati. 

Dopo questi due artisti, una caterva di pittori, fra cui primeg¬ 
giava per pratica di colore il figlio di Tiepolo, Francesco Fontebasso, 
Sebastiano Ricci, Domenico Maggiotto (padre del mio maestro), 
Giuseppe Angeli (allievo del Piazzetta), Moretti, Mengardi, An¬ 
tonio Canale e molti altri. 

Fra questi bisogna distinguere il Lazzarini, del quale si ammi¬ 
rano delle famose tele, fra le altre il S. Lorenzo Giustiniani che si 
vede tuttora nella Chiesa di S. Pietro di Castello. Questo pittore, se 
pur era alquanto monotono nel colorito, disegnava correttamente, e 
il suo stile di buon gusto si staccava da quello de’suoi contem¬ 
poranei. 

Sui quadri di questo esimio artista ho fatto i primi miei studi, 
disegnando parecchi de’ suoi dipinti, avendo occasione di frequentare 


la galleria Moro-Lin, dove in tre grandi Sale si trovavano diversi 
quadri suoi. 

Dopo il Lazzarini, il Zanotti, che già citai, si sforzò di tener 
l’arte sulla retta via. 

Al principio del Secolo XIX le arti cominciarono anche in Venezia 
come altrove a rialzarsi. 

Ricordo benissimo le scene politiche memorabili avvenute in 
quell’epoca; e dirò prima come nel 1796 (avevo 5 anni) venissi dalla 
cara zia condotto sulla Piazzetta di S. Marco alla festa dell’Ascensione 
e precisamente all’ arrivo dei Bucintoro, dove, in mezzo a una folla 
immensa vidi discendere 1 ’ ultimo Doge Manin, seguito da tutti i 
Senatori in veste lunga rossa, colle loro stole, che si avviavano al 
Palazzo Ducale, reduci dalla funzione dell’anello, ossia dello sposalizio 
col mare. 

Mi sono anche rimasti impressi que’pochi soldati Schiavoni rimasti 
a Venezia, vestiti con calzoni lunghi e stretti alla gamba, come i 
Croati e gli Ungheresi, piccola giacchetta, corta e aderente. Questi 
soldati che a stento si sottomisero alla Repubblica Veneta, furono in 
quest’epoca i più caldi sostenitori di essa quando dovette cadere, e il 
giorno dopo 1 ’ abdicazione del Doge e della Signoria si unirono al 
popolo gridando « Viva S. Marco » colle lunghissime spade sguai¬ 
nate, scorrevano per la città, invadendo le case dei cosi detti Giacobini 
e saccheggiandole. Giunti al Ponte di Rialto, due cannoni posti sulla 
sommità di questo, li impedirono di passar oltre; vi furono morti e 
feriti. Io non vidi che il principio di questo moto popolare sulla 
Piazzetta di Santa Maria Mater Domini: il resto mi venne raccontato. 


1797 

Altra impressione che colpì l’animo mio fu, nel maggio 1797, 
l’arrivo dei soldati della Repubblica Francese, stanchi, laceri, quasi 
tutti sdraiati sulla Piazza di S. Marco. — Non erano che poche mi¬ 
gliaia. — Ricordo d’aver allora osservato come in alcuni la presenza 
di quei militi producesse un’ impressione di giubilo, mentre altri ne 
parevano addolorati. Tra gli ultimi vi era la mia zia, che piangeva, 
— pure in lei fu più forte la curiosità, cosicché volle fermarsi meco a 
vedere l’Albero cosi detto della libertà, innalzato in mezzo alla Piazza, 
attorno al quale, la parte della popolazione plaudente, faceva gran 
chiasso. 


— 5 — 

Ricordo pure la partenza dei repubblicani francesi e la venuta de¬ 
gli Austriaci. 

Compirò le memorie di quest’ epoca col ricordare le feste fatte 
all’isola di S. Giorgio, in occasione dell’elezione del Cardinale Chia- 
ramonti al Pontificato col nome di Pio VII. 


1800 

Frequentai per tre anni la scuola del Maggiotto; ma non tro¬ 
vando che facessi progressi sensibili, gli amici dello zio lo consiglia¬ 
rono a farmi cambiar metodo ed egli si decise a mandarmi a studiare 
il rilievo nella Galleria Farsetti. 

Il Palazzo Farsetti è posto sul Canal Grande presso S. Luca. Il 
nobile proprietario nella metà del XVIII secolo, amando moltissimo le 
arti, pensò di far gittare le forme sopra le più belle statue originali 
dei Musei di Roma e di Firenze: fece copiare le Loggie del Vaticano, 
fece tradurre in piccoli modelli di sughero i resti delle antichità romane, 
poi destinò il primo piano del proprio Palazzo per collocarveli; e in¬ 
vitò la gioventù ad approfittare di questa sua raccolta, somministrando 
carta e matite a tutti. — Sullo scalone magnifico del palazzo, si ve¬ 
dono ancora due bellissimi, canestri di frutta scolpiti da Canova quan- 
d’era giovinetto. 

Pur tròppo la morte colpi quel bravo uomo prima ch’io potessi 
entrare nella sua Galleria, e per la seconda volta, all’atto di comin¬ 
ciare i miei studi, trovavo un ostacolo insuperabile: anziché scorag- 
girmi mi raffermai nel mio proposito, e colla passione nell’ animo, 
promisi a me stesso di voler diventare un artista. 

Gli eredi del compianto Farsetti, lungi dalle idee generose del 
loro congiunto, chiusero la Galleria, vendettero al Governo Russo 
tutte le forme dei gessi, non che le copie delle pitture delle Loggie 
Vaticane, eseguite da Giovanni da Udine, diffidando i giovani stu¬ 
denti a non far più assegnamento sul permesso antico e consegnando 
le chiavi della Galleria ad un vecchio pittore per nome Tantini. Col 
mezzo di questi io riuscii, insieme a un altro giovane, certo Demin, 
suo scolaro, ad avere il permesso d’entrare nella Galleria a studiare. 
Alle nove della mattina noi entravamo nella Galleria, nella quale era¬ 
vamo chiusi a chiave, mentre il Maestro (cosi lo chiamavamo) gi¬ 
rava per città a dare le sue lezioni. Al ritorno ci apriva e se 1 ora 
era tarda si andava a casa. Frequentai quella Galleria durante tre anni, 


6 — 


dopo i quali fui ammesso, dietro mia richiesta, allo studio del nudo, 
che si faceva nella sola stagione d’inverno nella vecchia Accademia, 
fondata dalla Repubblica Veneta e che era posta in fondo alla calle del 
Ridotto. 

Cominciai press’ a poco a quest’ epoca a maneggiare il colore, ed 
il primo mio maestro coloritore fu il pittore Lattanzio Querena (padre 
del prospettico), che abitava nella medesima nostra casa. 

Non posso esprimere il piacere che provavo nell’adoperare i pen¬ 
nelli e i colori ! Era un modo tutto nuovo per me, mi applicavo a 
tutt’uomo, e il maestro andava dicendo a mio zio che gli davo belle 
speranze per l’avvenire: a dir vero ciò mi dava poca consolazione, 
e non sapevo intendere come egli potesse essere contento, mentre 
io trovava tanta difficoltà a eseguire gli studi ; e finiti che erano, 
non mi accontentavano mai. Con questo maestro continuai fino 
al 1804. 


1804 

A quest’epoca Venezia cambiò governo. Dopo la famosa battaglia 
d’Austerlitz, i Francesi tornarono vittoriosi a occupare Venezia e vidi 
in questa occasione la consegna di Venezia ai Francesi fatta sulla 
Piazza San Marco (dove erano schierate le truppe austriache e 
francesi). 

Tutti erano intenti a guardare un bellissimo giovane Generale 
che percorreva le file dei soldati schierati, e questi era Eugenio Beau- 
harnais. Fu una scena veramente spettacolosa, e per le belle truppe 
ivi schierate, e per la massa di popolazione accorsa, e per il luogo 
dove avveniva. 

Il Governo Francese allora cominciò ad occuparsi anche delle 
arti, come fece pure a Bologna e a Milano. Decretò quindi che si 
fondasse una nuova Accademia coi medesimi regolamenti delle due 
altre principali del Regno d’Italia. Fu scelto il locale, e questo era la 
Chiesa e Convento della Carità, fimioso perchè Papa Alessandro III, 
fuggitivo, vi riparò travestito da frate, ma poi riconosciuto venne 
visitato dal Doge, e ne seguì poi la battaglia navale (1170) ri¬ 
cordata in un quadro della Sala del Maggior Consiglio al Palazzo 
Ducale. 


1806 


Presidente di questa nuova Accademia fu nominato dal Viceré 
Eugenio, il conte Leopoldo Cicognara di Ferrara, uomo insigne per 
lettere, autore della Storia della Scultura che fa seguito a quella di 
Winckelmann, e per la quale io pure disegnai alcune tavole. 

Oltre ai pregi eminenti d’ingegno e di carattere, il Cicognara 
possedeva ancora quello della bellezza. Grande di statura, maestoso 
e insieme affabile, con voce sonora, facondo parlatore, si attirava la 
simpatia di tutti. Egli si occupò con alacrità perchè gli ordini del 
Governo venissero eseguiti: quindi si cominciò a demolire la Chiesa, 
e dietro un disegno, credo, dell’ Architetto Antonio Selva (grande 
amico di Canova), si compi entro tre anni la fabbrica della nuova 
Accademia. Furono nominati a professori: il Selva per l’Architettura; 
Teodoro Matteini per la pittura storica (egli era toscano, discepolo 
di Battoni); Angelo Pizzi, milanese per la scoltura; Ferdinando Al- 
bertolli, ticinese, nipote del famoso Giocondo Albertolli, per l’ornato; 
e per la prospettiva il vecchio Rossi; e il nobile Antonio Diedo Se¬ 
gretario, già professore nell’antica Accademia: questa era persona di¬ 
stinta sotto ogni rapporto, letterato, dilettante d’architettura, e la 
miglior scelta non si sarebbe potuta fare. Per economo, il sunnomi¬ 
nato Tantini. 

Il conte Cicognara propose e ottenne dal Governo l’acquisto di 
tutti i gessi appartenenti alla Galleria Farsetti, di cui tenni già parola, 
come ancora si possono vedere. 

Mi sembra che molta parte dei quadri che vennero a formare 
la Pinacoteca appartenessero al Convento: certo è che la gran tela 
rappresentante la Presentazione della Vergine fu ordinata a Tiziano 
dalla Confraternita della Carità. 

Tornando a parlare de’miei .studi, dirò che approfittai tosto del 
nuovo Istituto per continuare lo studio del rilievo. Venni ammesso 
alla Scuola di pittura del Matteini e alle altre. Il prof. Matteini 
allievo del Battoni, camminava su una via più pura nel disegno, 
e aveva massime giustissime: aveva amore alla gioventù e insegnava 
con passione : devo confessare che fra i suoi allievi, io era il pre¬ 
diletto. 

Mio zio era contento de’miei progressi, e mi dimostrava sempre 
molta affezione: egli però era piuttosto rigoroso, e ben di rado mi 


— 8 — 


lasciava uscir da solo, ciò che mi pesava assai, vedendo tutti i miei 
compagni dell’Accademia che godevano della massima libertà. Allora 
incominciai a capire qual fosse il progetto dello zio, e mi confermai 
nella mia opinione quando un giorno egli volle che sotto la dire¬ 
zione di uno dei ristaliratori, che egli teneva in casa, io mi provassi 
a fare il ristauro d’un quadro: ubbidii a malincuore. 

Appena tornato alla scuola, raccontai il fatto al mio professore, 
il quale mi disse di guardarmi bene di non ripetere la prova, perchè 
io dovevo tendere alla grande pittura storica per cui ero appassionato: 
mi promise di parlarne egli stesso a mio zio, ciò che mi rincorò 
alquanto. Alle belle parole del mio protettore, lo zio rispose che 
certamente sarebbe cosa desiderabile che io divenissi un pittore di¬ 
stinto, che però per giungere a questo punto dovevano passare molti 
anni, essendo io ancor giovanetto e non provetto abbastanza per dare 
una caparra di buona riuscita: che egli mi aveva protetto e mante¬ 
nuto fino a quell’ epoca e che il ristauro poteva indennizzarlo dei 
sacrifìci fatti. Mio zio era genovese!... 

Il bravo Matteini allora si diresse al presidente Cicognara (che 
già aveva osservato i miei lavori), e questi promise d’interessarsi per 
me presso allo zio perchè mi permettesse di continuare come con¬ 
veniva ne’miei studi. La ferrea volontà di quell’uomo e le maniere 
sue attraenti ottennero lo scopo desiderato, a patto però che se en¬ 
tro due anni io non avessi dimostrato con quasi certezza di ben rie- 
scire, si sarebbe ripreso il progetto di farmi applicare al ristauro. 

È facile capire come ciò fosse nuova spinta a studiare : io rad¬ 
doppiai d’ardore e per amore alla pittura e per un certo puntiglio 
verso le persone che avevano preso a proteggermi. 

Il regolamento dell’ Accademia portava le pensioni di pittura, 
scultura e architettura, che venivano dette dell’ Alunnato di Roma. 
Le tre Accademie dovevano fruire di questo vantaggio successi¬ 
vamente. Il Governo italiano aveva stabilito che per far fronte a 
queste spese si adoperassero le entrate del Convento di S. Chiara di 
Pavia. 


1809 

Nell’anno 1809 l’Accademia di Venezia promulgò l’avviso di 
concorso per l’Alunnato di Roma, dove tutti i sudditi del Regno 
d’Italia avevano diritto a concorrere. Il Presidente consigliò mio zio 


Tavola I. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Giulietta e Romeo. Disegno 
(i dall’album dei primi studi del giovane artista .) 


Egli fu in Italia il primo e l’ultimo della scuola romantica, della 
quale porta seco nel sepolcro la bandiera come cosa propria. 

Luigi Chirtani. 

Hayez tentò nell’arte ciò che il Manzoni, il Grossi, il Balbo e 
l’Azeglio vennero man mano facendo colle memorie storiche, col 
dramma, colla poesia, col romanzo. Non ch’egli si limitasse ad illu¬ 
strare questi lavori, ma s’inspirava liberamente a quel soffio di vita 
contemporanea che agitava in certo modo l’atmosfera. 


Dall’Ongaro. 



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— 9 - 

perchè mi eccitasse a questa prova, ed egli promise di farlo, sempre 
però colla segreta speranza che io non ottenessi il premio. E ciò 
non era fuor di luogo, visto il numero dei concorrenti venuti chi 
dalla scuola del Sabatelli di Milano, chi da quella del Benvenuti di 
Firenze, i quali avevano nome di eccellenti disegnatori. 

Venne la primavera, mi feci notare tra i concorrenti. 

Ecco in che consistevano le prove: 

i.° Un disegno tratto da statua antica finito (per questo la¬ 
voro erano accordati sei giorni). 

2. 0 Una composizione sopra soggetto estratto al momento. 
3. 0 Il contorno di un nudo dal vero, eseguito in due ore. 

4. 0 In presenza dell’ intero Corpo Accademico, rispondere per 
iscritto a tre quesiti tratti dal Trattato di Leonardo da Vinci. 

Compite queste prove da tutti i concorrenti (eravamo in nove), 
la Commissione creata dal Consiglio Accademico giudicò gli elabo¬ 
rati, e il risultato fu che io, il Demin e il Bendacci di Cesena, 
fummo i prescelti; quindi ottenemmo il premio. 

L’Accademia, dato l’avviso al Governo, aspettava dal Viceré col 
mezzo del prefetto Serbelloni la conferma, dopo la quale, nell'otto¬ 
bre dovevamo partire per Roma. 

Ma intanto le cose politiche s’imbrogliarono. Avvenne la bat¬ 
taglia di Wagram, che dapprincipio pareva non fosse riescita a van¬ 
taggio di Napoleone, così si vociferava in Venezia. Per nostra fortuna 
invece la sorte delle armi volse propizia alle armi del gran Generale, 
e qualche tempo dopo, fattasi la calma, il Governo potè occuparsi 
delle cose nostre, e inviò alla Presidenza dell’ Accademia il desiderato 
Decreto, firmato da S. A. il Principe Eugenio. 

S’io gioissi di questa nuova che mi volle partecipare lo stesso 
Presidente, ognuno se lo può immaginare. Avevo 18 anni, la mia 
testa vagava in mille pensieri, fra i quali non ultimo quello di acqui¬ 
stare la mia libertà. 

Devo confessare che mio zio'era combattuto fra il dispiacere di 
dover rinunziare allo scopo suo prediletto, unito a quello di perdere 
la mia compagnia, e la gioja sincera per il mio trionfo. La zia, che 
nutriva per me un. affetto quasi materno, piangeva all’idea dei mio 
allontanamento; e non tanto si accorava per il dolore suo di non più 
avermi con sé, ma mi ripeteva come temesse per l’anima mia ab¬ 
bandonandomi cosi giovinetto senza guida, in mezzo a una gioventù 
scapestrata: la poveretta mi baciava, piangeva e pregava. Il dolore di 
quella mia carissima, diminuiva in gran parte la gioja che avevo prò- 


IO 


vato all’annunzio della mia fortuna, e del bel viaggio che stavo per 
intraprendere. Nonostante prevaleva; la passione dell’arte e il pensiero 
di visitare la città eterna mi elettrizzava. 

Continuai a studiare alacremente durante i mesi che precedettero 
la mia partenza, premendomi assai di non scomparire al confronto 
degli altri giovani che avrei incontrato a Roma. 

La cara zia faceva tutti i preparativi per la mia partenza. Il 
conte Cicognara, dal quale presi congedo, mi salutò con parole gra¬ 
ziose e d’incoraggiamento: mi diede due lettere commendatizie, una 
per lo scultore Canova, al quale mi raccomandava caldamente (anche 
l’architetto Selva, amico intimo di Canova, mi diede per lui una let¬ 
tera), l’altra per il cardinale Consalvi. 

Un mio amico e collega negli studi, certo Politti, giovane si¬ 
gnore friulano, volle essermi compagno, non solo nel viaggio, ma 
fissar dimora per quel tempo eh’ io fossi restato in Roma. Venne a 
casa, parlò con mio zio e ricevette risposta adesiva. 

Arrivati all’ottobre, vicini al dover partire, lo zio si informò del 
modo migliore di fare il viaggio; ma siccome a quell’epoca i mezzi 
di trasporto erano scarsissimi, convenne anche per economia di trat¬ 
tare con una vettura e stipulò il contratto con caparra per quattro 
posti, obbligandosi il vetturale a portarci da Venezia a Roma in 
dodici giorni; ben inteso col patto di fermarsi due giorni a Bo¬ 
logna, tre a Firenze ed uno a Siena. Non ricordo poi per qual 
prezzo. 

I quattro posti dovevano servire per mio zio, 1 ’ amico Politti, 
io e Giovanni Demin; ma quest’ultimo non tenne la parola c non 
venne con noi. 

II distacco dalla famiglia mia, che venne a salutarmi, ma spe¬ 
cialmente dalla mia buona zia, fu dolorosissimo: non potei trattenere 
uno scoppio di pianto, e la buona donna, baciandomi e abbraccian¬ 
domi, mi andava raccomandando il timor di Dio. 

Non dimenticai mai quelle sue sante parole, e se nell’ ardore 
giovanile mi lasciai talvolta trasportare dalla passione, pure i principiò 
religiosi che mi vennero messi in animo, sin da bambino, furono 
sempre sacri per me. 

Il primo tratto da Venezia a Padova, si dovette però fare col 
così detto Burceìo e questo impiegò tutta la notte pel tragitto delle 
venticinque miglia. 

A Padova il vetturino ci aspettava colla vettura. 

A Rovigo, mentre il vetturale faceva riposare i cavalli, ci venne 


II 


l’idea di far visita a due artisti amici nostri, il Benattelli e il Bran- 
caleone, i quali godevano buona fama. Difatti avevano portato a Ve¬ 
nezia un modo di veder il vero più ragionato ; disegnavano con buon 
stile, tanto da essere ammirati da noi giovani. 

Giunti a Firenze, ci affrettammo a visitare i principali monu¬ 
menti che eccitarono vivamente la mia ammirazione. — Visitammo 
pure lo studio del cav. Pietro Benvenuti, che tanto era decantato 
come esimio pittore, il che mi dava una certa soggezione. 

Egli ci accolse con cortesia, udendo essere noi venuti a visitarlo 
a nome del conte Cicognara: egli 1 stava colla tavolozza in mano, 
dipingendo una gran tela, rappresentante la Morte di Triamo; smontò 
dall’alto sedile sul quale stava lavorando e, mentre egli s’intratteneva 
collo zio, Politti ed io ci mettemmo ad osservare la gran tela, me¬ 
ravigliando di vederla tutta preparata a chiaro oscuro, e poche teste 
solamente colorite: avezzi com’eravamo al colore della scuola veneta, 
trovavamo ben strano quel modo di dipingere. 11 Benvenuti, accor¬ 
tosi della nostra sorpresa, rispose al nostro pensiero dicendo che 
tutte le maniere di dipingere sono buone quando pure il risultato 
sia soddisfacente: e noi non rispondemmo altro. ■— Egli mi mo¬ 
strò un’altra sua tela già terminata, rappresentante il Giuramento dei 
Sassoni. 

In quel momento la pittura tentava di togliersi dal barrocchi- 
smo ; quindi cercava d’imitare lo stile greco e cadeva nel convenzio¬ 
nale, cosi erano caduti in Francia i David, i Gerard. Si vedevano 
quindi nei quadri le figure copiate da statue, e le forme tutte di stile 
statuario. 

Le composizioni erano teatrali, e le regole del bel comporre 
troppo esattamente osservate : e da ciò poca verità, poca naturalezza, 
e troppo sentivano l’accademico. Quanto al colore il Benvenuti era 
piuttosto imitatore della scuola francese di allora, la quale era dura, 
falsa e esagerata. 

Dapprima freddo e compassato, il Benvenuti a poco a poco si 
fece con noi più affabile, ci fece vedere qualche ritratto, qualche ab¬ 
bozzo di quadri da eseguirsi, poi ci disse che aspettava il modello, 
il che significava : « mi levino l’incomodo. » 

Com’ è naturale, uscendo da quello studio, noi ragionammo del 
metodo tenuto da quell’ artista, e non ci parve lodevole, dacché pre¬ 
parando non solo la tela, come molti fanno a chiaro oscuro, ma 

1 Era di bassa statura, piuttosto tozzo- aveva fisionomia tra il dolce e il serio. 


conducendo il lavoro a gran finitezza, l’artista deve slanciarsi con 
quella prima prova, e esaurire tutta l’anima che dovrebbe mettere 
nell’eseguire di getto il lavoro. Osservammo pure come il Benvenuti 
non fosse originale nelle sue composizioni, poiché si riscontrano evi¬ 
dentemente dei plagi, specialmente nei quadri di storia classica, come 
nel quadro rappresentante la Morte di Pirro e nella Giuditta, eseguita per 
la città di Arezzo. Egli seguiva lo stile della scuola di David (il ri- 
generatore della pittura in Francia): il suo colore piuttosto opaco e 
pesante non ci soddisfaceva, pur sempre trovando che era d’uopo di 
molto ingegno per arrivare a tanto. 

Nelle varie trasformazioni delle arti nelle età diverse, molti sono 
gli stadi in cui si passa prima di arrivare alla rappresentazione del bello : 
bisogna studiare il vero, muniti prima dalle regole fondamentali, che 
vi guidano alla ricerca di quell’ ideale che l’artista deve formarsi da 
sé : lo studio dei grandi maestri di tutte le scuole deve fornire alla 
mente dell’ artista una messe d’insegnamenti, poi egli deve formarsi 
il proprio stile, senza idea preconcetta. — Guai agl’ imitatori -— essi 
non si eleveranno mai a grande altezza ! 

Visitammo la Galleria degli Uffici (il Palazzo Pitti era chiuso 
in quel tempo), le chiese principali, i monumenti più notevoli, 
e mi sentivo pieno d’entusiasmo per le stupende pitture d’An¬ 
drea del Sarto, del Ghirlandajo, di Fra Bartolomeo e di Beato An¬ 
gelico. 

In quel giorno visitammo alcuni piccoli studi esistenti nella stessa 
Accademia; quelli dei giovani Bezuoli, Nenci d’Aughiari e di altri 
ancora, tutti allievi del Benvenuti. 

Passammo quindi una giornata a Siena, meravigliati della bel¬ 
lezza della sua cattedrale : ammirammo nella sagristia i quadri di Pin- 
turicchio e di Raffaello, non chè il Gruppo delie Grafie, opera greca 
d’autore ignoto; non senza farci certa impressione il vedere un’opera 
cosi profana in luogo sacro. — Poi proseguimmo il nostro viaggio 
passando per Bolsena, Viterbo, per il paesello della Storta vicino al 
quale si mostra il cosi detto Monumento di Nerone, che noi guar¬ 
dammo e riguardammo, avidi coni’ eravamo di cominciar a vedere 
cose d’antichità. 

Da questo punto si comincia a vedere la vasta campagna ro¬ 
mana, e quando in fondo all’orizzonte si vide la cupola di S. Pietro 
mi sentii battere più forte il cuore : poi giunti a Ponte Molle si aprì 
a noi la vista di tutta la città : Gastei Sant’ Angelo, Monte Mario e 
tutte le adiacenze di quello. Quale emozione! 


Lo zio aveva incaricato un amico di trovarci un alloggio con¬ 
veniente in casa privata, cosicché appena discesi dalla vettura, senza 
curare né la stanchezza del viaggio, nè la toeletta, alquanto bizzarra 
e ridicola 1 , uscimmo all’istante, tant’ era la smania nostra di visitare 
la città. 

1 II vestire d’allora constava di un abito (velada) con falde lunghe e larghe, 
gilé corto, corti i calzoni fino al ginocchio, scarpe con fibbie d’argento, e nell’in¬ 
verno tabarro lungo fino a terra: ogni mattina mi si faceva la coda. Ma quando 
fummo per partire per Roma lo zio trovò conveniente di tagliarsela e di fare lo 
stesso anche a me. 







# 




CAPITOLO II. 

ROMA. 


1809 

L’alloggio che ci era stato preparato non ci accontentò punto, 
mancando di quella pulitezza necessaria anche alle modeste abitazioni; 
pure era tale in noi la stanchezza del viaggio, che dormimmo sapo¬ 
ritamente, e la mattina successiva, appena alzati, ci avviammo allo 
studio del Canova, nel vicolo delle Colonnette. 

Quel grande artista, che godeva già allora fama europea, ci ac¬ 
colse con molta bontà, già avvertito com’ era della nostra visita dal conte 
Cicognara e dall’architetto Selva, e conoscendo il motivo della nostra 
venuta a Roma. — Dopo aver letto le lettere commendatizie che gli 
presentai, egli ci disse : « M’imagino che loro vorranno anzi tutto vi¬ 
sitare la città e le cose d’arte: io fornirò loro il permesso per en¬ 
trare nei Musei e per rimanervi quanto tempo a loro piacerà, poiché 
è impossibile di vedere tutto ad un tratto con profitto tanti capola¬ 
vori. » Poi, rivolgendosi a me disse: «Dalle informazioni avute già 
dagli amici conte Cicognara e architetto Selva, conosco lo scopo 
della di lei venuta, ma non il programma de’suoi studi; ritengo che 
l’intenzione sarà quella di studiare Raffaello e la scultura antica greca, 
onde formarsi un’ idea del bello che certamente quei sommi maestri 
hanno saputo scegliere dal vero. » E così dicendo fece chiamare il 
signor Antonio D’Este, al quale presentò me e il Politti perchè ci 
fornisse i permessi di frequentare tutti i Musei: il Canova ne era 
Presidente e l’amico suo faceva le sue veci in sua assenza. Ambedue 
vollero intrattenersi con noi sulle cose di Venezia e specialmente in¬ 
torno alla nuova Accademia. 

Io che appena presentato al gran Canova mi sentivo una gran 
soggezione, a poco a poco presi coraggio nel rispondere alle sue in- 


16 — 


terrogazioni. Egli parlava un po’ toscano, un po’ veneziano, ci invitò 
a recarsi nel suo studio la domenica, desideroso di esserci utile, come 
egli intendeva scrivere in giornata a’ suoi amici di Venezia — e così 
prendemmo congedo da quel grande artista, divenuto poi mio pro¬ 
tettore : egli ci permise di visitare il suo studio dove potemmo am¬ 
mirare tante belle opere, affatto nuove per noi. 

Canova era di statura media, snello della persona, ispirava con¬ 
fidenza al solo vederlo, confidenza che andava aumentando nel sen¬ 
tire quella sua voce dolce e sonora. Il suo volto esprimeva la bontà; 
occhi incassati, sguardo penetrante, ma dolce; benché allora avesse 
circa 57 anni, egli era già un po’ calvo ; la sua bocca sempre sorri¬ 
dente pareva pronta a dire cose piacevoli. 

Il signor D’Este era alto di statura e nel volto partecipava as¬ 
sai delle qualità dell’amico, forse per la consuetudine della convi¬ 
venza; tuttavia mancava in lui la spontaneità del Canova — l’espres¬ 
sione di questi era naturale e veniva dal cuore, mentre quella dell’altro 
era piu studiata — come avviene delle copie. Pure il carattere suo 
era degno dell’amicizia e della fiducia del Canova: anche egli era 
scultore, aneli’ egli veneziano, proprio di Venezia. 

Usciti appena dallo studio del Canova, visitammo S. Pietro, dove 
ci trattenemmo ad ammirare le grandiosissime opere in mosaico 
tratte dai dipinti di Raffaello, dal Dominichino, ecc.; i monumenti 
stupendi di varie epoche. — Fra questi rimanemmo colpiti dalla bel¬ 
lezza di quello di Papa Rezzonico (Clemente XIII) del Canova; ci 
fermammo con vera devozione davanti a questo capolavoro, eseguito 
da chi poco prima, ci aveva accolti con tanta bontà. 

Sbalorditi da tante meraviglie d’arte, rimandammo ad altro 
giorno la visita alle Loggie Vaticane, e ci avviammo al Palazzo di 
Venezia, dove risiedeva il Ministro d’Italia, al quale presentai un di¬ 
spaccio del prefetto Serbelloni, ed egli mi pagò la prima rata della 
mia pensione. 

Dopo aver visitato molte chiese, ci presentammo al cardinale 
Consalvi, il quale pure ci accolse con bontà, dolente di non poterci 
essere utile, dovendo egli partire da Roma quella notte medesima. 

Ognuno sa che in quell’epoca era avvenuto il ratto di Papa 
Pio VII, per conseguenza tutta la corte dei cardinali era obbligata 
a partire; egli era Segretario di Stato, e così carico di affari, che cer¬ 
tamente, anche volendolo, non avrebbe potuto esserci di ajuto. 

Lo zio rimase con me fino alla primavera e mi lasciò dopo 
avermi ben raccomandato al signor D’Este e al Canova: prima di 


— 17 — 

partire egli mi rinnovò i precetti che sempre egli e la zia m’avevano 
dato, ma ora più che mai gli premeva che io compissi sempre le 
mie pratiche religiose, m’ attenessi ad una stretta economia, e segre¬ 
gato dagli altri giovani studenti d’ogni nazione che pullulavano in 
Roma, onde conservarmi sempre puro nella morale e non distratto 
da gozzoviglie. — Trovai giuste queste sue ammonizioni, e gli pro¬ 
misi di seguirle. 

1810 

Devo confessare che ad onta dell’ affetto e della riconoscenza che 

10 portavo allo zio, mi sentii il respiro più libero quando lo vidi 
partire, e ciò per l’eccessiva schiavitù nella quale egli mi teneva, 
quasi egli non permettesse ch’io pensassi a modo mio. 

Pure appena mi trovai libero, non pensai che ad applicarmi ai 
miei cari studi, anzi aumentai di fervore; da mesi frequentavo già i 
Musei e le Loggie del Vaticano ed il Museo del Campidoglio. — 
I primi nostri disegni (il Politti mi era compagno) furono fatti dal- 
Yjlpollo del Belvedere (statua greca), dal Laocoonte (greco), dal Perseo 
e dai Pugillatori di Canova, nel Museo Chiaramonti, e durammo due 
mesi a questo studio. 

La domenica portavo i miei disegni a Canova, che se ne mo¬ 
strava contento, lodando l’esattezza del disegno, e una certa fran¬ 
chezza nel tocco ; e ciò m’infondeva maggior coraggio. Mi chiese se 
non volessi mettermi al colore, al che risposi l’avrei fatto volontieri, 
avendovi già un po’ di pratica : prima di lasciar Venezia avevo dipinto 
alcuni quadri, cioè Y'Adorazione dei Magi, quadro d’altare per i Padri 
Armeni di Costantinopoli e un altro piccolo quadretto, la Morte 
di Giuliano apostata, che rimase allo zio. In seguito a questo discorso 

11 Canova venne a dirmi che egli pure dipingeva, mi mostrò i suoi 
quadri, davanti ai quali rimasi mortificato, confrontando l’immensa 
differenza che esisteva fra il grande scultore e il pittore meschinis¬ 
simo. — La sua bontà a mio riguardo andò sempre crescendo, co¬ 
sicché presi animo ad aumentare le mie visite. 

Nell’ ottava dei Morti si usavano allora le così dette Rappreseli - 
iasioni mortuarie negli Ospedali e nei Cimiteri, si rappresentava per 
esempio il Giorno finale del Mondo : si vedevano quà e là cadaveri 
messi in pose artistiche: ci fece senso come questi fossero freschi, 
come chè non fossero morti per malattia; venimmo a sapere che que- 


3 


— 18 — 


ste erano tutte vittime di assassini, fatti luttuosi che pur troppo a 
quell’ epoca erano frequentissimi a Roma — essendo la città non illu¬ 
minata che in pochissime vie; i cittadini avevano l’obbligo d’essere 
muniti d’un fanale, e quest’uso sussisteva ancora nei primi tempi del 
Governo Francese. 

Passammo dalle sale del rilievo a quelle di Raffaello ; e perciò 
avemmo anche il permesso dal prof. Camuccini, e quest’ occasione ci 
procurò la conoscenza di quel pittore, allora in alta fama, che riva¬ 
leggiava col Landi. Più tardi, confrontando le opere di questi due 
artisti, mi parve essere il Camuccini di merito assai superiore al Landi, 
e per la composizione, e per il disegno, e per lo stile piuttosto raf¬ 
faellesco : in alcuni suoi quadri, come quello dei Baglioni di Perugia, 
è da ammirarsi anche il colore. 11 Landi invece conosceva poco il 
disegno, aveva un colore vago sì ma floscio e manierato, e le tinte 
monotone. 

Ora eccoci a studiare i dipinti del divino Raffaello. 

Se devo dire il vero, al primo entrare in queste sale, rimasi so¬ 
speso nel mio giudizio, non riscontrando nelle pitture quella vivezza 
di colore che il mio occhio era uso ad ammirare nei Maestri della 
scuola veneta: durò poco questa mia esitazione, chè le magnifiche 
composizioni, la naturale movenza di ciascuna figura, il disegno vero 
ed esatto, non chè nell’assieme ma anche nei particolari, le teste stu¬ 
pende, tutto infine mi riempi d’una indescrivibile riverenza davanti 
a quel veramente divino pittore. Rimasi per più ore come ammaliato 
davanti a quelle opere sublimi, e infine l’occhio mio si avvezzò an¬ 
che al colorito sobrio, ma vero. 

Nei lunghi studi che feci su queste pitture, rimasi profondamente 
convinto che in queste più che in tutte le altre si trovano i pregi 
intrinseci dell’arte veramente perfetta. Considerando poi la parte del 
colorito, ho trovato che nella Disputa del Sacramento, n tìYAttila e più 
di tutto nel Miracolo di Bolsena, Raffaello è a livello di Tiziano (ben 
inteso parlo del solo colore), quantunque il Tiziano abbia alle volte 
disegnato come Raffaello. 

Devo dire il vero che io ero assiduo al lavoro perché realmente 
sentivo piacere in tradurre le figure in disegno e alcune teste in di¬ 
pinto di quegli ammirabili affreschi della Scuola d’Atene e della Di¬ 
sputa del Sacramento. E l’anno ch’io passai a studiare questo grande 
artista, mi scorse con tanta velocità, sì grande era il diletto che io 
provavo, che non avrei cambiato la mia sorte con chicchessia. Dise¬ 
gnai quasi tutte le figure, in una certa grandezza: ne dipinsi alcune 


— i9 — 

della medesima dimensione dell’originale, tra cui l’Angelo principale 
nell’affresco deìY Eliodoro che inviai all’Accademia di Venezia, qual sag¬ 
gio del I.° anno. 

E più studiavo, e sempre maggiormente cresceva in me la pas¬ 
sione dell’arte: poi rifletteva com’io dovessi formarmi una carriera e 
rendermi indipendente: il Politti invece cominciava a diradare le sue 
visite ai Musei, e pensavo tra me: «Egli é signore dilettante e non 
sente il bisogno di guadagnarsi la vita; quale fra i due è il più for¬ 
tunato?» Io certo, come dissi già, non avrei cambiato con lui la mia 
sorte, e così pensai sempre durante la mia lunga carriera: essere il 
vero ricco colui che non si forma tanti bisogni e che sa bastare a 
sé stesso. 

Dopo le ore di studio, e specialmente la domenica, cercavo di 
vedere e conoscere altri artisti, visitavo i loro studi, sempre coll’in¬ 
tento di migliorarmi nell’arte. 

Di tanto in tanto sospendevo il lavoro per visitate le antichità 
di Roma e dei contorni, e specialmente a Tivoli, dove mi recavo a 
piedi. 


1811 

Circa a quest’epoca l’Accademia di Napoli pubblicò un concorso 
di pittura e di scultura dando per soggetto l ’Educazione di Achille. 
Tanto il quadro che la scoltura dovevano essere di mezzana dimen¬ 
sione: non ricordo il valore del premio, ma so che appena terminato 
il mio quadro per questo concorso, mi unii collo scultore padovano 
Rinaldo Rinaldi, che pure concorreva, e andammo a Napoli per pre¬ 
sentare i nostri lavori; qual fu la nostra sorpresa quando, giunti al- 
T Accademia ci si parlò come se il programma pubblicato fosse un 
nostro sogno. Non valsero le nostre raccomandazioni presso il signor 
Tassoni di Modena, ambasciatore italiano presso Murat: ci fu forza, 
mancandoci i mezzi per soffermarci in queirincantevole città, di ritor¬ 
narcene a Roma colle pive nel sacco. Venni poi a sapere che il pre¬ 
mio per quel disgraziato concorso era proprio stato aggiudicato. Più 
tardi regalai quel quadro al marchese Venuti col quale avevo delle 
obbligazioni. 

Poco prima del nostro arrivo a Roma, il Papa Pio VII era stato 
con poco garbo portato via dal Quirinale. Roma aveva cambiato 
governo, e fungeva da governatore militare il Generale Miolis: il Duca 


20 


Braschi, nipote di Pio VII era stato eletto Maire e questa carica con¬ 
servava il nome francese, perchè Roma non apparteneva già al Regno 
d’Italia, ma era divenuta un Dipartimento dell’Impero francese. 

In quel tempo si godeva molta libertà, e moltissimi erano gli 
artisti d’ogni nazione che vi erano accorsi: ogni nazione possedeva 
la sua Accademia sostenuta o dal proprio Governo ovvero dalle So¬ 
cietà d’artisti. 

Gl’Italiani cominciavano appena ad unirsi sotto il patrocinio del 
Console Tambruni, e la scuola che si andava formando aveva sede 
nel Palazzo di Venezia, dove a me era stata destinata una sala per 
studio, posta precisamente nella torre del Palazzo e che ne signoreg¬ 
giava i merli. 

Tedeschi, Spagnuoli, Russi e altri ancora avevano la loro Ac¬ 
cademia, tutte assai frequentate, chè, se non erro, la passione vera 
dell’arte era a quei tempi maggiormente sentita. 


1812 

Canova mi sollecitava acciocché mi accingessi a concorrere al 
gran premio che dava in quell’anno l’Accademia di Milano: il Cico- 
gnara pure mi scriveva, incoraggiandomi a tentarlo. 

Il soggetto era il Laocoonte, ma non doveva ricordare in alcun 
modo il famoso gruppo greco. Risposi a’ miei due protettori che 
consigliato da loro io mi sarei tosto messo all’impresa, e difatti ab¬ 
bandonai per qualche tempo le stanze di Raffaello, e siccome non ci 
era tempo da perdere, mi dedicai intieramente a questo lavoro. 
Quando 1 ’ ebbi terminato, invitai il Canova a venirlo a vedere, giac¬ 
ché egli stesso m’ aveva dichiarato che per lasciarmi piena libertà di 
esecuzione, desiderava visitarlo solo a opera compiuta. Canova se ne 
mostrò soddisfatto, e tosto lo spedii alla Reale Accademia di Milano 
presieduta allora dal conte Castiglioni, Senatore del Regno. 

10 vivevo tranquillo, non perché credessi di meritare il premio, 
ma perchè mi sarei anche accontentato di qualche elogio: sapevo che 
in Milano v’erano buoni artisti, fra i quali un certo De Antoni, sco¬ 
laro del famoso Appiani, che pure concorreva al premio: quindi tro¬ 
vavo che non c’era da avvilirsi se io non fossi stato premiato. 

11 Cicognara mi scrisse allora d’essere stato a Milano, dove con 
piacere aveva veduto il mio quadro, consolandosi de’miei progressi : 
pure ad onta che all’Accademia tutti propendessero per assegnarmi 


21 


il premio, il Consiglio Accademico si trovava in una certa esitanza, 
essendo il mio competitore scolaro dell’Appiani, il quale aveva evi¬ 
dentemente lavorato nel quadro presentato dal De Antoni. Dispiacente 
il Consiglio di fare uno sfregio all’ Appiani, si era diretto al Viceré 
Eugenio perchè volesse in quest’ occasione dare un altro premio : il 
Principe, amico dell’Appiani e desideroso di aderire al voto del Con¬ 
siglio, accettò la proposta. 

Mentre vivevo in agitazione per la sorte incerta del mio quadro, 
ecco una lettera della mia amata zia, che m’annunzia esser io colpito 
dalla coscrizione: il numero estratto per me, essendo basso, ero già 
stato destinato ad entrare nel corpo dei Veliti: un dispaccio in questo 
senso giunse al Console d’Italia Tambruni, dal quale fui chiamato 
per annunziarmi l’ordine da lui ricevuto d’inviarmi a Venezia. 

Qual colpo fosse questo per me, ognuno se lo può immaginare! 
La mia carriera appena cominciata, si troncava forse per sempre, 
avevo l’animo addolorato, quand’ ecco una nuova insperata, che mi 
rialzò da morte a vita. 

Il mio protettore, conte Cicognara, edotto del pericolo che mi 
minacciava, accorse dal Principe Eugenio, e ottenne che mercè il 
premio statomi assegnato, dall’Accademia di Milano, egli firmasse il 
decreto che mi esonerava dalla coscrizione. Questo precedente fu poi 
in seguito di vantaggio agli altri concorrenti, grazie al Decreto del 
Principe rimasto in vigore. 

Nel medesimo anno il giovane Gioachino Rossini fu pure esen- 
tuato dalla coscrizione come premio del suo lavoro: La Tieira del 
Paragone, che rivelava già il suo genio. Io feci allora conoscenza con 
lui nella Villa Borghese dove conveniva molta studiosa gioventù. Da 
quell’epoca divenimmo amici, e quando egli si allontanò dall’Italia, mi 
scrisse qualche volta lettere piene di arguzie e di gentilezze. 

Il Decreto del Principe accordava adunque per quell’ anno due 
medaglie cosicché pose fine all’imbarazzo dell’Accademia, premiando 
così anche il quadro del De Antoni. 

Appena ricevuta la mia medaglia e mostratala al Canova, che 
ne gioiva assai, andai direttamente alla zecca, dove ne ricavai 120 
zecchini, che servirono mirabilmente a pagare le spese di modelli, 
colori, ecc., incontrate per il Laocoonte e per altre tele che avevo 
contemporaneamente incominciate, poi in parte li adoperai a aiutare 
alcuni compagni meno fortunati di me. 


22 


1813 

Io ebbi sin da principio della mia carriera l’abitudine di tenere 
varie tele incominciate, trovando necessario di lasciar riposare un 
quadro qualche tempo, occupandomi d’un altro; e ripreso poi ad 
occhio riposato, mi riesciva più facile il trovarvi le mende e correg¬ 
gerle. Stavo dunque lavorando a queste tele, già da tempo incomin¬ 
ciate, quando, il conte Cicognara, per mezzo del Canova, mi fece 
consigliare a concorrere come Y anno dinanzi al premio di Milano, 
adducendo egli per ragione che, credendomi superiore di merito al 
De Antoni, stato premiato per puro riguardo al maestro, egli desi¬ 
derava eli’ io ritentassi la prova, persuaso, com’era, che questa volta 
sarei stato il solo premiato. Feci al Canova alcune osservazioni, dissi 
che avrei bensì potuto fare un buon lavoro, ma che altri avrebbe 
anche potuto far meglio di me e clic perciò se non fossi poi riescito 
neH’intento, sarebbe questa volta stato un avvilimento per me. Ma 
il Cicognara, al quale il Canova ne riferi, lermo nella sua idea, non 
volle intendere ragione, e mi scrisse in modo imperioso perchè avessi 
tosto a mettermi all’opera. 

Ubbidiente a’suoi cenni, preparai la tela e la composizione sopra 
il soggetto dato: La Morte di Abradale. Le teste del gruppo principale 
erano già tutte dipinte, ma questa volta non mettevo il solito ardore 
nel lavoro, sempre fermo nel mio pensiero di non concorrere, e ri¬ 
corsi ad uno stratagemma: feci cadere sulla tela un cavalletto che 
fece un foro tale da essere impossibile l’aggiustarlo, poi raccontai 
l’accaduto al Canova, il quale capì il sotterfugio, e credo mi desse 
ragione in cuor suo, poi ne scrisse al Cicognara, che rimase dolen¬ 
tissimo di vedersi così deluso nella sua aspettazione. Devo però con¬ 
fessare che venuto a Milano, vari anni dopo, mi mosse curiosità di 
vedere il quadro premiato in quell’occasione, e giudicandolo spassio¬ 
natamente, trovai che il mio era migliore, e forse avrei ottenuto il 
premio. L’altro era del Preyer, allievo di Appiani. 

Questo fatto mi provò una volta di più come sia utile ai gio¬ 
vani il lasciarsi guidare, specialmente nel mio caso, dove il protettore 
si chiamava Cicognara. Fu un moto di modestia il mio, o un ecces¬ 
sivo amor proprio? 

In quel medesimo anno ottenni a Roma il piccolo premio della 


— 23 — 

nostra Accademia del Palazzo di Venezia, premio aggiudicato a cln 
più e meglio avesse lavorato in quella scuola entro l’anno. 

Ottenuta questa seconda medaglia, e messo ordine alle cose mie, 
pensai di andarmene a Tivoli, dove presi alloggio precisamente nel 
Tempio della Sibilla, in casa di certo Francesco Coccanari, che dava 
alloggio, dietro pagamento di 5 paoli al giorno, agli artisti che ve¬ 
nivano in quei bei siti a studiare. 

Incominciai a studiare il paese, trovandomi in luogo sì adatto e 
nella medesima abitazione di Verstappen, prussiano, e di Chauvin, 
francese, due paesisti distinti, emuli del celebre Vogt, il quale veniva 
pure spesso ad approfittare pe’suoi studi delle bellezze di quella natura. 
Era un vero piacere il trovarsi in mezzo a questi sommi artisti i 
quali incoraggiavano la gioventù col loro esempio: oltre a questi io 
era entrato in amicizia coi più rinomati artisti di quell’epoca, e fra 
questi il Pelagio Palagi fu uno dei primi, poi il Tommaso Minardi, 
un Cagliani piemontese, il Pinelli, Palink di Bruxelles, Cnechs del¬ 
l’Accademia di Francia, Ingres e più tardi Overbeck, della scuola di 
Dusseldorf. 

Vedendo le opere di sì insigni artisti, e di scuole così diverse, 
andavo notando i meriti e i difetti degli uni e degli altri, cercando 
sempre il miglior modo per conseguire lo scopo dell’arte. 

Il Palagi, a mio parere, aveva fondamenti più sodi, esimio pro¬ 
spettico, compositore castigato e grande disegnatore: forse il colorito 
suo era un po’ debole: mancava in lui l’ardire di dar forza alle tinte. Egli 
era nativo di Bologna, aveva circa dodici anni più di me e si trovava 
già in Roma qualche anno prima del mio arrivo: era in origine pittore 
prospettico e scenografo ed era eminente in quest’arte. Studiò poi la 
figura, e si distinse anche in questo ramo, il più difficile delle arti 
belle. Egli godeva gran fama in Roma, dov’era anche amato da tutti, 
mi dimostrò sempre molta bontà fino agli ultimi anni della sua vita. 
Debbo a questo esimio artista ed ottimo amico vera gratitudine per 
le massime che cercò d’infondermi, e per i suggerimenti e i buoni 
uffici suoi che in certe occasioni mi furono assai vantaggiosi. Fu da 
lui che appresi a dipingere a buon fresco, e quando gli venne data 
dai signori Torlonia la.commissione di dipingere una delle gallerie 
del loro palazzo con soggetti greci e allegorici, egli mi affidò non 
solo l’esecuzione di diversi studi dal vero per i suoi cartoni, ma 
volle ben anche farmi dipingere qualche figura delle lunette. Quella 
fu per me una scuola assai proficua, e senza l’aiuto di quel bravo 
uomo, forse ignorerei ancora questo genere di pittura. Egli era Pre- 


— 24 — 

siderite della nostra Accademia italiana. — Sia benedetta la sua me¬ 
moria. 

11 Minardi invece si distingueva per la fantasia e per la facilità 
immensa di tracciare su un dato soggetto molte composizioni, e tutte 
variate : era famoso disegnatore, ma aveva la negativa del colore. Era 
bello della persona, ma assai magro, animato nel discorso e sensa¬ 
tissimo, nobile nel tratto, sosteneva con franchezza le proprie opinioni, 
ma poco sincero e sempre ironico. 

Anche il Cagliarli aveva molta fantasia, ma i suoi schizzi, mentre 
destavano meraviglia a primo tratto, perdevano il loro prestigio col- 
l’osservarli meglio, egli non sapeva poi farne dei quadri, cosicché, ad 
onta che a quell’epoca fosse assai ammirato, il suo nome non potrà 
rimanere Ira quelli degli artisti del suo tempo, non avendo egli 
compiuto nessuna opera che gli meritasse tal posto. 

Ognuno può dare il proprio giudizio su Pinelli, giacché esistono 
le sue composizioni sulla Storia romana e sui costumi di Roma, incise 
dall’autore stesso all’acqua torte. Egli era un vero originale; la su? 
testa piuttosto bella e d’ un tipo veramente romano : i suoi ocelli 
incassati e nerissimi, capelli pure neri e a lunghe anella che gli cade¬ 
vano lungo il collo a guisa dei briganti. Alto di statura, portava 
sempre in mano un grosso bastone ed era accompagnato da due 
mastini; parlava poco ed aveva pochissimi amici. Le bettole erano il 
suo convegno, forse per studiare i costumi romani e trattarli poi con 
maggiore verità. Lo si mostrava a dito come persona da vedersi, 
ma pochi lo avvicinavano. Egli disegnava con molta franchezza, ma 
sempre di convenzione: però le sue incisioni sono piene di gusto. 
Ch’io sappia egli non adoperò mai colore e pennello. 

Il Palink, belga, artista faceto e simpatico, era ammirato in Roma 
dagli artisti, e tenuto per il miglior coloritore. La sua figura mo¬ 
strava com’egli amasse la quiete e lo studio; parlava bene l’italiano, 
era di carattere mite,* tanto che non udii mai dalla sua bocca nessuna 
censura sugli altri artisti. 

Cnechs, francese, apparteneva alla scuola di David: otteneva nei 
suoi dipinti mirabili effetti di luce, però le tinte erano neracee, e il 
colore di convenzione: era buono e affabile, ma aveva un po’ di ciar¬ 
latanismo e formava perciò grandissimo contrasto con Palink. 

Per ultimo dirò di Ingres, il famoso purista. In quell’epoca non 
lo era ancora. Aneli’ egli seguiva la maniera di David, il ristauratore 
dell’ arte in Francia, come dissi già. — Egli divenne più tardi mio 
competitore in un concorso, ed ebbi la fortuna di vincere la prova. 


— 25 — 

Era di carattere taciturno, ma di maniere assai compite: la sua figura 
non aveva nulla di distinto. 

Terminati i miei studi dal vero, feci ritorno a Roma, e ripresi gli 
incominciati lavori nel mio studio di Palazzo Venezia, dove, mercè 
le raccomandazioni del Canova, il cav. Tambruni mi accordò anche 
una camera di abitazione. 

Grazie all’intervento di questi due personaggi, benemeriti dell’arte, 
anche gli altri pensionati ebbero stanza nel Palazzo, e a poco a poco 
riuscirono a farci avere la sala del nudo, e si può asserire essere stata 
da loro creata l’Accademia italiana in Roma. Questa veniva frequen¬ 
tata da tutti i pensionati delle tre Accademie del Regno, come pure 
da que’ giovani studiosi che stavano per loro conto a Roma. Ave¬ 
vamo introdotto un esercizio per lo studio della composizione vera¬ 
mente vantaggioso e dilettevole. Ci veniva dato un soggetto, e 
ognuno dei giovani doveva entro otto giorni portare lo schizzo dise¬ 
gnato o dipinto: gli schizzi venivano esposti in una sala attigua a 
quella del nudo: quasi nessuno dei giovani mancava a quest’esposi¬ 
zione. I lavori venivano giudicati dagli studenti stessi, i quali pronuncia¬ 
vano ad alta voce la propria ragionata opinione, e da ciò ne veniva un 
utile grandissimo, dovendo noi necessariamente dar conto del concetto 
che ci aveva guidati. Alcuni pretendevano esser segno di gran talento 
l’introdurre qualche figura conosciuta dei migliori autori, del che io 
non potevo capacitarmi, sembrandomi questo un plagio. Ma tale era 
la moda dell’epoca: m’accorsi però che questo vezzo andava a poco 
a poco scomparendo e l’arte facevasi più imitatrice del vero. 

Dato il giudizio, si facevano schizzi, su altro soggetto, e così, 
via, via, di modo che la mente nostra, continuamente occupata a 
cercare bei soggetti da trattare, si abituava a ragionare, e riesciva 
perciò necessario di leggere le storie, e d’istruirsi intorno ai co¬ 
stumi delle diverse epoche e di popoli diversi : credo sarebbe questo 
metodo da adottarsi anche oggidì. Io lo tentai dapprincipio, quando 
ebbi la sorte di insegnar l’arte nell’Accademia di Milano, ma dovetti 
accorgermi ben presto che i miei allievi non avevano 1’ ardore degli 
studenti dell’epoca mia, e il metodo da me introdotto non attecchì. 

Spesse volte a queste nostre adunanze intervenivano il Canova 
e il Console Tambruni, pure amantissimo dell’arte, e la presenza di 
questi uomini insigni infondeva maggior coraggio ai nostri cuori. 

In questo tempo, avendo io terminato qualche studio e una 
figura tratta dal vero, rappresentante Solone, li spedii qual saggio al¬ 
l’Accademia di Venezia. 


4 


— 26 


La domenica, e qualche altro giorno della settimana mi portavo, 
sempre allo studio del Canova, che permetteva a me solo di vedere 
i suoi quadri : egli aveva anche la bontà di prestarmi libri di storia, 
che m’interessavano assai. Era per me un ben gran favore quello di 
permettermi di ammirare le opere che stavano in lavoro sotto a 
quella mano potente: tra queste vidi la statua di Napoleone, scolpita 
in marmo, la medesima che fu poi fusa in bronzo, e che venne posta 
in mezzo al cortile di Brera: vidi inoltre la statua di Re Ferdinando VII 
di Napoli, le famose Tre Grafie, la bellissima Maddalena scolpita 
per l’Imperatore di Russia (di cui egli fece una ripetizione per la 
città di Monaco), il Teseo e 1’ Ercole, e la statua rappresentante la 
Concordia, nella quale egli fece il ritratto delhlmperatrice Maria Luigia, 
ed anche la statua della bella principessa Borghese, e molte altre. 

Il Canova faceva in creta il suo modello; poi gettatolo in gesso, 
affidava il blocco di marmo a’ suoi giovani studenti perchè lo sboz¬ 
zassero e allora cominciava l’opera del gran maestro. Tra i giovani 
artisti da lui iniziati nella scultura, due erano veramente distinti. Un 
Kauffinann, tedesco, nipote della celebre pittrice, il quale fu poi chia¬ 
mato come professore in un’ Accademia di Germania : 1’ altro era 
romano, e non ne ricordo il nome. Essi portavano le opere del mae¬ 
stro a tal grado di finitezza che si sarebbero dette terminate: ma do¬ 
vevano lasciarvi ancora una piccola grossezza di marmo, la quale era 
poi lavorata dal Canova più o meno secondo quello che questo illu¬ 
stre artista credeva dover fare. 

Lo studio si componeva di molti locali, tutti pieni di modelli 
e di statue, e qui era permesso a tutti l’entrata. — 11 Canova aveva 
una camera appartata, chiusa ai visitatori, nella quale non entravano 
che coloro che avessero ottenuto uno speciale permesso. Egli indos¬ 
sava una specie di veste da camera, portava sulla testa un berretto 
di carta: teneva sempre in mano il martello e lo scalpello anche 
quando riceveva le visite; parlava lavorando, e di tratto interrompeva 
il lavoro, rivolgendosi alle persone con cui discorreva. 

Egli pranzava a mezzo giorno, come si usava in Roma da quasi 
tutti gli artisti, e quando invitava qualcuno a pranzo, questo veniva 
invece servito alle due: allora egli vi assisteva senza assaggiar cibo, 
e intratteneva i suoi commensali con discorsi allegri, usando sempre 
modi cortesissimi. — Una sua governante, di cui non ricordo il nome, 
che dirigeva la di lui casa, ne faceva gli onori assai bene. 

Un giorno, invitato dal Canova a pranzo, venni da lui inter¬ 
pellato a qual punto si trovasse il mio quadro dell’ Annida: risposi 



27 


che speravo terminarlo prima che spirassero i tre anni fissati per la 
pensione, e 1’ avrei mandato come ultimo saggio all’ Accademia di 
Venezia. — Egli mi disse che da ciò che aveva veduto, benché ap¬ 
pena incominciata la tela, sperava avrebbe accontentata la Commis¬ 
sione Veneta, e che aveva fede mi sarebbe stato concesso dal Go¬ 
verno il quarto anno d’ alunnato e più la gratificazione riservata a 
quegli alunni che per l’amore dell’ arte e per l’assiduità allo studio 
non che per la loro condotta si fossero distinti. — Aggiunse quel 
brav’uomo: « Spero che non vi faranno carico di qualche fallo gio¬ 
vanile perdonabile in chi sente l’arte con tant’anima; io vi difenderò 
nel caso che qualche mala lingua vi abbia fatto accuse di questo 
genere. » 

Incoraggiato da queste benevoli parole mi occupai con maggiore 
ardore a dar termine al quadro rappresentante Armida e Rinaldo e a 
questo proposito dirò qualche parole intorno alla modella che servi 
per l’eroina del Tasso. 

Questa bellissima giovane apparteneva a una famiglia che aveva 
già tutta esercitato la professione di modelli: padre, madre e fratelli, 
tutti bellissimi: uno di questi ultimi mi aveva servito per i figli del 
Laocoonte : era la maggiore di tre ragazze quella che ora avevo pre¬ 
scelto : bella di assieme e di forme, fisionomia soave, capelli neris¬ 
simi, occhi cerulei; aveva 19 anni. — Essa mentre posava, e special- 
mente quando poteva aver libere le mani, leggeva attentapiente un 
libro. — M’avvicinai per vedere qual fosse la lettura che tanto l’as¬ 
sorbiva, e qual fu la mia sorpresa quando m’accorsi esser - quello 
l ’Uffizio della Madonna. 

Quel libro, quel suo contegno m’infusero tale rispetto che mi 
guardai bene dall’offenderla, nè con atti, nè con parole. 

Finito il quadro e fatta qualche correzione suggerita dal Canova, 

10 spedii a Venezia, dove ebbe l’approvazione del Corpo Accademico, 

11 quale coll’ appoggio del conte Cicognara, chiese ed ottenne dal 
Viceré la concessione per me del, quarto anno di alunnato e l’unita 
gratificazione. 

Quando lasciai l’alloggio in via Laurino, che tenevo in affitto 
col Politti, questi fu chiamato per affari di famiglia a Udine; mi 
era eccellente amico, onestissimo, ed aveva certo ingegno per l’arte, 
parlatore facile e colto : ma a volte alquanto imprudente, criticando 
le opere altrui, ciò che gli creò dei nemici. — Egli ottenne nel 1818 
il gran premio dell’Accademia di Milano col suo Anassagora , quadro 
che dimostra un talento non comune, 


Dopo la morte di Matteini, Politti fu suo successore come Pro¬ 
fessore di Pittura storica all’ Accademia di Venezia, ma benché forte 
e robusto egli morì sul fiore dell’età: gli successe poi il Lipparini, 
suo antagonista. 

I pensionati di architettura, miei colleghi, i quali dovevano mi¬ 
surare gli antichi monumenti e tradurli in carta per mandarli come 
saggi obbligatori alle loro Accademie, avendo bisogno d’un giovane 
disegnatore di figura per copiare i bassi rilievi, fissarono sopra di me 
l’attenzione. Sapendomi ardito arrampicatore, e non trovando fa¬ 
cilmente chi azzardasse ascendere le scale a mano appoggiate a quegli 
antichi ruderi, mi pregarono di venir loro in aiuto per compire i 
loro lavori, ed accettai. Disegnai dall’alto i monumenti del Campo Vac¬ 
cino, ossia Foro Romano, le Colonne di Giove Statore, il Tempio 
della Concordia, quello di Antonino e Faustina, il Tempio della Pace 
e molti altri. 

Fu appunto quando mi trovavo sull’alto di questo Tempio che 
io potevo guardare entro il giardino d’un convento dove, nelle ore 
di ricreazione passeggiavano e sollazzavano le educande; fra queste 
notai una giovinetta svelta e graziosa, e quasi che una corrente ma¬ 
gnetica si fosse fra noi stabilita, essa pure guardò a me, mentre le 
compagne, dalle quali si era staccata, stavano raccolte in altri gruppi, 
senza punto accorgersi che qualcuno le osservasse: io feci colla mano 
un saluto alla bella giovinetta, la quale mi corrispose allo stesso modo: 
per quel giorno nuli’ altro. Il giorno successivo la vidi tornar sola 
nel medesimo angolo del giardino: azzardai qualche parola per espri¬ 
merle la mia simpatia; essa me ne rispose altre assai gradite; per 
alcuni giorni io ritornai alla medesima ora a quello stranissimo ritrovo, 
e benché il mio lavoro potesse dirsi terminato, ad arte lo prolungavo; 
ma accortomi dalle parole della giovinetta che s’era molto riscaldata, 
feci uno sforzo su me stesso, e dopo matura riflessione, decisi di 
non più tornare in quel luogo, e la cosa finì così senza aver altro 
seguito. 

Io pranzavo d’abitudine alla trattoria co’miei compagni al mez¬ 
zogiorno, e così la giornata artistica si divideva in due parti, dalla 
mattina ben per tempo al mezzo giorno, e dopo due ore di riposo, 
e per noi e per i modelli, si riprendeva il lavoro. — Le varie tavole 
erano divise a seconda delle nazioni cui appartenevano i giovani, e 
ben si potevano distinguere i diversi caratteri di questi, gl’italiani e 
i francesi per le conversazioni animate, gli spagnoli dal sussiego loro 
naturale, e i tedeschi dalla calma taciturna. In quelle conversazioni, 


2 9 — 


e specialmente la sera a cena che a volte si protraeva sino ad ora 
tarda, quasi sempre si parlava d’arte: questi discorsi erano cagione di 
vivi alterchi, che tuttavia terminavano colla pace. Non cosi avveniva 
degli studenti propriamente romani, i quali divisi in due partiti, uno 
dei quali portava alle stelle il prof. Landi, l’altro il Camuccini, si riscal¬ 
davano sino al punto di venirne ai pugni. 

Fu un giorno, e questo mi è restato impresso nella mente, che 
arrivato a Roma, ed ammesso alla nostra tavola, un veneziano ebbe 
a dire parlando a me delle cose di Venezia, ch’egli aveva conosciuto 
mio zio, che si lagnava molto di me per la mia condotta; che però 
avrei finito per tornar sotto di lui, giacché finita la mia pensione, 
avrei avuto bisogno di tornarmene a casa sua per vivere: ed allora 
avrei anche dovuto imparare il restauro, se io volevo guadagnare di 
che vivere. 

Già prima ci avevo pensato : ma da quel momento formai fra 
me stesso il progetto di far in modo di non dargli vinta questa sua 
pretesa. Per il momento nessuno si accorse di questo divisamente, 
nè io ne parlai con altri, salvo che col Canova, il quale scrisse in 
proposito al Cicognara ed io pure glie ne scrissi poi. 

Tornando a parlare del Camuccini, nome celebre in quell’epoca 
e che meriterà sempre di esserlo, dirò che era savio nel comporre, 
purgato nel disegno, imitando spesso nello stile Raffaello, cosa assai 
lodata in quell’epoca. Il Camuccini non mancava di fantasia: il colo¬ 
rito suo non era molto vero, specialmente nelle ombre, e alquanto 
duro. Egli aveva maneggio gustoso di pennello. Soleva dipingere 
quadretti piccoli che si potevano dire abbozzetti, copiati dai quadri 
ch’egli teneva come raccolta, e spesso questi avevano maggior gusto 
dei quadri stessi. Egli aveva un aspetto dignitoso, fisionomia aperta, 
una dolcezza di parola quasi meliflua: non diceva mai male di nes¬ 
suno, eppure era geloso della fama altrui, temendo d’essere superato 
in arte, e per questa cagione faceva del bene a certi per far male 
ad altri, dai quali forse temeva poter essere superato. 

Palagi ed io ricevemmo spontaneamente la commissione per 
eseguire due grandi quadri d’altare per la nuova chiesa di S. Fran¬ 
cesco da Paola, testé eretta in Napoli dall’architetto ticinese Bianchi, 
ma per maneggi del Camuccini venne a noi sospesa la commissione 
per darla ad altri. Ecco per la seconda volta toltami l’occasione di 
collocare un lavoro mio in quella città; pure non mi perdei d’a¬ 
nimo, e gli ostacoli che incontravo per via mi animavano vieppiù a 
superarli. 


— 3 o — 

Il Camuccini era direttore dei pensionati napoletani in Roma; 
egli era in relazione si, ma non intima con Canova, per il quale non 
aveva simpatia e collo scopo di abbassarne la fama egli portava 
alle stelle il celebre Thorwaldsen, facendone lodi, secondo me, esa¬ 
gerate. 

Quando dopo 24 anni, nel 1840, io tornai a Roma, Camuccini 
era ancora vivo, ed io andai a visitarlo. Mi accolse compitamente, e 
m’invitò una sera a una riunione in casa sua, mi presentò tutti i 
pensionati di Napoli, mi colmò di lodi, secondo al solito, esagerate, 
a cui diedi poco valore. Pure ad onta che in una data circostanza il 
Camuccini (forse più in onta al Palagi che a me), mi avesse portato 
danno, devo confessare che ebbi da questo artista come da Lettrier 
e da Landi prove manifeste di stima, per la qual cosa io gli sono 
riconoscente. 


1814 

In quell’epoca una scappata di gioventù mi portò qualche dispia¬ 
cere; passerò il fatto sotto silenzio, ma soltanto dirò come una sera 
discendendo dalle scale del Palazzo di Venezia fossi assalito da un 
tale che dopo avermi colpito e gettato a terra fuggì. — Io non mi 
era accorto d’ essere ferito che quando trovai la camicia e la veste 
tutte intrise di sangue. Trattandosi d’una vendetta per cose amorose, 
io non volevo portar danno alla famiglia della mia bella, e dovetti 
ricorrere alla ben nota bontà della signora Tambruni perchè ottenesse 
dal marito di mettere un velo sull’ avvenuto, promettendo che io 
avrei troncato la relazione che mi aveva condotto a questo passo. 

Fui chiamato dal Canova, il quale, con aria quasi di comando, mi 
disse di prepararmi a partire da Roma per Firenze, dove avrei ricevuto 
mensilmente una somma da lui stanziata a mio profitto, giacché la pen¬ 
sione del quarto anno stava per terminare. Restai alquanto mortifi¬ 
cato, non seppi al primo momento che rispondere, cercando qualche 
parola in mia difesa, ma egli fermo sì, ma sempre affettuoso, mi 
soggiunse che non c’ era da farsi illusione sulla necessità della mia 
partenza da Roma. 

Mi doleva assai di lasciare i miei lavori incompiuti, tra i quali 
una gran tela rappresentante Ulisse nella Reggia di Alcinoo; e rincre¬ 
sceva pure al Canova eh’ io dovessi troncare tale lavoro, di cui egli 
conosceva già la composizione, ma finì per dirmi in maniera affet- 


— 31 “ 

tuosa che voleva sperare che avrei potuto riprenderlo dopo alcuni 
mesi. 

Rimase stabilito fra noi che, fatti i preparativi per il viaggio, io 
sarei tornato alla sua casa a prendere le istruzioni che egli avrebbe 
creduto necessarie, e me n’andai mogio, mogio, a casa a partecipare 
a’miei compagni la decisione presa a mio riguardo. 

Mi occupai di mettere in assetto tutte le cose mie, giacché negli 
ultimi giorni di mia dimora a Roma ero triste e svogliato. Mi venne 
anche alla mente come dovessi disfarmi di due grosse serpi di circa 
tre metri di lunghezza, che comperai per il quadro del Laocoonte ; que¬ 
sti striscianti che si trovano nei prati di Castel S. Angelo di là dal 
Tevere sono affatto innocui. Era il dopo pranzo, tra il chiaro e oscuro: 
presi una delle serpi e la lasciai calare giù dai merli del Palazzo sulla 
Piazza S. Marco, dove per combinazione (io non me n’ero accorto) 
passava una processione di fedeli per rientrare nella chiesa: quando fu 
vicina alla porta, il serpe si mosse, ed ecco tutta la processione in 
Scompiglio e confusione : aspettai che si facesse sera, poi calai l’altro 
serpe nel cortile del palazzo e cadde nel bacino della fontana. Altro 
spavento per gli abitanti del Palazzo ed altra causa che mi valse una 
sgridata dal Console e dal Canova : « Sè un gran maio, mi disse questi, 
vardé se dovè far de ste robe! Ve compatisso perchè sè Trovane; basta, 
adesso fa andè a Firenze, e così se quieterà tato. » 

Io non potevo levarmi d’attorno i miei compagni, ai quali pa¬ 
reva di non poter più godere le ore di vacanza senza la mia com¬ 
pagnia, giacché io era il capo di quella matta gioventù, fra cui re¬ 
gnava la massima cordialità. Si facevano scommesse d’ogni genere, 
e ricordo un giorno fra gli altri che proposi di salire sulla testa del 
Nettuno della Fontana di Trevi, passando attraverso le statue delle 
Sirene, rese scivolanti dall’acqua onde sono bagnate: io riescii solo a 
questa matta impresa, e specialmente nella discesa trovai tante diffi¬ 
coltà da rendermi necessario l’ajuto de’miei compagni: toccai terra 
sano e salvo. Un’altra sera, sempre per scommessa, bendatomi gli 
occhi percorsi la strada dalla Barcaccia a Piazza di Spagna fino a via 
dell’ Orso, e quasi sempre senza toccare i muri. -— Chi mi avesse 
conosciuto allo studio durante le lunghe ore che vi dedicavo, certo 
non si sarebbe capacitato esser io quel medesimo matto che la sera 
teneva allegra tutta una comitiva di giovinoti. 

Arrivò il giorno della partenza, ed andai a prendere commiato 
dal Canova; egli aveva già preparato due lettere commendatizie, l’una 
per un signore Albizzi, presidente dell’Accademia di Firenze, dal 


quale io dovevo ricevere mensilmente la mia pensione, 1’ altra per la 
contessa Almendaris, prussiana, e nel porgermi questa mi aggiunse: 
« Vi avverto che dovrete fare il ritratto di questa signora. » 

Dopo tre giorni di viaggio arrivai a Firenze e appena disceso 
dalla vettura mi affrettai a portare le due lettere commendatizie. Il 
signor presidente Albizzi mi accolse con molta cortesia; così pure la 
Contessa, che mi destò un senso di ammirazione : era una donna sui 
quaranf anni, di figura bella e imponente. E essa m’invitò a pranzo 
per il giorno stesso ; vi andai, la trovai amabilissima, ma rimasi al¬ 
quanto deluso nelle mie speranze udendo da lei come essa non po¬ 
tesse, per ragioni sue particolari, farsi ritrattare da me, come Canova 
gliene dimostrava desiderio nella lettera portatale. 

Trovai a Firenze un amico mio pittore di Roma, certo Caval¬ 
ieri, piemontese, protetto dal Principe di Carignano (Carlo Alberto), 
col quale, pratico già della città, girammo a visitare tutte le mera¬ 
viglie artistiche, parte delle quali avevo già ammirate, ma che con 
occhio più esperto rivedevo con grandissimo godimento. Visitammo 
pure alcuni studi d’artisti, fra i quali quello del pittore Fabris, fran¬ 
cese, amico di Alfieri, allora stabilito a Firenze: c’interessò assai il 
laboratorio del famoso Santarelli, incisore di camèi, che conobbi per¬ 
sonalmente: tornai dal signor Pietro Benvenuti, che mi accolse con 
miglior garbo della prima volta, e m’invitò a casa sua, e poi pensai 
a ricominciare le mie occupazioni. Il Cavalieri m’introdusse dal pit¬ 
tore Colignon, il quale occupava un ampio studio, composto di vari 
locali, nel Convento di S. Maria Novella, daddove per la legge na¬ 
poleonica erano stati espulsi i frati: ebbi la fortuna d’ottenere il per¬ 
messo di servirmi del suo studio, e ben presto cominciai qualche 
lavoro. Dal Benvenuti ebbi l’entrata libera all’Accademia dove la sera 
frequentavo la sala del nudo. 

Il giorno, in compagnia del Cavalieri, preparavo le composizioni; 
a vicenda ci proponevamo dei soggetti, e il Colignon ci correggeva: 
ma egli aveva poca fantasia, e non ci poteva riescire di grande uti¬ 
lità. Egli aveva esposto a Roma un quadro rappresentante la Morte 
di Gela; quadro che per quell’ epoca di convenzionalismo poteva 
produrre qualche effetto; ma a me non piaceva punto per la maniera 
dura e affettata con cui era trattato il soggetto, e sin d’ allora io 
presagivo che quel pittore non sarebbe mai divenuto grande artista. 

A parte queste mende artistiche, il Colignon era uomo rispet¬ 
tabile, e dichiaro coni’ io provai sempre per lui viva gratitudine per 
l’interesse che dimostrava ai giovani. 


“ 33 — 

Una sera, trovandomi alla scuola del nudo, il direttore signor 
Benvenuti mi comunicò una lettera del marchese Zurla, ministro del 
Re Murat a Napoli, che mi annunziava esser io stato, con Decreto 
reale nominato suo pensionato a Napoli, e che inoltre mi prometteva 
di darmi due ordinazioni di quadri grandi. 11 Benvenuti mi soggiun¬ 
geva dover io scrivere una lettera di ringraziamento al conte Cico- 
gnara, il quale, come amico intimo del Re Murat, mi aveva procurato 
questa fortuna, intercedendo presso a lui anche per gli altri pensio¬ 
nati, i quali, a cagione degli affari politici del 1813, rimanevano privi 
del promesso sussidio. — Re Murat provvide a tutti. 

È da notarsi che nel 1813, dopo il disastro toccato all’armata 
napoleonica in Russia, Murat avendo defezionato (fatto ricordato da 
un sonetto di Monti) andò ad occupare le Romagne e la Toscana; 
e perciò il Cicognara, conoscendo le strettezze dei giovani studenti, 
privati dalla pensione, adoperò la sua influenza sul Principe per ve¬ 
nire loro in ajuto. 

Scrissi tosto al Conte una lettera piena di riconoscenza per le 
continue prove d’interesse ch’egli mi dava, poi scrissi anche al Canova, 
il quale pure m’aveva con gioia comunicata la lieta notizia, ringra¬ 
ziandolo ed aggiungendovi la domanda di poter ritornare a Roma. 
Egli mi rispose concedendomi di ritornare, ma a patto che io sapessi 
condurmi con maggior riserbo, riguardo a certi affari delicati. 

Presi commiato da tutte le persone che mi avevano dimostrato 
benevolenza, e m’avviai per diligenza a Roma, felice di tornare in 
quella città per la quale sentivo tanta attrazione, e coll’intenzione di 
azzardare a dipingere qualche gran tela, ciò che mi sorrideva assai. 
Deposto il mio fardello nell’antico mio alloggio di via Laurina (aven¬ 
domi il Canova avvertito già che io doveva rinunziare ad abitare il 
Palazzo di Venezia), mi portai subito dal Canova, il quale mi rice¬ 
vette come un padre può ricevere un figlio, e colla sua solita dol¬ 
cezza mi fece una piccola predica sul modo di condurmi : ed io feci 
delle promesse che forse non ho interamente mantenuto. — Aggiunse 
poi ancora il Canova com’io dovessi recarmi dal marchese Venuti, in¬ 
caricato d’ affari di S. M. il Re Murat, dal quale avrei ricevuto le di¬ 
sposizioni riguardo alla mia pensione. Quanto alle due commissioni di 
cui s’era già parlato, mi consigliava, quando il Marchese m’avesse inter¬ 
rogato intorno ai soggetti da scegliersi, di proporre per il primo Y el¬ 
lisse alla Corte d’Alcinoo, tela già incominciata, e che il Canova aveva 
fatto trasportare dal Palazzo di Venezia, nella sala già refettorio dei Pa¬ 
dri Agostiniani nel Convento del Gesù e Maria, stato allora soppresso. 


s 


- 34 — 

— Andai pure a salutare i miei cari amici, i quali mi festeggiarono in 
modo da commuovermi. Naturalmente diedi notizia del mio ritorno 
in Roma al conte Cicognara, sentendo io sempre il bisogno di espri¬ 
mere la mia riconoscenza a quel mio infaticabile protettore. Mi recai 
allora dal marchese Venuti, il quale con molta cortesia si congratulò 
con me della fortuna toccatami, e mi diede conoscenza del dispaccio 
comunicatogli dal ministro Zurla, col quale io era nominato pensio¬ 
nato dal Re di Napoli, coll’assegno di 70 scudi romani al mese, e mi 
dava inoltre la commissione di due quadri, di cui mi si sarebbe data 
la misura, lasciando a me la scelta del soggetto: aggiunse aver pure 
ordine di anticiparmi una somma per le spese che naturalmente avrei 
incontrato nell’ esecuzione di questi lavori, e mi fissò il giorno nel 
quale io dovevo presentarmi per riceverla. 

Ben accomodato nel mio nuovo studio, vasto abbastanza per 
eseguire un grandissimo dipinto, mi misi all’opera con tutto l’ardore. 

Intanto gli affari politici volgevano a danno del Regno d’Italia. 
Le truppe imperiali disfatte in Russia, la cessione fatta all’Austria dal 
principe Beauharnais delle provincie dell’Alta Italia. — Venezia liberata 
dal blocco veniva occupata dagli Austriaci. Tutto il mondo era in 
confusione. — Le arti della pace dovevano naturalmente risentirsi di 
tanti rivolgimenti. 

Io scrivevo di tanto in tanto agli zìi, ai quali aveva anche spe¬ 
dito qualche mio saggio di pittura com’era mio dovere, per mostrare 
loro i miei progressi: ricevetti in risposta poche parole, e nessun 
incoraggiamento: seppi d’altra parte come lo zio mio non avesse 
ancora rinunziato al progetto suo di farmi divenire ristauratore di 
quadri, e quest’insistenza sua a mio riguardo e anche a mio danno, 
diminuì, lo confesso, in me quel senso di affezione quasi figliale che 
avrei potuto provare per lui, e che conservavo invece interamente per 
l’angelica mia zia. 

Quale non fu la mia sorpresa quando Canova mi avvertì in 
segreto che gli zìi intendevano farmi un’ improvvisata e venirmi a 
trovare a Roma. Ecco che pochi giorni dopo, uscendo di casa, mi 
incontrai con loro, abbracciai e baciai con vero sentimento di figlio 
quella eccellente donna, che mi aveva sempre dato prove di affetto 
vero e disinteressato : essa pure mi baciò affettuosamente, ma poi 
mi guardò da capo a’piedi, esclamando con sentimento quasi di dolore: 
Santo Dio , in che stato te vedo! Non pensando in quel primo momento, 
a che ella volesse alludere, mi guardai addosso onde scoprire la causa 


— 35 — 

di tanto suo stupore. Da cinque anni, da che ella mi aveva lasciato 
mi era cresciuta la barba, che portavo lunga; la foggia del mio ve¬ 
stito, adottata generalmente dagli studenti di quell’ epoca, era assai 
artistica e si diceva alla Raffaello. — Calzoni aderenti alla gamba, 
eleganti coturni, giustacuore, tagliato alla foggia del cinquecento, capelli 
lunghi e beretto tondo. — Tutto l’assieme parve alla cara zia indizio 
che io fossi troppo dedito a cose mondane, cosicché essa pronunziò 
quelle parole con tuono sì compassionevole, e con tale espressione 
da infondere in me un senso di commozione che provo ancora oggi 
al solo pensarvi. Io cercai di tranquillare la povera donna, assicuran¬ 
dola che il mio costume non implicava nessuna idea, ma veniva 
adottato dai giovani artisti quale distintivo della professione, e prima 
d’indossarlo ne avevo chiesto permesso al Canova, al quale piaceva 
assai. Le mie parole ebbero l’effetto desiderato, e specialmente se ne 
mostrò convinta, incontrando dietro strada altri giovani col medesimo 
abbigliamento. 

Condussi gli zìi a visitare il mio studio; lo zio pur dimostran¬ 
domi d’esser contento de’miei progressi, fece nuovi tentativi e presso 
il Canova e presso il marchese Venuti per impedirmi di avanzare 
nell’arte: ma a nulla valsero le sue insinuazioni, e dopo un mese di 
permanenza in Roma, pensò di tornarsene a casa. 

10 proseguivo a lavorare nel mio gran quadro e non frequen¬ 
tavo più il Palazzo Venezia. 

1814-1815 

11 Canova venne allora incaricato dai Principi restaurati di portarsi 
a Parigi a reclamare gli oggetti d’arte stati colà trasportati dall’Italia dai 
repubblicani francesi. Durante la di lui assenza la moglie del Console 
Tambruni (rimasto nel Palazzo di Venezia finché venne surrogato 
dal conte Lepszeltern, ministro austriaco) mi pregò in tutta segre¬ 
tezza di dipingere il suo ritratto, per farne dono al Canova, e perché 
riescisse a lei di maggior comodo, desiderò far le sedute nel mio 
antico studio nel palazzo stesso. Accettai con piacere questa com¬ 
missione e perchè era bello e simpatico il modello, e più ancora per 
il pensiero della persona a cui era destinato il ritratto : ma non si 
riesci a farne una sorpresa al distinto scultore, giacché si comincia¬ 
rono a far congetture per la frequenza' delle visite della signora Tam¬ 
bruni al mio studio, cosicché ella stessa trovò necessario di svelare 
il segreto: di ritorno il Canova fu ben contento del gentile pensiero 


36 

di quella brava signora, e si mostrò meco soddisfatto del mio lavoro. 
Provavo tanto piacere all’ idea che quel brav’ uomo, così modesto 
quanto distinto, possedesse un’ opera mia, che mai avrei desiderato 
altro compenso; ma quale fu la mia sorpresa quando consegnato che 
ebbi il ritratto, la signora Tambruni venne a farmi una visita di rin¬ 
graziamento, e uscita che fu dallo studio, sotto un pannolino trovai un 
rotolo di luigi d’oro, che quella generosa signora aveva lasciato per me. 

Intanto che si aspettava Pio VII, reduce dalla sua prigionia, s’era 
già installato in Roma il Governo Pontificio, e l’antico Governatore, 
se non erro, monsignor Cavalchini, aveva ripreso il suo posto. Egli 
era uomo piuttosto severo e crudele, ed era inviso alla popolazione. 

Egli ordinò che sul Corso, ch’era pubblico passeggio, frequen¬ 
tatissimo, venisse stabilmente piantato il palo, al quale si dava la 
corda per castigo ai delinquenti, e il cavalletto, con una guardia pe¬ 
renne, sul quale si davano le bastonate per ogni più lieve mancanza. 


1815 

Nei tempi di rivoluzioni avvengono spesso questi eccessi, cagio¬ 
nati talvolta da private vendette, ma per fortuna quell’uomo atroce, 
mosso da tutt’altro che da carità cristiana, potè per poco sfogare la sua 
rabbia, giacché arrivato appena in Roma il Cardinal Consalvi, ordinò 
venissero levati quegli strumenti di tortura, che in que’ pochi giorni 
io vidi adoperare. Mons. Cavalchini ebbe in seguito qualche diverbio 
col Canova a proposito di un individuo che Monsignore voleva ban¬ 
dire da Roma : Canova, trovando ingiusto questo castigo, si portò 
dal Governatore, il quale, adirato per la resistenza a’ suoi ordini, ri¬ 
spose a Canova eh’ egli si prestava sempre a difendere i briganti. Canova, 
offeso da queste parole si diresse prontamente al Papa, e ne ebbe 
promessa di porvi rimedio: interpose nella questione per definirla, il 
cardinale Consalvi, il quale, appurati i fatti, trovò che il Canova era 
dalla parte della ragione. 11 Consalvi condusse poi le cose in modo che 
obbligò mons. Cavalchini a dimettersi dal posto di Governatore, e 
i suoi diporti gli valsero inoltre la perdita del cappello cardinalizio 
che gli toccava per diritto, avendo per il numero d’anni stabilito dal 
regolamento, occupato quel posto. 

Pare anche che egli avesse sussurrato già all’orecchio del Pontefice 
alcune calunnie su fatti politici, a danno di Canova, ma Pio VII non 
era facile ad ascoltare maligne insinuazioni ; il risultato di queste fu 


— 37 — 

ben diverso di quello sperato da Monsignore. — Sua Santità creò il 
Canova Marchese d’Ischia, notizia che produsse in tutti grandissimo 
piacere e per la ben meritata onorificenza, e perchè creata in quel 
momento dimostrava lo spirito di giustizia che animava il Pontefice. — 
Al titolo di Marchese era attaccata una lauta rendita, che Canova, 
da generoso protettore delle Arti, convertì tosto in un premio per 
l’Accademia di S. Luca, scopo del quale era lo studio del nudo ; il 
valore del premio era generoso. 

Il soggetto del premio per il primo anno doveva essere un Atleta 
Trionfante, ma i concorrenti dovevano inoltre dipingere in piccola di¬ 
mensione una così detta Accademia, e venivano per la prova rinchiusi 
in una camera per sette ore : questo lavoro, messo poi in confronto 
collo studio in grande doveva dimostrare se i due lavori fossero dello 
stesso autore. Eravamo quattordici concorrenti, fra cui nientemeno 
che Ingres e Cnechs. 

Le opere anonime rimasero esposte durante quindici giorni, 
vennero giudicate da apposita commissione, e il risultato fu a me 
favorevole. Il Canova fu soddisfattissimo di questo mio successo, e 
me lo dimostrò dicendomi: Godo che voi siate stato il primo ad ot¬ 
tenere il premio da me istituito per incoraggiare la gioventù ad esercitarsi 
nello studio più difficile dell’arte. 

A 22 anni avevo la fortuna d’aver già ottenuto tre premi, e mi 
è dolce il dire come i miei colleghi ne gioissero con me : in quel 
momento provavo tutta la gratitudine per lo zio, che ad onta di 
certe sue ostinazioni, era però la causa che mi aveva permesso di 
seguire la carriera di tutta mia soddisfazione. 

Non corsero molti giorni che Roma si trovava in feste per il 
ritorno del Pontefice; si vedevano truppe napoletane e tedesche che 
lo accompagnavano : la popolazione in generale si mostrava contenta, 
e questa esultanza durò parecchi giorni. I conventi si ripopolarono 
di frati, ed anche quello di Gesù e Maria, d’addove io dovetti sgom¬ 
brare: per fortuna il conte di Lepszeltern m’ assegnò un vasto salone 
nel palazzo di Venezia, dove portai il mio gran quadro, quasi ulti¬ 
mato. 

Cominciò allora a nascere qualche dissidio tra l’Austria e Murat, 
ancora re di Napoli, e le cose vennero al punto che l’Austria gli 
dichiarò la guerra. Queste voci erano per noi giovani, assai inquie¬ 
tanti, temendo che un cambiamento di governo dovesse portarci danno: 
si vociferava che l’Austria e l’Inghilterra tendessero a rimettere sul 
trono di Napoli Re Ferdinando di Borbone. 


38 - 

Comunque sia, ciò accadde difatti, e tutto cambiò d’aspetto. Mi 
recai dal signor Venuti per chiedergli come io dovessi contenermi, e 
mi rispose che egli non contava più nulla, aspettandosi il nuovo Am¬ 
basciatore napoletano destinato dal re restaurato ad occupare il suo 
posto. 

Canova, che aveva pure preso informazioni in proposito, mi 
esortava a portar pazienza. 

L’Accademia italiana, per le vicende politiche aveva cessato di 
esistere, dacché il Console Tambruni era stato rimpiazzato dal conte 
di Lepszeltern. Ma prima che l’Accademia si chiudesse, quasi per 
amor proprio nazionale, avevamo fatto l’ultima delle nostre esposi¬ 
zioni, più numerosa e meglio riescita del solito, essendo noi venuti 
a sapere che l’Ambasciatore austriaco contava visitarla in compagnia 
del conte Schaurau, personaggio assai potente. 

Si diceva in allora che al conte Schaurau, che doveva poi ve¬ 
nire a Milano, fosse stato raccomandato il nostro Palagi per venire 
a Milano ad occupare il posto del defunto pittore Bossi. 11 fatto sta 
che poco dopo il Palagi venne difatti a Milano ; io non seppi poi 
come andassero le sue faccende perchè cinque anni dopo, quand’ebbi 
il piacere di rivederlo a Milano, non udii a parlar più del posto che 
doveva occupare. 

Un dispaccio venuto da Napoli mi sospendeva la pensione, e 
mentre S. M. Siciliana (così diceva il dispaccio) mi sospendeva 
anche la commissione del secondo quadro, permetteva che io ter¬ 
minassi per suo conto il primo, sapendo come questo fosse già 
avanzato. Diffatti poco dopo io annunziai all’Ambasciatore che 1 ’ opera 
mia era finita; mi tu da quello ingiunto'che io ne facessi pubblica 
esposizione, e una Commissione nominata all’uopo l’avrebbe giudi¬ 
cato fissandone il meritato prezzo. La Commissione si compose del 
Camuccini, del Lettrier, direttore dell’Accademia di Francia, e del 
Laudi, Questi tre distinti personaggi stesero un verbale assai coscien¬ 
zioso, ma non ricordo precisamente quali lodi né quali critiche tro¬ 
vassero da farvi, so solamente che il loro giudizio mi fu assai favo¬ 
revole, e lo stesso Canova, sempre sensibile a’ miei successi, mi as¬ 
sicurò che io potevo chiamarmi contento e delle loro lodi e del 
prezzo che avevano d’accordo pronunciato per quel lavoro. — I de¬ 
nari si fecero però molto aspettare. 

Dopo il mio ritorno da Firenze, frequentavo spesso la sera una 
famiglia dove conveniva molta gioventù, fra cui due fratelli Massani, 
co’quali mi legai in grande amicizia, e specialmente con Giu- 


Tavola II. 


FRANCESCO HAYEZ. 

La pittrice Emma Gaggiotti , disegno a matita 
eseguito durante la sua dimora a Roma. 


Hayez segna nientemeno che la linea di divisione che separa la 
scuola antica dalla moderna. Con Sabatelli e con Palagi finisce quella 
scuola che, per consuetudine, si chiamò classica, con Hayez invece 
comincia quell’altra scuola che, col più arbitrario dei vocaboli, si 
chiamò romantica. 

Rovani. 

Fu l’anello di congiunzione fra l’antica e la nuova pittura. 


V. Bignami. 



rinato dal re restaurato ad pare ! suo 

preso mio 

.II ajovaT 

.S3YAH OD233MA5H 

il 'li: rimi era stato rimpiazzato dal conte 

titòtawv n on'gmb tmwuì &I 

.frwo5L ta mmuwh mi d bHm'iuh oùvrosis 

■ 

e stati o il nòstr . •• r venire 

« . dilani a Milano; io non seppi poi 
perché :inque anni dopo, quand’ebbi 

£Ì rmqsa arlo snobbila ih £3rril £[ sds onsrnsìnsin £ri§32 ssy£H 
£ll3up 3D2ÌnB: i§£l£ c I noD 3 HtanMfiS rioO .£m3'bom dbb £3ÌJri£ dousa 
333vrii S37£H HOD ; { £DÌ 22 £lo ÓffI£Ìfb 12 { 3mbjjJ3jj2noD isq c 3rIo £lorJ32 
Ì 2 ( iIod£DOv bb on£‘iJÌdi£ óiq Iod «sita rdousa mjbibup £briimo3 

.£DÌJn£mo‘i órrirdrb 

.imavoH primo, sq. 

'i>o io annunziai • . : iure che l’opera 

nnutriq £Vonn rA 3 £3Ìtnfi'I £iì snobriuignoo ib olbrmi uA 

esposizione, < > ; ah uopo 1 e giudi- 

.ÌTMAMOÌS .V 

del Lettrier, direttore deli Ace 1 va ia, e del 

Ali coscien- 
ali critiche tro- 
o mi fu assai fav 
- a' miei successi 

« Massani 














— 39 - 

seppe, divenuto poi padre di tre bellissime ragazze : Giovannina che 
sposò Lezzani, aveva la dignità di regina e la dolcezza d’un angelo 
— continuai sempre con lei cordialissima amicizia; — la seconda 
divenne principessa Baldini; la terza, credo, morì giovane. Per mezzo 
dei fratelli Massani venni introdotto dal cardinale Brancadoro, al quale 
feci il ritratto ad olio. 


1816 

Feci anche la conoscenza della famiglia Scaccia, e fui dalla ma¬ 
dre invitato a visitarla in casa, dove essa riceveva molti artisti, ed io 
accettai ben volontieri, essendo già amico d’ uno de’ suoi figli, celebre 
mosaicista, ed avendo già molta simpatia per la figlia, che avevo in¬ 
contrato alla scuola di ballo e in qualche festino, e colla quale bal¬ 
lavo assai volontieri: essa mi disse che suo fratello, il mosaicista, le 
aveva parlato assai favorevolmente di me, e si mostrava contenta che 
frequentassi la sua casa. 

La giovane Vincenza (tale era il suo nome) era bella di figura, 
simpatica di modi, e di carattere buonissimo — la simpatia ben pre¬ 
sto si cambiò in vera affezione. 

I miei compagni che frequentavano con me la casa Scaccia, si 
accorsero ben presto della mia nascente simpatia per la giovane Vin¬ 
cenza, e cominciarono a preconizzare il mio matrimonio, al quale io 
non pensavo ancora: ma una circostanza fortuita affrettò gli avveni¬ 
menti. Fra i visitatori della famiglia v’ era un giovane Zucchi, addetto 
al Banco Torlonia, che pareva intenzionato di sposare la Vincenza, 
consenziente la madre, la quale conosceva in lui esimie qualità mo¬ 
rali, ed era in una carriera che gli assicurava un avvenire assai agiato, 
mentre io ero privo di mezzi e cominciavo appena una carriera as¬ 
sai difficile e burrascosa. 

Ebbi la dolce convinzione che la giovane Vincenza mi preferiva 
al Zucchi, ciò che mi spinse a rubargli la conquista, dal che seguirono 
alla povera Vincenza molti dispiaceri, ma forte del suo affetto essa 
dichiarò alla madre che non voleva saperne del Zucchi, perchè si sen¬ 
tiva affezionata a me. Questa dichiarazione, mentre accrebbe in me 
l’affezione che le portavo già, mi pose in grave imbarazzo. La ma¬ 
dre mi chiese un colloquio nel quale essa mi dipinse la posizione sua 
imbarazzante. Io le esposi sinceramente la mia condizione, nè volli 


— 4 ^ — 

nasconderle nulla. Essa mi chiese se avendo lo zio mio dei mezzi 
di fortuna io potessi sperare d’essere suo erede. — Anche per ciò 
non le lasciai nessuna illusione, dichiarandole come il mio carattere 
non mi permettesse di coltivare speranza di questo genere : dissi che 
l’amore mio per l’arte era il mio solo patrimonio e non avrei ri¬ 
sparmiato nè studio, nè fatica per riescire a farmi un nome e una 
posizione. — Che presentemente potevo contare sulla commissione 
eseguita per il Re di Napoli, di cui aspettavo di giorno in giorno il 
pagamento; poi il Canova mi aveva procurato la commissione di di¬ 
pingere a buon fresco alcune lunette del Museo Chiaramonti al Va¬ 
ticano. 

La buona mamma s’ accorse allora dalle mie parole schiette, che 
le mie intenzioni erano rette, e cedendo all’ inclinazione della figlia, 
aderì ai nostri desiderj. Io la tenevo interamente al fatto dello stato 
delle mie misere finanze, e quando l’Ambasciatore Austriaco a Na¬ 
poli, conte Fablonovosky mi spedi la somma stabilita dalla Commis¬ 
sione, come compenso al mio quadro, potei cominciare a fare qual¬ 
che spesa per il mio matrimonio. — Ebbi dalla signora Scaccia 
1500 Scudi come dote della Vincenza, e ciò era quello che le scarse 
finanze della famiglia le concedevano di lare. — Intanto il Zucchi, ve¬ 
dendosi trattato con freddezza dalla giovane Vincenza, dimise ogni 
speranza di farla sua, e si allontanò dalla casa. 

Non avevo coraggio di annunziare il mio progettato matrimo¬ 
nio al Canova, ma egli venutolo a sapere, come costante mio pro¬ 
tettore, mi rimproverò per questa mancanza di confidenza, mentre 
mi dimostrò la sua soddisfazione, sperando che coll’accasarmi avrei 
messo giudizio, tanto più che conosceva e stimava la famiglia Scaccia. 

Allora promisi alla mia futura suocera di dipingere per lei la te¬ 
sta della mia fidanzata, e per ciò essa veniva a far le sedute nel mio 
studio nel palazzo Venezia, in quei ritagli di tempo durante i quali 
facevo preparare il muro per dipingere le lunette al Vaticano. La te¬ 
sta era già portata a buon punto, quando un giorno, tornato allo stu¬ 
dio ne trovai la porta aperta, e constatai che col manico d’un pen¬ 
nello era stato fatto un taglio proprio sulla faccia — capii addirittura 
di chi poteva venire quell’ atto di vendetta — trattavasi ancora di 
quella avventura per la quale avevo dovuto esulare a Firenze. Con¬ 
servai quella tela come cosa preziosa, e ne ricominciai tosto un’altra 
che portai a termine e lasciai alla famiglia Scaccia. 


— 4i — 


1817 

Avevo già dipinto due delle lunette al Vaticano e Demin pure 
aveva la commissione di eseguirne alcune, quando una lettera del 
conte Cicognara ci avvertì che a noi due era data la commissione 
d’eseguire ognuno un quadro che doveva, insieme a due altri, de¬ 
corare una sala destinata alla futura Imperatrice, Carolina di Baviera, 
allora fidanzata all’Imperatore Francesco I. — Per questo matrimo¬ 
nio, tutte le città del Regno Lombardo-Veneto credettero d’offrire al 
Sovrano un segno della loro devozione. Il conte Cicognara, ancora 
Presidente dell’Accademia, sempre intento ad incoraggiare le arti, 
propose alla Giunta Municipale un programma che fu accolto con 
favore : progettò quattro quadri di mezzana dimensione per la Sala 
dell’Imperatrice, quattro statue, co’loro piedistalli, quattro tavoli di 
bronzo, ricchi d’ ornati e di finte pietre preziose (imitazione di vetri 
di Murano), e ciò per far conoscere le fabbriche veneziane, sì giusta¬ 
mente distinte — e tutti questi oggetti dovevano eseguirsi da artisti 
veneti; per la pittura vennero scelti: Liberale Cozza, Lattanzio Que- 
rena, Giovanni Demin e Francesco Hayez. — Per la scultura furono: 
Luigi Zandomenighi ( 1 ’ autore del Monumento di Tiziano a Santa Ma¬ 
ria de’Frari), Bortolo Ferrari, padre dell’attuale professore, e non ri¬ 
cordo gli altri due. — Al Borsato, professore d’ornato della I. R. 
Accademia fu affidato il disegno dei tavoli. 

Il Cicognara ci fissava il soggetto da trattare, e ci mandava l’or¬ 
dine del conte di Goetz, allora Governatore di Venezia, che ci assegnava 
quella città per eseguire il quadro, e ciò entro pochi mesi. — Tanto 
al Demin, che a me rincresceva assai di dover sospendere gli affreschi 
del Vaticano, per portarci a Venezia ad eseguire la nuova commis¬ 
sione : il Canova per favorirci, si accontentò di aspettare, e così io 
vedevo giornalmente accrescere le mie speranze di poter quanto prima 
accasarmi. 

Vedendo il dolore della Vincenza per il mio allontanamento, e 
seguendo, oltre la mia inclinazione, il consiglio del Canova, a gran 
sorpresa di tutti, decisi di sposarmi prima d’andare a Venezia, e 
addì 13 aprile del 1817, nella Parrocchia di Santa Maria in Via, cele¬ 
brammo gli sponsali, ai quali era presente mio padre, arrivato da poco 
a Roma per vedermi. Benché io fossi vissuto quasi sempre lontano 
da mio padre, ne provai un gran piacere; fissai per lui una camera 
attigua alla mia, felice d’essere in grado di poterlo sollevare nella 

6 


“ 4 ^ — 

Sua vecchiaja: mi raccontò di aver ceduto il poco fatto suo a mia 
madre, la quale viveva in Venezia con una figlia maritata Martinoli. 
Partiti poi per Venezia, io gli fissai un assegno vita sua naturai du¬ 
rante — ringraziando la Provvidenza che mi offriva i mezzi di com¬ 
piere quel sacro dovere. 

Appena sposati, due vetture ci aspettavano alla porta della Chiesa, 
e ci condussero in compagnia della madre e del fratello mosaicista, 
a Tivoli, dove passammo allegramente quella giornata: a sera i pa¬ 
renti tornarono a Roma, mentre noi passammo alcuni giorni presso 
il signor Pietro Coccanari, vicino al Tempio della Sibilla Tiburtina; 
scorsi i quali tornammo a Roma, io a finire la lunetta incominciata, 
e la mia sposa a fare i preparativi di viaggio. 

Fummo invitati a pranzo dal Canova, ed egli m’annunziò che 
lo zio, al quale io avevo dato notizia del mio matrimonio e della 
commissione ricevuta, gli aveva scritto in modo cordialissimo a mio 
riguardo, invitandomi a discendere da lui colla mia sposa, invito che 
accettai ben volontieri, benché, conoscendo il suo carattere interessato 
io temessi eh’ egli volesse di nuovo legarmi a’ suoi affari, ciò che 
non era nelle mie intenzioni. 

Ci fermammo a Firenze, dove feci visitare alla Vincenza tutte 
le meraviglie d’arte raccolte in quell’incantevole città : una sera 
udimmo la celebre Marchionni, allora nel suo fiore. 

A Bologna visitammo la Galleria stupenda di San Petronio — a 
Ferrara il Castello dei Duchi. — All’ Albergo dove alloggiammo vidi 
d’avvicino S. M. Maria Luigia che vi arrivava col suo seguito : fummo 
contenti di vedere proprio da vicino questa donna di mesta celebrità. 

Da Fusina una gondola ci condusse a Venezia, e quando vidi 
da lontano questa mia cara città nativa, mi sentii profondamente com¬ 
mosso. L’avevo lasciata appena adolescente, mi tornavano alla mente 
le cure affettuose della zia, le sue premure perchè il marito suo non 
interrompesse i miei progetti, le sue inquietudini per l’anima mia, 
tutto ciò mi riempiva il cuore di tenerezza. — Io ritornavo ora, 
padrone di me stesso, contento d’avere con me un’amata compagna; 
l’avvenire mi sorrideva, e il cuor mio era pieno di dolcissima gioja. 
Fummo ricevuti a braccia aperte dagli zii, e addirittura dissi loro che 
io non avrei potuto fermarmi a Venezia che il tempo necessario per 
eseguire il quadro; e per rendermi più indipendente, combinammo 
che io avrei loro pagato la mia pensione — ciò che voleva la mia 
delicatezza, e che fu aggradito dallo zio. 



CAPITOLO III. 

VENEZIA. 


1817 

Andai tosto dal conte Cicognara, il quale mi fece gran festa, mi 
invitò colla mia sposa a pranzo, desiderando pure di farla conoscere 
alla Contessa: visitammo tutta la città, poi andai dal Matteini, al 
quale io portavo affetto e gratitudine per le beile massime che mi 
aveva infuso, riguardo all’arte. — La figlia di questo artista, signora 
Annetta, si occupava pure di pittura, sposò il professore Lipparini e 
conservò sempre per noi una verace amicizia, come potei assicurarmi 
nella gita fatta a Venezia (agosto 1868), dove trovai quella bella gio¬ 
vane divenuta nonna, ma sempre affettuosa amica. 

Lo zio mi destinò per mio studio la camera de’ ristauratori, ri¬ 
masta libera, giacché i due suoi ristauratori erano passati a lavorare 
presso un altro antiquario, certo Gasperoni, socio di mio zio, che fu 
poi causa della sua rovina. 

Il soggetto del quadro affidatomi era: La Pietà di Ezechia, Re 
d’Isrdello ossia La Purificazione del Tempio di Gerusalemme. L’abozzo 
che avevo preparato a Roma, e godeva l’approvazione di Canova, 
venne da me sottomesso anche al giudizio del Cicognara. Egli aveva 
molto gusto in arte ed era anche buon esecutore. — Trovatosi in 
Francia all’epoca della rivoluzione (così mi raccontava egli stesso) 
ricavò da’ suoi quadri il proprio sostentamento, non potendo, a causa 
delle circostanze politiche, percepire le sue rendite. 

Seguii alcuni consigli che il Conte mi suggerì intorno al mio 
quadro, al quale lavoravo con alacrità. Avevo il cuore contento, e 
per la moglie, che mi era carissima, e per gli zii, che mi prodiga¬ 
vano ogni cura, e per aver riveduto mia madre in ottima salute e ben 
collocata presso mia sorella, e così avevo ritrovato la famiglia completa. 


— 44 - 


Mentre mi occupavo del quadro, il mio buon amico professore 
Borsato, distintissimo, tanto nell’ornato che nella prospettiva, mi pro¬ 
pose di dipingere a buon fresco alcune pareti in palazzo privato, alle 
quali egli avrebbe pure lavorato per la parte dell’ornato, e ciò appena 

10 avessi terminato il mio quadro. Mi affrettai tanto più a compire 
questo lavoro, e visitato che fu dal Cicognara, venne esposto insieme 
agli altri oggetti destinati all’Imperatrice, in una sala dell’Accademia, 
dove la folla si accalcava, curiosa di vedere i prodotti de’ giovani ar¬ 
tisti. Cicognara pensò pure a far incidere in un albo i doni offerti a 
S. M. e ne fece f illustrazione: io stesso incisi all’acqua forte il mio 
quadro, e credo che il Demin ne facesse altrettanto. A proposito di 
questo giovane dirò che, dotato com’ era di talento per la composi¬ 
zione, era pigro e incerto nell’ esecuzione, tanto che il Cicognara ebbe 
più volte a rimproverarlo per questo suo difetto, chè poco mancò 
egli non consegnasse in tempo utile il quadro che gli era già stato 
pagato. Egli disegnava anche correttamente, ma era convenzionale, e 
studiava poco il vero, dicendo clic ciò lo impacciava. Egli ebbe molta 
protezione a Milano da don Giovanni Crivelli, che gli procurò le 
commissioni di affreschi in casa della contessa Samayloff e del conte 
Passalacqua. Io rividi da poco quest’ ultimo suo lavoro, che credo sia 

11 migliore, e mi confermai nella mia convinzione ch’egli aveva talento 
e pratica per l’affresco, come era pure buon compositore e coloritore. 

Cominciai allora l’affresco nel gabinetto del conte Zanetto Pa- 
padopoli a Santa Maria Formosa. Erano tre scompartì e un fregio: 
nei primi rappresentai: Diotima che insegna a Socrate l’arte monocro - 
mata; l’altro rappresentava: Alcibiade nel Gineceo quando Socrate lo 
rimprovera di trovarlo in otìo. I soggetti erano stati scelti da Mu- 
stoxidi, celebre letterato greco, che fu amico di Monti, tenuto an¬ 
che a Alilano in gran fama. Il fregio era composto di diversi amo¬ 
rini: Y Amor Feroce colla tigre, Y Amor Leggiero colle farfalle, Y Amor 
Forte col leone, ecc. 

Appena finito questo lavoro, il Borsato che meritamente godeva 
la stima e la fiducia generale, fu incaricato di dirigere altre decora¬ 
zioni in casa Gritti a S. Ermagora e Fortunato, e m’incaricò di di¬ 
pingerne le figure : queste soddisfecero i committenti, cosicché appena 
terminato un lavoro dovevo cominciarne un altro; benché questi mi 
venissero pagati lautamente, io non ne ero contento, giacché per que¬ 
ste opere di decorazione si prendeva bensì molta pratica specialmente 
per il colore, ma non davano tempo per fare gli studi necessari, e 
quindi mi pareva di scapitare nell’arte. 


— 45 — 

Vedendo questo mio stato florido di finanze, lo zio mi fece il 
progetto di unirmi a lui e al socio suo, Gasparoni, per tentare una 
grande speculazione: ma io ricusai, adducendo per ragione che mi 
accontentavo de’miei guadagni, che non ambivo grandi ricchezze, e 
preferivo viver tranquillo sulle poche mie sostanze. 

Ecco in che consisteva il progetto. — I nobili veneti fino dal 
1500 avevano fabbricato sontuose ville sulle sponde del Brenta, verso 
la Mira e il Dolo. In quei palazzi si trovavano dipinti di grandi 
maestri: del Paolo, del Tiepolo, ecc.; in conseguenza dei cambia¬ 
menti politici che seguirono la caduta della Repubblica, quei palazzi 
dei Pisani, dei Gritti, dei Giovanelli, dei Quirini, cadevano in rovina. 
Il Gasparoni propose allo zio di comperare tutte quelle pitture, spe¬ 
rando di trarne gran lucro; lo zio si lasciò sedurre dal socio, e ve¬ 
dendo come io non mi lasciassi smuovere dal mio proposito, comin¬ 
ciò a trattarmi con freddezza. — Mi doleva di non poterlo accon¬ 
tentare, sentendo pur sempre tanta gratitudine per lui, ma oltre che 
non avevo nessuna confidenza nel suo socio (e mia moglie al fatto 
d’ogni cosa era pure di questo avviso), io dissi allo zio che avendo 
intenzione di ritornarmene presto a Roma, non potevo in altro modo 
sborsare il denaro che mi occorreva per la famiglia. Poco dopo lo 
zio mi disse che aveva bisogno del locale da me occupato, per con¬ 
seguenza dovetti cercarmi un altro alloggio, che trovai presso a mia 
sorella, sul campo di S. Stefano, di contro al palazzo Loredan. 

Benché non abitassi più nella casa degli zii, mi recavo sempre 
colla moglie a visitarli, ma anche la zia che pure m’amava davvero, 
non mi dimostrò più grande affetto, sembrandole che io avessi man¬ 
cato verso il marito, nel quale essa aveva completa fiducia. 

Mi fermai tre anni a Venezia, dov’era venuto per pochi mesi; 
le commissioni non si facevano aspettare, e lavoravo da mattina 
a sera. — Ripresi gli studi miei prediletti e cominciai un quadro 
di mezzana dimensione, del quale mi occupavo nelle ore di libertà. 
La sera leggevo la storia delle Repubbliche italiane del Sismondi, e 
vi trovai un soggetto che mi piaceva. — Pietro Rossi chiuso dagli 
Scaligeri nel Castello di Pontremoli, viene invitato da un messo della 
Repubblica Veneta ad assumere il comando delle sue forile; chiamata la 
moglie ed i figli annuncia loro la sua partenza per la guerra; la moglie , 
quasi presaga di un triste avvenire tenta dissuaderlo. 

Comunicai il mio pensiero al Cicognara, il quale fu oltremodo 
contento di vedermi riprendere i lavori al cavalletto, e mi disse queste 
precise parole: « Ho veduto i vostri lavori, e fra questi le figure 


— 4 6 — 

grandi al vero dipinte alla Borsa; se questi dimostrano il vostro ta¬ 
lento, non corrispondono però a’ quei severi studi ai quali eravate 
iniziato, e io trovo in voi un certo decadimento. 

« Ora in Venezia non troverete facilmente commissioni di quadri, 
ma bensì dipinti di decorazione che vi faranno guadagnare molti 
denari, ma con ciò non diventerete quell' artista che io ho predetto, 
nè raggiungerete quel grado nell’arte cui potete certamente aspirare; 
vi consiglio a ritornarvene a Roma a compiere le lunette del Vaticano, 
per le quali, benché a fresco, siete obbligato a fare degli studi, e che 
il Canova ora desidera veder finite. » 


1818 

Io ringraziai il Conte pe’suoi saggi consigli e paterne ammoni¬ 
zioni, ma confesso che mi sentii agghiacciare udendo quelle sue se¬ 
vere parole : mi pareva d’ essere tanto caduto da non potermi più 
rialzare — da me stesso avevo già capito corn’io da qualche tempo 
non seguissi la retta via nell’arte, ma il pensiero mio confermato dal 
mio amato protettore m’impressionò profondamente. 

Allo scoraggiamento subentrò ben presto il puntiglio, cosicché 
mi posi con ardore a eseguire il quadro progettato, e dissi al Conte 
che volevo, pur accogliendo il suo saggio consiglio, mostrare ai miei 
concittadini un quadro ben studiato, prima di lasciar Venezia. 

Pensai a trovare qualche novità nel modo di dipingerlo, giacché 
se le arti, tornate a miglior stile dopo il barrocchismo, avevano assai 
migliorato, mi pareva che si dovesse cercare su una via più vera. 
Io non era allora edotto delle quistioni che si dibattevano in Milano 
intorno al classicismo e il romanticismo, di cui erano campioni il 
Manzoni, Grossi, Porta, Pellico, Berchet, Ermes Visconti, e altri meno 
illustri, le cui opinioni erano esposte e difese nel Conciliatore. — 
Questi grandi pensatori erano condotti a queste idee da principii filo¬ 
sofici, ed io mi trovavo aH’unissono coi romantici, portatovi dal puro 
sentimento dell’arte: osservando come questa fosse stazionaria, ten¬ 
tavo, nel pensare ai soggetti, di accostarmi possibilmente alla verità, 
non curando troppo nella composizione quelle regole troppo pedan¬ 
tesche che vi toglievano vita e moto, conservando bensì l’armonia 
delle linee del colore, senza troppo tener conto anche su ciò dei 
soliti precetti. Ebbi l’ardire in questo quadro (inusato a que’ tempi) 
di mettere una delle principali figure tutta di schiena, di modo che 


— 47 “ 

la faccia era nascosta e l’espressione doveva trovarsi tutta nel giusto 
movimento. Ho usato la massima semplicità nella posa del padre, il 
quale, deciso com’ era, a non lasciarsi muovere dal suo proposito, 
stava guardando con occhio scrutatore come la moglie avesse accolto 
la notizia della sua partenza per la guerra: la figlia (la figura in 
ischiena) inginocchiata, implorava il padre a desistere dalla presa riso¬ 
luzione : il fondo del quadro rappresentava l’atrio d’un castello, d’ad- 
dove una scala metteva al cortile. 

Nell’eseguire questa tela mi abbandonai affatto al vero, e ciò per 
togliermi da quella specie di cifra convenzionale, in cui io pure ero 
caduto lavorando di maniera: per fortuna adunque venni in tempo 
avvertito da chi teneva gli occhi paternamente aperti su di me. 

Badino bene i giovani a non lasciarsi trasportare da un falso 
amor proprio, causa della rovina di molti, i quali avrebbero forse 
raggiunto un grado eminente nell’ arte, se a tempo avessero saputo 
e voluto emendarsi. — Altro è seguire e imitare troppo servilmente 
la maniera di chi insegna, ciò che non può condurre a bene, altro 
il volersi svincolare da ogni precetto e da ogni consiglio. 


1820 

Poco mancava a terminare questo lavoro quando decisi di fare 
una corsa a Milano, desideroso com’ era di assicurarmi co’ miei pro¬ 
pri occhi a qual punto fossero le arti in quella città, e specialmente 
per vedere i lavori dell’Appiani, del Bossi; desideravo poi vivamente 
di rivedere l’amico Palagi, ivi stabilito, occupato a eseguire lavori di 
lunga lena. 






CAPITOLO IV. 

MILANO. 


1818 

Appena arrivato a Milano, la mia prima visita fu per Palagi, il 
quale, buono come sempre, mi presentò a vari artisti e al Fumagalli, 
segretario dell’Accademia: gli disse tosto che io avevo un quadro da 
esporre — mi fece scegliere il posto che più credevo adatto — e alla 
metà di agosto, epoca in cui si apriva la Mostra di Belle Arti, esposi 
il mio quadro. 

Visitai tosto anche la simpatica signora Bianca Milesi che fu mia 
condiscepola a Roma, e colla consueta sua cordialità, essa m’invitò a 
frequentare la sua casa dove conobbi tante brave persone : la signora 
Ernesta Bisi, artista distinta, specialmente per la miniatura, il marito 
di lei professore Giuseppe, pure distinto pittore di paesaggio, e il 
cognato Michele, incisore, allievo del celebre cav. Longhi. Il Palagi 
m’introdusse anche in casa della signora Traversi, che visitai nella 
sontuosa sua villa di Desio — dappertutto venni accolto colla più 
squisita cordialità. 

Il Palagi volle anche procurarmi qualche commissione e mi offrì 
di lavorare nel suo studio posto in casa Brioschi a S. Vicenzino. 
Fra il Palagi e me esisteva una schietta amicizia e in arte una nobile 
emulazione, che dovrebbe sempre regnare fra gli artisti, perchè van¬ 
taggiosa a loro e all’arte stessa; egli aveva parecchi anni più di me, 
e di me aveva più istruzione, cosicché io ascoltavo con deferenza i 
suoi saggi consigli, di cui non mi fu avaro. 

Grazie alla sua protezione ebbi tosto commissione per un ri¬ 
tratto del... per l’Ospedale Maggiore. Mentre mi occupavo di que¬ 
sta tela, ebbi la fortuna di fare molte pregevoli conoscenze fra i vi¬ 
sitatori dello studio del Palagi, fra cui l’avv. Gian Battista Imperatori, 


7 


— 50 — 

Luigi Borghi; poi fui presentato al Manzoni, a Grossi, a Torti, a 
Ermes Visconti, al conte Arese, ad Antonio Patrizi, e da tutti ero 
festeggiato. 

Intanto all’Esposizione il mio quadro aveva riscosso molti ap¬ 
plausi, forse più di quello che meritava: pensandovi poi, venni a 
capire dal modo col quale mi si facevano quelle lodi, che io avevo 
come incarnato nel mio lavoro l’idea dominante in quel momento, 
e che rendeva tanto viva la polemica tra i più distinti letterati, cioè 
il predominio del romanticismo sul classicismo. Questi miei nuovi 
amici credevano essere stata tale la mia intenzione, ma come già dissi, 
devo confessare che il cambiamento da me introdotto nella compo¬ 
sizione mi venne da puro sentimento dell’arte, senza idea preconcetta. 

11 giovane conte Ambrogio Nava, che io aveva già conosciuto 
a Roma, venne a visitarmi e mi disse essere incaricato da una per¬ 
sona (che seppi poi essere il marchese Giorgio Pallavicino), di farmi 
ricerca del quadro esposto : mi chiese del prezzo e promise di tor¬ 
nare a darmi risposta. 

Il conte colonnello Arese, altro degli amici di Palagi, voleva 
pure acquistare il dipinto; altro aspirante era il consigliere Castiglia, 
ma il Pallavicino arrivato primo, ottenne il quadro, cosicché gli altri 
due mi diedero commissione per eseguire altri dipinti. Scelsi per l’Arese 
una scena del conte Carmagnola, tragedia uscita da poco e che de¬ 
stava grande entusiasmo ; il Castiglia scelse un soggetto tratto da 
Ossian. Un signor Brambilla volle un mio quadretto rappresentante 
La Sacra Famiglia, e l’incisore Caroni mi diede pure la commissione 
per un piccolo quadro, lasciandomi la scelta del soggetto, — più, Pa¬ 
lagi mi fece avere una commissione dal signor Bolzesi di Cremona. 

Pensai di ritornarmene a Venezia per eseguire tutte queste com¬ 
missioni, dove, appena arrivato, senza perder tempo, mi misi al lavoro. 

Cominciai ad abbozzare il Carmagnola ed il soggetto di Ossian : 
il professore Matteini mi permise di trasportare il mio studio nella 
sala di pittura dell’Accademia, dove v’era solo l’allievo Lodovico Lip- 
parini, col quale legai amicizia : egli era di carattere allegro, simpa¬ 
tico di persona, e mi diede anche in arte buoni suggerimenti. 

Io ero incerto e pauroso, pensando alla difficoltà dell’ arte, ai 
grandi maestri le cui opere avevo ammirato e a Venezia e a Roma. 
Temevo sempre di non riescire in maniera da poter piacere; ciò di¬ 
pendeva dal conoscere in me un difetto, quello cioè di essere piut¬ 
tosto duro nell’esecuzione e forse contrastato dall’idea che io mi ero 
formato dell’arte in Roma e dal disaccordo fra le opere che avevo 


Tavola III. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Facsimile di una lettera 
(1821). 


Le cronache., inspirano all’ Havez i soggetti tolti da una 

storia a noi più vicina, più simile alla nostra, intenta ad esprimere 
il desiderio, la speranza, il proposito della riscossa. 

Carlo di Belgiojoso. 

. . . dalle sue lagune arrivava in Milano a rivoluzionare l’arte, 
proprio in quell’anno 1821, nel quale in Italia nuovi ardimenti scuo¬ 
tevano gli animi dei giovani. 

Francesco Sebregondi. 

Francesco Hayez fu giovanissimo nella cosciente baldanza del 
genio, fu sfidatore e vittorioso d’una battaglia che rovesciava il culto 
di una tradizione consacrata da una falsa libertà e da un tetro ser¬ 
vaggio, fu l’interprete fremebondo e profetico e grandioso di una 
generazione che, senza futuro, attingeva nella storia le sole sorgenti 
della speranza. 


A. Bazzero. 

























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3 / 

















































































- 5i ~ 

ammirato a Roma e quelle degli antichi veneti, nella parte special- 
mente del colorito. Ne nasceva quindi una titubanza che rendeva il 
mio pennello incerto e pauroso. 

E questo era sempre il soggetto de’ miei ragionamenti col Lip- 
parini, ma altro è il discorrere, altro l’eseguire. Pure, non abbandonando 
mai gli studi severi, io trovavo coll’andar del tempo maggior facilità. 
Devo però dire che mai durante la mia lunga carriera non mi posi a 
cominciare una tela senza provare un senso di terrore, nè mi lasciai 
troppo lusingare dalle lodi, giacché finito che avevo un lavoro, io 
non me ne trovavo mai contento, e ne vedevo i difetti provando il 
desiderio di ricominciarlo per correggerlo. Non mi lasciai mai rin¬ 
crescere di cancellare il lavoro già fatto, e me ne trovai sempre con¬ 
tento. A questo proposito ricordo come essendo nel. . . occupato 
a eseguire il gran quadro , destinatomi per testamento dal giovane 
marchese Isimbardi, avevo lavorato assiduamente a comporre il gruppo 
principale : una delle figure era già tutta dipinta, ma non ero rie- 
scito ancora a infonderle 1 ’ espressione da me sentita — l’ora era già 
tarda — dovetti lasciare a malincuore il lavoro , e correre a casa a 
pranzo, e mia moglie vedendomi triste e taciturno s’era alquanto im¬ 
pensierita. — Mangiai poco e di fretta, corsi allo studio, e con atto 
coraggioso cancellai tutta la figura che mi aveva costata tanta fatica : 
mi sentii dopo come se fossi stato liberato da un rimorso. — La 
mattina susseguente, ben per tempo, tornai alla mia cara occupazione, 
rifeci la figura distrutta il giorno innanzi, che mi riesci di mia sod¬ 
disfazione e la portai a termine con grande facilità. 

Il trionfo ottenuto dal Pietro Rossi anziché esaltarmi, mi mise 
in apprensione per gli altri quadri che dovevo eseguire, e pe’ quali 
cercai di essere più corretto nel disegno, acciocché i miei amici ve¬ 
dessero com’ io non volevo accontentarmi di ciò che avevo fatto, ma 
bensì tentavo di progredire. Andavo continuamente studiando i quadri 
antichi, ma comprendevo che era d’uopo eh’ io mi formassi anche 
quella pratica che è necessaria a tutti, e quindi uno stile proprio: in¬ 
fine io mi riconoscevo ancora bambino nell’arte. 

Il Carmagnola, il soggetto d’Ossian e i Vespri Siciliani per il 
Caroni erano pressoché terminati, quello per il Bolzesi era pure 
abbozzato; incassai i quadri e decisi di portarmi colla moglie a Mi¬ 
lano, daddove, terminati che fossero, mi sarei finalmente restituito a 
Roma, 


— 52 — 

Il conte Cicognara, ora contentissimo dell’ indirizzo da me preso, 
mi diede due lettere commendatizie, Trina per il conte Mellerio, l’altra 
per un Patrizio di cui taccio il nome. In una fermata che facemmo 
a Vicenza, mi fu dato poter visitare il marchese Canova, di passaggio 
per recarsi a Possagno. Come al solito egli mi accolse con grande 
benevolenza e m’accorsi che l’interesse per la mia buona riuscita 
non era diminuito, giacché egli mi si mostrò edotto di tutto il mio 
operato , e si congratulò con me per i progressi fatti e per la mia 
buona fortuna : tuttavia mi ricordò coni’ io ora dovessi seriamente 
pensare a terminare le lunette del Vaticano. 

Quella fu l’ultima volta che vidi quel brav’uomo : circa un anno 
dopo egli dovette soccombere a Venezia, in casa dell’ amico Florian, 
a una malattia del piloro, prodotta, si pretendeva, dalTuso che faceva 
del trapano, per forare il marmo, appoggiando l’altra estremità a una 
tavoletta fissata sullo stomaco. Ognuno può imaginarsi qual colpo 
fosse per me quella notizia. — Egli mi era stato amoroso padre e la 
sua venerata memoria mi fu sacra per tutta la vita. 11 milanese Azi- 
monti, quello stesso che generosamente e in segreto sosteneva il Roma- 
gnosi, fece disegnare dal cadavere il profilo del Canova, lo fece incidere 
per regalarlo agli amici, e conservò così l’effigie più somigliante che 
ci resti di quell’uomo giustamente celebre come artista, ma che me¬ 
ritava di esserlo altrettanto per la nobiltà e la generosità del carattere. 

Conobbi, passando per Brescia, il valente architetto Vantini, uomo 
che all’ingegno accoppiava una squisita educazione ; egli pure mi diede 
una lettera per il pittore Migliara, suo intimo amico. 

Avevo grande curiosità, appena giunto a Milano, di rivedere a 
occhio fresco le tele quasi terminate che portavo con me, per deci¬ 
dere se io dovessi esporle : i miei committenti e Palagi erano pure 
ansiosi di vederle, ma io temeva che la troppa aspettativa mi dovesse 
nuocere. Per buona sorte tutti rimasero soddisfatti, e alcuni an¬ 
che entusiasmati de’ miei lavori ; il Carmagnola attirava i maggiori 
elogi ; io invece, tolta qualche espressione nelle teste e la compo¬ 
sizione suggeritami dalla famosa tragedia, non trovavo vi fosse gran 
merito ; ma allora la pittura in Italia non aveva grandi cultori, ed 
ecco perchè la mia debole opera riesci di generale approvazione: il 
Palagi pur lodandone il colore mi fece qualche osservazione sul di¬ 
segno , e feci tesoro delle sue critiche, persuaso essere dettate dal 
vero amico. I giovani si guardino bene dal dar retta a quegli artisti 
che trovano solo da lodare le loro opere — o non hanno l’occhio 
finamente artistico, o non sono sinceri. 


Tavola IV. 


ERNESTA BISI. 
(1788-1859) 

Ritratto di F. Haye q eseguito nel 1822. 


Da uno dei quadri di Hayez esposto a Brera nel 1820 data l’evo¬ 
luzione romantica della pittura in Italia. Il Dante e Virgilio di De- 
lacroix, che segna la stessa evoluzione nell’arte francese è del 1822, 
il primo lavoro romantico di Paolo Delaroche, Giovanna D’Arco , è 
del 1824. L’Hayez adunque nell’alzare in Italia la bandiera del ro¬ 
manticismo in pittura non imitò nessuno, non assecondò un’evolu¬ 
zione straniera, fu originale. 


Luigi Chirtani. 







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(^(81-88^1) 

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Ognuna può imaginarsì qual • 

quell 

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■osamente e segreto sosteneva il Roma¬ 
nce il t ■& • I Canova/ lo-fece incidere 

-ove'! jiJjsb 0£8 i bri rrmG £ otaoqeo seysH ih hbrmp bb orni £G 
-sG ib oilfgiiV 3 otrinG II .rdbtl rii £iuJJi(| rdbb £'jijri£moi anoisul 
r ££8i lab è 323 Dfi£‘iì 'Ibti anofsulav?. £22pJ2 rJ nrigae srb <xioiofil 
é c rmk'G tì\uuvro\f) c 3rbo'udoG olorG ib obrmmio'i oìovl! omhq fi 
-or bb £i3Ìbri£cI rd GbJl rii sresb Ilari aupnubs ssynli'J .g£8i bb 
-ulovs'nu óbri 0 D 922 £ non c onu 223 n orimi non rnuJJiq ni omebitrusm 

.abnigho rb t £;i3Ìn£U2 enois 

. 

mi dovesse 
i mas 


.wathihO ioiuJ 





















— 53 — 

Anche al mio ritorno a Milano, trovai tanta bontà a mio ri¬ 
guardo, e presso a signori come il conte Nava, il barone Trecchi, le 
signore Milesi, Ruga, Tealdo, e presso ad artisti come il Palagi, Michele 
Bisi, e la signora Ernesta Bisi, che m’introdusse in varie case, poi 
volle fare il mio ritratto alla matita. Il marito suo, professore 
Giuseppe, mi offrì di lavorare nel suo studio in via Brera, casa Bram¬ 
billa , invito che accettai, non volendo più oltre abusare della bontà 
del Palagi: lo studio era piccolo, cosicché non potei, per la ristrettezza 
del locale incominciare tele di grande dimensione. 

I miei quadri ebbero grande incontro, e a dir vero a me non 
piacevano ancora, e mi spiegavo solo la fortuna che mi sorrideva 
col pensiero che dopo la morte di Appiani e di Bossi nessuno de’ 
loro scolari emersero : Palagi, venuto da poco a Milano, non aveva 
ancora che novelli discepoli, mentre in seguito ebbe poi il Sala (detto 
Saletta) e il Bellosio, due veri artisti. 

II Bellosio, che da principio, come il Sala, era troppo imitatore 
del maestro, cominciava a farsi uno stile proprio, ma disgraziatamente 
mori troppo presto, e fu quella una grave perdita per l’arte, giacché 
nella grande sua tela —■ Episodio del Diluvio Universale, — che dipinse 
per il re Carlo Alberto, egli cominciava ad emanciparsi non solo, ma 
prometteva di divenire maestro : egli sentiva altamente l’arte, sceglieva 
soggetti grandiosi, ed appunto stava dipingendo un’altra tela di grande 
dimensione — Il Passaggio della Beresina — quando la morte lo colpì 
in età ancora fresca. 

Degli scolari dell’Appiani, chiamato a ragione « il pittore delle 
grazie » non v’ erano che il De Antoni ed il Preyer : il primo cessò 
di fare il pittore e divenne ristauratore, il secondo, appena ottenuto 
il premio per Y Abradale venne in Roma , dove ebbe un impiego 
all’Accademia Carrara, e abbandonò quasi contemporaneamente l’arte. 
Bel giovane di viso e di persona, di maniere dolci e simpatiche, 
ebbe la disgrazia d’essere tradito da un compagno d’arte, che lo de¬ 
nunziò come addetto alla Giovane Italia,— messo in prigione — egli 
si fracassò il capo contro il muro del carcere. 

Del celebre pittore Bossi, nessun scolaro emerse. 

Il Sabatelli, come professore dell’Accademia aveva pochi scolari 
degni di tanto maestro : fra questi solo il Vianelli, che concorse al 
gran premio col Bernabò Visconti perduto nella foresta , quadro bello, 
per composizione e per arditezza di pennello ; ma dopo questo lavoro 
anche il Vianelli, che prometteva tanto, si confuse cogli altri mediocri. 
Non così i figli del Sabatelli, i quali ereditarono dal padre il talento 


— 54 — 

per la composizione e per il disegno. Ma sgraziatamente sul bel prin¬ 
cipio di una carriera, che si presentava loro brillantissima morirono 
tutt’e due. Mentre il padre dipingeva a Pitti, essi s’erano pure domi¬ 
ciliati a Firenze, dove godevano della protezione del Granduca. 

10 non avevo dunque concorrenti fra i giovani pittori, e il campo 
mi apparteneva quasi interamente, ma sentivo come questa fortuna 
dipendesse in gran parte dalle circostanze favorevoli, e non già per 
mio merito. 

In conseguenza dell’incontro che ebbero i miei quadri, ebbi di¬ 
verse altre commissioni. 

Imelda de’ Lambert a^gi per l’Artaria, negoziante di stampe. 

11 Ritratto del marchese Giorgio Pallavicino. 

Il Ritratto del giovane Della Bianca, la cui testa ricordava quella di 
Raffaello. 

I Vespri Siciliani, quadro grande, per la marchesa Visconti d’A- 
ragona. 

Cercai una diversa composizione da quella che eseguii prima per 
il Caroni. 

La festosa accoglienza che trovai nelle diverse famiglie dove fui 
presentato, fu in parte amareggiata da due fatterelli che certo non 
farebbero onore all’ ospitalità milanese, se non ne fossero una mera 
eccezione. 

La contessa Cicognara avendomi incaricato di portare un piccolo 
involto alla contessa X. Y., tosto arrivato a Milano, mi recai alla 
sua casa, via Monte di Pietà. — Invece della Contessa mi ricevette 
il Conte, che, con sussiego e con fare asciutto, m’indirizzò alcune 
domande intorno alla famiglia Cicognara, ricevette il plico e la 
lettera che avevo promesso di consegnare in persona, mi fece un 
inchino duro, duro, al quale risposi col medesimo tono, e me ne 
andai. 

Quel giorno non fu tra i fortunati per me, giacché sempre per 
obbedire ai consigli del Cicognara portai un’altra sua commendatizia 
al marchese X. Un servo, dopo avermi annunziato, e anche fatto 
aspettare parecchio, m’introdusse presso il suo signore. Questi stava 
in piedi in una posa piuttosto dignitosa, come di chi vuol imporre: 
gli consegnai la mia lettera, ed egli con piglio altero si mise a leg¬ 
gerla, e di tratto in tratto ne toglieva gli occhi per squadrarmi da 
capo a piedi, io me ne stavo ritto, non avendomi egli invitato a 
sedere, ma poi mi montarono i fumi alla testa, per quel modo inur¬ 
bano di ricevimento, sembrandomi uno scorno anche al distinto per- 


— 55 — 

sonaggio che m’ aveva indirizzato a quel poco nobile Marchese, e 
senza proferir parola, voltai indietro e uscii da quella casa, promet¬ 
tendomi di non più mettervi piede. 

Dopo queste due prove, pensai di lasciare la terza lettera presso 
al portinaio del conte Mellerio ; e feci bene, chè non ne ebbi nessun 
cenno di risposta; potrebbe darsi che la lettera si fosse smarrita e 
che il Conte non ne sia stato edotto. 

Del resto, ripeto che io non ebbi che a lodarmi per tanti anni 
dell’ospitalità de’ signori di Milano, città che riguardo come mia se¬ 
conda patria, a cui devo la mia riuscita e il mio nome. Certo pochi 
artisti provarono la compiacenza di aver trovato sino dal principio 
della loro carriera amici sinceri e distinti e calorosi protettori. 

10 frequentavo, tra le altre, la famiglia del ragioniere Zucchi, dove 
conobbi il fiore della gioventù artistica, tra cui Bellini, Donizzetti, 
Carlo Cattaneo, il famoso economista, uomo allora di carattere al¬ 
legro e gioviale, di conversazione amenissima. — Peccato che più 
tardi le sventure di famiglia e più ancora i dissidi politici lo spin¬ 
sero a ritirarsi in luogo solitario, e tolsero al paese una bella mente, 
che avrebbe potuto giovargli assai. 

Fra le care conoscenze fatte in quella famiglia, noterò il Rossari, 
distinto e per carattere e per profonda conoscenza della lingua nostra, 
intimo amico del Manzoni e costante suo compagno di passeggio. 

Un signor Betheman di Francoforte che aveva veduto all’Espo¬ 
sizione il mio Carmagnola, me ne ordinò una ripetizione, ma in 
grandi proporzioni colle figure la metà del vero. Questi miei com¬ 
mittenti erano amici di Palagi, al quale contemporaneamente davano 
pure commissione d’un quadro per far riscontro al mio: ne eravamo 
ambidue lietissimi. Ma un piccolo incidente venne a turbare la buona 
armonia che regnava fra noi. 

11 prof. Sabatelli, uomo di merito insigne, specialmente per il 
disegno, ebbe dal Granduca di Toscana una commissione che do¬ 
veva trattenerlo circa tre anni a Firenze, e si trovò per conseguenza 
obbligato a nominare un sostituto per la sua scuola a Brera, e che 
fosse dalla Presidenza riconosciuto idoneo a rimpiazzarlo. 

Pare che egli pensasse a me, e ognuno può immaginare quanto 

10 me ne tenessi onorato. Già prima di conoscerlo di persona, io ne 
udii parlare con alta stima a Venezia, dov’ egli era stato prima del 
Regno d’Italia, e ne era partito per occupare all’Accademia di Milano 

11 posto di Professore, rimasto vacante per la morte del famoso Tra- 
ballesi, maestro di Appiani. (Del Traballesi si ammirano dei bellis- 


— 56 — 

simi dipinti a chiaro oscuro, imitanti il rilievo, in una delle sale della 
casa Negroni-Prati.) Io era grande ammiratore delle incisioni all’acqua 
forte del Sabatelli, e specialmente quella rappresentante La Peste di 
Firenze, m’ aveva sempre colpito per la magnifica composizione. La 
figura del Sabatelli, senza essere molto alta, era imponente e dignitosa; 
la sua testa aveva un non so che di severo e di dolce insieme, era 
di carattere integerrimo, e le sue maniere rispondevano all’ espressione 
del volto. 

Egli venne da me, e fattami la proposta di supplirlo alla scuola 
durante la sua assenza, mi raccomandò che per il momento tenessi 
la cosa segreta, ciò che feci scrupolosamente, ma non così gli altri. 
La cosa venne agli orecchi del Palagi, il quale se n’ebbe a male, e 
perchè io non gli avevo mostrato confidenza, e fors’ancbe parendogli 
che il Sabatelli dovesse prima di parlarmi rivolgersi a lui. — Mi do¬ 
leva profondamente di sembrare ingrato a tante sue bontà, e raccontai 
1 ’ accaduto alla comune amica signora Paola Ruga, la quale riesci 
tosto a far comprendere la ragione al Palagi, ed egli che mi amava 
davvero, mi strinse la mano in segno di pace, e tornammo amici 
come prima. 

Il Sabatelli mi cedeva oltre al suo studio, agli attrezzi, due terzi 
della paga mensile: questi erano certamente grandi vantaggi per un 
giovane, ma io sentiva specialmente immensa soddisfazione per l’onore 
d’ essere stato scelto a occupare quel posto da un uomo sì giusta¬ 
mente celebre. 


1822 

Installato nel nuovo studio, nel Palazzo di Brera, pregai il pro¬ 
fessore Giuseppe Bisi (il quale aveva uno studio assai ristretto) ad 
essermi compagno, cercando così di restituire l’ospitalità da lui offer¬ 
tami alla mia seconda venuta a Milano. Passai con lui tre anni, 
sempre in buona armonia, perché di carattere aureo, uomo serio e 
studioso. — Egli viveva solo per l’arte e la famiglia. — Queste erano 
le sue preoccupazioni. — Esercitava l’arte del paesaggio con buon 
successo; ebbe buoni allievi, tra cui credo non errare mettendo in 
prima linea la figlia Fulvia. Inoltre egli era professore di calligrafia 
al Collegio Reale di S. Filippo, e per questa sua occupazione, io rima¬ 
nevo molte ore solo allo studio. 

Allora fui anche ammesso a far parte del Corpo Accademico, al 


- 57 — 

quale appartengono di diritto tutti i Professori: questa mia nomina 
fu però molto discussa, essendo io soltanto supplente d’ un Profes¬ 
sore, ma il cav. Longhi, professore d’incisione, e il Palagi militarono 
in mio favore e vinsero. 

Feci trasportare da Venezia le mie mobiglie e mi stabilii deci¬ 
samente a Milano, prendendo a pigione due belle camere unite al¬ 
l’appartamento del prof. Michele Bisi, presso alla cui famiglia vissi 
parecchio tampo in grande concordia e amicizia. 

Nel nuovo studio mi posi con ardore a dipingere la tela dei 
Vespri Siciliani, nella quale la committente desiderò che io introdu¬ 
cessi nei principali personaggi, i ritratti di vari suoi amici: difatti 
copiai la testa della bellissima contessa Martini Giovio, per la prota¬ 
gonista: il fratello che sostiene questa donna svenuta per l’oltraggio 
ricevuto dal soldato francese è il ritratto del conte Pompeo Belgio- 
joso, poi molti altri di cui non ricordo il nome; avanzai pure Ylmelda 
e diedi principio al Carmagnola. Il Palagi, che mi visitava sempre, 
mi era largo di consigli, che eseguivo ed accoglievo con piacere: egli, 
alquanto timido nel colorire, mi ripeteva sempre che invidiava il mio 
coraggio per spingere con forza il colore. Io ammiravo in lui la 
fantasia per la composizione, mentre mi pareva troppo attaccato alle 
regole, e mi permisi di palesargli questa mia osservazione. Pure erano 
cosi armoniche e cosi ben combinate le linee, che nel mirarle mi ser¬ 
vivano d’insegnamento. I fondi poi di tutti i suoi quadri e dei suoi 
disegni erano ammirabili, nè ho mai veduto un pittore prospettico far 
altrettanto : ripeto che per questi suoi pregi egli mi fu di gran scuola. 

Misi nel 1822 otto quadri alla pubblica Mostra, durante la quale 
si cominciò a criticare i miei lavori, perchè io non dipingeva che 
figure piccole, ciò che lasciava dubitare che non sarei stato altret¬ 
tanto lodato dalla generalità se mi fossi azzardato a trattare figure 
di maggior dimensione. 

Io mi misi al puntiglio di rispondere a questa critica, col dipin¬ 
gere in quindici giorni una figura grande al vero, tutta nuda, come 
la parte più difficile dell’arte: scelsi per soggetto: Ajace d’ Oileo che 
vuol salvarsi dal naufragio a dispetto degli Dei: trovai un modello adatto 
per rappresentare quest’eroe, misi tutto l’impegno per studiare il mio 
lavoro, lo misi all’Esposizione, ed ebbi il voto generale. — Ecco che 
questa volta la critica ha portato buon frutto. — Anche qui racco¬ 
mando ai giovani di saper scernere dalla buona critica quegli inse¬ 
gnamenti che talvolta possono tornare utilissimi, come ebbi a pro¬ 
vare più e più volte. 


- 5 » - 

Il mio ritorno a Roma andava sempre più diventando difficile, 
avendo ricevuto anche quest’ anno molte commissioni ; comunicai i 
miei impegni al Canova, il quale commise a un pittore tedesco di 
finire le lunette da me abbozzate. — Quando poi avvenne la morte 
di quel mio amato protettore, abbandonai l’idea di tornare a Roma, 
e mi fissai definitivamente a Milano. 

In quest’anno avvenne a Verona il famoso Congresso che riunì 
in quella città tutti i Sovrani d’ Europa, e che trattò specialmente 
degli affari della Grecia. 

Orgogliosi i Veronesi che la loro citta venisse scelta per sì alto 
convegno, idearono, per tramandarne ai posteri la memoria, di com¬ 
mettere un quadro che rappresentasse tutti i Sovrani riuniti nell’A¬ 
rena, dove la città aveva offerto una gran festa. 

Ricevetti una lettera assai lusinghiera dal Podestà, conte Persico, 
la quale mi annunziava esser stato io scelto per eseguire questo 
quadro, e m’invitava a presentarmi tosto a Verona. 

Il conte Strassoldo, allora Governatore di Milano, mi fece tosto 
tenere il mio passaporto, mi portai a Verona, e per prima cosa mi 
presentai al conte Persico, il quale mi annunziò che il giorno dopo 
egli mi avrebbe presentato a S. M. l’Imperatore. 

Così fu. — L’Imperatore mi ricevette con viso scuro, ma sic¬ 
come al fianco avevo il conte Persico, ed io non avevo cercato que¬ 
sta presentazione, così stetti ascoltando i discorsi del Podestà e la 
risposta di S. M. senza far motto. Non ricordo però come avvenne 
che io entrai poi nel discorso e nominai il conte Cicognara. A que¬ 
sto nome f Imperatore divenne ancora più serio, m’interruppe di¬ 
cendo secco: Non mi piace Cicognare. Non feci più parola: fummo con¬ 
gedati, ed io n’ebbi ben piacere. 

Eravamo arrivati al giorno della festa, ed era stabilito che io 
dovessi trovarmi in un angolo del palco dei Sovrani per disegnare i 
diversi gruppi. Difatti io mi vi recai, e ricordo l’impressione prodotta 
da quello spettacolo sulla mia mente giovanile: l’immaginazione mia 
vagava, e pensavo come doveva essere il Colosseo al tempo degli 
antichi Romani. La platea e le gradinate stipate di gente: in mezzo 
stava l’orchestra con numerosi cantanti, e nel centro di questo cir¬ 
colo spiccava la bella figura di Gioachino Rossini, pronto a dar 
l’avviso per far principiare la musica, appena fossero giunti i 
principi. 

11 primo ad entrare nel palco fu il vecchio Re Ferdinando di 
Napoli, al cui braccio si appoggiava l’Imperatrice d’Austria, Carolina 


— 59 — 

di Baviera; poi in seguito arrivarono lo Czar Alessandro di Russia, 
il Re di Prussia, l’Arciduchessa Maria Luigia e molti altri. 

Ero attento a schizzare le figure più salienti, per fissare poi cia¬ 
scun gruppo al suo posto, e già prima avevo combinato il punto 
prospettico del palco in modo da permettermi d’introdurre nel fondo 
1’ anfiteatro. 

Fatto 1 ’ abbozzo ero libero di tornarmene a Milano, ma prima 
di lasciar Verona volli fermarmi ancora per qualche giorno per visi¬ 
tarne i monumenti, e desiderando anche di udire al Teatro Grande 
l’opera di Morlacchi, Tebaldo e Isolino, nella quale con grande aspet¬ 
tativa cantava il musico Velluti. Andai a sentirlo colla signora baro¬ 
nessa Walbrun, che era venuta a Verona per rivendicare un suo di¬ 
ritto su certi beni del Mantovano. 

Benché il soggetto del quadro non mi andasse molto a genio, 
tornato a Milano, ne studiai lo schizzo per mandarlo poi alla Giunta 
di Verona, come d’intelligenza. La mia composizione fu lodata da 
quei Signori, ma per il momento mi venne sospesa la commissione, 
e non ne udii mai più parlare, né io ricercai altra risposta. 

Invece appena finito e spedito questo schizzo che ebbe poca 
fortuna, alcuni amici, Gaetano Cattaneo, direttore del Gabinetto Nu¬ 
mismatico, uomo di lettere e di animo gentile, e il Psalidi, direttore 
del Demanio, chiesero ed ottennero dal Ministero di dare al Palagi 
ed a me la commissione di compiere le pitture di una sala del Pa¬ 
lazzo Reale di Milano, cominciate dall’Appiani, il quale, colto da apo¬ 
plessia, non potè portarle a termine. 

Le medaglie dipinte dall’ Appiani erano due e ne rimanevano 
quattro per noi: il preventivo della spesa fu calcolato a sedici mila 
franchi, ma per una strana idea, il Ministero non volendo alterare le 
spese già stabilite per il Palazzo di Milano, fece iscrivere la detta 
somma in quelle destinate alle biancherie. 

Preparammo le nostre composizioni ritenendo i soggetti già sta¬ 
biliti dall’Appiani. 

A me toccò: La Tace dei Sabini coi Romani; a Palagi: La Madre 
di Coriolano che va ad implorare la pace dal figlio ; questi per le grandi 
medaglie; e per gli scomparti minori, dove però le figure erano quasi 
grandi al vero, a me La Corsa, ossia Giuochi Romani; a Palagi II 
Pugillato. 

Cominciammo insieme a dipingere a buon fresco nell’autunno, 
epoca propizia a questo genere di lavoro, e ben presto avendolo ter¬ 
minato, venne collaudato ed assai commendato da una Commissione 


— 6o 


d’Artisti e d’Ingegneri, la quale pronunziò parole, a noi di grandis¬ 
sima soddisfazione, giudicando l’opera nostra degna di compire quella 
sì ben incominciata dall’Appiani ; la somma stabilita ci fu tosto pagata 
dall’erario. 


1823 

I lavori compiti al Palazzo Reale non m’impedirono di prepa¬ 
rare alcune tele per l’Esposizione del 1823 : Gli Sponsali di Giulietta 
e Romeo, quadro grande per il conte di Schònborn, pari del Regno 
di Baviera; L’Ultimo Bacio di Giulietta e Romeo, quadro grande per il 
conte Alessandro Sommariva, e cinque ritratti. 

Intanto il moto del 1821, detto dei Carbonari, portava le sue 
conseguenze ed era soggetto dei discorsi generali, e per sentimento 
patriottico e perchè vi erano compromesse persone distinte e benvise 
da tutti. Ricordo che sin da quando io partii da Venezia vi si par¬ 
lava delle carceri piene di detenuti, tanto che non bastavano quelle del 
Palazzo Ducale, sì che si era dovuto adoperare anche quelle nell’isola 
di S. Cristoforo di Murano. 

Ricordo pure quanto raccapriccio provammo a Milano quando 
vennero arrestati i capi dell’insurrezione, in gran parte miei cari amici. 
Fra questi il colonnello Arese, il quale si stupiva come quei primi 
disgraziati, avendo ragione di temere i rigori della Polizia austriaca 
non fossero prima fuggiti, e poi venne pure arrestato a gran meraviglia 
di tutti. Questo vero gentiluomo, benché tenuto in rigorosa prigionia 
che durò alcuni anni, pensò dal carcere a mandar ordine al suo agente 
di pagarmi il quadro del Carmagnola, e uscito poi che fu dalla pri¬ 
gione, volle che gli facessi il ritratto grande al vero, rappresentandolo 
in carcere, com’egli stesso mi fece la descrizione. Dovetti far pratiche 
al Tribunale criminale per ottenere le catene com’egli le portava ai 
piedi, e lo sgherro che me le portò, vedendo il ritratto del Conte, 
esclamò : « Questo è quel bravo Signore, il conte Arese, al quale ho 
io stesso ribadito i chiodi; povero Signore, quand’ebbi terminata 
l’operazione, egli mi regalò tre svanziche. » — Chiesi poi al Conte se 
ciò fosse vero, e me lo confermò, anzi dimostrò desiderio di rive¬ 
derlo. Naturalmente questo ritratto non venne esposto come molti altri 
miei dipinti. 

I fratelli Ciani, temendo toccasse loro la sorte de’ loro amici, 
esularono in Isvizzera, dove convennero molti altri emigrati politici 



Tavola V. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Tamar di Giuda. Acquarello a sepia 

i8)i. 


.Oh quanto al facile 

Non immemore labbro 
Rapisco arre dolcissime 
Di quel saper, che fabbro 
Fu di novelle grazie, 

Onde a Venezia ancor sorride il del! 

Tullo Massarani. 

La Bibbia è un palimpsesto che si rinnova ad ogni opera. Hayez 
vi attinse il suo bell’ incontro di Giacobbe con Esaù, la sua Tamar . . . 


Dall’ Ongaro. 






.7 ajovaT 

.X3YAH O0833MA£3 

\uc\vi \i oUmupok aùìwVx) '$k 'vmuuY 

.i$i jchònborn, .; : : de! llei/no 
Ionico , quadro grande, per il 

i, Xc sto che non bastavano quelle del 
era dovuto : operare anche quelle nell’isola 

ofiond In oJrump rlO. 

ofddd cnornsrrrmr no7 
3ffrÌ2?,ìjlob DT1J5 OD?Ìqn3 
O'jdd&f orlo prsqÉ? loop iCI 
..oixnrg olbvorr ih u3 
! loie li sbirro?. losnn nixsn'sV n obnO 

VAh5ll,Z?.kìA oj.tuT 

o ..ni dalla prA 

xsvnll onoqo irigo Le ivonnii i? srfj oi?3?qrriilnq nu 6 niddiAt nJ 

. . . 'inrnnT nu? ni c un?3 rioo oddosniO ih orlrtoDriidlsd ori? fi sarriiin iv 

r ottener. com’egli - . stava \à 

.oaADwO'jjACI 















— 6i 


e cercarono di tener viva la fiamma dell’ amor patrio. Nel numero 
degli arrestati erano il Confalonieri, il Gaetano Castiglia, Silvio Pel¬ 
lico, il marchese Giorgio Pallavicino, Borsieri e molti altri. 

Il marchese Luigi Porro e il marchese Arconati riuscirono a 
fuggire, il primo in Grecia, 1 ’ altro in Francia, poi nel Belgio e in 
Inghilterra, adoperando gran parte delle sue sostanze a sollievo dei 
suoi compatriotti meno di lui fortunati. 

Pure in mezzo a tanti dolori che affliggevano le famiglie, in 
mezzo a scene disgustose, le arti trovavano pur sempre dei protet¬ 
tori, anzi credo che quello sia stato il momento più brillante della 
mia carriera artistica. 


1824 

Terminato il famoso processo dei così detti Carbonari tutti con¬ 
dannati a morte, l’Imperatore Francesco commutò la pena colla pri¬ 
gionia a vita ai più compromessi, e che molti scontarono nel carcere 
dello Spielberg. Alcuni vi lasciarono la vita, altri vennero poi graziati 
dall’Imperatore Ferdinando, quando nel 1838 si fece incoronare Re 
d’Italia. 

Io me ne stavo tranquillamente nel mio studio a dipingere, pen¬ 
sando spesso agli amici lontani, e trovando conforto grandissimo nel 
lavoro : esposi quell’ anno il quadro di gran composizione il Conte 
Carmagnola nel cortile del Palalo Ducale quando s’incontra colla propria 
famiglia per il signor Betheman, un ritratto grande al vero, figure 
intiere della signora Belloc aggruppata colla figlia, tre altri ritratti, 
del signor Chiesa Molinari, del signor Peluso di Genova e del signor 
Barnovani, più VAngelo Annunciatore , mezza figura grande al vero: 
questo quadro mi era stato commesso dal fratello del sarto Galli, 
grande amatore e raccoglitore di opere d’arte antiche e moderne. 

Ogni volta che io esponevo i miei quadri, ne vedevo più che 
ogni altro i difetti ; e gli applausi mi davano timore per l’avvenire, 
temendo sempre di non riescire a far meglio, o anche riescendo di 
non incontrare più la generale approvazione. Questo sentimento unito 
alla emulazione che io avevo col Palagi (solo pittore di cui avessi 
allora grande stima) e all’amore che sempre ho sentito e sento tut¬ 
tora per l’arte, mi spingeva a non risparmiare nè fatica, nè studio per 
meglio riescire. Che se io ero riuscito a superare la mediocrità, misuravo 
con una specie di terrore quanto cammino io dovessi fare ancora per 


- 62 


giungere al punto che io vedevo assai lontano e difficile da toccare: ep¬ 
pure tutti andavano dicendo che io lavoravo con grande facilità, ecco i 
giudizi. Domando agli artisti se sono veritieri? Nella mia lunga carriera, 
nella quale dipinsi più di trecento tele, trovai sempre che l’artista deve 
tremare davanti al vero, che non si riesce mai a raggiungere: e se 
da un lato colla pratica si acquista una certa disinvoltura nell’adope- 
rare il pennello, dall’altro si vedono crescere le difficoltà che sempre 
più si affollano alla mente di chi voglia formarsi un ideale da rag¬ 
giungere. Quando avevo terminato i miei quadri, era sempre per me 
un momento di grande esitanza quello nel quale il committente mi 
chiedeva il prezzo dell’ opera mia, che io ero il primo critico delle cose 
mie, e non sapevo decidermi a darvi un valore: confesso che i miei 
committenti si mostrarono sempre soddisfatti delle mie domande, ed 
io del loro compenso che ritenevo come pagamento del piacere che 
io provavo nel lavorare. 

Potevo lavorar molto durante l’anno, prima perchè non perdevo 
un minuto e mi dedicavo all’ arte, poi perchè facevo il sacrifizio di 
molti inviti per non distrarmi dal lavoro. Intanto mettevo attenzione 
alle produzioni della gioventù, cercando sempre 1’ apparizione di qual¬ 
che giovane entrato anche lui nella via nuova, cercando sempre que¬ 
sto progresso che sentivo doveva succedere. 

Cominciò allora a distinguersi il Diotti, eccellente pittore, e Pro¬ 
fessore nell’Accademia Carrara di Bergamo: egli conosceva bene l’arte, 
ma ancor più del Palagi era troppo ligio alle sue regole, e credo 
avesse minori cognizioni e minor talento di questo. 

11 critico d’arte più conosciuto allora era il Defendente Sacchi; 
cominciò a lodare i miei quadri con vera esagerazione, cercò anche 
di diventarmi amico, ma io non mi sentivo attratto da simpatia per 
lui, nè feci gran caso de’ suoi scritti : egli mi si voltò contro e co¬ 
minciò a bersagliarmi oltre misura, cercando di risvegliare in me 
l’invidia, passione che io non conobbi mai. — Egli portò alle stelle 
i dipinti del Diotti, e anziché averne a male, io mi sentivo onorato 
che mi contraponesse un sì valoroso competitore : ma era evidente 
che il Sacchi lodava l’uno per abbattere l’altro, e tale giuoco venne 
da molti scoperto, cosicché a me fece poco danno. Ancorché le cri¬ 
tiche del Sacchi, poi del Pezzi, non mi sembrassero di buona lega, 
cercavo pure in esse quel tanto di buono che mi poteva rischiarare 
la mente per correggere i miei difetti, e le commissioni mi si face¬ 
vano così numerose da non poter riescire a eseguirle tutte durante 
l’anno, benché io lavorassi assiduamente da mattina a sera. 


— 6 3 — 

Mi posi allora con ardore a dipingere Giulietta e Romeo benedetti 
dal Frate (colle figure di dimensione un po’ minori di quelle già ese¬ 
guite per il conte di Schònborn), commessomi dal signor Pourtales 
di Neufchatel che, veduti i miei quadri all’Esposizione, desiderò vi¬ 
sitare il mio studio insieme alla giovane e bella sua sposa. In pari 
tempo il signor Peluso di Genova volle due miei quadri lasciando a 
me la scelta del soggetto: per il primo lo trassi dalla storia delle 
Crociate di Michaud, il secondo era : Fiesco che si congeda dalla 
Moglie, scena tratta dalla tragedia di Schiller. — La moglie del 
congiurato, stava ginocchioni implorando il marito a desistere dalla 
presa determinazione. Per questa figura si era gentilmente prestata 
come modella la signora Margherita Ruga, come usai in vari altri 
quadri, ritrattando persone di conoscenza che si prestavano gentil¬ 
mente a posare. 

Eseguii altri due quadretti per questo signor Peluso: Tiziano 
che dipinge il ritratto di Carlo V nel punto in cui, cadutogli un pennello, 
il gran monarca si curva a raccattarlo, con meraviglia dei circostanti suoi 
cavalieri, l’altro : Apelle che ritrae la bella Campaspe in presenta di Ales¬ 
sandro il Grande. 

Esposi tutte queste tele, alle quali aggiunsi una Bagnante, sempre 
per esercitarmi nel nudo, e dimostrare come amassi a dipingere le 
figure a larghe dimensioni, quando non ero legato per queste dal desi¬ 
derio dei committenti. Questa piacque al Re di Wurtemberg, il quale, 
di passaggio a Milano, visitò l’Esposizione, e la comperò. Contem¬ 
poraneamente il conte Tosi di Brescia, amatore di belle arti e gene¬ 
roso mecenate, me ne fece ricerca, ma arrivato dopo la vendita fatta al 
principe, ebbi invece da quel distinto signore la commissione d’ese¬ 
guire un altro quadro. Egli desiderava dapprima una Psiche, ma il 
soggetto non m’andava a garbo perchè troppo classico ; allora il gen¬ 
tile Conte mi disse che desiderava innanzi tutto che io fossi contento 
del soggetto, perchè nell’eseguirlo io v’infondessi quel sentimento che 
a suo dire, aveva riscontrato in altri miei quadri. Scelsi : I Profughi di 
Parga, soggetto nel quale potevo rappresentare que' sentimenti patrii 
che ben s’attagliavano alle nostre condizioni, mentre si poteva variare 
ne’ differenti gruppi le diverse passioni. I costumi, benché moderni, 
erano assai artistici, il soggetto piacque al Conte il quale comprese 
facilmente come fosse necessario di trattarlo su vasta tela. 

Le mie occupazioni artistiche non mi toglievano dal frequentare 
alla sera le case degli amici e fra queste la casa della signora France¬ 
sca Traversi, dove ero ricevuto con vera cordialità e dove si radunava 


- 6 4 - 

una eletta schiera di persone distintissime, colle quali io mi trovavo 
ogni domenica a pranzo, e spesso anche alla sontuosa villa di Desio. — 
Venuta a morire questa buona mia amica, trovai l’uguale accoglienza 
presso il cav. ingegnere Alessandro Negroni Prati, per il quale io ese¬ 
guii ben dieci quadri: vero mecenate, il signor Negroni teneva l’arte 
e gli artisti in tale pregio, che uno si sentiva onorato di chiamarsi 
suo amico; la casa sua ospitale raccoglieva il fiore della società Mi¬ 
lanese, ed io passai tanto in città che nella grandiosa sua villa di Pes- 
sano, ore serene e felicissime. 

Nella casa Traversi ebbi il piacere d’udire spesso della buonissima 
musica. 11 principe Emilio Belgiojoso , che possedeva una deliziosa 
voce di tenore, il fratello Antonio, pure tenore, e il conte Pompeo 
e Lodovico; essi eseguivano con rara squisitezza e accordo dei pezzi 
stupendi; è cosa nota a Milano che l’elemento musicale è quasi in¬ 
nato nella famiglia Belgiojoso. 

Udii in quella medesima casa ripetutamente la Giuditta Pasta, 
Ronconi il vecchio, conobbi la Taglioni e molti artisti di vaglia, e al¬ 
tri che acquistarono più tardi molta celebrità. — I concerti si alterna¬ 
vano con cene improvvisate, cosi dette risotti, dove spirava la più 
schietta allegria, e la padrona di casa, che ne era l’anima, spesse volte 
ne serviva essa stessa la tavola, ciò che rendeva più piccante il diver¬ 
timento. Benché dedito agli affari, il marito godeva assai di queste 
belle riunioni, ma passivamente — la parte attiva era tutta della si¬ 
gnora. 

La casa dell’avv. Ruga (che con Melzi e Sommariva ebbe da 
Napoleone l’incarico di governare la Lombardia) mi era pure assai 
ospitale. Quest’ uomo già allora sui settantanni ebbe la soddisfazione 
d’esser da ognuno riconosciuto d’una onestà a tutta prova, cosa ra¬ 
rissima in quei tempi di rivolgimenti politici. La moglie sua, quan¬ 
tunque non più di fresca età, si conservava bellissima perchè alta di 
statura, bella testa con occhi vivissimi, profilo greco, bella bocca e 
bel corpo — e d’una vivacità straordinaria. Ella godè assai della vita 
di quei tempi eccezionali, fu in Ispagna durante 1 ’ occupazione del— 
1 ’ esercito italiano. Fu a Roma dove io la conobbi, e tanto lei che il 
marito avevano passione per le belle arti. Oltre la brillantissima so¬ 
cietà che conobbi in sua casa, il Banco, giovane pittore di miniatura, 
dava anima alla conversazione ; egli era dotato d’una singolare facilità 
d’imitazione in ogni genere, tal che Rubini stesso diceva di ricono¬ 
scersi perfettamente quando lo imitava — bello e brioso, egli veniva 
ricercato in ogni società. 


- 65 - 

La giovane nuora Margherita, vivace di spirito, graziosa di ma¬ 
niere e bella di persona, era l’anima della comitiva: quella simpa¬ 
tica signora si prestò più d’una volta per servirmi da modello, 
ed io accettavo ben volentieri perchè non solo era bella, ma, 
donna d’ingegno, essa sentiva qual personaggio essa dovesse rap¬ 
presentare, e udito l’argomento come l’avevo concepito, e come 
nella mia fantasia avevo imaginato i vari gruppi che gli dovevano 
dar forma, essa posava con tutta naturalezza; più d’una volta (e ben 
inteso nei soggetti storici dei mezzi tempi) potei copiare tutta la 
sua persona. Conservo anzi di questa graziosa signora alcuni segni 
che tengo preziosissimi. 

Si guardino però i giovani tanto dal tenersi troppo ligj alle re¬ 
gole dell’arte (quando essi siano ben padroni del disegno), come dalla 
imitazione materiale del vero: l’artista, dopo aver ben studiato sui 
modelli antichi le regole fondamentali dell’arte, se è veramente chia¬ 
mato a seguire le orme dei grandi maestri, deve formare nella propria 
fantasia l’imagine ch’egli eseguirà poi quando abbia trovato un mo¬ 
dello che gli rappresenti il tipo eh’ egli si è formato nella mente, e 
al quale, copiando le linee esteriori, presterà quella parte ideale che 
forma il bello nel vero. 

1824 

I miei lavori furono allora interrotti da una grave malattia d’in¬ 
fiammazione che mi colse , e che mi lasciò assai abbattuto ; anzi il 
famoso dottor Sacco temeva che io fossi leso nei polmoni. (Mentre 
detto queste righe . . . 1869, ho compito i settantotto anni, e mi 
sento in perfetta salute.) 

Ricordo in questa occasione le amorevoli cure prestatemi dalla 
buona signora Traversi, la quale, appena fui trasportabile, mi volle 
colla moglie , alla sua villa di Desio, dove passai un mese delizioso 
e tornai a Milano pienamente rimesso. I miei cari amici vollero fe¬ 
steggiare la mia guarigione e m’invitarono a un pranzo, dove fra gli 
altri brindisi, Tommaso Grossi ne disse uno graziosissimo in versi. 1 

Altre case che io frequentavo erano quelle del marchese Antonio 
Visconti Aimi, e del conte Carlo Cicogna. Questi amava le arti e 
gli artisti ; egli dipingeva paesaggio , era allievo del professore Giu¬ 
seppe Bisi, col quale spesso andavamo alla bella sua villa di Bisu- 
schio presso Varese. 

1 Veggasi nei Documenti che fanno seguito alle Mie Memorie di F. Hayez. 


9 


66 — 


1825 

Gli spassi della campagna, che io mi permettevo di tanto in tanto 
per rinfrancare il corpo e rinfrescare la mente , non mi toglievano 
lena per proseguire i miei lavori : benché in villa, non passava giorno 
che io non facessi qualche segno per fissare sulla carta le immagini 
che si venivano generando nella mia mente, e che a suo tempo avrei 
raffrontate col vero. — Pensavo allora al soggetto d’un quadro per il 
signor Chiesa Molinari ed era Ilo rapito dalle Ninfe. — Quel signore 
desiderava che io facessi dei nudi, e il quadro di piccole dimensioni 
doveva essere studiato e condotto con molta finitezza — mi costò e 
tempo e fatica — non era però un soggetto che a me andasse molto 
a genio. — Pure il pubblico e il committente ne furono contenti. 

Con ben maggior soddisfazione dipinsi una Maddalena grande al 
vero, ordinatami dal barone Ciani, e per il soggetto di sì alta bel¬ 
lezza, e per lo studio in grande dal vero ch’ero obbligato di fare. — 
Quella peccatrice vinta dalla grazia divina, alla sola vista del Reden¬ 
tore, che col pianto confessa i suoi peccati, fu sempre per me sog¬ 
getto di meditazione, e anche negli anni giovanili nei quali io non 
mi sentivo puro, il soggetto religioso m’incusse sempre molta rive¬ 
renza, e lo preferii a ogni altro. 

Le famiglie Isimbardi e Casati, proprietarie principali del Comune 
di Muggiò, mi diedero allora la commissione di eseguire un quadro 
d’altare per quella chiesa: — Gesù Crocifisso colla Maddalena ai piedi 
della Croce ; — ricordo che quando mi recai a collocare al suo 
posto la tela, due delle signore committenti si trovarono presenti, una 
delle quali la graziosa marchesa Luigia Isimbardi Litta Modignani, 
che gentilmente volle invitarmi a colazione. 

Dopo quarant’ anni mi fu mandato a Milano il quadro per darvi 
la vernice, e fui soddisfatto trovandolo ancora fresco di colore, ma 
osservandolo dal lato artistico (giacché amai sempre di fare i con¬ 
fronti fra le mie opere eseguite in epoche diverse), dovetti scorgere 
più d’un difetto, di cui voglio conservato il segreto. 

Altro argomento bellissimo fu quello datomi dal barone Ciani: 
Gli Apostoli Filippo e Giacomo in viaggio per le loro predicazioni. Io avevo 
da tempo l’abitudine di leggere la'Storia Sacra, ricca di tanti bei sog¬ 
getti che sempre mi stavano nella mente : e tanto più ora cercai 
immedesimarmi coi tempi, cogli usi per dare alle figure quel carattere 


— 6 7 — 

religioso, quel non so che di attraente, che doveva possedere chi era 
dal Divin Maestro destinato a scuotere quelle popolazioni che vole¬ 
vano convertire : cercai lo stile e il più possibile vero nelle vesti e 
nelle pose onde si vedesse proprio il movimento. 

Oltre all’interesse del soggetto per sé, un altro nascosto e altis¬ 
simo era racchiuso in questa tela. I due fratelli del Ciani, Filippo 
e Giacomo, esuli andavano pur predicando per convertire i popoli a che 
consentissero che la loro patria si liberasse dallo straniero. — È facile in¬ 
tendere che questa tela non figurò come le altre all’Esposizione. 

Cominciarono allora a farsi conoscere alcuni artisti : Agostino 
Comerio, Luigi Sacchi (che fu poi uno dei primi fotografi), Cesare 
Poggi, Giovanni Servi, Giovanni Darif, Carlo Arienti, Bozzotti, Lo¬ 
dovico Lipparini, Pasquale Vianelli, Sigismondo Nappi, Natale 
Schiavoni e figlio, Giuseppe Sogni e Giuseppe Diotti. Cominciava 
anche a farsi buon nome il Molteni, per alcuni ritratti assai somi¬ 
glianti e di molto effetto ; egli aveva studiato il disegno all’Accademia, 
ma poi si dedicò al restauro dei quadri antichi, per necessità' di lucro; 
aveva molta attitudine per 1’ arte, come lo dimostrano i suoi ritratti 
e vari quadri di genere con figure grandi al vero, che ebbe il co¬ 
raggio d’eseguire, fidandosi troppo, a parer mio, dei pochi studi fatti. 
Egli aveva una maestria di pennello non comune, benché vi fosse 
a volte qualche durezza e spesso difetto di disegno. Questo giovane 
artista, assai lodato allora, godeva 1’ amicizia di molti, aveva pure 
molte commissioni ; ma devo dire che lo trovai docile ai suggeri¬ 
menti che da vero amico io credevo dargli, allorché chiedeva la mia 
opinione. 

L’Arienti era artista ben più valente , conosceva assai bene la 
composizione. Disegnava e dipingeva con gusto e bravura. Egli era 
molto amico del Comerio, pittore manierato. Il Comerio espose, due 
grandi quadri che furono dai giornali molto lodati (ignoro dove si tro¬ 
vino) : dipinse inoltre la cupola di San Sebastiano in Milano, e un qua¬ 
dro d’altare nella Chiesa di S. Satiro. — Dell’Arienti, fra le tele più pre¬ 
giate dirò della Congiura de Putjì, ' bellissimo quadro che si ammira 
ancora nella villa di S. Albino presso Monza del conte Porro Schiaf¬ 
finati e gli Angeli del Calvario, vasto dipinto, il cui bellissimo sog¬ 
getto fu tratto dal sonetto-del Monti, commissione del cav. Gargantini. 

Bozzotti, fratello del famoso astronomo, caro e bellissimo gio¬ 
vane, si fece conoscere specialmente col Buondelmonte, quadro eseguito 
con figure grandi al naturale per il marchese Soncino. 

Due buoni artisti, ma mancanti d’originalità erano Nappi e Sala. 


— 68 — 


Bellosio, che sentiva ancora un po’ troppo l’imitazione del maestro, 
dimostrò tuttavia molto ingegno nella sua bella tela : Episodio del 
Diluvio Universale , e fu giustamente lodato per giustezza di dise¬ 
gno, per colorito e per effetto generale. — Questo bravo giovane, 
disgraziato nella persona e di poca salute, dopo aver eseguito alcuni 
affreschi nel palazzo di Corte a Torino, mori in età ancor fresca. •— 
11 Palagi ebbe il dolore di veder scomparire dal mondo, ancor gio¬ 
vani questi tre suoi allievi, che certamente gli avrebbero fatto onore : 
erano buoni, studiosi, docili, cosicché la loro prematura morte fu da 
tutti rimpianta. 

Veneziani di nascita, il Darif e il Servi, vennero a tentare la sorte 
nella ricca Milano, allora prima città d’Italia per amare e proteggere 
le arti, e difatti vi trovarono buona accoglienza. Darif si distinse nel 
dipingere piccoli ritratti finitissimi e assai somiglianti. 11 Servi fece in¬ 
vece dei quadri di composizione, con figure piccole, commendevoli 
per la buona composizione, ma aveva forse l’occhio avvezzo a una 
maniera di cui non seppe distaccarsi. Bellissimo di persona, compito 
di modi e affezionato a’ suoi scolari : era aggiunto del Sogni nella 
scuola degli elementi di disegno; ora, pensionato, egli lavora nella 
quiete del suo studio. 

Il Sogni era pittore di molto merito; buon disegnatore e colo¬ 
ritore, mancava forse d’immaginativa, ma conosceva 1 ’ effetto. Ori¬ 
ginale in arte e fors’anche nel carattere. 11 suo Adamo ed Èva è quadro 
lodevolissimo sotto ogni rapporto; nel modo d’eseguire non lo po¬ 
trei dire affatto originale, perché ricorda vari stili. La sua Susanna al 
Bagno, che a ragione produsse entusiasmo all’ Esposizione, lascia ve¬ 
dere in varie parti la mano di Podesti: questo quadro fu eseguito a 
Roma. Bellissimo il proprio ritratto , esposto vari anni dopo, figura 
intera, disegnata e dipinta maestrevolmente. 

Molti altri artisti esposero in questi anni le loro opere e tutti 
insieme diedero un tale impulso alle arti che constateremo tra breve. 

Tuttavia tutti questi giovani erano ancor troppo imitatori dei 
capiscuola, e legati alle discipline artistiche, forse perchè di poco co¬ 
raggio, o di talento limitato, per aprirsi una strada nuova; cosicché 
nelle esposizioni si vedevano sempre opere che derivavano o dal Pa¬ 
lagi o da me, che, per essere nuovo, avevo forse fatto incontro in 
alcuni (o per la speranza di trovar commissioni, giacché vedevano 
che i miei quadri piacevano — o per lo spirito di imitazione). Gli 
imitatori del Palagi erano veramente suoi allievi: ma io, non aven¬ 
done, devo arguire che ad alcuni piacesse il mio modo di fare. 


— 69 — 

Prima d’aver occupato il posto di professore all’Accademia, io 
non tenni mai scolari, avendo desiderio di non essere distratto da’ 
miei lavori che mi occupavano per gran parte della giornata, e che 
nessuno vi mettesse mano; però quando io venivo domandato di 
consigli da chi credevo che sinceramente li avrebbe ascoltati, non 
mi sono mai rifiutato. Alzato per tempo, facevo una passeggiata, poi 
entrato nello studio, non ne uscivo che alle quattro, ora del pranzo; 
nella stagione estiva, dopo il pasto tornavo al lavoro, e così dopo 
due ore di riposo, ad occhio fresco potevo meglio giudicare se vi fosse 
qualche correzione da fare. 

Quante volte mi accadde di sentirmi malcontento per non po¬ 
ter riescire a dar forma alla mia idea, e quante volte cancellai con 
tratto coraggioso il lavoro di più giorni. E precisamente nel gran 
quadro della Sete dei Crociati (di cui tengo copia all’ acqua tinta nel 
mio studio), non contento di alcuni gruppi, mi determinai di can¬ 
cellare quindici o sedici figure grandi al vero e rifarle in modo tutto 
diverso. E non trovavo quiete nè riposo fin quando non avessi com¬ 
pito questa mia determinazione: ne sognavo la notte, e appena 
spuntava il sole, io ero in piedi e correvo allo studio; disfatto il 
lavoro che non mi accontentava mi pareva di respirar meglio. 

Certo, alcuno dirà che se fossi stato di più facile accontenta- 
tura avrei eseguito molti altri lavori, e non avrei lasciate molte com¬ 
missioni, che mi restano ancora; tra queste, di quadri per i signori 
Parenti e Irschele di Trieste, per il duca Manolo Nunez, Falcò e al¬ 
tri; — ma io non ho mai concepito l’arte nel produrre molto, ma 
bensì come ricerca del bello nel vero: e se i miei committenti si la¬ 
mentassero della mancata promessa, io risponderei loro che alla mia 
tarda età non riescirò certo più a eseguire le commissioni gentil¬ 
mente datemi, non già che sia mai diminuito in me la passione del- 
l’arte, ma trattenuto dal timore di non far abbastanza bene. 

Adoperando una maniera più larga e più sicura nel disegno, 
frutto questo d’aver sempre continuato nello studio principale, quello 
del nudo, conoscevo io stesso d’ aver fatto dei progressi, e mi do¬ 
mandavo perchè i giornali, che al mio primo apparire avevano esal¬ 
tato i miei quadri al punto da farmi meravigliare, ora, che certa¬ 
mente avevo migliorato, mi si dimostravano assai rigorosi, e qualche 
volta ingiusti e feci il mio esame di coscienza (la coscienza, purché 
non falsata dall’orgoglio o dalla vanità, è sempre la miglior consi¬ 
gliera); e trovai che molte critiche erano assai giuste, ne tenni conto, 
e certe altre che mi sembrarono fuori di luogo, le credetti frutto del 


70 — 


non aver io per dignità dell’arte voluto mai abbassarmi a mendicare 
le lodi di chi mercanteggia le proprie opinioni. — Devo pure ag¬ 
giungere che mia moglie, abituata fino dall’infanzia a vedere a Roma 
le meraviglie dell’arte che vi abbondano, aveva un occhio giustissimo, 
e il suo giudizio mi fu più volte giovevole, sì che io stesso la pre¬ 
gavo di venire allo studio quando le tele erano in lavoro, e trovai 
sempre giuste le sue critiche. 

Devo qui pure aggiungere come quella mia cara compagna fosse 
di facile convivenza : io lamento profondamente la sua perdita, e devo 
renderle l’omaggio della mia riconoscenza per il suo affetto e per le cure 
ch’ella mi prestò in ogni occasione. 

Io cominciavo allora a vedere un po’ di rialzo nelle arti, tanto 
in Italia che fuori, e ne potevo giudicare conoscendo i lavori di pit¬ 
tori francesi e tedeschi e valutavo specialmente il merito delle scuole 
di Monaco e di Dusseldorf. — I nomi di Overbeck, Cornelius, Kaul- 
bach, dei due Hess, Piloty, Schnorr, ecc., per la Germania. — In¬ 
gres, Delacroix, Delaroche, Vernet, Ary Schaefer, Décamps, Rosa Bon- 
heur, Meissonnier, ecc., per la Francia, sono tali da incutere rispetto. 

A questi noi abbiamo molti da contraporre, notando anche essere 
state le circostanze nostre politiche di quest’epoca assai contrarie al¬ 
l’incremento delle arti. 

Certo che se noi confrontiamo l’Italia artistica del nostro secolo 
con quella del Cinquecento, il paragone ci spaventa. — Tuttavia pen¬ 
siamo come gli artisti trovassero allora eccitamento presso i Medici, i 
Gonzaga, i Pontefici, e specialmente poi presso le Congregazioni che 
commettevano per le loro chiese tele immense; e quei maestri, Gian 
Bellino, Tiziano, Tintoretto, Paolo Veronese, Raffaello, trattando quasi 
sempre soggetti biblici, poterono portare l’arte sacra a un punto di 
perfezionamento, mai da altri raggiunto. 

Quegli artisti potevano anche coltivare l’arte con maggiore libertà, 
non trattenuti come ai nostri giorni dal timore della critica. — Quanto 
avrebbero gridato i giornalisti notando gli anacronismi che esistono 
nei costumi de’vari personaggi della famosa Tenda di Dario, vestiti 
tutti alla foggia del Cinquecento. — E chi per questo oserebbe dire 
non essere quel quadro un capolavoro? 

La famosa Europa nel Palazzo Ducale e le Cene tutte del Paolo 
hanno il medesimo difetto, nè per questo mancarono d’essere giusta¬ 
mente dichiarate meraviglie dell’arte. 

Da quei bei tempi della pittura è certo che 1 ’ arte andò man 
mano decadendo nel barocchismo, e fu solo al principio del nostro 


— 7i — 

secolo che cominciò a rialzarsi, per opera specialmente del Mengs, 
tedesco di nascita, ma italiano come artista. Battoni, romano, co¬ 
minciò egli pure a svincolarsi dal manierismo dei Maratta, dei So¬ 
limene ed altri capi scuola del barocchismo fra noi. Nella Venezia la 
decadenza durò più a lungo e solo si venne a praticare una strada 
più savia, più pura, quando venne istituita una nuova Accademia, dove 
il professore di pittura Teodoro Matteini, come dissi già, avviò i 
suoi allievi alla scuola del vero, secondo le massime del proprio mae¬ 
stro Battoni. 

Dovrei pure, parlando dei distinti artisti che sorsero a quell’ e- 
poca, accennare al Podesti. Ma le sue stupende tele, esposte alla Mo¬ 
stra di Brera, sono abbastanza conosciute dai contemporanei perchè 
io sia costretto a giudicarle. Bellissimo il ritratto del cardinale Mai, 
e bello pure il quadro: Lo Studio di Raffaello. Dopo queste opere il 
Podesti non espose più. 



CAPITOLO V. 


MILANO. 


1826 

Nello stato in cui si trovavano allora le arti, era necessario tro¬ 
vare una maniera tutta opposta che facesse dimenticare afflitto le 
linee contorte e barocche in cui lo stesso Tiepolo, quantunque eccel¬ 
lente coloritore, era caduto, e dopo lui, gl’ imitatori suoi, che non 
avevano il suo ingegno e ne copiarono anche i difetti. Lo studio 
dei Greci, e in generale degli antichi condusse l’arte all’ altra esage¬ 
razione, a quello stile meschino, arido e gretto di cui s’ impossessò 
la moda, adottandolo per le decorazioni dei palazzi e perfino negli 
abbigliamenti. 

In Francia David fu il capo di questa scuola, e dopo lui Gerard, 
Prudhon, tee. 

In Italia: Traballesi, Appiani, Bossi a Milano; a Roma Camuc- 
cini; a Firenze Benvenuti. 

Necessariamente la scoltura dovette seguire la medesima strada, 
ed il merito maggiore del Canova fu quello d’ averla ricondotta sulla 
buona via. E le opere sue dinotano, a chi le guarda con occhio scru¬ 
tatore, la via che egli stesso ha percorso per arrivare dove la mente 
sua altissima s’era prefisso. Il gruppo Icaro e Dedalo, eseguito nella sua 
età giovanile, quando ancora dominava il barocchismo, mostra ch’egli 
seppe liberarsi dalle pastoie in cui erano stretti gli artisti, e eh’ egli 
sentiva il bisogno dell’imitazione del vero bello: questo a mio parere 
è il suo capo lavoro; e si può dedurne che da quel momento l’arte 
cominciò a risorgere, mentre per cedere alle esigenze dei tempi, an¬ 
eli’ egli si lasciò forse talvolta troppo trascinare all’ imitazione della 
greca scoltura. 

Io credo assai utile lo studio delle statue greche, ma senza lasciar 


IO 


— 74 — 

per questo di studiare contemporaneamente il vero, che è il maestro 
di tutti, come lo fu degli antichi Greci che noi tanto veneriamo, e 
senza il quale non avrebbero fatto meravigliare il mondo, come la 
statua dell’ Ilisso di Fidia che stava nel frontone del Partenone e il 
famoso gruppo delle Parche , dello stesso autore; le quali statue eb¬ 
bero a soffrire molto danno dalle armate veneziane, e furono dagl’ In¬ 
glesi portate a Londra. Noi le conosciamo dai gessi. 

In queste troviamo tanta verità da far decadere la fama dell’ N- 
pollo detto del Belvedere, e di alcune altre statue di quel genere, 
che ad onta delle belle forme che presentano, diventano dure in con¬ 
fronto di quelle del Partenone. 

Tornando al Canova, dirò che la testa di Papa Re^onico nel 
famoso monumento che sta in S. Pietro, è un capo d’ opera come 
verità e bello stile, e che può stare a confronto col gruppo del YIcaro: 
e in vari altri lavori, il Canova seppe imprimere il vero allo stile 
greco da lui adottato. — Ma credo essere questi due suoi lavori assai 
superiori a tutti gli altri. 

Questo sommo ■ artista può essere certamente ritenuto come 
capo scuola della scoltura moderna. — 11 suo ingegno, il suo carat¬ 
tere leale e generoso gli valsero in vita, onori, ricchezze, estimazione 
generale, egli usò largamente del suo lauto censo, amò l’arte per 
l’arte, protesse attivamente i giovani che vi si dedicavano, avvicinò i 
principi, solo quand’era da loro chiamato, e adoperò l’influenza sua 
per il bene della patria. Benedetta sia la sua memoria. 

Il competitore di Canova fu Thorwaldsen. —- Egli era di bel¬ 
l’aspetto; la sua fisionomia, benché nordica, era espressiva, piuttosto 
seria, eppure dolce; era benevolo, di maniere distinte, di nobile porta¬ 
mento; discorreva poco, era pensieroso, ma sempre cortese. Nel¬ 
l’arte egli si distingueva sopra tutto nei basso rilievi; il suo stile 
non era tutto greco, anzi aveva un non so che di originale. Egli 
non lavorava mai il marmo, ch’io sappia, ma modellava assai bene: 
e gli argomenti da lui rappresentati in basso rilievo erano conce¬ 
piti con gran finezza e talento. Non ho mai potuto capire se egli 
fosse veramente amico di Canova, ma non lo credo. — L’ aureola 
che circondava Canova poteva forse fino a una certa epoca destargli 
invidia, ma poiché la fortuna sorrise anche a lui, e meritatamente, 
panni che dovesse maggiormente tenersi legato di amicizia col grande 
artista italiano; invece egli si lasciò adoperare come stromento da Ca- 
muccini, per abbattere Canova, e queste mene dell’invidioso pittore 
furono condotte con tant’arte, che il Thorwaldsen non si accorse della 


— 75 — 

brutta parte che gli si faceva rappresentare: la nobiltà del suo animo 
si sarebbe certo rivoltata contro queste basse gare. 

Fra le molte belle opere di Thorwaldsen forse la più distinta è 
il basso rilievo rappresentante la Notte, e i bassi rilievi esistenti nella 
Villa Carlotta, sul lago di Como; questi, a mio parere, sono assai 
superiori a quelli del Canova. Peccato che questo celebre artista, non 
lavorando egli stesso il marmo, mancava nelle figure di quella fini¬ 
tezza di piani che distingue il vero scultore: tuttavia i suoi lavori 
saranno sempre mirabili per il concetto e per lo stile. 

Dopo questi due sommi artisti, la scoltura prese grande sviluppo 
in Italia: Bartolini a Firenze e poco dopo Duprè portarono l’arte a 
un punto eminente. Quando nel 1861 visitai l’Esposizione di Firenze, mi 
portai tosto allo studio del Duprè, curioso di vedere le opere sue che 
avevo udito decantare e di conoscerne l’autore. Egli stava appunto 
occupato a dare gli ultimi tocchi alla Saffo (che ebbe poi tanto suc¬ 
cesso a quella mostra) e, riconosciutomi per artista dalle mie osser¬ 
vazioni sulla stupenda statua, mi festeggiò assai, e volle accompa¬ 
gnarmi intorno al vasto studio, spiegandomi a ogni suo lavoro da 
qual concetto egli fosse stato diretto nell’eseguirlo, e allora, capii che 
egli era vero e grande artista. Con dolce compiacenza egli mi mostrò 
i primi lavori della figlia sua e m’accorsi (come m’accertai di poi, non 
essermi ingannato) che essa aveva ereditato il talento paterno. 

Contemporaneamente il Vela a Milano faceva stupire colle sue 
statue: tl Vescovo Lumi (perii Palazzo Governativo di Lugano) e la 
Desolazione (per la Villa Ciani pure in Lugano), nelle quali si rivelava un 
artista in tutta l’estensione della parola; da quelle si scorgeva come 
quel giovane, staccatosi dalle regole pedantesche della scuola, avesse 
trovato la vera strada per rappresentare il vero. L’opera sua più distinta, 
a mio parere, è /’ Addolorata, statua d’ altare per la suntuosa Cappella 
d’Arcore dei Marchesi d’Adda, monumento degno dei più bei tempi 
dell’ arte. 

Pur troppo il Vela talvolta si lasciò cadere nel verismo, e ben¬ 
ché fra noi egli abbia il merito d’aver segnato un’ èra di risorgi¬ 
mento, la sua scuola presenta dei pericoli per chi si facesse troppo 
ligio suo imitatore. — Tutte le arti in questo momento presentano 
questo pericolo — pittura, musica, belle lettere. 

Già dissi come fino a quest’ epoca duravano ancora a Milano 
nella pittura le scuole imitatrici di Palagi e della mia, ed è facile 
capire come il pubblico fosse stanco di veder sempre degli imitatori, 
che per loro natura devono naturalmente rimanere alla coda de’ mae- 


— 7 6 


stri, non sentendosi il genio di farsi originali. Le arti aneli’esse subi¬ 
scono la moda e già si aspettava un genio che, profondo nei prin- 
cipii dell’ arte, necessarii a tutte le scuole, venisse ad aprire una nuova 
via, che quantunque avesse per punto di partenza l’imitazione del 
vero, pure lo vedesse sotto l’aspetto d’una certa originalità e lo ren¬ 
desse sotto forma nuova. 

Fra i giovani che cominciavano, alcuni, principiarono poi a 
dar di sé speranza di originalità nell’arte, e devo nominare per primo 
Giuseppe Bertini, appartenente a famiglia tutta di artisti, e ben vicino 
a lui Eleuterio Pagliano. E per la pittura di genere Domenico e 
Gerolamo Induno. Domenico, fu maestro al fratello minore e può 
dirsi il capo di quella scuola introdotta allora a Milano. Gerolamo 
si scostò alquanto dal maestro, nelle forme più pure e nelle tinte 
meno fosche, pur conservandone sempre lo stile. Ma di tutti questi 
giovani, come di altri, parlerò a suo tempo più diffusamente. 

Cominciavano a venire da altre parti d’ Italia lavori veramente 
distinti, e tra questi alcune tele del Malatesta di Modena : Tobia e 
Tobiolo , quadro nel quale la religiosità del concetto era interamente 
conservata, un bellissimo ritratto di signora, e altri che rivelavano un 
grande artista. 


1827 

Ogni volta che mi accorgevo dei meriti altrui, mi sentivo nuova 
spinta allo studio, e lavoravo con alacrità; pensai anche esser miglior 
partito di non esporre ogni anno i miei quadri alla pubblica mostra 
e così arrivai al 1827, trovandomi nello studio molte tele che non 
avevano ancora subito il giudizio del pubblico. 

La Bersabea , figura sola, grande al vero per il Re del Wurtemberg; 
il Crocifisso e la Maddalena per la Chiesa di Muggiò : Maria Stuarda 
che sale al patibolo per il sig. Seufferheld. Quest’ ultimo quadro fu 
assai lodato. In quello d’ altare si osservò che nella testa della 
Maddalena si riscontrava il medesimo tipo di cui mi ero servito in 
altri miei antecedenti dipinti; trovai giusta la critica, e cercai in ap¬ 
presso di non ricadere nell’errore rimproveratomi. 

Feci inoltre due bozzetti suggeritimi dal dramma di Schiller 
su Maria Stuarda, cioè il suo Incontro con Elisabetta nel Parco, l’al¬ 
tro X Incontro di Leicester con Maria al momento che vien condotta 
al patibolo. 


— 77 — 

Aggiunsi a questi quadri di composizione, alcuni ritratti di 
mezze figure e un quadretto rappresentante Tancredi e Clorinda per 
il negoziante signor Corti. 


1828 

Devo soggiungere che nel quadro di Maria Stuarda avevo dipinte 
molte teste, ritraendo amici miei, che si erano compiaciuti di servirmi 
da modello. Queste teste furono bensì lodate, ma vi fu anche chi 
trovò che ciò non era conveniente perchè le persone erano troppo 
conosciute. 

Nel 1828 non esposi, e molti quadri non mi rimasero nello 
studio per l’Esposizione seguente, poiché appena terminati dovetti spe¬ 
dirli ai committenti. In due anni eseguii sedici tele tra grandi e pic¬ 
cole : alcune subirono delle critiche anche giuste, altre furono loda¬ 
tissime, ed io solo non ero soddisfatto, benché m’ accorgessi di pro¬ 
gredire; ma vedevo sempre innanzi a me il punto al quale dovevo 
mirare; e questo, anziché esser fìsso, mi sembrava che s’allontanasse 
sempre più, quand’ io m’affannavo ad avvicinarlo. Questi miei sforzi 
venivano però apprezzati anche dagli artisti stessi, e dagli intelligenti, 
i quali tutti mi davano coraggio a proseguire. 




Tavola VI. 

FRANCESCO HAYEZ. 

Facsimile di un autografo di F. Haye 
1834. 


La sua vita fu la vita dell’artista, devoto per intero all< 
dell arte, e all idolo della sua anima, il lavoro. 


Giuseppe Mongeri. 



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CAPITOLO VI. 


MILANO-VIENNA-MONACO. 


1829-1838 

Da quest’ epoca in poi non so più ben rammentare nè 1 ’ anno 
nel quale esposi i miei lavori, nè 1’ epoca in cui li ho eseguiti; an¬ 
drò discorrendo intorno a quelli che credo migliori e che segnano 
un’ epoca nella mia vita artistica. 1 

Dal 1822 al 1825 avevo continuato a far le veci del professore Saba- 
telli ed a godere il di lui studio nell’Accademia di Brera, finche di ri¬ 
torno quel brav’ uomo da Firenze, passai in casa de’ Capitani, Via 
Spiga, dove le mie tele sentivano danno per 1 ’ umidità, e cambiai in 
peggio colla casa d’Adda in via Gesù. Mi fermai poco, e finalmente 
trovai nella casa Repossi uno studio veramente adatto a miei bisogni 
fabbricato precisamente nel grandioso locale d’ un antico Monastero. 
Un grande salone lungo ventitré braccia per quattordici, con un gran 
finestrone da cui riceveva la luce; un altro finestrone metteva a una 
gran terrazza sopra i giardini Raimondi e Passalacqua; a poca distanza 
dalla casa, enormi platani portavano un’ ombra aggradevolissima, 
quando io nelle ore di riposo, deliziato da quella vista tranquilla, 
sedevo sulla terrazza; e quei platani ed altre bellissime piante mi ser¬ 
vivano per esame del vero ; due piccole stanze attigue mi completavano 

10 studio, che tenni dal 1829 al 1864. 

Appena traslocato nel nuovo studio, finii il Tietro V Eremita per 

11 signor Peluso, la Maria Stuarda che protesta della sua innocenza, 
per il signor d’Aroche di Torino, e cominciai a pensare ai Profughi di 
Purga , soggetto che mi piaceva e per il quale meditai molto. Mi oc¬ 
correva necessariamente conoscere il carattere dei luoghi ne’ quali io 

Veggasi nell 'Appendice, l’elenco delle opere di F. Hayez, alle quali fu asse¬ 
gnata la data per quanto fu possibile. 


— 8o 


dovevo rappresentare 1 ' azione, e dopo molte ricerche, il conte Ci- 
cognara mi mandò il lucido d’ un disegno fatto dal vero, che, con¬ 
frontato colla descrizione che ne fa lo storico Tocqueville, mi parve 
giusto, e me ne servii per il fondo del quadro. La scena si prestava assai 
alla composizione che rappresentava una specie d’istmo, alla cui estre¬ 
mità sorge una collina sulla quale sta il paese di Parga. Feci il mio 
schizzo che mandai al committente, desideroso di vedere s’ egli ap¬ 
provasse il mio modo d’ interpretare 1’ argomento, e il gentile conte 
Tosi me lo restituì con parole cortesissime. Questo era il primo 
quadro che trattasse di storia greca moderna, cosicché dovetti stu¬ 
diare a raccogliere notizie sopra i costumi, non che il carattere delle te¬ 
ste, e lo spirito generale di quella popolazione. Misi tutto l’impegno a trat¬ 
tare quella specie di pittura di carattere nuovo per me, che mi dilettava 
assai, trovandolo molto pittoresco tanto nella forma quanto nel pensiero. 

In quel momento le sventure della Grecia destavano generale 
simpatia, e ognuno provava indignazione per chi l’aveva ceduta al 
famigerato Bascià di Janina, contro il diritto delle genti; e a rendere 
tanto più popolari questi fatti servì non poco la bella poesia del Ber- 
chet, il quale, co’suoi sentimenti liberali faceva palpitare la gioventù. 

Il quadro era di dimensioni piuttosto grandi, le figure due terzi 
del vero, il sentimento che doveva destare era quello della compas¬ 
sione, avendo io cercato d’ imprimere nelle figure il dolore che in 
tante diverse maniere doveva essere da loro sentito. Il pubblico e 
gl’ intelligenti mi furono assai favorevoli, e quello fu grandissimo 
compenso allo fatiche fisiche e morali che quel lavoro m’ aveva co¬ 
stato. E non a caso parlai del giudizio del pubblico e di quello degli 
intelligenti in arte: chè, se l’approvazione di questi deve naturalmente 
lusingare l’amor proprio dell’ artista perchè sanno misurare tutte le 
difficoltà superate per giungere a buon fine, non sempre sono scevri 
da pregiudizj ; quando invece il pubblico, libero da ogni prevenzione, 
applaude sinceramente a quelle opere che destano impressioni più 
vive e più vere, ben di rado egli erra ne’ suoi giudizj. 11 mio qua¬ 
dro andò poi a far parte della Galleria Tosi, che il Conte lasciò in 
testamento alla città di Brescia. 

Le mie finanze cominciavano a fiorire, ma io continuai a con¬ 
durre la mia vita semplice, non sentendomi per nulla attratto dalle 
abitudini di lusso; poi la mia buona fortuna poteva anche arenarsi, 
e quantunque non avessi figli, e la mia famiglia si componesse della 
sola moglie, cercai di economizzare per formarmi una piccola so¬ 
stanza, tanto più che io non ebbi mai coraggio di chiedere (come 


Tavola VII. 

FRANCESCO HAYEZ. 

Studi a matita pel dipinto 

Gentile Bellini presenta a Maometto il suo quadro, eco., eseguito nel 18)4. 


E raccontàro ai popoli 
Dei padri le vittorie, 

Di nostra terra' italica 
Le conquistate glorie, 

E degli avi che dormono 
Le gesta e le virtù. 


Gustavo Frasca. 




117 ajoyaT 


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sempre sono scevri 
ogni prevenzione, 


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alcuni fanno pretestando la dignità deli’ arte ! /) alti prezzi per le mie 
opere : anzi dirò che il compenso che ne ebbi era sempre maggiore 
allorché convenuto prima che dopo finito il quadro, sembrandomi 
sempre di chiedere troppo, in confronto del lavoro che una volta 
terminato non mi accontentavo mai. 

Anche il quadro per il conte d’ Aroche riscosse applausi ; ma 
quello che mi diede allora maggior soddisfazione fu L’Incontro d’ Esali 
con Giacobbe, vasta tela con figure quasi al vero, che segna un no¬ 
tevole progresso nella mia maniera e per disegno, e per colorito e 
per il fare più largo. Studiai molto per imprimere un carattere bi¬ 
blico alle figure, cercando nelle apposite letture di trasportarmi colla 
mente a quelle epoche remote, e meditando le sacre carte, cercai 
quasi di rivivere in mezzo a que’ Patriarchi per poter rendere con 
stile semplice ed elevato quell’ altissimo soggetto. 

Convien dire che non avessi del tutto mancato al mio intento, 
giacché questa tela ebbe all’ Esposizione grandissimo incontro. Si 
trova pure a Brescia nella Galleria Tosi. 

Prima di parlare d’ altre tele di vaste dimensioni che eseguii in 
questo studio, tra le quali vastissima quella rappresentante la Sete dei 
Crociati per il Re di Piemonte, dirò qualche parola sugli altri miei 
quadri. Fiesco che si congeda dalla Moglie, soggetto da me trattato già 
sette anni prima, fu assai lodato e per 1’ espressione della figura prin¬ 
cipale (la moglie di Fiesco) e per 1 ’ effetto ottenuto da due luci di¬ 
verse, il chiaro di luna, e il lume d’ una lampada, che illuminano 
Fiesco; era facile cadere nelle tinte caricate, e pare che fossi riescito 
a rendere con verità quel contrasto; tuttavia ad onta degli elogi che 
me ne fecero gli amatori d’ arte che avevano l’abitudine di visitarmi 
nel mio studio, io non ne ero contento sembrandomi tenesse al¬ 
quanto della mia prima maniera. 

Debbo poi avvertire che, se la principale figura di questo quadro 
ha una tal quale espressione che la rende interessante, lo devo tutto 
alla bontà della signora Margherita Tealdi Ruga, che volle servirmi 
di modello per la figura intera, facendosi appositamente l’abito di 
costume, il quale poi le servì per la gran festa in costume del conte 
Bathiany. 

La Bersabea con alcune Ancelle, figure grandi al vero, fu un qua¬ 
dro che dipinsi volontieri, trovando vero gusto a disegnare e dipin¬ 
gere il nudo; rividi qualche anno fa questa tela, e meno qualche 
pecca (non però nella figura principale), pare che alla volontà mia 
corrispondesse l’opera, giacché non ne fui malcontento ; il colorito 


— 82 — 


ha molta verità, senza maniera di sorta; però tanto era il mio de¬ 
siderio di stare attaccato al vero che talvolta, a render conto di tutti 
i piani e delle tinte, riescii per troppa finitezza delle parti a cadere 
nella durezza che pur cercavo di evitare. 

M’ accinsi allora al Sansone , figura grande al vero e forse più, 
per il quale trovai un modello che mi presentava tutte le belle forme 
dell’ antica scoltura greca, e precisamente quelle del Partenone. Credo 
esser riescito a darvi il carattere nobile c forte ad un tempo, portato 
dal soggetto, e qui trovai quanto .vantaggio avessi tratto dallo studio 
del nudo. 

Mi servi pure uno schizzo da me preparato dal vero per il 
leone, che quantunque accessorio in arte, non lo è al soggetto; io 
presi sempre dal vero anche gli accessori, dovendo ogni parte del 
quadro corrispondere all’assieme. 

Passai da questo soggetto ad altro ben diverso : Venere che con¬ 
duce Eicna alle stante di Paride. Questo soggetto Omerico doveva 
essere trattato con genere affatto diverso dei precedenti. Lessi i clas¬ 
sici, consultai gli antichi, e osservai attentamente lo stile del famoso 
scultore inglese Flaxman (le cui incisioni in contorno de’ basso ri¬ 
lievi sono impresse del carattere Greco ed Etrusco), tanto utili per 
servir di norma agli artisti che trattano tali soggetti. Certo che avendo 
ben osservato lo stile del Flaxman, cercai di comporre il mio qua¬ 
dro diversamente, conservando di lui solo lo stile del comporre. 

Urbano II sulla piarci di Clcnnont che distribuisce la Santa In¬ 
segna ai Crociati condotti da Pietro l’Eremita, era soggetto di mio ag¬ 
gradimento, ma assai difficile per ottenere Y unità del soggetto men¬ 
tre molti dovevano essere i gruppi radunati sulla piazza. L’entusiasmo 
per la causa santa che riuniva tanta gente diversa, doveva pure ne¬ 
cessariamente espandersi in modi ben differenti a seconda dei paesi 
a cui appartenevano, a seconda dell’ età, e delle differenti classi; lo 
scopo religioso che li chiamava doveva specialmente infondere nelle 
masse lo spirito di pacificazione, effetto dell’ alto sentimento che li 
dominava; questa tela, ripeto, mi costò molta fatica, e molti pensieri. 
La esposi, piacque alla generalità, ma vi fu chi scrisse che le figure 
del secondo e terzo piano sembravano più che figure umane, un 
greggie di pecore, e sì che io m’ ero studiato di rappresentare anche 
nelle più lontane figure altrettante e variate passioni che le animas¬ 
sero. A dir vero questa critica mi parve ingiusta, e così pensai quando 
rividi dopo molti anni quel quadro nella casa dei signori Taccioli, i 
quali furono fra i più generosi e miei cortesi committenti. 



Tavola Vili. 


FED. AMERLING. 
(1803-1887). 

Ritratto di F. Haye ^ eseguito nel 1836. 


E il segreto dei successi e della grande fama di Hayez sta ap¬ 
punto in questo che egli fece procedere di pari passo il progresso 
della tecnica dell’arte sua colla letteratura e coi gusti del pubblico, 
facendo succeder al classicismo del principio del secolo, il romanti¬ 
cismo, che fu poi signore assoluto per mezzo secolo. 


Un critico. 



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to ad altro ben diverso ; ì neve che con¬ 
duce Lieti • alle stanze di . le. Questo soggetto Omerico doveva 
esse 1 e cattato con genere diverso dei precedenti. Lessi i clas¬ 

sici, consultai gii antichi, e osservai attentamente lo stile del famoso 
ltore inglese Flaxman (le cui incisioni in contorno de’ basso ri- 
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08?.3Tgoiq li 022 sq hsq ib eiebeaoiq sodi ilga erb oraaup ni oJnuq 
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tre molti dovevano • 
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cessariamente espandersi in 
a cui appartenevano, a seconda 
scopo religioso che li chiamava 
masse lo spirito di pacificaziope 
dominava; questa tela, nuoto, n 

sero. A dir vero questa 
quali furono fra i più generosi 


me ...ce . pure ne- 

[ differenti ronda dei paesi 
r età, e delle differenti classi; lo 
iveva specialmente infondere nelle 
detto dell’ alto sentimento che li 

ma v chi scrisse che h b v 
ivano > ere 'V 1 ' 

niei cortesi committenti. 













- 8 3 - 

È vero che in quel mio lavoro non si riscontrano certi effetti de¬ 
cisi, che riescono di grande risorsa all’ artista quando può riunire su 
un punto solo la luce, ma ciò non poteva trovarsi in una piazza al- 
1 ’ aperto. Non nego che questo effetto di chiaro oscuro avrebbe po¬ 
tuto nascere per effetto accidentale del cielo. Ora però gli artisti cer¬ 
cano troppo questi effetti esagerati, permessi solo ai provetti, perchè 
maneggiati con sapere. Agli inesperti dell’ arte riescirà di destare a 
primo aspetto una certa impressione, la quale però va scemando 
colla minuta osservazione, poiché non si trova nel resto il merito 
corrispondente. 

Venere che scherma con due colombi, figura grande al vero, affatto 
nuda, con paesaggio. Questo quadro fu acerbamente criticato, e fino 
ad un certo punto non a torto, chè, per il rispetto forse eccessivo 
eh’ io ho per il vero, non ardii correggere certe linee che mi presen¬ 
tava il modello, il quale riesci poco adatto a rappresentare la idea 
della bellezza. 

Più riescite a mio gusto furono tre mezze figure grandi al vero : 
Tamar di Giuda, Rebecca al Pot^o e la Malinconia; vennero esposte 
ed ebbero grandissimo successo. 

Quest’ ultima era rappresentata da una giovane donna del medio 
evo, che dalla posa abbandonata dimostra essere presa da un senti¬ 
mento d’ amore che tutta 1’ invade; tiene fra le mani un fiore, che 
forse le ricorda la persona amata, china la testa per meglio nutrire 
il pensiero che la domina, non curante di quanto le sta d’attorno; 
1 ’ abito persino le cade da una spalla, lasciando nuda una parte 
del petto. L’ abito di raso celeste mi parve adatto al soggetto, anche 
come contrapposto alle tinte vive dei fiori che le stanno vicini rac¬ 
colti in un vaso, e che presi tutti coscienziosamente dal vero. Questo 
quadro era una replica (ben inteso con molte varianti); il primo, co¬ 
minciato a Roma e finito a Milano, venne comperato dal marchese 
Ala Ponzone, e questo secondo, riescito assai meglio, fu allogato 
a Vienna. 

La Tamar è rappresentata nel momento nel quale, in possesso 
del pegno datole da Giuda, alza il velo per vederlo partire. Questa 
figura presenta molto nudo e cercai ne’ panneggiamenti di darle il 
carattere biblico. Credo inutile notare che questa figura è tutta tratta 
dal vero : il tipo che adoperai mi permise di darle quella robustezza 
di forme e di tinte richieste dalla figura che rappresenta. Più gentile 
e più vaga di colore, la Rebecca sta appoggiata sull’ anfora che ca¬ 
ratterizza il soggetto, essendo figura sola. 


- 8 4 - 

Il conte Ippolito Fenaroli mi diede la commissione di un qua¬ 
dro : Ventura Fenaroli fatto prigioniero dai Francesi nella Chiesa del 
Cannine , per ii quale dovetti portarmi a Brescia per vedere il luogo 
dove seguì la scena, e fatti gli studj occorrenti di quella bella fac¬ 
ciata semi-gotica, immaginai la composizione all’ entrata del tempio. 
Il colorito di questo quadro tende a quello della Scuola Veneta, a 
cagione di alcune velature che dovetti praticare per dar forza ad al¬ 
cune figure che in confronto del fondo mi sembravano fiacche. Da 
quel tempo adoperai questo metodo, senza abusarne, anche per 
qualche tinta di carne e di qualche accessorio, che abbozzate chiare ri¬ 
cevevano dalla velatura una tinta forte e trasparente. E duopo però 
guardarsi dall’abuso di questo metodo, che rende facilmente monotono 
il dipinto e talvolta nasconde quei piani che distinguono dai medio¬ 
cri il vero artista. 

Cominciai allora a trattare soggetti Veneti, a me carissimi e 
perchè mi ricordavano la mia Venezia, che dovetti spesso visitare 
per studiare i fondi dei quadri, e perchè mi si presentavano pittore¬ 
schi assai: Maria Falliero, Foscari, Bianca Capello, Vittor Pisani liberato 
dalla prigione e molti altri eccitarono la mia fantasia, e riescirono 
pure di generale aggradimento. 

Replicai varie volte la Veneziana che mette una lettera d’accusa nella 
bocca del Leone, e fra questi quadri di poche figure credo essere fra i 
migliori quello intitolato Le Veneziane, per i signori Taccioli e l’altro 
illustrato da stupendi versi di Andrea Maffei, per i signori Ne- 
groni. 

Fra gli altri miei quadri di composizione, credo essere fra i me¬ 
glio riesciti i seguenti : 

E^elino da Romano pel duca Giulio Litta — Francesco Foscari 
condanna il figlio per Vienna — Bice svenuta nel Castello di Rosate 
pel-signor Cavezzali — La riconciliàfione di Mdelaide per il duca 
Scotti, di Pavia — Papa: ... pel marchese Isimbardi — L’Eccidio 
del Tempio di Gerusalemme: regalato all’ Accademia di Venezia. 

Fra i piccoli quadri, ebbe buona fortuna: Il Bacio (l’originale 
all’ acquarello è nell’ album della signora Negroni) forse per il con¬ 
trapposto tra il soggetto d’ impronta giovanile col suo autore ottan¬ 
tenne. 

Fra i ritratti, e per somiglianza e per fattura, credo essere fra 
i più riusciti quelli della signora Iuva, del marchese Lorenzo Litta, 
del conte Giovanni Morosini, di Rosmini e il mio, in piedi con ta¬ 
volozza in mano. 


Tavola IX. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Una scena della strage di Patrasso avvenuta nell’aprile 1822. 

18)8. 

Disegno all’acquarello pel dipinto eseguito nel 1839. 


Ei sulle tele gelide, 

Raggi lasciò di vita; 

Il suo pennello trepido 
Colla possanza ardita 
Dell’umile materia 
Dei fulgidi color, 

Nell’indomabil impeto 
Dell’entusiasmo ardente, 
Vi deponea dell’ anima 
Il palpito fremente 
E vi destava una turbine 
Di vita e di pensieri 

Lasciovvi le sue lagrime 
Lasciovvi i suoi sorrisi, 
Le sue visioni placide 
Di Santi e Paradisi; 

Mai il pennello indocile 
Mostrassi al suo voler. 


Gustavo Frasca. 





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1 ondi c cì ; • adri, e perchè mi si presentavano pittore- 
cir ' n :<a : " ii rosea ri, b:urca Capello, Vittor Pisani liberalo 
e molti ali - eccitarono la mia fantasia, e riescirono 

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Fra i piccoli quadri, ebbe buona fortuna: Il Bar 

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autore ottan- 

renzo Luta, 


> 

















- 8 5 - 

Dovrei parlare fra i distinti artisti che sorsero a quell’epoca, del 
Podesti, ma le sue stupende tele, esposte alla Mostra di Brera, sono 
abbastanza conosciute dai contemporanei perché io non sia costretto 
a giudicarle. — Bellissimo il ritratto del Cardinale Mai, e bello pure 
il quadro : lo studio di Raffaello ; dopo queste il Podesti non 
espose altro. 


1835-1836 

Mentre mi trovavo obbligato a letto per una bronchite, ricevetti 
una lettera dell’architetto Nobili, consigliere aulico, il quale per or¬ 
dine del principe Mettermeli m’invitava a decorare la medaglia del 
salone delle Cariatidi nel Palazzo Reale di Milano con soggetto alle¬ 
gorico riferentesi all’ incoronazione dell’ Imperatore Ferdinando, che 
doveva avere luogo allora a Milano. 

Benché tale commissione fosse per me assai onorifica, dovendo io 
compiere i lavori incominciati dal celebre Andrea Appiani e sospesi per 
la di lui morte, avvenuta nel 1817, sentivo tutto il peso di tale im¬ 
pegno. Io conoscevo già la composizione di questo insigne artista, 
era, se non mi tradisce la memoria : Il Convito degli T)ei, bellissima 
composizione, saviamente ideata, e sarebbe certamente riuscita di ge¬ 
nerale soddisfazione, colla pratica che possedeva quel grande artista. 
Mercé la pratica fatta a Roma, il dipingere a buon fresco non mi 
riesciva difficile, epperciò accettai. 

Appena alzato dal letto, mi portai dal Governatore, conte Har- 
tig, coni’ era mio dovere, per rispondere affermativamente alla pro¬ 
posta fattami, ed egli mi si dimostrò assai benevolo, esternandomi 
il piacere che provava perchè a me fosse data quest’occasione di mo¬ 
strare la mia valentia, poi aggiunse queste precise parole: « Caro 
Hayez, mentre mi congratulo con voi, debbo però avvertirvi che 
farete bene a presentarvi a S. A. il Viceré Raineri. Voi non sapete 
come facilmente avvengono intrighi, d’àltronde credo vostro dovere 
il farlo, e ciò vi può risparmiare dei dispiaceri. » 

Feci perciò domanda al conte Grim, segretario di S. A., e ben 
presto ne ricevetti cortesissima -risposta, e incaricato dal Viceré stesso, 
che si trovava allora a Venezia, m’invitò a presto preparare i disegni 
che dovevo io stesso portare a Vienna per ottenerne l’approvazione, 
e m’aggiunse che al mio passaggio da Venezia il Principe desiderava 
vedermi. 


86 


1836 

Preparai le mie composizioni dopo essermi consigliato per queste 
coll’amico Andrea MafFei, e mi recai alla mia cara patria; che rivedevo 
sempre con gioia. Venni tosto presentato a S. A. il Viceré, il quale 
lodò molto i miei disegni, e m’incoraggiò a tosto portarmi a Vienna, 
dov’egli pure contava recarsi poco dopo. 

Giunto a Vienna, il consigliere Nobili, mi condusse dal principe 
Mettermeli, che mi accolse con parole lusinghiere e m’invitò a 
pranzo, dopo il quale gli avrei mostrato i miei disegni, e fatta la 
descrizione dell’ argomento. Accettai naturalmente l’invito, e venni 
accolto con ogni maniera di cortesia dalla seconda sposa del Principe, 
contessa Zichy; tra gli invitati trovai il conte Borromeo di Milano. 

— Si parlò molto d’arte durante il pranzo, e tosto dopo furono esa¬ 
minati e assai lodati i miei disegni. 

Il giorno seguente, il Principe mi presentò a S. M. l’Imperatore 
Ferdinando, che a mia meraviglia mi venne incontro con tutta affa¬ 
bilità. — Volle che io stesso facessi la scelta fra i due disegni pre¬ 
sentati, « persuaso, » disse, « che saprete preferire il migliore » ; mi 
fece tante domande intorno a Milano e Venezia, poi con modi cor¬ 
tesissimi, mi congedò. — Uscii insieme al Mettermeli, il quale mi 
disse: «Non basta la buona accoglienza che avete ricevuto dall’Im¬ 
peratore, ora dobbiamo andare dal principe Lodovico, il quale, do¬ 
vete sapere che in questo momento è il vero Imperatore. » 

Non posso certo paragonare l’accoglienza dell’Arciduca con quella 
dell’Imperatore: bello della persona, ma con fisionomia che mi ri¬ 
cordò quella di Filippo II di Spagna, ci ricevette in piedi, nè si mosse 
punto al nostro arrivo. Il principe di Mettermeli prese la parola, an¬ 
nunziandogli l’oggetto della nostra visita: egli vide e approvò i dise¬ 
gni, aggiungendo egli pure che io dovessi scegliere fra i due dise- 
gni, e qui credevo la cosa decisa, e finite le noiose pratiche da farsi. 

— Mancava ancora ch’io mi presentassi al Ministro dell’Interno, conte 
di Collowraht. — Qui rimasi più contento, chè trovai in lui persona 
assai gentile, amante delle arti e di coltura non comune. — Intanto 
arrivò a Vienna l’Arciduca Raineri, dal quale non potei a meno di 
andare, avendomi egli detto a Venezia: «A rivederci a Vienna.» — 
La sala di ricevimento era affollata di gente, e se devo arguire dai 
ricchi uniformi e dalle decorazioni, dovevano essere tutti grandi per- 


Tavola X. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Sansone , che guata il leone che ha vinto e soffocato colle sue mani. 
Disegno a matita e macchia all’acquarello, 
pel dipinto fu eseguito nel 1842. 


I quadri dell’Hayez a figure terzine parevano microscopici. 

un pittore d’allora canzonava le marionette dell’Hayez. Meissonnier non 

era ancora venuto.Hayez tacque per alcun tempo, sorridendo 

di quel suo sorriso veneziano eh’ esprime più che non dice ; e pre¬ 
parava intanto quel suo Sansone, che guata il leone che ha vinto e 
soffocato colle sue mani. Era una figura colossale, nella cui forte e 
gigantesca musculatura il pittore delle marionette mostrò che non 
aveva dimenticato il Laocoonte e l’Ajace, nè gli studi fatti sui capi 
d’opera di Michelangelo. Era una risposta perentoria al suo critico, 
che non parlò più. 


Dall’Ongaro. 




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— 87 — 

sonaggi.— L’aiutante di S. A. mi assicurò che non avrei tardato da 
essere introdotto dal Viceré, appena fosse uscito dal gabinetto di 
S. A. il principe Gustavo, appartenente alla caduta dinastia di Svezia. 
Mentre stavo aspettando in un angolo remoto della sala qual umile 
artista, entrò pure il principe di Metternich, si avvicinò a me, e 
prendendomi a braccetto mi condusse in giro nella sala, facendomi 
osservare i tre dipinti a fresco del pittore Krafft (direttore della Gal¬ 
leria del Belvedere), che ne ornavano le pareti e che rappresentavano 
delle battaglie: una vittoria e due sconfitte delle truppe austriache: 
non so se il Principe volesse alludere ai dipinti o ai soggetti quando 
mi disse: « Guardate: Bona mixta maio , » poi lasciando quell’argo¬ 
mento soggiunse: «Vi avverto che l’arciduca Raineri vorrebbe dare 
ad altri la commissione di cui voi siete incaricato: non fate calcolo.» 
Al che risposi ch’io venni per aderire alla chiamata, e non mi sarei 
dato pensiero se si fosse deciso diversamente. Egli mi chiese allora 
che cosa pensassi del pittore Diotti. — « È un’artista, » risposi, « che 
ha molta pratica del fresco. » —■ « Ebbene, » aggiunse il Principe, 
« nonostante le belle parole dette a voi S. A. fa di tutto per dare 
la commissione al Diotti.» — «Ebbene,» diss’io «non posso far 
altro che ritornare a Milano. » — « No, fermatevi, » riprese il Prin¬ 
cipe, « voi sarete quello che eseguirà la medaglia del Salone delle 
Cariatidi. » 

Non si creda che io mi tenessi molto onorato dal modo con¬ 
fidenziale col quale mi trattava il Principe, allora così potente; egli 
si rivolse certamente a me durante il tempo che doveva aspettare 
prima d’aver udienza dal Viceré per non fermarsi con alcuno di 
quei personaggi, che pure aspettavano, e i quali tutti mi guardavano 
con curiosità, non sapendo chi fosse questo sconosciuto in sì intima 
relazione con Metternich. Questi, appena uscito dalle stanze privile¬ 
giate il Principe decaduto, entrò da S. A., senza salutare nessuno, 
ed io approfittai di questo momento per andarmene, trovando inutile 
dopo le parole di Metternich, la mia visita al Viceré, nè vi tornai più. 

Il Ministro dell’Interno mi disse che la cosa ora dipendeva dalla 
Camera Aulica, ma che sulla sua parola io tornassi a Milano a pre¬ 
parare gli studi, dove certamente avrei ricevuto la lettera di conferma. 
— Stetti ancora qualche giorno a Vienna per visitare 1’ Accademia, 
e vari studi di pittori; feci qualche gita nei contorni; e vidi tutto 
ciò che quella bellissima città ha di notevole. 

Dalle visite artistiche rilevai come anche a Vienna 1’ arte fosse 
da poco uscita dal barocchismo e come si tentasse la via già da anni 


— 88 — 


tracciata da Ovebeck verso il piu esagerato purismo. Nella chiesa di... 
che si trova nella spaziosa via di Leopoldstadt, vidi dei buoni di¬ 
pinti a fresco, testé eseguiti da uno dei professori dell'Accademia; 
ne ammirai la bella composizione tendente alla semplicità del vero, 
pur troppo il colore falso non corrispondeva agli altri pregi. 

Il principe di Mettermeli nel congedarmi, mi procurò anche il 
passaporto per recarmi a Monaco, dov’io desideravo visitare la-scuola, 
salita allora in tanta fama, e inoltre mi favori una lettera commen¬ 
datizia per il conte Coloredo, ambasciatore presso il Re di Baviera. 

Al primo presentarmi, trovai l’aspetto del Conte alquanto altero: 
ma appena letta la lettera del Principe, egli mi si mostrò gentilis¬ 
simo, mi parlò dell’arte e degli artisti di Monaco, proponendomi di 
farmi conoscere i migliori, e m’invitò a pranzo per il giorno susse¬ 
guente, dove voleva anche commensale il consigliere Klenze, il più 
distinto architetto di S. M. il Re, autore di varie chiese e monumenti 
di quella città. 

Trovai nel consigliere Klenze persona affabilissima, colla quale 
m’intrattenni lungamente intorno all’arte : egli m’invitò alla sua casa 
e insieme visitai molti studi di artisti, fra i quali quello del giovane 
scultore Schwanthaler, e dappertutto trovai cortese accoglienza; ebbi 
campo di ammirare molte opere, e devo confessare che trovai l’arte 
più avanzata che a Vienna. 

Moltissimi di questi artisti parlavano un pretto romano, e Cor- 
nelius, i due fratelli Hess, Schnorr e l’architetto Gràbner, specialmente, 

10 pronunciavano senza nessun accento straniero. Vari tra questi erano 
già a me legati d’amicizia fin da Roma. Cornelius, amico più degli 
altri ancora, volle darmi un banchetto in casa propria, dove raccolse 
tutti gli amici di Roma, fra i quali il vecchio scultore Wagner, ap¬ 
pena ritornato dall’Italia, dove il re Luigi l’aveva mandato coll’inca¬ 
rico di comperare oggetti d’arte. V’erano pure al benchetto quattro 
signore romane, mogli o figlie di artisti. Naturalmente in quella co¬ 
mitiva si parlava molto d’arte, si rammentava il tempo passato, i 
divertimenti goduti insieme in gioventù; e la serata finì colla più cor¬ 
diale e sincera allegria. 

In quel tempo Kaulbach, uno dei luminari dell’arte tedesca, era 
molto giovane, e forse non era ancora tenuto in quella stima a cui 
salì di poi; tuttavia quando visitai il suo studio, rimasi stupito per 
l’ingegno che si rivelava nelle sue composizioni : tra queste ammirai 

11 cartone della Guerra degli Spiriti Goti e Romani. Quantunque non fossi 
persuaso del soggetto perchè troppo fantastico, pure era tale la fan- 


Tavola XI. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Studi di animali dal vero a matita ed acquarello. 


Quest’operoso Briareo parea lavorasse con cento braccia, tanti 
erano i quadri grandi e piccoli che d’anno in anno attestavano la fe¬ 
condità del suo genio. 


Dall’ Ongaro. 



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— 89 — 

tasia del comporre e la perizia del disegno da pronosticargli una car¬ 
riera sicura e brillantissima. 

Quando rividi 22 anni dopo le opere successive di questo ar¬ 
tista di fama europea, era caduto nel convenzionalismo; egli però 
fu sempre degno di lode per castigatezza di disegno e belle compo¬ 
sizioni , ma la parte in lui meno felice fu il colore. — Superiore a 
lui in questo era lo Schnorr, come si può vedere nei dipinti a 
fresco dei Niebelungen, che si trovano nel pian terreno del Palazzo 
Reale. 

Prima di parlar della mia partenza da Monaco, voglio raccontare 
un episodio che indica come in quella città sia generalizzato l’amore 
dell’arte. 

Io ero alloggiato all’albergo del Cervo d’Oro, dove a pranzo il 
proprietario sedeva in capo di tavola ; m’invitò a sedere vicino a lui, 
e mi trattava principescamente, e con ogni sorta di distinzione. Egli 
parlava d’arte con molto buon senso, e conosceva benissimo Milano, 
dov’egli fu cuoco di Beauharnais, il che mi stupi assai, avendo egli 
modi cosi distinti da farlo credere di alto lignaggio. Un giorno egli 
mi disse che avrebbe vivo desiderio di possedere qualche segno fatto 
da me per conservarlo in mia memoria, sentendo egli simpatia per 
gli artisti milanesi: ed io lo compiacqui tosto, disegnando in brev’ora 
una figura ch’egli aggradi moltissimo. — Venuto il giorno della par¬ 
tenza, chiesi il mio conto al cameriere, il quale mi disse che l’alber¬ 
gatore aveva dovuto assentarsi, e che gli aveva lasciato l’incarico di 
presentarmi i suoi saluti, di provvedermi anche di provvigioni per il 
viaggio, ma non voleva essere pagato, attestando così la sua simpatia 
ai milanesi. 


1837-1838 

Appena giunto a Milano, preparai i miei cartoni, feci i miei 
studi dal vero ed eseguii un cartone della grandezza d’un quarto 
della medaglia per la gran sala del palazzo di Corte; e poi dipinsi 
l’abbozzo anche di una certa grandezza. Intanto mi giunse la regolare 
commissione, colla quale mi si faceva grande premura perchè il di¬ 
pinto fosse presto terminato, dovendosi nell’ anno successivo festeg¬ 
giare la cerimonia dell’incoronazione dell’Imperatore Ferdinando. 


— 90 — 


Circa tre mesi prima dell’ incoronazione, diedi principio ai miei 
lavori e in quaranta giorni furono terminati. Io aspettavo il mese di 
settembre per vedere l’effetto che poteva fare quest’affresco, alla luce 
delle tante lumiere della sala. (Nella prima festa di ricevimento, lo 
vidi difatti e trovai che non era ben asciutto.) Fu nominata una Com¬ 
missione per farne il collaudo, ne faceva parte il celebre Sabatelli, c 
questa mi fu assai favorevole. 1 

All’arrivo della Corte, il Principe di Mettermeli e il Conte di Col- 
lowrath, me ne fecero pure grandi elogi, meravigliati che io avessi 
potuto compierli in sì breve tempo. 

Quell’ anno stesso, avevo preparato già molte tele che misi al¬ 
l’Esposizione, forse la piu ricca di quante ve ne fossero state prima. 
Venne visitata anche dall' Imperatore, il quale era facile ammiratore. 
Alla domanda fattagli dal Ministro di quali opere desiderasse fare 
acquisto, egli rispose: — « Tutte. » — Naturalmente la generosa 
risposta non fu presa sul serio : si fecero però molti acquisti, e si 
diedero molte commissioni. 

A questa grandiosa esposizione figuravano bensì circa una de¬ 
cina dei miei dipinti ma nessuno disponibili, perciò venni compreso 
fra quelli ai quali era intenzione dellTmperatore di dar delle com¬ 
missioni, e difatti mi pervenne una lettera del Ministro Conte di Col- 
lowrath, che mi avvertiva che S. M. mi allogava un quadro d’istoria che 
fosse preferibilmente Veneta, che le figure misurassero due terzi il vero. 

In quella stessa lettera, il signor Conte mi commetteva egli pure 
un quadro per conto suo e volle del pari che il soggetto fosse tratto 
dai fasti della Veneta Repubblica, ma la dimensione alquanto più pic¬ 
cola, raccomandava la sollecita esecuzione per quanto fosse possibile. 
Del prezzo non era fatto parola, ma siccome gli acquisti già fatti 
per conto della Corte furono, e qui anzi dovrò dire, generosi, così 
erano per noi caparra da doverne sperare che non avrebbero cambiato 
registro: per cui non ho creduto su tal proposito proferir verbo; poi 
non era il danaro che mi faceva lavorare, ma il desiderio d’inviare a 
Vienna un mio dipinto che unitamente agli altri dei miei amici facesse 
conoscere ai Tedeschi che l’Italia non è poi morta alle arti belle. 2 

Nei mio dipinto cercai chiaramente si scorgesse il vivo carattere 
della Repubblica Veneta di quei tempi (Quattrocento); il Palazzo Du- 

1 Veggasi nei Documenti. 

2 A questa lacuna suppliscono i documenti dell’ Appendice. 




— 9i — 


cale era l’alloggio del Doge, in quale locale del detto palazzo sarà 
succeduta la scena? Non essendo questa precisata, io ho scelto la più 
caratteristica, cioè la Loggia verso la Piazzetta. Fissata dunque la 
Loggia del Palazzo Ducale creai la composizione, poscia trovai ne¬ 
cessario di dover fare una gita a Venezia per rendere nel mio di¬ 
pinto la verità del sito e pel giusto dettaglio della architettura, non 
chè per le tinte locali; e siccome a quell’epoca la fotografia non era 
ancora venuta come poi in ajuto agli artisti, così feci tutti i miei 
studi dal vero, e mi valsero molto. Feci altri studi a Venezia, quello 
cioè di osservare con tutta l’attenzione il colorito dei veneti pittori 
onde imprimermi la massima dei mezzi seri, quelli usati dalla scuola 
dei cinquecentisti che producono quella armonia di cui i veneti pittori 
incantano più che le altre scuole e che rendono simpatiche le loro opere. 

Reduce a Milano cominciai a segnare sulla tela il fondo del mio 
quadro, cioè la maggior Loggia e vidi che anche ai soli contorni il 
fondo mi dava già l’idea della Repubblica Veneta e mi invitava a 
collocarvi le mie figure storiche, quali la mia mente le aveva con¬ 
cepite. 

A quell’epoca io eseguivo spesso soggetti della Storia Veneta; per 
quello di Francesco Foscari (destinato all’ Imperatore), appena lo ebbi 
spedito a Vienna, ricevetti varie lettere di congratulazione ed anche 
altre commissioni. 

Re Cari’Alberto mi ordinò pure una vasta tela (la maggiore che 
io abbia dipinto), per la quale scelsi il soggetto tratto dal poema 
del Grossi : La Sete dei Crociati. Avevo già anteriormente trattato quel 
bellissimo argomento in una piccola tela per il nobile Crivelli Me- 
smer (per il quale pure eseguii una Maddalena Pentita ), ma ora mi si 
presentava l’occasione di sviluppare ampiamente il mio pensiero : che se 
riesciva difficile il conservare F unità del soggetto, pure esprimendo 
vari sentimenti ne’ diversi gruppi, fu un vero godimento per me il 
poter dipingere con far largo le figure che sul primo piano si tro¬ 
vavano essere di gran dimensione. 

Come dissi già, io tenevo sempre nel mio studio molte tele in¬ 
cominciate, e mentre lavoravo a una, lasciavo riposare le altre, cosi 
quando le riprendevo poi ad occhio fresco, potevo meglio vedervi i 
cambiamenti necessari ad introdurvi. 

Fra i mecenati più benemeriti dell’arte, noterò il conte Stampa, 
figliastro di Manzoni, il quale, artista egli stesso di paesaggio, dimo¬ 
strò sempre amore all’ arte e al proprio paese , volendone illustrare 
le celebrità. Egli desiderò ch’io dipingessi i ritratti del Manzoni (che 


— 92 — 

egli regalò all’Accademia di Brera), del Rosmini e dell’Azeglio, il che 
feci con grandissima soddisfazione nella villa di Lesa. Furono tra 
i più bei giorni della mia vita quelli che passai in quel delizioso luogo, 
dove alla bellezza della natura, si accoppiava sì amena compagnia. 
Mentre posava il Rosmini, a tenerlo animato, il Manzoni gli raccon¬ 
tava con spiritosa semplicità certe barzellette assai divertenti. Quanta 
modestia insieme a tanto sapere! 1 

1 Qui pur troppo il povero Hayez sentendosi stanco non potè più proseguire. 


NB. A pagina 23 linea i6. ma ed anche in parecchi passi successivi, si legga 
Schnetz invece di Cnechs. 



appendice. 




SCHIARIMENTI. 


Incaricato dal Comitato per le onoranze a Francesco Hayez di 
curare la stampa dei ricordi autobiografici, che l’illustre pittore lasciò 
inediti, era mia intenzione di intitolarli per lo appunto Ricordi Auto- 
biografici; quando, a lavoro inoltrato, mi venne dato di trovare tra 
i suoi autografi e tra i documenti che lo riguardano, un foglio di 
annotazioni, nel quale, di suo pugno, il venerando maestro aveva 
distribuito la materia dei primi otto capitoli di questi suoi ricordi. 

Il foglio porta in testa: 


LE MIE MEMORIE 

DETTATE DA F. sco H. . . 


Questo era adunque il titolo scelto dall’ autore : per buona ven¬ 
tura ci era stato conservato e fui ancora in tempo di restituirlo ai- 
fi autobiografia. 

Pur troppo, ancorché Francesco Hayez, nel 1869, cedesse alle esor¬ 
tazioni degli amici, ed una compiacente Gentil Donna, la nobile 
signora Giuseppina Negroni Prati Morosini, qual novella figlia di 
Milton, scrivesse sotto dettatura le preziose memorie, l’anno 1875, 
sopraffatto dalla grave età, egli le interrompeva, e la narrazione ri¬ 
mase troncata all’ anno 1838. 


— 9 6 — 

Ora, sebbene persone preclare, onorandomi di un’ immeritata 
fiducia, mi esortassero a far seguire brevemente i casi e le glorie 
successive dell’ illustre pittore, pure mi parve che il voler continuare, 
anche sommariamente, la vita del maestro, sarebbe stata da parte mia 
impresa presuntuosa per non dir temeraria. 

La vita di Francesco Hayez e i giudizi sulle opere sue forma¬ 
rono già argomento di scritti coscienziosi e dotti. 1 Oggi, da chi 
imprenderà a scrivere intorno a questo celebre artista si esigerà uno 
studio critico e completo; uno studio che si valga del maggior nu¬ 
mero di fonti e testimonianze che sia dato raccogliere e che tratti l’ar¬ 
gomento anche in relazione ai tempi dell’artista, alle vicende ed agli 
uomini in mezzo ai quali egli seppe operare con tanto profitto dell’arte. 

Ma un lavoro di questo genere non potrebb 'essere condotto e 
compiuto che dopo numerose ricerche, con molta riflessione e dedi¬ 
candovi non poco tempo. 

L’ indole di questa pubblicazione, anche se le mie attitudini e 
le mie forze, me lo avessero concesso, non è compatibile con un 
lavoro di questo genere a motivo altresì della ristrettezza del tempo. 

D’altronde, le memorie di F. Hayez furono dettate con una 
così schietta semplicità, con un sentimento così spontaneo e quindi 
lontano da ogni preoccupazione estranea all’amore per l’arte sua, che 
riescirono un documento che sarà caro ai cultori della pittura ed agli stu¬ 
diosi della storia dell’arte, un documento che non poteva essere comple¬ 
tato, ma era solo suscettibile del corredo di altri documenti genuini. 


1 Sono molto interessanti e ricche di notizie le biografie che ne pubblicarono 
nel 1882 il Chirtani (Luigi Archimi) nel Corriere della Sera e nella Illustrazione 
Italiana, Giuseppe Mongeri nella Perseveranza e nelle sue Reminiscenze d’Arte (pre¬ 
fazione al Catalogo dell’Esposizione postuma dell’opere di Hayez), il critico della 
Lombardia, Vespasiano Bignami nel Secolo, Ambrogio Bazzero nel Pungolo; nel pe¬ 
riodico Penombra poi Luca Beltrami scrisse un vero studio; e sarà pur da consul¬ 
tarsi l’opuscolo che il critico Benapiani pubblicò nel 1883. 

Inoltre, di Hayez già avevano dottamente trattato in precedenza, Massimo d’A- 
zeglio nei Miei Ricordi (XXXI capitolo), Antonio Caimi nella memoria Delle Arti 
del Disegno e degli Artisti, dettata nell’occasione dell’Esposizione Universale di Lon¬ 
dra nel 1862, il Rovani nell’opera Le Tre Arti, il Chirtani nella Rivista Minima, 
Anno X, 1880, il Dall’Ongaro negli Scritti d’Arte e Camillo Boito nella Pittura e 
Scultura d’oggi. Tulio Massarani nei suoi scritti d’arti, ad esemp. nel suo volume 
l’Arte a Parigi nel i 8 yS. Ed infine voglionsi ricordare, qual fonte molto utile, le 
annate dal 1833 in poi della Strenna Italiana dell’Editore Ripamonti Carpano e 
quelle dal 1836 in avanti dell’Album del l’Esposizione di Belle Arti in Milano dei- 
fi editore Canadelli. 


— 97 


Per il che reputai più saggio e meno presuntoso il raccogliere 
amorosamente ed offrire i materiali coi quali potrà essere condotta 
la storia di Francesco Hayez e dei tempi suoi. Parecchi documenti 
eran già stati raccolti dal compianto conte Francesco Sebregondi, 
alla cui operosità ed a quella dei signori nobile Emilio Dragoni e 
Francesco Vaiaperta (pittore, allievo di Francesco Hayez), già si era 
dovuta nel 1883 la bella e ricca esposizione postuma delle opere del¬ 
l’insigne pittore. 1 A questi documenti molti altri mi fu dato di 
aggiungere, facendone ricerca nell’ Archivio dell’ Accademia di Brera 
e presso la nobil donna Giuseppina Negroni Prati Morosini, la si¬ 
gnorina Angiolina Hayez figlia adottiva del maestro, l’illustre storico 
Cesare Cantù, l’avvocato Emilio Seletti, il professore Giuseppe De 
Castro ed il professore Gaetano Sangiorgio 2 ; i quali tutti mi furono 
larghi di aiuto e consigli, con una premura pari alla loro venera¬ 
zione per il valente pittore. 


Dalle lettere, dai frammenti di minute di Francesco Hayez 
emergono due nobili figure, che risplendono di una luce serena e 
brillante: Canova e Cicognara. Il loro pupillo ce li fa conoscere ed 
ammirare, ce ne dipinge il nobile carattere, le preclare doti, il soave 
sentimento. 

Le lettere del Canova e del Cicognara alla lor volta danno la più 
splendida testimonianza dell’ alta stima e concetto di questi sommi 
verso il giovane artista. Le corrispondenze di F. Hayez con A. Maf- 
fei, il Venturi, Pietro Giordani, Cesare Cantù, Tommaso Grossi, dimo¬ 
streranno come tra quegli scrittori e il nostro pittore esistesse un con¬ 
tinuo scambio di idee e di ispirazioni, una comunanza di studi e, 
per alcuni, anche di cari affetti di amicizia. L’elenco della biblioteca 
dall’ Hayez donata nel 1862 all’Accademia di Brera, porgerà assieme 


Nella qual occasione il conte Stefano Stampa diede preziose indicazioni sulle 
opere dell’ esimio artista. 

Figlio dello Scultore Abbondio Sangiorgio. Lo scultore Sangiorgio fu intimo 
di Francesco Flayez. La affettuosa ed artistica relazione durò oltre cinquant’ anni 
tra i due onorandi soldati dell’arte. Le ultime parole tra i due artisti furono il 30 
ottobre 1879, cioè tre giorni prima che lo scultore morisse. « Giunse pure a con¬ 
fortarlo l’illustre Hayez, che sorretto, si vide salire a stento le scale per gettarsi 
nelle sue braccia: quante cose in quell’incontro, e quanto dolore in quell’addio! 
Due venerandi che recavano sulle loro spalle 167 anni! » B. E. Maineri, Abbon¬ 
dio Sangiorgio. Milano, 1879. 




- 9 » - 

alle lettere del Maffei il più eloquente commento degli ideali dell'ar¬ 
tista, ci rivelerà quale fosse la miniera letteraria nella quale un pittore 
romantico attingeva in quel tempo le sue ispirazioni per i soggetti 
e per il corredo illustrativo con cui li vestiva. 

In tutti questi documenti, mi parve che risultasse ben più evi¬ 
dente, che non da qualsiasi descrizione e pittura, l’ambiente in cui visse 
questo pittore, che oprò in un’ epoca felice, nella quale 1’ artista vi¬ 
veva di solito nella più stretta relazione non solo coi letterati e cogli 
eruditi, ma colla società eletta di quel tempo, e la società dal canto 
suo desiderava e ardentemente cercava la convivenza dell’artista. 

E quanto quella società proteggesse le arti, lo dirà il catalogo 
delle opere di F. Hayez coll’ indicazione dei committenti. Per un’ opera 
ordinata da Governi o da Principi regnanti, cento sono le opere eseguite 
dietro ordinazione od acquistate da privati. E di talune l’Hayez dovette 
fare persino parecchie ripetizioni. 

Di certe carte, dirò burocratiche, offro la trascrizione in omaggio 
allo scrupolo che oggi dirige le pubblicazioni storiche; con buona 
ragione, avvegnaché ogni più modesto scritto offre indizi e ricor¬ 
danze dei tempi, ai quali si riferisce la pubblicazione. Una parola 
sola, talvolta una sola firma, un nome, hanno, non fosse altro, il 
pregio della curiosità o possono servire di avviamento ad ulteriori 
ricerche o rivelare qualche caratteristica. 

Che dire poi delle minute di lettere dell’Hayez, minute che egli usava 
far numerose quanto i suoi disegni per una stessa composizione! L’ab¬ 
bozzo di lettera che egli scrisse negli ultimi giorni di sua vita, che trovasi 
fra i documenti dell’anno 1875, ad esempio, è una pagina quasi indecifra¬ 
bile, piena di cancellature, e la parte rimasta è scritta tra una riga e l’al¬ 
tra con mano tremante, con grande stento. Nè pretendo, per quanto 
io 1’ abbia studiato amorosamente, di esser riescito a decifrarlo del 
tutto e di averne data l’esatta trascrizione. Eppure, è un documento 
importante che non conveniva lasciar sfuggire tra le carte di poco 
conto. E chi farà la storia di Francesco Hayez non trascurerà tra questi 
segni di mano tremante e le meste espressioni quali « non posso farmi 
più illusioni... il crollo che in causa della mia grave età va prendendo 
possesso del mio fisico.. 

Leggete, leggete, queste pagine dell’ Hayez, in esse avrete la 
vera continuazione delle sue Memorie e, se vi parrà che non bastino 
a colmare tutta la lacuna del periodo che corre dal 1838 al 1882, 
possa almeno rassicurarvi il mio impegno di continuare a raccogliere 
per il fondo Hayez dalla Biblioteca dell’ Accademia di Brera quanti 


— 99 — 

scritti, frammenti di minute e quanti disegni e cenni mi sarà dato di 
procacciarmi. 1 


Fra i materiali più importanti per ricostruire la storia di un 
artista e delle opere sue, hanno valore grandissimo i disegni, siccome 
quelli che offrono l’impronta spontanea, ingenua dell’artista e dell’in¬ 
dole sua e presentano la genesi delle sue opere. Essi poi sono tanto 
più preziosi perchè facili alla dispersione e distruzione, perfino durante 
la vita del loro autore, e perchè, essendo per lo più sprovvisti di 
firma, col tempo diventano di dubbiosa autenticità. 

I disegni più belli di Francesco Flayez, che mi sia stato dato di 
ammirare in Milano, sono quelli posseduti dalla nobile donna Giu¬ 
seppina Negroni Prati; altri di molto pregio si trovano presso i conti 
Casati, all’Accademia di Brera ed al Museo Artistico Municipale. 

Ma quelli di maggior importanza ed interesse si conservano 
tuttora religiosamente presso la figlia adottiva del maestro. Sono 
raccolti in tre album ed in parecchie cartelle. I due album minori 
devono appartenere al primo periodo della sua operosità. Sono 
preziosi quanto mai. Vediamo il giovane pittore studiare le opere 
plastiche dell’ antichità classica, riconosciamo i capolavori greci che 
egli interpretava con mano franca, ma con fare dolce, morbido, con 
una ricerca della eleganza delle forme e ad un tempo della delicatezza 
e fusione dei contorni: caratteristica quest’ultima di notevole impor¬ 
tanza, se pensiamo all’epoca in cui Flayez faceva quegli schizzi. Altri 
disegni, schizzi di pochi tratti, ma condotti con precisione e molta 
cura, sono tratti dai dipinti della Scuola Veneta. Scorrendoli, si rico- 
noscon le figure dei dipinti di Gentile Bellini, di Gian Bellino, di 
Carpaccio; le forme giorgionesche appaiono pur talvolta in studi fatti 
su opere di Palma il Vecchio; ma i maestri prediletti di Francesco Fla¬ 
yez erano Gentile Bellini e Carpaccio. Mettendo in pratica poi l’indi¬ 
rizzo, che egli stesso accenna nelle sue memorie, a lato degli studi 
dal classico e dai grandi maestri, tracciava sull’album numerosi schizzi 
dal vero di figure intere, ritratti di persone, studi di animali. Fra le 
figure intere ed i ritratti notatisi degli schizzi pieni di spirito ed ar¬ 
guzia che ci danno costumi e persone di quel tempo. Altri sono 


Saranno da consultarsi gli atti e documenti che si riferiscono a F. Hayez 
sia alunno, sia artista, nell’archivio dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, non 
che i documenti del fondo Cicognara nella biblioteca di Bologna. 



100 


studi che recano spiccata l’impronta romantica, figure piene di espres¬ 
sione. Numerosi infine gli schizzi e gli studi per le sue composizioni. 

L’album maggiore, contiene disegni e schizzi raccolti assieme; 
quasi tutti di maggiori dimensioni dei precedenti e pur quasi tutti 
di epoche successive. È una vera fortuna che sieno stati conservati. 
Francesco Hayez aveva incominciato egli stesso a raccoglierli ed aveva 
apposta la propria firma a quelli di cui, dopo tanti anni, era rimasto 
soddisfatto: gli altri furono aggiunti dalla pietosa ammirazione della 
figlia adottiva. 

Le cartelle poi sono ricche di una stragrande quantità di schizzi 
e di lucidi. Tutti i personaggi, tutti i gruppi delle sue composi¬ 
zioni, tutte le belle figure dei suoi dipinti fanno nuova apparizione. 
I pensieri vaganti dell’artista, le ombre fuggitive della sua mente ar¬ 
tistica, vi passano innanzi con un misterioso silenzio che infonde un 
religioso rispetto. 11 fonografo è destinato a conservare il timbro di 
voce delle grandi personalità e di quelli che son cari al nostro cuore. 
I disegni, gli schizzi di un pittore ne conservano per la posterità la 
fragranza dell’animo e del genio. 

La critica d’arte che è curiosa e sagace, a suo tempo li studierà 
codesti disegni e schizzi, col più vivo interesse, e se ne gioverà per 
indagare non solo la natura del genio, l’operosità e la caratteristica 
di Francesco Flayez, ma anche la caratteristica degli artisti suoi con¬ 
temporanei e di quelli, che più giovani di alcuni anni, appartennero 
pur sempre all’epoca sua. Ed allora la critica coscienziosa potrà con 
una visuale più vasta di quella che oggi, in epoca ancor troppo 
vicina, ci sia dato di ottenere, potrà, dico, distinguere il lavorìo di 
formazione e di influenza dell’Havez, ciò che egli tolse agli altri e ciò 
che gli altri derivarono da lui. 


Si è adunque, colla sola preoccupazione di offrire un saggio di 
questi materiali e di presentare un Ricordo di Francesco Hayez, che 
feci la scelta di disegni e di opere sue, dando la prevalenza ai disegni, 
e tralasciando quanto è esposto nei pubblici Musei od Istituti, facendo 
una sola eccezione però in favore del disegno della distruzione del 
Tempio di Gerusalemme perchè generale è l’ammirazione per la sua 
importanza di composizione e pel concetto nuovo e grandioso. 

I ritratti di Francesco Hayez riprodotti in questo volume sem¬ 
breranno forse numerosi in relazione al numero delle tavole. I due 
primi non sono di sua mano, sono opere della pittrice Ernesta Bisi 


IOI 


e dell’Amerling, ed hanno interesse perchè ci conservano i lineamenti 
dell’Hayez in un’epoca molto importante della sua operosità. — Gli 
altri sono dell’Hayez, il quale, al pari del Rembrandt, faceva numerosi 
studi di disegno e di chiaro scuro, prendendo se stesso a modello. 
Quello disegnato a matita e che egli contradistinse colla scritta: I 
primi segni d’una testa, nella grandiosità e franchezza, nel fare semplice, 
indipendente, nel taglio stesso del foglio (cioè nella impaginatura della 
testa nel fondo), è opera veramente bella, da maestro. E, singolare! 
è lavoro essenzialmente moderno; eppure fa correre il pensiero di 
chi l’osserva, a due celebri disegni: alla testa di Filippino Lippi (ohm 
Masaccio) agli Uffizi ed al ritratto di Hans Holbein il giovane al Museo 
di Basilea! 

L’elenco delle opere di Francesco Havez, che fa seguito ai Docu¬ 
menti, non ha la pretesa di essere completo. Fu composto colla scorta 
dei numerosi elenchi già compilati nel 1882 e nel 1883 dal com¬ 
pianto mio predecessore. — Parecchie di quelle liste eran state fatte 
dall’ Hayez direttamente, altre sotto la sua direzione. Ritenni perciò 
doveroso rispettare le descrizioni ed indicazioni senza preoccuparmi 
se per certe opere eran spese più parole che per altre. Così la nomen¬ 
clatura stessa, le parole usate son per lo più quelle dell’epoca dell’ar¬ 
tista. — Le aggiunte sono il risultato dello spoglio dei documenti o 
delle informazioni che durante il lavoro di questi pochi mesi mi fu 
dato di raccogliere. 

Il mio lavoro è inferiore a quanto merita Francesco Hayez; possa 
almeno rendere qualche testimonianza che anche la generazione che 
gli succedette immediatamente gli ha dedicato amore e venerazione. 

Milano, io febbraio 1890. 


Giulio Carotti. 












DOCUMENTI. 



































Originale 

Archivio Stato Milano. 


181 r 


I. 

Attestato rilasciato dal conte Cicognara. 

REGNO D’ITALIA. 
Accademia Reale di Belle Arti. 


Venezia, li io Dicembre 1811. 

Si attesta a chiunque sia di ragione che il giovine Francesco Hayez dell’ età 
di anni 20 si trova attualmente in Roma in qualità di alunno premiato dalla Regia 
Munificenza per conto dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, e che fra quelli 
che colà dimorano egli è precisamente il più idoneo a lusingare di un’ eccellente 
riuscita nell’ Arte della Pittura. Questo Certificato gli viene spedito non tanto 
per quello che risulta dai saggi soddisfacenti spediti alla R. Accademia cui appar¬ 
tiene il giudicato, quanto per le relazioni che continuamente vengono dal Signor 
Cav. Canova trasmesse al Presidente dell’ Accademia, nelle quali dà le migliori 
speranze intorno al talento di questo Giovane. 

In fede di che la presente è firmata dal Presidente e dal Segretario del- 
P Accademia. 

Cicognara, Presidente. 

Diedo, Segretario. 

1 Venne prodotto dal padre di Hayez assieme all’istanza che segue nel Documento II. 


Originale 

Archivio Stato Milano. 


II. 


1811 


Istanza del padre di F. Hayez per ottenergli 1 ’ esonero dalla coscrizione. 

Postilla di pugno di Eugenio Beauharnais : Un Conscrit qui demande à continuer ses cours à Rome 
comme élève pensionné du Roi. 

Renvoyé au Ministre de lTntérieur. Milan, 24 Dicembre 1811. Sigla di Beauharnais. 

Altra postilla: Par le Viceroi le Conseiller Sécretaire d’Etat, A. Strigelli. 

ALTEZZA IMPERIALE REALE. 

Milano, 25 Dicembre 1811. 

Francesco Hayez Alunno pensionato dal Governo Reale in Roma, che conti¬ 
nua colà gli studj della pittura, e che parzialmente gode della protezione del Si¬ 
gnor Cav. Canova per essere forse meglio degli altri inclinato per natura e per 


14 



io6 — 


studio alle arti, e per esser figlio dell’Accademia Reale di Venezia è uscito col 
numero né nella Coscrizione di questa Comune. 

Sono stati assegnati 40 giorni alla cognizione del suo personale in Roma ac¬ 
ciò venendo creduto idoneo possa raggiungere il suo Corpo, o transferirsi in questa 
Comune. In dipendenza intanto di questo esame, e dell’esecuzione di queste Su¬ 
periori disposizioni si affaccia alla Clemenza dell’ A. S. I. il tempo decorso fino al 
giorno d’oggi che questo giovane ha impiegato forse con non comune successo, 
per distinguersi in quest’ Arte, in conseguenza di che ha meritato il qui unito at¬ 
testato dalla R. Accademia, e si umilia rispettosamente un’istanza acciò, visto que¬ 
sto straordinario caso, gli venga permessa la continuazione de’ suoi studj, nei quali 
si lusinga di poter prestare utile servigio, e riescire di onore alla Patria, e allo 
Stato; che se venisse tolto in questo momento di tenera età dal soggiorno di 
Roma verrebbe a perdere il frutto dell’ educazione ricevuta, e dei beneficj fin ora 
goduti dalla Reale Munificenza. 

Gio. Batta Hayez. 


Postille nella seconda facciata del foglio: 

S. A. I. il Principe Vice Re Rimette un’istanza di Gio. Battista (sic) Hayez, 
Alunno pensionato dal R. Governo per attendere agli studj della pittura, colla quale 
invoca di poter colà rimanere e proseguire gli studj medesimi abbenchè sia stato 
compreso sotto al N. 116 nella Coscrizione del Comune di Venezia cui appartiene. 

Al Signor Consigliere 

Direttore generale della Pubblica Istruzione 

Il Ministro dell’Interno 
L. Vaccari. 


Si avverte il Prefetto dell’Adriatico perchè accordi una saggia dilazione. Si 
preghi S. A. di permettere che F. Hayez sia esonerato a Roma per la coscrizione. 

Sigla. 


D’intelligenza col Signor Direttore scrivasi come in Minuta. 


Sigla. 


Studj Pittura, Scultura, Roma. Alunni G. M. 
Ministero dell’Interno 


28 Dicembre 1811. 



Originale 
Accademia Brera. 


1812 


III. 

Scheda suggellata colla quale Francesco Hayez accompagnò il suo dipinto 

La Catastrofe di Laocoonte 

presentato al Concorso di Pittura all’Accademia di Brera nel 1812. 1 
SE LA SORTE MI FOSSE AMICA. 

Francesco Hayez, nativo di Venezia e domiciliato in Venezia, pensionato dal 
R.° d’Italia. 

A tergo: Se la sorte mi fosse amica. 

1 Questo concorso presso gli Accademici e gli allievi di Brera è rimasto celebre. Il dipinto di 
Hayez e quello del suo competitore sono tuttora esposti nelle Gallerie di arte moderna dell’Acca¬ 
demia di Brera. 


Originale 
Accademia Brera. 


1812 


IV. 

Scheda suggellata del competitore di F. Hayez nel concorso del 1812. 


Antonio De Antonio, Milanese, Allievo del Signore Cavagliere Andrea Ap¬ 
piani, abitante nella Contrada della Riconoscienza al Numero 674. 


A tergo : Disgroppar con le man tentava indarno. 

1812 

Riservata. 

REGNO D’ITALIA. 


Originale 
Accademia Brera. 


V. 


Il Ministro dell J Interno 
Al Signor Conte Senatore Castiglioni 
Presidente della Reale Accademia delle Belle Arti di 

Milano. 


Milano, il 16 Luglio 1812. 

La comune voce m’ instruisce, Sig. Conte Senatore Presidente, che il giudizio 
del pubblico sui due quadri, stati presentati a cotesta accademia pel concorso di 
quest’ anno, sia per tal modo diviso, che mal lasci argomentare quale di essi sia 
il migliore. 




— io8 


Se in ogni tempo la Commissione esaminatrice procedette con ponderazione 
nel dare i suoi voti; tanto più importa che ciò si faccia ora per 1* accennata cir¬ 
costanza e che la sua decisione sia assoluta sulla preferenza da darsi all’ uno piut¬ 
tosto che all’ altro lavoro. 

Ove poi avvenisse che aneli’ essa rimanesse in dubbio sulla prevalenza del 
merito di uno dei due quadri, vi prego, Sig. Conte Senatore Presidente, di farmene 
rapporto a tempo opportuno; riserbandomi a comunicare all’Accademia quelle di¬ 
sposizioni che fossero più convenienti. 

Ho 1 ’ onore di salutarvi con distinta stima e considerazione. 

L. Vaccari. 


Originale 
Accademia Brera. 


1812 


VI. 


Milano, 23 Luglio 1812. 

Protestiamo noi sottoscritti membri della Commissione Straordinaria di Pittura 
che non abbiamo avuto parte alcuna di esecuzione o di direzione nelle opere che 
siamo per giudicare ed in fede 

G. Longhi. — Domenico Aspari. — G. Bossi. — Giuseppe Mazzola 

Luigi Sabatelli. 


Originale 
Accademia Brera. 


VII. 

Il Giudizio della Commissione. 


1812 


Milano, 23 Luglio 1812. 

La Commissione di Pittura ha esaminati attentamente i due quadri esposti al 
Concorso di quest’anno rappresentanti la Catastrofe di Laocoonte — e primiera¬ 
mente ha osservato il quadro portante l’epigrafe — Se la sorte mi fosse amica — ed 
ha cominciato dal cercarvi i diffetti. Ha quindi trovato in esso un fondo timida¬ 
mente composto ed eseguito : ridondanza di figura sui primi piani, e freddezza in 
esse di attitudine: il figlio posto alla destra del Laocoonte più afflitto, che tor¬ 
mentato, e con movenza non abbastanza agitata; Ma dall’altra parte investigandone 
i pregi ha trovata quest’ ultima figura saviamente disegnata, e si naturalmente di¬ 
pinta da meritare ogni elogio: ben concepita 1 ’ attitudine del Padre, il quale sem¬ 
bra spingersi innanzi per salvare il figlio superstite, e contemporaneamente alzate 
ambo le braccia con una afferra fortemente il mostro, coll’ altra tenta allontanare 




109 — 


la testa velenosa: belle pure ha trovate le pieghe e particolarmente quelle della 
tunica della detta figura: ben osservato il costume frigio; ben contrastate le linee 
del gruppo principale: la testa del Protagonista vera ad un tempo, ed espressiva, 
ed i serpenti d’ una verità, che riesce spaventevole: ha trovato in somma detto 
Quadro in generale ben segnato e ben dipinto. 

Osservato poi il quadro, che ha 1 ’ epigrafe — Disgroppar colle man tentava 
indarno — e ricercandone parimenti i diffetti ha riscontrato, che le membra inferiori 
della figura principale non rispondono troppo bene alle superiori; la coscia in 
iscorcio segnatamente non va bene ad inserirsi nel busto, le estremità in generale 
sono alquanto trascurate; le tinte della carnagione in alcuni luoghi appajono in¬ 
certe, e sbiadite: la figura del figlio giacente presenta delle linee ingrate, ed in 
troppo diretta opposizione con quelle del gruppo : e che in generale 1’ esecuzione 
è poco diligente. Indi volgendosi ai pregi ha commendato in esso quadro buono 
stile, sobrietà di composizione, bell’ aggruppamento, attitudini spontanee, viva, 
espressione, scena tragica, unità di soggetto, tocco magistrale, armonia di chiaro 
scuro, un tutto insomma degno di vera lode. 

Da tutto ciò la Commissione pesati i pregi, ed i diffetti di ciascun’ opera, 
giudica, che in entrambe la somma dei pregi superi di lunga mano quella dei 
diffetti. Giudica similmente essere detti pregi di si differente natura, da non po¬ 
tersi in alcun modo fra loro comparare, gli uni appartenendo ad una parte del- 
1 ’ arte, gli altri ad un’ altra. In conseguenza di ciò reputa sì 1 ’ una, che 1 ’ altra 
opera meritevolissime di premio, e riflettendo, che in alcune occasioni non fu dato 
premio alcuno, in altre si sono premiate opere di molto a queste inferiori, invita 
P Accademia ad intercedere dalla Munificenza del Governo, che entrambi i detti 
quadri vengano di egual premio onorati. 

Seguono le sottoscrizioni. 

Luigi Sabatelli. — Mazzola. — Domenico Aspari. 

G. Longhi. — G. Bossi. 


Originale 
Accademia Brera. 


Vili. 

REGNO D’ITALIA. 


l8l 2 


Pressanta e riservata. 


Milano, li 24 Luglio 1812. 

Il Presidente della Reale Accademia delle Belle Arti 
A S. E. il Signor Conte Ministro dell’ Interno. 

Senatore, 

Ho l’onore di rassegnare all’E. V. per copia conforme il giudizio sul Con¬ 
corso di Pittura pronunciato stamattina da questa Commissione Straordinaria da 



I IO 


cui potrà risultarle l’eguaglianza di merito in cui sono stati tenuti entrambi i con¬ 
correnti. Attenderò dunque le decisioni dell’E. V. a loro riguardo a norma del 
suo veneratissimo dispaccio 16 corrente N. 20135. 

Con questa opportunità prevengo l’E. V. che non s’è trovata degna di pre¬ 
mio la Scultura importante ventiquattro Napoleoni d’oro nè il disegno di figura, 
che ne importa quindici, nè quello d’ ornato del valore di dodici. 

Prego l’E. V. ad aggradire la mia rispettosa stima e considerazione. 


Originale 
Accademia Brera. 


IX. 


1812 


Riservata. 


REGNO D’ITALIA. 


Il Ministro dell’ Interno 
Al Signor Conte Senatore Castigliom 
Presidente della Reale Accademia di Belle Arti di 

Milano. 

Milano, il 25 Luglio 18:2. 

Col mio Dispaccio 16 del corrente mese N.° 20135. io vi aveva pregato Sig. 
Conte Senatore Presidente, di avvisarmi allorché vedeste che la Commissione, in¬ 
caricata di esaminare i due quadri, stati presentati a cotesta accademia pel con¬ 
corso di quest’ anno, fosse in dubbio sulla prevalenza del merito di uno dei quadri 
medesimi; ed in questo caso io mi riserbava a comunicarvi quelle direzioni che 
fossero più convenienti. 

Ora dal rapporto, unito al pregiatissimo vostro foglio di jeri, desumo che 
la Commissione non sapendo risolversi ad attribruire il premio all’ uno piuttosto 
che all’ altro quadro, abbia esternato il suo desiderio che sieno premiati entrambi. 

Ciò operando, la Commissione si è scostata dagli Statuti dell’ Accademia, i 
quali non accordano che una sola medaglia a ciascuna delle arti del disegno, in¬ 
dicata nell’ art. 3. 0 del tit.° Vili. 0 

E ridotte le cose a questo punto siccome non sarebbe doveroso che il Go¬ 
verno si caricasse del peso di due premj; cosi quando la Commissione, dopo un 
nuovo accurato esame delle due pitture, non si determini ad accordare ad uno de’ 
quadri la preferenza, credo che non rimanga altro miglior partito, fuor solamente 
quello di lasciare che la sorte decida a quale di essi debba assegnarsi il premio, 
e quando ciò abbiasi ad eseguire, vi raccomando, Sig. Conte Senatore, di pre¬ 
siedere voi stesso la seduta, nella quale 1’ estrazione a sorte dovesse aver luogo. 

Ho 1 ’ onore di salutarvi con distinta stima e considerazione. 


Luigi Vaccari. 




Originale 
Accademia Brera. 


I I I 


1812 


X. 

REGNO D’ITALIA. 

Il Ministro dell’ Interno 
Al Signor Conte Senatore Castiglioni 
Presidente della Reale Accademia di Belle Arti di 

Milano. 

Milano, il 25 Luglio 1812. 

Con altro mio dispaccio portante, data, e numero eguali al presente vi ho 
invitato Sig. Conte Senatore Presidente a disporre le cose per modo che la sorte 
abbia a decidere a quale dei due quadri stati presentati a codesta Accademia pel 
concorso di quest’ anno debba assegnarsi il premio nel caso che la Commissione 
dopo un nuovo esame non si determini ad accordare ad uno di essi la preferenza. 

Questo divisamente mi è stato suggerito dalla considerazione di persuadere 
al Pubblico il cui giudizio sui due quadri suddetti è assai diviso che nè la pre¬ 
venzione, nè il favore abbiano dirette le deliberazioni della Commissione statemi 
comunicate con pregiatissimo vostro foglio d’ jeri. 

Quando dunque questa nuovamente da voi radunata rimanga anche mediante 
un altro accurato esame nella sua indecisione sulla prevalenza del merito di uno 
dei due quadri, e persista nel crederli entrambi degni di premio, e quando conse¬ 
guentemente lo stato delle cose fosse ridotto al punto di effettuare 1’ estrazione a 
sorte, siccome la costanza del giudizio della Commissione gioverebbe a rimovere 
qualunque dubbio che avesse potuto destarsi nel Pubblico sulla imparzialità di 
essa; così vi autorizzo Sig. Conte Senatore Presidente a sospendere 1 ’ estrazione 
medesima, e a dichiarare alla Commissione eh’ io convengo nella sua proposizione 
relativa ai due premj. 

Ho 1 ’ onore di salutarvi con distinta stima, e considerazione. 

L. Vaccari. 


Originate 1812 

Accademia Brera. 

XI. 

Il Segretario 
Al Signor . 

Membro della Commissione Straordinaria di Pittura. 

26 Luglio 1812. 

Un pressantissimo Dispaccio di S. E. il Sig. Conte Ministro dell’ Interno ar¬ 
rivato stamattina al Sig. Conte Senatore Presidente della R. a Accademia, da cui 




I 12 


nè ricevo in questo momento 1 ’ avviso, porta 1 ’ ordine che la Commissione stra¬ 
ordinaria di Pittura debba nuovamente radunarsi in concorso dello stesso Signor 
Presidente per decidere deffinitivamente sul merito dei due quadri presentati al 
grande Concorso. 

La prego dunque, Signore, . . a volere infallibilmente trovarsi dimani lunedi 
27. corrente al megpo giorno preciso nella sala dei Concorsi di questa R. a Acca¬ 
demia all’ oggetto indicato. 

Mentre sono in dovere di farle osservare che P assoluto ordine Ministeriale 
non lascia luogo a mancanza ho 1’ onore di protestarle la più distinta stima, e 
considerazione. 

Ai Signori : Bossi. — Bonghi. — Sahatelìi. — Macola. — Aspari. 


Originale 
Accademia Brera. 


XII. 


Il Presidente 

A S. E. il Signor Conte Ministro dell’ Interno. 


I O I 2 


28 Luglio 1812. 

In esecuzione del benevolissimo dispaccio dell’E. V. 25 corr. N.° 11262. 
jeri ho riunita la Commissione straordinaria di Pittura, e lettole lo stesso di¬ 
spaccio 1’ ho novamente interrogata sul suo sentimento riguardo ai due quadri in 
quistione. 

Avendo trovati tutti gli individui fermi nel voto già esternato e determinati 
in mancanza d’ ogn’ altro mezzo a comprovare 1’ atto del giudizio colle sorti ho 
loro comunicato il secondo dispaccio dell’ E. V. in cui graziosamente aderiva al 
desiderato assegnamento dei due premj ciò che ha riscossi i più vivi applausi e 
ringraziamenti della Commissione. 

Incaricato come sono di presentarglieli non posso allo stesso tempo dispen¬ 
sarmi dal dovere dalla medesima impostomi di giustificarla presso 1 ’ E. V. sulla 
condotta tenuta in questo affare in cui non per contraddizione agli statuti ma per 
1’ onore delle arti e per la gloria del Governo ha creduto, non essendovi statuto 
che lo proibisse, di supplicare per il raddoppiamento del premio. 

Compiutosi il giudizio in cui ha tanto merito 1 ’ E. V. si aprirono le lettere 
e si trovarono autori delle opere premiate: il Sig. Antonio d’Antonio Milanese 
allievo del Sig. Cavaliere Appiani ed il Sig. Hayez veneziano pensionato in Roma 
per la R. a Accademia di Venezia. 




— II 3 — 


1812 


Originale 
Accademia Brera. 

XIII. 

PITTURA. 

Programma. — Il Laocoonte, preso dalla descrizione fattane da Virgilio, ed esclusa 
l’imitazione del celebre gruppo. 

Tre furono i concorrenti a quest’ arte, l’uno de’quali non ha meritata l’espo¬ 
sizione al pubblico. 

I due esposti hanno lungamente tenuto sospeso il giudizio della Commissione, bi¬ 
lanciandosi fra loro, l’uno per la bellezza della composizione, e l’altro della esecuzione. 

Essendosi giudicato dopo il più maturo esame che fossero a perfetta egua¬ 
glianza di merito nella diversità del rispettivo genere, non avrebbe potuto decidere 
del premio che la sorte, se la Munificenza del R.° Governo non lo avesse decre¬ 
tato ad entrambi. Apertesi le lettere si sono ritrovati autori : 

Del quadro portante 1 ’ Epigrafe — Se la sorte mi fosse amica — il Signor 
Francesco Hayez veneziano pensionato a Roma per la R. a Accademia di Venezia, 
Del quadro coll’ epigrafe — Disgroppar con la man tentava indarno — il 
Sig. Antonio d’ Antonio milanese allievo del Sig. Cavaliere Andrea Appiani Primo 
Pittore di S. M. I. 


Originale 1812 

Accademia Brera. 

XIV. 

Premiazione nel Concorso all’Accademia di Brera. 

REGNO D’ ITALIA. 


Il Presidente della Reale Accademia delle Belle Arti 
Al Signor Francesco Hayeg_ Veneziano 
pensionato a Roma per la Reale Accademia di 

Venezia. 


Milano, li 11 Agosto 1812. 


Senatore, 

Godo partecipare alla S. V. che questa R. a Accademia ha per mezzo delle 
sue Commissioni giudicata degna del premio 1 ’ opera eh’ Ella ha presentato al 
Concorso nella Classe di Pittura a norma del Programma dello scorso anno 1811. 

Nel prevenirla che S. E. il Sig. Conte Ministro dell’ Interno si è compiaciuta 
incaricarsi di farle prevenire la relativa medaglia mi congratulo dell’ onore che il 
di Lei merito Le ha ottenuto e non dubito che la giustizia resale in questa occa¬ 
sione stimolerà il di Lei genio a sempre maggiore perfezionamento. 

Ho il piacere di attestarle la mia più distintissima stima. 


Castiglioni 


Zanoja, Segr. 0 della R. a Accademia. 


15 




Originale 
Accademia Brera. 


1812 


XV. 

REGNO D’ ITALIA. 

Il Ministro dell’Interno 
Al Signor Conte Castiglioni Senatore 
Presidente della Reale Accademia delle Belle Arti in 

Milano. 

Milano, il io Novembre 1812. 

S. A. I. il Principe Vice Re, al quale feci conoscere il giudizio pronunziato 
dalla R. a Accademia di Milano, intorno alle opere presentate ai concorsi, non ha 
approvata 1 ’ indecisione dell’ Accademia stessa relativamente ai due quadri offerti 
pel concorso di pittura, osservando essere impossibile che due opere sieno eguali 
in merito al segno che non si possa determinare a quale dei due si debba la 
preferenza. 

Io vi comunico, Sig. Conte Senatore Presidente, questa osservazione del Prin¬ 
cipe per vostra intelligenza, e perchè debba servire di norma all’ Accademia nei 
giudizi di eguale natura, che la medesima dovesse dare nel tempo avvenire. 

Ho 1 ’ onore di salutarvi con distinta stima e considerazione. 

L. Vaccari. 


Originale 
Cesare Canta. 


XVI. 

Autografo del Canova. 


1814 


Roma, 3 Settembre 1814. 

Attesto io sottoscritto d’ aver veduto il saggio del Sig. Francesco Haycz, rap¬ 
presentante in disegno Mardocheo condotto da Amano per la città di Susa in trionfo, 
soggetto assai bene ideato e composto, e che da lui verrà terminato in questi 
stessi giorni; e posso affermare per verità, che io lo trovo molto degno di lode e 
di approvazione; in segno di che li rilascio volentieri la presente sottoscritta di 
mia mano; assicurando la sua R. Accademia di Venezia che deve sommamente 
trovarsi contenta dello studio e dei progressi di questo suo eccellente e bravo 
alunno. 


Antonio Canova. 




Originale 
Accademia Brera. 


115 — 


1820 


XVII. 

IMPERIALE REGIA ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI. 

Il Presidente 

Al Signor Francesco Hajeg. 

Milano, il io Agosto 1820. 

Questa I. R. Accademia nella sessione tenuta il giorno 2 del corrente in 
Pavia secondando le proposizioni fattele da alcuni suoi membri, ed in vista della 
riputazione eh’ Ella si è procacciata nell’arte che esercita, lo ha nominato a pieni 
voti suo Socio Corrispondente. 

Nel parteciparle, o Signore, questa onorevole testimonianza dovuta al di Lei 
merito, mi persuado eh’ Ella vorrà concorrere e colle opere e co’ lumi al decoro 
e incremento delle Arti. 

Aggradisca con quest’ atto le dichiarazioni della mia distintissima stima 

Pel Prof. Segr. dell’ I. R. Accad. 

Fumagalli. 


Originale 
Accademia Brera. 


1820 


XVIII. 

Nomina di F. Hayez a Socio Corrispondente dell’ Accademia di Brera. 
Estratto dal verbale dell’ Adunanza del 20 Agosto 1820. 

Finalmente, dovendosi passare alla votazione per la nomina dei proposti in 
Soci corrispondenti Signori Faustino Anderloni, e Giovita Garavaglia, ambo inci¬ 
sori, ed essendosi proposto in questa occasione anche il Sig. Hayez pittore, vennero 
come tali acclamati. 

Altro non essendovi da trattarsi il Presidente levò la sessione. 

Castiglioni, Presidente. 


Elenco degli Accademici sedenti nell’Imp. Regia Accademia di Milano. 

Presidente il signor Castiglioni contee cavaliere Luigi, Membro dell’Istituto. — I signori: Al- 
bertolli cavaliere Giocondo professore emerito. — Albertolli Ferdinando, professore d’ornamenti. — 
Amati Carlo, ff. di professore d’architettura. — Anderloni Pietro, incisore. — Aspari Domenico, 
professore di elementi di figura. — Benaglia Giuseppe, incisore. — Bossi conte Luigi, Membro del- 
PIstituto. — Cagnola marchese Luigi, ciambellano di S. M. I. R., Membro onorario dell’Istituto.— 
Canonica cavaliere Luigi, architetto de’ Palazzi di Corte. — Cattaneo Gaetano, pittore e direttore dell’ I. 
R. Gabinetto Numismatico. — Fumagalli Ignazio, pittore e segretario aggiunto dell’I.R. Accademia. 
— Landriani Paolo, architetto pittore scenico. — Levati Giuseppe, professore di prospettiva. — Longhi 
cavaliere Giuseppe, professore d’incisione e Membro onorario dell’Istituto. — Magistretti Pietro, 
professore d’anatomia applicata alle arti. — Manfredini Luigi, scultore e coniatore. — Mazzola Giu¬ 
seppe, professore di colorito, ispettore delle I. I. RR. Gallerie. — Moglia Domenico, aggiunto per 



la scuola d’ornamenti. — Monti Gaetano di Ravenna, scultore. — Moscati conte Pietro, presidente 
dell’Istituto. — Pacetti Camillo, professore di scultura. — Palagi Pelagio, professore d’istoria. — 
Sabatelli Luigi, professore di scultura. — Schiepati Antonio, pittore. — Stratico conte Simone, pre¬ 
sidente dell’Istituto. — Taglioretti Pietro, architetto. — Vaccani Gaetano, pittore d’ornamenti. — 
Verri conte Carlo, dilettante di pittura. — Visconti conte Annibaie, dilettante di pittura. 


Originale 

Archivio Stalo Milano. 


1821 


XIX. 

Autografo di F. Hayez. 


Mio caro Amico, 


Venezia. 31 Gennaio 1821. 


Ritornato da una breve gita ma interessante, nelle vicinanze di Venezia, ri¬ 
trovai la cara tua, non esitai un momento, feci fare il lucido del primo mio pen¬ 
siero del quadro da te ricercato, con il sommo dispiacere di non averlo potuto 
fare prima, causa la suddetta combinazione. 

Non guarderai in questo schizzo, che il parto primo della fantasia, e non 
l’assieme, non le grazie, e non l’espressioni, di cui vado cercando nel quadro con 
sommo piacere. Ecco il soggetto: « Il Margo Lunedì 12S2 giorno dopo Pasqua, 
i Palermitani giusta il costume loro si posero in via per andare ad assistere al Ve- 
spero nella chiesa di Monreale tre miglia lungi dalla Città, i francesi stabiliti in Pa¬ 
lermo presero parte alla festa ed alla processione. Onesti aveano fatto pubblicare la 
proibizione di portare armi. Mentre il popolo era intento a coglier fiori ne 3 prati ed a 
salutare la primavera, una bella e nobile donzella s’incamminava alla Chiesa col suo 
sposo ed i suoi fratelli, un francese la frugo insolentemente nel seno sotto pretesto di 
verificare se portava armi nascoste, la giovane sviene fra le braccia dello sposo e uno 
dei fratelli di lei ammaggo il francese con la stessa sua spada. Fu gridato allora 
Morte ai Francesi ed il Vespero Siciliano ebbe principio. » 

Colsi il momento, che fu un sol punto, è l’insolenza è la vendetta, cioè l’o¬ 
rigine delle stragi che di poi son state fatte nella Sicilia. Il Quadro è alto piedi 
tre, lungo cinque e più, numeroso di figure, ne chiedo 60 Luigi. In fretta ti ho 
scritto poiché sento che il signor Conte poco si trattiene a Milano, io ti sono e 
sarò sempre obbligato alla tua amicizia verso di me. Saluta tua Moglie, Cognato 
e Cognata, dammi nuove e tienmi pure e sempre 

tuo affi.' 1 ’ 0 amico 
Fr. co Hayez. 

All’ Ornatissimo Signore 

il Signor Michele Bisi 

Valente Incisore nella I. R. Accademia di Brera 

Milano. 




Originale 
Accademia Brera. 


XX. 


1822 


F. Hayez è ammesso a supplire per due anni il prof. Sabatelli 
nell’ Accademia di Brera (Milano). 

Estratto del processo verbale 

della sessione del Consiglio Accademico, tenutasi il 2j Gennaio 1822. 

a Indi il Presidente informa che per determinazione di S. A. I. e R. il Sere¬ 
nissimo Arciduca Vicere era stato concesso al Sig. Prof. Sabatelli di starsene as¬ 
sente per due anni dall’ Accademia di Milano, onde soddisfare agli impegni con¬ 
tratti colla Corte di Toscana e di farsi supplire nella sua qualità, ed a proprie 
spese dal pittore Sig. Francesco Flayez Accad. 0 di Venezia. Espone quindi che 
nella ventura sessione presenterà il detto professore supplementario. » 

« Castiglioni, Presidente. » 


Originale 1822 

Accademia Brera. 

XXI. 

Autografo di F. Hayez. 1 

Roma, 3 Dicembre 1822. 

Per non mancare al mio dovere, e urgendomi di dover ancor per qualche 
giorni trattenermi in Verona per 1 ’ affare a lei cognito, ho creduto con lo stesso 
Podestà portarmi dal Sig. Conte di Strassoldo onde avere il permesso che non 
esitò punto di graziarmi, essendo già a cognizione di ciò che si trattava, e tro¬ 
vando troppo giusta la ragione. 

Sono pertanto a pregarla di partecipare tutto ciò al pregiatissimo nostro Pre¬ 
sidente il Sig. Conte che quantunque sia forse a quest’ ora prevenuto come mi 
promise il Governatore, credo sempre doveroso di farla per mia parte, aggiungendo 
che per la metà della ventura settimana mi restituirò senza fallo al mio incarico. 

La prego Sig. Segretario di farmi servitore del Sig. Conte e aggradisca che 
con tutta stima mi dica di lei 

Suo Umilissimo Servitore 
, Francesco Hayez. 

AW Ornatissimo Signore 

Il Signor Ignagio Fumagalli 

Segretario dell ’ I. R. Accademia delle Belle Arti in Brera 

Milano. 

1 F. Hayez sostituì il prof. Sabatelli nell’insegnamento della pittura aH’Accademia di Brera dal 
1822 al 1825. — L’impegno a cui l’illustre pittore accenna in questa lettera era l’ordinazione di 
un dipinto da parte della Congregazione Municipale di Verona. — Veggasi Le Mie Memorie di 
F. Hayez. 




Originale 
Accademia Brera. 


XXII. 


1S20 


Ordinazione degli affreschi per la sala detta della Lanterna nel palazzo di Corte 
in Milano. 


Preg. Signore , 


Autografo di F. Hayez. 


Li 20 Ottobre 1820 Venezia. 


Inteso dalla stimatissima sua l’onorevole invito che per parte del Signor Conte 
Presidente ella ha avuto la compiacenza di parteciparmi indicandomi che due dei 
campi vuoti da dipingersi nel Reale Palazzo sarebbero destinati per me, qualora io 
volessi accettarlo. Quantunque io mi conosca debolissimo per corrispondere a un 
tanto invito, e tremi delli confronti delle sublimi opere dell’esimio Artista defunto 
e di quelle ancora che in mia concorrenza eseguirebbe l’accademico valente Palagi, 
pure non ostante non voglio rinunziare a un’occasione sì bella. Fidandomi, di un 
esito meno cattivo, all’infaticabile studio che mi prometto di fare. 

Sull’interrogazione ch’ella mi fa s’io sarei contento di dipingere avendo per 
compagno il suddetto Signor Palagi, questo anzi mi fa maggior coraggio perch’io 
accetti più facilmente l’offertomi lavoro, la vicinanza di un sì eccellente Artista e 
amico non avaro con me de’suoi Pittorici consigli, son certo che mi sarà di somma 
utilità in tal impresa. 

Ecco poi sopra ciò che riguarda il prezzo. Considerando il tempo e H studi 
necessari che si conviene dovendo eseguire i suddetti due freschi, non posso meno 
di domandare Lire Italiane ottomila; ella partecipando al Signor Presidente 
queste mie intenzioni, la prego di anche fargli i dovuti miei ringraziamenti e pro¬ 
fondi rispetti, e ringraziandola della buona opinione eh’ ella ha per me mi segno 
rispettosamente di Lei 

Umiliss. e divot. servitore 
Francesco Hayez. 

All’Egregio Signore 
Il Signor Ignagio Fumagalli 

Segretario dell’ I. R. Accademia delle Belle Arti in Brera 

Milano. 


Originale 1 821 

Accademia Brera 

XXIII. 

Il Presidente 
all’I. R. Governo. 

8 Gennaio 1821. 

Il progetto di far ultimare la dipintura che per la irreparabile perdita dell’e¬ 
simio nostro Appiani rimase imperfetta nel I. R. Palazzo di Corte, intorno a cui 
con venerato dispaccio di codesto I. R. Governo del giorno 23 novembre p. spi- 



rato anno N.° 16384-4205 venni eccitato a manifestare il mio parere, onora cer¬ 
tamente chi lo ha sottoposto, e merita a più d’un titolo di essere favorito. Pri¬ 
mieramente perchè si dà compimento ad un lavoro il quale contribuirà certamente 
ad accrescere il decoro del Palazzo medesimo, in secondo luogo perchè si belle 
occasioni servono più di qualunque altro stimolo ad incoraggiare le Arti e gli 
Artisti. 

Considerando l’incarico di cui venni onorato nel suggerire uno o più pittori 
per l’esecuzione di opere a fresco le quali devono essere a fronte di quelle che 
resero immortale il nome di Appiani, non che dovendo indicarne il prezzo ap¬ 
prossimativo, era malagevole, e sarebbe stato inavvedutezza, lo subordinare una 
proposizione di tal natura senza il concorso de’lumi di persone versate nell’Arte, 
e che hanno conoscenza del rispettivo valore di chi la professa. 

Interpellati quindi diversi membri Accademici che reputai idonei a soddisfarmi 
sopra siffatto argomento, eccomi ora colla scorta delle loro opinioni a rispondere 
adeguatamente alle quistioni contenute nel succitato dispaccio. 

In quanto di allogare i ritratti di cui si tratta ad un solo pittore o di divi¬ 
derne fra due l’esecuzione, io opinerei per questo secondo partito, a ciò essendovi 
consigliato e dalla conseguenza di accendere una nobile gara fra i due operatori 
e dal vantaggio più esteso che ne risentirebbe il numero degli Artisti. 

Posta questa convenienza, come capaci a sostenere l’assunto mi sono stati 
indicati i Signori Palagio Palagi, e Francesco Hayez, ed io pienamente convengo 
in questa proposizione, atteso che il primo ha accresciuto di molto la sua fama 
in Roma coll’avervi dipinto a fresco una vastissima sala nel palazzo del Duca di 
Bracciano, ed il secondo ha riscosso non pochi elogi per le pitture a buon fresco 
testé eseguite nel locale della Borsa in Venezia. Si sarebbe ben di buon grado a 
questi nomi associato anche quello del S. Gioachimo Serangeli, se si fosse assi¬ 
curati mercè di conosciuti lavori, ch’egli avesse pratica in simil genere di operare. 

Per rispetto ai soggetti io conserverei quelli stessi che furono prescelti dal- 
l’Appiani stante che presentano una serie di azioni le quali rimembrano delle virtù 
e degli eroi, e per la decorazione di una sala di un Principe non potrebbero essere 
più analoghe; ma nel tempo stesso non vincolerei punto i pittori proposti ad at¬ 
tenersi ai disegni che il defunto aveva all’uopo preparati, lasciando tutta quanta 
la libertà d’immaginarli a loro talento. 

Egli è certo che anco dal lato della composizione questi due soggetti sapranno 
giustificare la loro scelta, avendo già somministrato saggi tali da non pórre in 
dubbio la loro abilità, ed in questa occasione i loro sforzi non potranno ch’essere 
maggiori dovendo esporsi a sì elevato confronto. 

Per ciò che concerne la somma a cui potrebbe ammontare la spesa per il 
divisato compimento dell’opera summentovata, io non avrei saputo trovare le basi 
per un calcolo, giacché anche il prezzo che fu sborsato all’Appiani per le pitture 
esistenti non avrebbe potuto servire di norma. D’altronde poi quando l’I. R. Go¬ 
verno si degnasse di adottare il progetto sarebbe d’uopo interrogare gli Artisti se 
non avessero difficoltà di operare in competenza l’uno dell’altro, siccome pure se 
si accontenterebbero a quel prezzo, a cui (supposta che fosse stata fissata la somma) 
sarebbero valutati i lavori da eseguirsi. 

In questo stato di cose io credetti di appigliarmi al partito di far interpellare 
colle debite condizioni e cautele i due soprannominati proposti pittori. Essi nel 


120 


dar risposta che si cimenterebbero con tutto l’impegno a questa impresa hanno 
fatto la domanda di Lire ottomila per ciascuno: Sottoponendola quindi all’I. R. Go¬ 
verno per sua direzione, debbo pure soggiungere che la domanda stessa fu trovata 
dalle persone dell’Arte moderata e nel limite veramente della discrezione. 

In aggiunta pertanto alla complessiva somma di L. 16000, resterebbero a 
calcolarsi le spese de’ponti, le quali non oltrepasserebbero a mio avviso L. Soo 
circa. 

Adempito così al portatomi da un ordine al succitato dispaccio all’I. R. Go¬ 
verno ho l’onore di rinnovargli le proteste del mio rispetto 


Originale 
Accademia Brera. 


XXIV. 


1822 


Il contratto stipulato cogli artisti per l’esecuzione degli affreschi predetti. 

Palazzo di Corte in Milano. 


Milano 27 giugno 1822. 

Degnatasi S. A. I. il Serenissimo Arciduca Viceré di approvare che venisse 
dato compimento alla volta di una delle sale nell’I. R. Palazzo di Corte in Milano, 
la cui dipintura era stata intrapresa dall’esimio Pittore signor Appiani, ma rimasta 
poi imperfetta per la sopravvenutagli grave malattia, e per la susseguita deplorata 
sua morte, l’I. R. Governo col riverito Dispaccio i° Agosto 1821, N. 10029, 
2679. C. nel comunicare all’I. R. Direzione del Demanio, Tasse, ecc. tale graziosa 
Vicereale determinazione partecipò che la scelta degli Artisti per l’esecuzione di 
questo importante lavoro era stata confermata nelle persone degli egregi Pittori 
Signori Palagio Palagi e Francesco Hayez dalla stessa Direzione proposti. 

Il successivo Presidenziale Decreto 3 Aprile 1821 N. 1188 e gli ulteriori 
dispacci governativi 4 e 30 Maggio sotto i N. 5473-1394, 6315-1611. C. auto¬ 
rizzarono la nominata Direzione ad incontrare la necessaria spesa, e la incaricarono 
di disporre l’occorrente perchè la sullodata Vicereale determinazione fosse man¬ 
data ad effetto. 

Premuroso pertanto di corrispondere al superiore incarico il Signor Direttore 
del Demanio, Tasse, ecc. previa debita partecipazione della cosa al Signor Conte 
Presidente della I. R. Accademia delle belle Arti in Milano, e passate anche le 
opportune preventive intelligenze coi predetti rispettabili Signori Palagi ed Hayez, 
è proceduto in concorso degli stessi Signori Pittori a combinare le seguenti con¬ 
venzioni che serviranno di regolare stipulazione essendosi riportata la vidimazione 
delle medesime dal prelodato Signor Conte Presidente dell’I. R. Accademia. 

Prima però di nulla concertare sarà opportuno di preliminarmente qui esporre 
alcune cose intorno lo stato e i divisamenti della dipintura eh’è in oggi da ulti¬ 
mare. Essa era stata distribuita dal Pittore Signor Appiani in quattro principali 
campi, ed in altrettanti minori e così in otto medaglie; e di queste egli ne aveva 
già preparati i disegni. I soggetti da lui ideati da rappresentarsi nelle grandi me¬ 
daglie erano: i.° 11 fatto di Muzio Scevola; 2. 0 La continenza di Scipione; 3. 0 La 
riconciliazione tra i Romani ed i Sabini; 4. 0 Coriolano vinto dalle preghiere della 



12 I 


madre. I soggetti dei minori dipinti poi erano: i.° Il pugillato; 2.° Il disco; 3. 0 La 
lotta; 4. 0 Il corso. Quell’eminente Artista però non potè compiere che due dipinti 
della dimensione maggiore e due della minore, dei primi cioè, il fatto di Scevola 
e la continenza di Scipione; e dei secondi, il pugillato ed il disco. 

Trattandosi ora di compiere il lavoro lasciato incompleto dal Signor Appiani, 
tanto il Signor Direttore del Demanio per i’ I. R. Governo, quanto i Signori Pit¬ 
tori Palagi ed Hayez, sentirono la'convenienza e quindi si accordarono di ritenere 
anche per i dipinti mancanti, i soggetti prescelti dal Signor Appiani, siccome aventi 
fra loro una certa armonia sia pel carattere degli argomenti, che per la fonte sto¬ 
rica da cui furono desunti; lasciato però, quanto all’esecuzione, libero ai Signori 
Pittori cui fu commesso quest’onorevole incarico, di seguire l’impulso pel genio 
e dell’immaginativa loro con una nuova e loro proprio composizione. 

Rispetto alla ripartizione del lavoro fra i due sollodati Pittori, questa potrà 
farsi a loro scelta e di amichevole accordo fra loro. 

I detti Signori Pittori poi si obbligano a dare immancabilmente ultimata 
l’opera loro commessa entro un anno dalla data delle presenti convenzioni e nello 
stato di perfezione, che dalla loro maestria e dal loro impegno si è in diritto di 
attendere. 

Compiuto il lavoro, il Signor Direttore del Demanio si obbliga per sua parte 
ad invocare dall’I. R. Governo il pagamento del premio che si conviene per cia¬ 
scuno dei succitati Signori Pittori Palagi ed Hayez nella somma d’italiane Lire 
ottomila (L. 8000) e così per L. 16000 in tutto. 

Quanto alle spese per formazioni di ponti, somministrazione di calce e mate¬ 
riali di qualità ordinaria, e per opere da muratore, la Direzione del Demanio le 
ritiene a suo carico, restando viceversa a peso dei Signori Pittori quelle altre tutte, 
che sono più particolari dell’ arte eh’ essi esercitano, come colori, attrezzi e so¬ 
miglianti. 

Firmato: A. Psalidi. 

Sottoscritti: Pelagio Palagi. — Francesco Hayez. 

Sottoscritti : Ramella Alfonso, Testimonio. — Gaetano Ferrario, Testimonio. 

Per copia conforme ad uso d’ufficio : Sauli. 


Originale 1823 

Accademia Brera. 

XXV. 

Collaudo degli, affreschi predetti. 

Milano 6 novembre 1823. 

Sopra invito dell’I. R. Accademia delle belle arti avendo noi sottoscritti ve¬ 
duti ed esaminati i dipinti a freschi eseguiti dai Signori Palagio Palagi e France¬ 
sco Hayez nella sala di Corte denominata della lanterna, dichiariamo averli tro¬ 
vati e per invenzione e per esecuzione degni di somma lode, e meritevolissimi 
di figurare accanto a quelli dell’egregio Appiani. 

G. Longhi. — G. Cattaneo. 


16 





Originale 
Signora Hayeg. 


122 


824 


XXVI. 

Brindisi scritto e letto da Tomaso Grossi ad un pranzo dato da molti 
Professor Francesco Hayez in occasione della sua guarigione. 


Sur Checco Fé per lu che semm chi tucc 
ClFel guarda un poo che bella cottaria; 

Tutt gent che ghe voeur ben, clFera sui gucc 
In del ternp de la sova malatia, 

E che adess gha ona gran consolazion 
De vedell viscor come prima, e in ton. 


E anca mi che ghe entri press a pocch 
Tra artista, mecenati e brava gent 
Come sarav el matt in di tarocch 
Comè ona ballarinna in d’on convent, 

Comè duu baffi in faccia a ona sciorinna, 
Son chi anmi a fagh legria : oh caspitinna ! 


L’è vera, mi de quader en foo nò, 

Ma sont amis de tanti che ne fa 
No doo on quattrin ai artista, ma però 
Cognossi quaighedun che ghe ne dà : 
Cossa me manca donca ? duu belee 
Che cunta poch, abilitaa e danee : 


Ma giusta per quest chi, perchè no ghoo 
Come disi, quij poch duu beleritt, 

I artista dovaravan sbassa el eoo, 

Fregamm, tegnimm de cunt e famm i oggitt ; 
Che podarev, e dininguarda lor ! 

Monta in cardega e fagh on poo el dottor. 


E li allon, tajà giò cont el squadron 

De quattordes pardi tegnuu a memoria 
Effett prospetigh, scorcio , intonarmi ... 

E andemm innanz allegher con sFistoria: 
A digh robba de ciod, dandegh la metta 
E menai, coma disen, a scoletta. 


amici al 


Tavola XII. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Ritratto a matita di Tommaso Grossi 
1826. 


Che ghe vui ben al par de chi se sia 
Al sur Checco, e me inchini al so’ talent 
Chel sà dà ai quader quella poesia 
Quella grazia, quel foeugh, quell sentiment, 

Quell fin, ma naturai, de la passion 
Che ’1 te par vera, che ’l te fa magon. 

Tommaso Grossi. 

(Brindisi a' F. Hayez.) 





.IIX ajovaT 


X3YAH CD23DXA33 


biO'iD oityuuuoT Wi \3 \Hau & oWmbA 

AsYi 




:nati e brava gent 
latt in di tarocch 


Comè ona ballarinna in d’on convent, 

ria. 32 irlo ob irq' Ir, riad iuv srlg srD 
JnslrJ 02 Ir iriirbrii sm 3 c O 303 rD ma 1 A 
riasoq rlbup isbrup ir, rb ra brD 
c Jri 3 fnijn 32 Ibup «rigo api brjp <rhrrg rlbuQ 
noiaarq ri sb JrnuJrn rrn t rid IbijQ 
.rtogrrn ili 3 J b 3 fb t r‘i 3 v ’irq 3 J b srlD 

.1220^0 02A1/.M0T 
."I ‘d izibnhH) 

Ma giusta per c.u :st chi, pere:, no ghoo 

I artista dovaravan sbassa el eoo, 

.Fregarmi, tegnimm de cunt e famm i oggitt; 

Che podarev, e dininguarda lor ! 

Ejfelt . 


andeuv 















t 





Ma quest per rid: del rest poeu se anca mi 
Senza che sia nè comitent, nè artista, 

Nè nagott a sto mond, me troeuvi chi, 

L’è che ’l Molteni el m’ha mettuu in la lista 
Di amis de l’Hayez; e gh’è minga ball 
El Molterin l’ha avuu reson de fall: 


Che ghe vui ben al par de chi se sia 

Al sur Checco, e me inchini al sò talent 
Chel sà dà ai quader quella poesia, 

Quella grazia, quell foeugh, quell sentiment, 
Quell fin, ma naturai, de la passion 
Che ’l te par vera, che ’l te fà magon. 


E con tutt quest l’è affabel, a la man 

Noi se dà ton, el tend a fà i fatt soeu, 
Lontan da intrigh, insomma un marzapan. 
Propri quell che se dis on bon fioeu; 

E l’è de giust se tutt ghe voeuren ben, 

E ghe fann largo come a on car de fen. 


Viva el sur Checco ! donch, viva ! e degià 
Che ’i se piaa l’incomod de guarì 
Auguremegh che l’abbia de scampà 
In fina tant che ghel disi mi 
Ben veduu come l’è, viscor e san, 

Con quel podi don de Dio che ’l gha in di man. 


Originale 

Archivio Stalo Milano. 


XXVII. 


1824 


Brera, 12 Settembre 1824. 

Posso attestare io sotto Proff. e di Pittura in questa I. R. Accademia di Belle 
Arti che il giovanetto Sig. Antonio Cassàni studente di disegno nella sala de’Gessi, 
mostra moltissimo ingegno, e disegna con molta diligenza ed assiduità, talché può 
sperarsi in lui maggiori progressi avendo egli amore grande per lo studio, docilità 
nei sentirsi correggere, ed essendo sopra tutti gl’ altri tranquillo nella sua condotta ecc. 
in fede ecc. 


Camillo Pacetti. 


Francesco Hayez. 




124 — 


Originale 
Signora Haye\. 


XXVIII. 


1827 


Autografo del Cicognara. 


Carissimo Haye 


Venezia li 31 Marzo 1827. 


Eccovi un riscontro soddisfacente sull’ affare del quadro che vi ho proposto. 
Riesce ora imbarazzante il modo dei ritratti. — E per quanto potete Voi avere 
dei ritratti somiglianti delle persone senza vederle, veramente non mi pare che si 
racapezzerà gran cosa. Vedute che siano poi, può esser buono anche un ritratto, 
ma intanto si possono prendere dei ricordi a matita del movimento, e dell’ in¬ 
sieme che ad un buon artista sono necessari e preziosi. Per conseguenza io avrei 
pensato che anche potesse giovarvi una gitarella ora che la stagione si mette al 
buono, e in tre o quattro giorni che vi fermaste a Vicenza credo potreste riunire 
il vostro materiale pienamente. Prima però crederei che il partito da prendersi lo 
potrete determinare soltanto nella vostra idea, e se coltivate questo mio sugge¬ 
rimento, allora poi potrete fare un bozzettino colorito sul quale faremo qualche ri¬ 
flessione più concreta. 

Ciò che io intendeva però intorno la luce è questo. — Siccome questo qua¬ 
dro diventa come una specie di visione che deve rallegrare più che rattristare, 
cosi 1’ effetto di luce è quello che dovrebbe fare il giuoco principale, e 1’ appari¬ 
zione eterea di corpi non colorati, ma al modo di quegli esseri che campeggiano 
appena in centro del lume dovrebbe primeggiare, come se escisse dal Monumento 
o dalle piante che lo circondano, così la luce di giorno che deve in distanza ri¬ 
schiarar 1’ orizzonte, perchè si vegga la città, e si conosca il luogo della scena, 
dovrebb’ essere bassa, e in ora tarda, onde non far troppo contrasto con quella 
della visione. Io non sò, ma nel mio pensiero mi pare che si potrebbe fare una 
cosa nuova, buona, e gentile, e trar partito da questo desiderio. Voi mi direte se 
in primavera vi potete prendere questa vacanza, ed eseguire il progetto. Io vi sarò 
sempre riconoscente e vero amico. E vi prego dir tante cose alla Vostra moglie 
e per mia moglie e in nome del Vostro 

aff. amico 
L. Cicognara. 

Al Chiarissimo Signore 
Il Signor Francesco Hayeg , Pittore 
in Via della Spiga 

Milano. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


XXIX. 


1828 


Autografo del Cicognara. 


Mio caro Hayeg 

È un gran bello impiegare le ore del 
quelli che mi avete mandati in Littografia. 
abbellirebbe di gran produzioni d’ingegno. 


Venezia 31 Maggio 1828. 

riposo in lavori di tanto merito, come 
Se tutti riposassero così il mondo si 
È assai ben riescito anche l’apparec- 



— 125 — 

chio littografico in quasi tutte, meno una un po’ monotona nei secondi piani, il 
che deve provenire dalla pratica che si andava facendo nell 5 impressione, o anche 
dall’uso non ancora famigliare nelle prime cose della matita grassa. Vi assicuro 
che sono rimasto meravigliato e soddisfattissimo, e le due teste, l’una pel suo ca¬ 
rattere, 1 ’ altra pel suo giro sono da gran Maestro. Nè mai ho viste mani così se¬ 
gnate con intelligenza e saper Magistrale. 

Io spero di abbracciarvi fra poche settimane e vi assicuro che mi è assai 
grato il piacere di questo viaggio per riveder voi che amo e stimo quanto una 
delle cose del mondo a me più care. Circa poi li Signori Veneziani vi posso 
assicurare che non ne troverete più. Treves è Signore in ogni maniera e pel- 
carattere e per fortuna. Molt 5 altri che potrebbero far qualche cosa sono piccoli 
di cuore e miseri come il pidocchio. Chiacchiere in molti, fumo, superbia e igno¬ 
ranza. Il fatto stà che li poveri giovani che riescono debbono sempre andar via 
per guadagnarsi il pane. Un Vostro quadro a Venezia è indispensabile, ma io ne 
vorrei uno storico Italiano, severo, nobile, e degno del secolo. Se si potesse fare 
quello di Capponi quando lacera il trattato a Carlo Vili, oh come sarebbe bello. 
Ma converrebbe che il Capponi d 5 allora avesse l’effigie di Gino Capponi d’oggi 
la più bella testa eh’ io conosca in Italia. Ne parleremo. 

Addio. Scrivo subito a un mio amico a Londra per Parga. 1 Debb’esservi pos¬ 
sibilità di aver qualche cosa che se esiste 1’ avremo subito. 

Mille saluti cordiali alla moglie Vostra per mia moglie e per me. 

Il Vostro affi amico ed ammiratore 
L. Cicognara. 

Al Chiarissimo Pittore 
Signor Francesco Haye £ 

Contrada della Spiga 
Milano. 

1 Per la scena del dipinto: I Profughi di Parga. Veggasi le Mie Memorie di F. Hayez. 


Originale 
Signora Hayex. 


XXX. 

Autografo del Cicognara. 


1829 


Venezia li 22 Aprile 1829. 


Mio Carissimo Haye% 

Demin vi recherà queste due mie righe. Egli viene per fare certi scandagli 
per lavori suoi, e troverà certamente la Vostra amicizia operosa per lui. Vi racco¬ 
mando di non trattenerlo troppo, che ha un impegno sacrosanto a Possagno, e 
uno a Venezia, che mi stanno a cuore, e che per più mesi gli daranno passabile 
esistenza, e il suo onore vi è impegnato. 

Io sono stato gravemente malato, e ho sofferto all’ incredibile. Sono meglio, 
ma non bene, e sono debole e abbattuto. Quel povero Lipparini è stato egli pure 
malato, e la sua casa è una tribolazione. 

In mezzo a miei mali vedo però sempre le cose dell’ arte, e i nostri diletti 



126 


studi, e le Muse dell’ imitazione vengono ad addolcire l’amarezza delle veglie e 
P acutezza de’ miei dolori. Voi ci venite pur anco, e il pensiero di dover vedere 
una delle Vostre belle opere nella casa di un amico mio a Venezia, è per me 
una cosa assai confortante. Come va il lavoro? non è ancora cominciato? 

Ma voi potreste bene rendermi davvero, un giorno, servizio del quale molto 
vi sarei obbligato, e sapete voi come ? Eccovi. 

In casa Belgiojoso sono mollissime cartelle di stampe — è un miscuglio ! Sò 
però che fra queste avvene di antiche, di quelle cioè che sono in relazione co’miei 
studi, e colla piccola ma preziosa raccolta mia. 

A me starebbe a cuore di poter trovare qualche cosa da offrire a questo 
Signore di veramente grande e nobile e degno di lui, onde consentisse a privarsi 
di quelle anticaglie che stanno sparse alla rinfusa. Fra le altre, nulla io volendo, 
se non dei primi esordi dell’ arte, e per esempio delle più antiche, come la carta 
dei Gladiatori del Pollajolo che so aver egli e di alcune altre che corrono il ri¬ 
schio d’essere mangiate dai tarli. Anche fra le Cartine antiche de’piccoli maestri 
tedeschi so esservi alcune antiche stampine di nielli italiani, e in generale già il 
mio amore è per quelle antichissime dei Toscani, di Nicoletto da Modena, del 
Campagnola, di Nicolò da Brescia, del Mantegna, e qualcuna di Agostino Vene¬ 
ziano, di Marco da Ravenna e di Marcantonio, con cui finisco la mia raccolta e 
non vengo più in qua. 

Più cose potrei proporre a questo Signore, le quali sono egualmente preziose. 
Io tengo un frammento di testa greca in un anello, ed era uri antico di cui il 
povero Canova faceva un grandissimo caso, e 1 ’ ha tenuto tutta la vita sua. E 
cosa bellissima e preziosa. — Io tengo un intaglio di Rega bellissimo, in una 
corniola, che era braccialetto della Regina Carolina di Napoli, legato nel centro 
d’ una tabacchiera di tartaruga, di cui fu fatto a me un dono in certa solennità 
e rappresenta la bella testa del Discobulo antico. Ma tengo anche un oggetto più 
di lusso, e divertente che sta in Milano, e che non volli mandare al Vaticano colla 
vendita della mia Biblioteca. Io l’ho deposto presso il Segretario di Governo Ta- 
gliabò, presso cui può vedersi a piacere da chiunque, e ve ne informo precisa- 
mente per questo motivo. Trattasi della grande opera di Shakespeare, il tragico in¬ 
glese, fatta per ordine del Re da Boydels, è in questo modo! Il testo è in nove 
volumi, in gran foglio, avendo li rispettivi vacui ad ogni tragedia, e stampati con 
un lusso immenso in una carta magnifica, tutti legati a Londra in marocchino 
verde, e dorati sull’orlo dei fogli. Ma questo è nulla. Va annesso a quest’opera 
anche il gran Volume Atlantico colle cento stampe magnifiche dei cento quadri 
tratti da queste tragedie per ordine del Re dai primi artisti d’ Inghilterra, li quali 
vennero intagliati da Bartolozzi Schiavonetti, Woolet, e da tutti gli altri intaglia¬ 
tori famosi. Queste sono le prove tirate avanti che si mettessero isolatamente in 
commercio. Queste stampe sono quelle che si veggono appese alle pareti nei ga¬ 
binetti di lusso dei più ricchi amatori e si pagano otto o dieci Zecchini per cia- 
sceduna. Io questo complesso pagai.. . cento lire sterline alla vendita del Duca di 
Malboroug. . . fortissime spese qui di 'Dazio e condotte. Ora desidero disfarmi 
di questo oggetto ricco, e per me ora poco utile, non avendo più la mia biblio¬ 
teca. A denari diventa difficile, ma non dissentirei di fare un cambio con Carte 
antiche: e questo affare me lo dovrete trattar voi, che conoscete Belgiojoso, e po¬ 
tete fare nobilmente la mia proposizione. Di questa magnifica edizione, degna d’or- 


— 127 — 


nare 1 ’ appartamento d’ un gran Signore, in Italia, non vi è che questo esemplare 
e un altro posseduto dal Gran Duca di Toscana; dunque anche per questo diventa 
preziosa. Voi mi renderete un grandissimo servizio e mi raccomando. 

Mille cose le più graziose a Vostra moglie per conto di Lucia mia, e per me. 

10 vi abbraccio sempre con tutto il cuore e mi ripeto 

Vostro aff. amico 
L. Cicognara 

Al Chiarissimo Signore 

11 Signor Francesco Haye ^ Pittore 

Via della Spiga 

Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


XXXI. 

Autografo di F. Hayez. 


1830 


Pregiatissimo Signore 


Milano li 5 Gennaro 1830. 


Mi perdonerà se non sono stato pronto a dar risposta alla pregiatissima sua 
nella quale ella mi fa alcune interrogazioni sui punti della mia nascita della mia età 
e de’miei lavori pittorici; volevo assicurarmi della mia età col far venire da Ve¬ 
nezia luogo della mia nascita la fede del Battesimo e difatti eccole con tutta 
verità questa unito ad altre notizie della mia vita. 

Dalla fede risulta d’essere io nato ai 11 di febbrajo 1791. in Venezia i miei 
genitori cedutomi alle istanze d’uno zio che desiderava coltivarmi per la pittura 
di cui ero molto amatore; incomminciai d’anni 12. a studiare sotto Francesco 
Maggiotto Pittore il disegno, questo maestro godeva opinione, in allora, di buon 
coloritore, ma non appresi a colorire sotto di Lui : dopo due anni non ben per¬ 
suaso mio zio di questa scuola vuoile staccarmi per mandarmi a studiare l’antico 
nella Galleria che il N. U. Farsetti a sue proprie spese aveva procurato alla Città 
di Venezia i più bei gessi tratti dalle statue antiche di Roma. Dopo avere stu¬ 
diato le belle forme sopra questi modelli mi sono dato al dipingere da me mede¬ 
simo copiando alcune teste di Tiziano nel quadro celebre della presentazione al 
Tempio ora esistente nella I. e R. accademia, e da molti altri quadri di altri au¬ 
tori della scuola veneta. Passando da questi studj a quello del vero comminciai a 
comporre e dipingere alcuni quadri d’invenzione uno fra i quali rappresentava la 
visitatone de’ Re Maggi che fu colocato in una Chiesa in Dalmazia. 

Del 1806. stabilita dal governo italico una Accademia di belle arti in Venezia 
ed accordando agli alimi di questa alcune pensioni per portarsi a studiare in Roma 
ebbi la fortuna d’ essere uno dei scelti, e mi portai subitamente anzioso di vedere 
le bellezze della Scuola Romana nonché le altre rarità. 

Nei primi due anni studiai nel Vaticano alternativamente le statue del Museo 
e le Celebri Pitture di Rafaello nelle stanze: del 1812. avendo già incomminciato 
di nuovo a comporre e dipingere quadri di mia invenzione feci quello del Con¬ 
corso di Milano rappresentando il sogetto datto da quell’ Accademia, il Laocoonte 
coi figli presi dai serpi, n’ ebbi la medaglia in premio. Non mi ricordo se in que- 



sto o nel seguente anno ebbi pure il premio in Roma del sogetto V Atleta ciò si 
può vedere per più esattezza dal quadro esistente nell’Accademia di Roma in cui 
vi sarà segnata 1’ epoca. 

Del 1815. dipinsi per la prima volta a fresco e questi miei lavori esistono 
nel Museo Vaticano, nel medesimo anno ho compito un quadro grande che aveva 
comminciato del 1813. tempo in cui Murat Re di Napoli mi aveva conceduto 
un’annua pensione per seguitare i miei studj questo quadro rappresenta Alcinoo che fa 
cantare Demodoco per festeggiare Ulisse suo nuovo ospite, esiste ora questo quadro 
nel Regio Palazzo di Capo di Monte a Napoli giacché fu la munificenza di S. M. 
Ferdinando I. che vuoile eli’ io il termin assi. 

Nel 1816. ritornato alla Patria ivi chiamato dalla Citta di Venezia per ese¬ 
guire uno dei quadri che dovevano essere presentati in ommaggio a S. M. Fran¬ 
cesco I in occasione delle sue auguste nozze, quattro anni mi fermai a Venezia 
dipingendo alcuni freschi: finalmente avendo eseguito all’olio, maniera in cui mi 
dilettavo più che il fresco, un quadro rappresentante Pietro Rossi di Parma pregato 
dalla moglie e dalle due figlie a non partire siccome viene dal messo dalla Ve¬ 
neta Repubblica invitato, mi portai con questo quadro a Milano, e ciò fu del 1820. 
che esposto alla pubblica esposizione venne acquistato dal Marchese Pallavicini, 
in seguito ebbi continuamente delle commissioni i di cui soggetti e quadri ese¬ 
guiti sono i seguenti. 

Del 1821. fermatomi in Milano ho eseguito ed esposto il Carmagnola in car¬ 
cere visitato dalla sua famiglia per il Colonello Aresi, altro quadro rappresentante 
Sulmala tratto d’ Ossian per il Sig. Castiglia, un piccolo quadretto rappresentante 
il giudizio di Salomone per il Sig. Burocco. 

Nel 1822, facendo le veci del Professore Sabatelli nell’accademia di Milano, 
(che questo Pittore era assente) mi fece 1 ’ onore di delegarmi ebbi oltre le cure 
dell’ insegnamento il tempo di eseguire un quadro rappresentante il Vespero Sici¬ 
liano per la Sig. a Marchesa Visconti d’Aragona. 

Del 1823. ho eseguito i due quadri grandi rappresentante l’ultimo bacio di 
Giulietta e Romeo per il Conte Somariva, e lo sposalizio di Giulietta e Romeo 
per il Conte di Suonboner pari nel Regno di Baviera, dipinsi pure nello stesso anno 
oltre alcuni ritratti un Ajace nudo di grandezza al vero, e questo per far vedere 
che mi ero pure occupato di studiare la carne. 

Del 1824. molti ritratti alcuni bozzetti e un quadro grande rappresentante il 
Conte di Carmagnola condotto alla morte s’incontrò nella sua famiglia per il Sig. 
Betmann di Francoforte. 

Del 1825. dipinsi una Maddalena al deserto di grandezza al vero per il Sig. 
Barone Gaetano Ciani, un Ratto d’Ila con paesaggio, per il Sig. Antonio Chiesa, 
e varj ritratti, in questo stesso anno ritornando il Sig. Sabatelli da suoi lavori ho 
finito di fare le sue veci nell’ accademia. 

Nel 1826. un quadro rappresentante Fiesco che chiamato dai congiurati lascia 
la moglie che ginocchioni lo prega desistere dall’impresa funesta per il Sig. Peloso 
di Genova, la Congiura di Collamontano nella Chiesa di S. Stefano per la Signora 
Borri Stampa, e molti ritratti. 

Del 1827. 1 

1 Qui termina la lettera, e manca pur la firma. Si tratterebbe quindi di una minuta incompleta, 



Originale 
Accademia Brera. 


- 129 - 


1831 


XXXII. 

Nomina a Socio Corrispondente dell’Accademia di B. A. a Napoli. 

REALE ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 

Napoli li 3 marzo 1831. 

Signore, 

I distinti pregi, ed i sommi talenti che adornano la di Lei persona indussero 
l’Accademia a proporla a suo socio corrispondente estero. 

Essendosi degnata S. M. approvare tale proposta mi fo un dovere di acclu¬ 
derle la lettera di Patente accompagnata dalle congratulazioni di tutta l’Accademia 
la quale stimasi onorata nell’aggregazione di un Socio di tanto merito, ed io in 
particolare colgo con vera soddisfazione questa circostanza che mi porge l’onore 
di tributarle i miei sentimenti di perfetta stima, e considerazione. 

Il Presidente dell’Accademia 
Cav. Antonio Niccolini. 

Il Segretario perpetuo 
Andrea Celestino. 

Signor D. Francesco Ajes 

Socio corrispondente estero 
della Reale Accademia di Belle Arti. 


Originale 
Accademia Brera. 


1831 


XXXIII. 

Autografo del Cicognara rinvenuto fra le carte di Haj 7 ez. 

Lettera con cui ho accompagnato al Consigliere di Governo, Conte Maniago (Refe¬ 
rente sull’elegione d’un Professore nell’ Accademia di Belle Arti di Venezia) una 
informazione intorno a due aspiranti alla scuola di Pittura. 

Signor Consigliere Conte Maniago, 

La risoluzione da me presa di presentarmi a chi compone il Supremo Con¬ 
siglio di Governo potrebbe sembrar temeraria, se nell’ enunciare in tutto il suo 
aspetto una nuda ed ingenua verità, io aver mai potessi altro oggetto fuori della 
pubblica utilità, e della giustizia, al cui scopo non può dispensarsi di contribuire 
chi legato alla civil Società non mira che ad operare il bene, od impedire il male 
con ogni mezzo. E quanto poi all’intromettermi in ciò a cui non mi chiama un 


r 7 



— 13 o — 

esplicito dovere e pel riguardo dovuto alle di lei rispettabili attribuzioni, le con¬ 
fesso d’essermi confortato col pensare, come allorquando io cuopriva indegnamente 
un incarico consimile a quello di cui meritamente Ella è onorato, mi riesciva gra¬ 
tissimo ricever lumi da qualunque fonte mi derivassero, onde procedere alla cogni¬ 
zione della verità, senza la quale non si amministra giustizia: motivo che mi con¬ 
forta, praticando verso di Lei ciò che ho sempre per me stesso desiderato. — 
Ciò premesso non posso dissimulare come nel suo Dicastero si debba predisporre 
una Consulta, che sottomessa al pieno Consiglio offrirà le basi di un giudizio 
definitivo, e di tale sentenza, che aggirasi appunto su quella materia che fu per 
lunghi anni oggetto primario delle mie cure; e benché volontariamente dimesso 
dalla Direzione di questa I. R. Accademia non ho però potuto assolvere la mia 
coscienza dal non accorrere, ove il possa, per impedire qualunque ingiustizia, se 
per avventura io avessi convincimento di possederne li mezzi, anche il dubbio di 
non riescire a distruggere intieramente ogni predisposta contraria preoccupazione. 
— Finalmente Ella deve avere in questo mio ardimento un vero attestato di stima 
e di confidenza, poiché non potrei mai supporre che il merito d’un affare affidato 
alla di lei integrità potesse soffrirne, se per avventura Yordine per cui le giugne 
la scoperta del vero non fosse materialmente conforme agli usi e alle regole. La 
pubblica amministrazione non è un meccanismo, e la sua filantropia e la nobiltà 
del suo carattere sapranno scusarmi e perdonare se oso francamente dirle nell’ac¬ 
clusa memoria, che il Segretario N. U. Diedo è affascinato, è indotto in errore 
nel proporle un apparente voto dell’Accademia di Belle Arti, con cui pochi membri 
intendono, per ragioni erronee ed estranee all’Arte, di anteporre il merito del 
Conte P .. . a quello del Sig. Lipparini, giudizio fallacissimo e viziato nelle forme 
non meno che nella sostanza, poiché estorto da tante cabale e raggiri, che non 
sarebbe neppur raddrizzabile se adesso volesse ratificarsi in pieno consesso Acca¬ 
demico, tante sono le molle adoperate con officioso intervento presso tutti gli 
ordini della Società, onde preoccupare, in onta del vero e del giusto, ogni animo 
anche il meglio disposto. — Di questi due antagonisti l’uno infatti pose sossopra 
tutto il paese, e persino la Curia Patriarcale e inoltre Dame rispettabili, l’altro non 
ha relazioni nè appoggi, e vive romito nel seno d’un’ infelice famiglia ignorato da 
tutti fuori che dalle sventure, e dall’arte sua. 

Ella sia dunque giusto Sig. Consigliere, e convenga francamente con me, che 
se le benemerente meritano retribuzione da chi le ha ottenute, non debbe però mai 
questa retribuzione essere largita dal pubblico erario, né a detrimento della pub¬ 
blica istruzione, che Yanzianità è ottima per le promozioni della milizia, e che la 
nobiltà è un titolo onorevolissimo per ottenere una chiave di Ciambellano ; ma 
che per insegnare un’ Arte vi vogliono ben altri requisiti, ed un mediocre dilet¬ 
tante, e non bisognoso, non può contendere il primato a un professore noto in 
Italia per le sue opere applaudite, chiaro per la sua istruzione, e la purità del suo 
stile, stimato per la dolcezza de’suoi modi, e la sua facile comunicativa, e vivente 
della sua professione. 

In conclusione io credo senza bisogno di troppo orgoglio, di non aver le traveggiole 
agli occhi, e più di tutto mi duole e mi fa stupore la contradizione in cui senz’esserne 
avveduto il povero mio amico Diedo è caduto, poiché ha proposto, come consta dagli 
Atti, nello scorso mese di Luglio 1830 per sussidio a Matteini Giubilato, il Signor 
Lipparini, e non volendo più proporlo in Aprile 1831 per sostituto allo stesso, ha 


fabbricato per questo solo oggetto, una Commissione d’intriganti con una respon¬ 
sabilità tanto maggiore. — Le quali cose tutte troverà ella più sviluppate nell’ac¬ 
clusa memoria. 

Io le rinovo le mie scuse, e non posso rinunciare alla speranza ch’ella voglia 
onorarmi della graziosa sua tolleranza, mentre le rassegno la distinta mia stima. 

Li 6 maggio 1831. 

L. ClCOGNARA. 


Originale 
Signora Haye 3;. 


XXXIV. 


1832 


Autografo del Cicognara. 


Mio Caro Haye \; 


20 Aprile. 


Sono smanioso di rivedervi, e nuovamente ammirare le produzioni del bel¬ 
lissimo vostro ingegno. Viene il mio amico Treves che vi'darà queste due righe, e 
che spero compiacerete d’uno dei Vostri lavori, a cui prepara un tempio nella nuova 
casa da lui riedificata. Debbe esser questa la cosa che renda il miglior conto di 
Voi in Venezia, poiché prodotta negli anni dell’ Apogeo della Vostra Gloria. Mi 
è stato parlato di alcune Vostre Litografie che diconsi bellissime, ma non ho se 
non che veduto un Manifesto, e intendo essere fra sottoscritti, e pregate Treves 
a volersi incaricare di portarmeli e soddisfarvi per conto mio. Io pongo ogni cura 
a circondarmi di memorie di persone a me care per oppor qualche cosa all’ ab¬ 
bandono della vita. 

Spero fra poco più d’ un mese abbracciarvi, e intanto Vi prego salutarmi di¬ 
stintamente la moglie Vostra, e mi ripeto sempre 


Al Chiarissimo ‘Pittore 
Sig. Francesco Haye q. 


Vostro affi amico ed ammiratore 
L. Cicognara. 


Originale 
Signora Haye\. 


XXXV. 


1832 


Carissimo Amico , 


Lettera del Cicognara. 


Venezia 2 ottobre 1832. 


Rispondo immediatamente alla graziosissima vostra lettera e quantunque il 
faccio per mano d’uno de’vostri ammiratori è però mio il senso delle parole che 
detta la più cordiale e affettuosa riconoscenza per voi. filo baciato il disegnino e 
avrete sentito sulla vostra fronte il caldo di quel bacio, ma se verrete a Venezia 
nell’inverno, e se a Dio piacerà di tenermi in vita fin che io vi rivegga, avrò 
una somma consolazione, quanto se rivedessi uno de’ miei figli; ma non lasciate 




vuoto l’affetto di questa lusinga. Simili speranze se venisser deluse sarebbero per 
un infermo, abbisognevole di consolazioni morali, un colpo crudele. Io sono di¬ 
venuto pur troppo estremamente sensibile ed irritabile e l’effetto delle consolazioni 
morali supera in me di gran lunga l’effetto d’ogni medica prescrizione. So che la 
vostra gloria nell’arte è veramente al colmo e che avete in ogni parte corrisposto 
ai voti di chi vi ama dell’ amore il più vero. So che in Milano gli occhi sono 
educati all’ arte, e so che gli artisti vi ricevono il culto che sanno meritarsi. Il 
buon Lipparini è rapito dall’accoglienza ricevuta al di là di quanto egli stesso 
sperava, e alla vostra benevolenza molto ascrive del suo successo. 

Finisco io abbracciandovi caramente dopo di aver dettato, e mando a voi e 
alla moglie vostra cordialissimi saluti di Lucia. Addio col cuore, 

Il vostro affez. amico 
L. ClCOGNARA. 

Al Signor Francesco Haye^ 

Pittore 

Milano. 


Originale 
Accademia Brera . 


XXXVI. 


1834 


Autografo di F. Hayez. 

Signor Presidente, 

A norma di quanto mi viene da lei domandato nella circolare dei 29 marzo p. p. 
mi faccio un dovere di rispondere con i seguenti cenni alle interrogazioni segnate, 

A. B. C. D. 

A. La mia età è d’anni 42. 

B. Il luogo della mia nascita è Venezia. 

C. I miei studj furono da me cominciati nella R. Accademia di Venezia, 
dal 1809 fino al 1817 proseguiti in Roma, Firenze e Napoli, pensionato in diffe¬ 
renti epoche, dal Regno Italico, dal Re Murat e dal Marchese Canova. 

D. Circa gl’impieghi ecc. Ebbi il premio nel grande concorso di pittura nella 
R. Accademia di Milano. In Roma ottenni il premio di pittura e di disegno del 
nudo nella Accademia Italiana, nella Accademia Romana fui il primo ad avere il 
premio del nudo dipinto della grandezza al vero, premio instituito dal Marchese 
Canova. 

In quanto agl’onori, non ne ho mai cercati; tengo però alcuni diplomi che 
spontaneamente mi furono inviati in attestato di stima nell’arte che proffesso dalle 
Reali Accademie di Napoli e di Torino, dalle Ducali di Firenze e Parma, ed altre 
come Carrara, Ravenna, Verona, ecc. 

Ecco quanto le posso dire sul mio conto. 

Ho l’onore di dirmi con tutta stima e rispetto 

Di lei signor Presidente 


Milano, li 5 aprile 1834. 


Umil. e devott. servitore 
Francesco Hayez. 




I 33 ~ 


Originale 
Signora Haye\. 


XXXVII. 


1836 


Autografo di F. Hayez. 

Pensieri e schifi per le mie memorie. 

1836. — Il Consigliere Segretario di S. A. I. Viceré Raineri è incaricato di 
rispondere alla mia lettera in cui significo all’ A. I. la Commissione avuta dal 
Principe di Mettermeli di eseguire due schizzi in disegno di due composizioni al¬ 
legoriche da far vedere all’ Imperatore per la scelta per poi eseguire a fresco nella 
gran medaglia del salone detto delle Cariatidi nel Palazzo di Corte a Milano la¬ 
sciato indietro dall’Appiani che si mori, con obbligo di darla terminata per le feste 
dell’Incoronazione di Ferdinando che era stata fissata pel 1838. Il Viceré che si 
trovava a Venezia nella sua risposta se ne consola con me di si bella occasione, mi 
fa coraggio e m’invita al mio passaggio da Venezia di presentarmi a lui che vedrà 
ben volentieri i miei schizzi ecc. ecc. 

Era 1 ’ ottava di Pasqua e mi preparo alla partenza per Vienna. Ma non ostante 
che fossi ancor convalescente 


Originale 
Accademia Brera. 


XXXVIII. 


1836 


Nomina a Membro dell’Accademia di Vienna. 

Monsieur, 

Je m’empresse d’avoir l’honneur de Vous prévenir préalablement que l’Aca- 
démie Impériale et Royale des beaux arts, dans une réunion générale de ses mem- 
bres, Vous a élu et proclamé aujourdhui, en conséquence du paragraghe XLV de 
ses statuts corame membre artiste de cet Institut, qui en s’adjoignant solennellement 
un membre d’un merite si généralement reconnu, ne fait q’un acte de justice. 

E11 attendant que Votre Diplóme comme membre Monsieur puisse Vous ètre 
expédié et transmis conjointement avec un exemplaire des statuts de notre Aca- 
dérnie, Vous voudrez bien reconnaitre en cet acte authentique le tèmoignage d’une 
haute appréciation. 

Cette Académie Impériale et Royale conserve l’espoir que Vous serés peut- 
ètre disposé Monsieur de lui faire hommage d’un objet d’art de Votre Invention 
et Confection pour ètre conservé en évidence en cet Instititut, et que Vous jugerés 
apropos d’apprécier cet espoir comme une distinction honorable basée sur les sta¬ 
tuts de notre Academie. 

Veuillés bien agréer l’expression dq la consideration distinguée avec la quelle 
j’ai l’honneur d’étre, Monsieur, 


Vienne le 26 mars 1836. 

Votre bien devoué Serviteur 
le Ch. r de Remy 

A Monsieur President ad interim et Secretaire perpetuel. 

Monsieur Francois Haye\ 

peintre en histoire et Membre 
de rAcademie I. et R. des beaux arts 
d Milan et à Venise. 




Originali 

Negrotti Prati Moro sini. 


134 


1837 


XXXIX. 

Pregiatiss. Sig. 

o o 


S. A. I. il Serenissimo Arciduca Viceré, Cui è regolarmente pervenuto il di 
Lei foglio 12. andante, si è degnata di onorarmi dell’ incarico di significarle, che 
Le sarà ben gradito di avere i disegni dei lavori di pittura che Ella ebbe 1 ’ inca¬ 
rico d’intraprendere pel completo ristauro del Salone delle Cariatidi del R. Pa¬ 
lazzo di Corte in Milano, e che se poi Ella intendesse di darsi il disturbo di re¬ 
carsi a tal effetto in persona a Venezia prima della fine di Aprile, la prefata Altezza 
Sua Imperiale La accoglierebbe con piacere. 

Io adempio pertanto colla presente all’ avuto Augusto incarico Vicereale, e 
con piacere approfitto di questo gradito incontro per assicurarLa della particolare 
stima, con cui sono, 

di Lei, 


Venezia, 17. Marzo 1837. 


obbl. Servitore 
Grunn. 


Originale 
Signora Hayex. 


XL. 


1838 


Autografo di F. Hayez. 

1838. — In quest’anno l’esposizione era molto numerosa di quadri e di sta¬ 
tue e della pittura specialmente ve n’ erano di tutti i generi, l’Imperatore Ferdi¬ 
nando la visitò più volte e mostrò desiderio di far molti acquisti. Anzi fu detto 
in quei giorni che S. M. interrogato dai suoi Ministri quale di quelle opere amasse 
farne acquisto rispose, tutte. Dietro consiglio però del Ministro dell’interno Conte 
di Colowrat molto amante delle arti belle venner incaricate persone a fare la scelta 
e farne gli acquisti. 

Molti artisti non hanno potuto cedere le opere che venivano scelte perchè 
erano già commesse da particolari (in quell’ epoca vi era in Milano chi com¬ 
metteva quadri) quindi volendo pure la Corte qualche lavoro di quel tale autore 
che non potè acquistare ecc. ecc. il Ministro tenne nota ed in seguito fece avere 
con lettera la commissione a quei tali artisti da lui designati. 


Originale 
Accademia Brera. 


XLI. 


1838 


Collaudo dell’ affresco nella sala delle Cariatidi del palazzo di corte in Milano. 


Alla Presidenza 

della I. R. Accademia delle Belle Arti. 


Milano 17 Novembre 1838. 


Recatici noi qui sottoscritti corrispondentemente all’incarico avuto dalla Pre¬ 
sidenza della I. R. Accademia delle Belle Arti con foglio del giorno 12 corrente 




— i 3 5 — 

N. 726 nel gran Salone-della I. R. Corte dello Cariatidi, ed ivi avendo presa in 
attento esame la grande medaglia stata dipinta a fresco 1 dal Sig. Francesco Hayez, 
Accademico nostro e pittore di storia abbiamo dovuto convenire a malgrado di 
alcune osservazioni fatte sul tocco generale delle tinte, il quale calcolata la distanza 
della rappresentazione del soggetto, ci parve alquanto troppo robusto, che questo 
dipinto è sostanzialmente meritevole pei sommi pregi ond’è sparso, della nostra 
collaudazione; come siamo stati altresì d’avviso eh’esso col tempo non possa che 
acquistare maggior splendore e lucentezza dell’attuale. 

Luigi Sabatelli. — Giuseppe Sogni. 

Fumagalli, Seg. e Professore. 

1 Vedi le Mie Memorie di F. Hayez. 


Originale 
Accademia Brera. 


XLII. 


1839 


Autografo di Pietro Giordani. 

Al rovescio reca scritto, a matita, di mano dello stesso Hayez: Giordani. 1 

Si vorrebbe rappresentare un esempio nobilissimo della riverenza che si por¬ 
tano reciprocamente gl’ ingegni sublimi, e come il Galileo già famoso s’inchinasse 
al Sarpi come a maestro. 

Si vorrebbe il Sarpi vivente-, raffigurabile, non alle fattele certe (che non si 
hanno), ma all’abito fratesco; e a qualche segno che indicasse la città di Venezia 
(se ciò fosse facile e paresse necessario al pittore). 

Innanzi a lui il professore di Padova, d’ età vicina ai 50, nella toga Profes¬ 
soria, in piedi, come discepolo pieno di attenzione e di riverenza, ed esprimente 
nel volto lietissimo la sua affettuosa ammirazione. 

Questa scena tutta riposata avrà il suo sublime dalla dignità dell’ atteggia¬ 
mento e dall’ espressione de’ volti. 

Un Sarpi che insegna qualche cosa al Galileo già maturo mi pare uno de’ più 
straordinari e mirabili avvenimenti del regno intellettuale. 

Lo scrittore di queste parole con ossequio affettuoso s’inchina al Signor Hayez. 

1 Questo autografo pur troppo è senza data e soltanto dal confronto cogli autografi di P. Gior¬ 
dani potrebbesi desumerne l’epoca probabile. Come si sa, il Giordani trattò frequentemente argo¬ 
menti artistici, sin dal 1826 egli dettava la descrizione dei Foro Bonaparte e nel 1847 scriveva an¬ 
cora la illustrazione degli affreschi del Correggio e del Parmigianino, incisi dal Toschi. 


Originale 18 3 9 

Accademia Brera. 

XLIII. 

F. Hayez Accademico Ordinario di Brera. 

Essendosi degnata Sua Maestà con venerata Risoluzione 8 Ottobre p. p. 
stata abbassata alla Presidenza dell’ I. R. Accademia col rispettato Gov.° Di¬ 
spaccio 24. Novembre 1838. N. 39742. 5533. di conferire a me sottoscritto il 




posto onorifico di Consigliere Ordinario presso la medesima, prometto solenne¬ 
mente di adempire costantemente con lealtà esattezza e zelo tutti i doveri ad esso 
inerenti tanto in forza dei relativi Statuti, come di quelle altre Superiori prescrizioni 
che potranno essere in proposito successivamente emanate e di cooperare mai 
sempre con tutti i miei lumi e le mie forze al progresso delle belle arti ed alla 
sempre maggiore prosperità di questa Accademia. 


Milano li 19 Gennaio 1839. 


Francesco Hayez 
Consig. Ord. dell’ I. R. Accad. 


Originale 
Accademia Brera. 


1 8 J9 


XLIV. 


Pel dipinto del Vittor Pisani liberato dal carcere. 


Sua Eccellenza il Signor Conte di Ivolowrat, a cui mi affrettai di far conoscere 
il soggetto scelto dal Pittore Hayez pel quadro di sua commissione, con suo fo¬ 
glio 3 corrente mi ha partecipato che tale soggetto è di pieno suo aggradimento. 

Ella vorrà renderne inteso il Pittore Hayez in relazione al relativo suo foglio, 
che mi venne da Lei, Signor Presidente, accompagnato col rapporto 12 Marzo 
p. p. N. 223. 


Al Signor Cavaliere Londonio 
Presidente dell ’ 1 . R. Accademia delle belle Arti. 


Hartig. 


Originale 
Accademia Brera. 

XLV. 


1840 


Sua Eccellenza il Ministro di Stato, e di Conferenze, Conte Ivolowrat nel par¬ 
teciparmi il felice arrivo a Vienna del generalmente ammirato quadro rappresen¬ 
tante la liberazione dal Carcere di Vittore Pisani, ed eseguito dal Pittore Hayez, 
della di cui spedizione Ella mi aveva reso inteso col pregiato foglio 28 agosto p. p. 
N. 605, mi ha commesso di farle conoscere il prezzo approssimativo di esso 
quadro. 

Mi rivolgo quindi al Signor Presidente perchè voglia compiacersi di comuni¬ 
carmi il savio di Lei parere in proposito, non che quello di valenti Artisti che 
avessero avuto occasione di vederlo. 

Mi sarà pure gradito sapere le spese d’imballaggio, e di spedizione dello stesso 
quadro. 


Milano 11 novembre 1840. 


Sarti. 


Al Signor Cavaliere Londonio 
Presidente dell’I. R. Accademia delle belle Arti. 





Originale 
Accademia Brera. 


— I37 — 


1840 


XLVI. 

Milano 17 novembre 1840. 

Interrogata la Commissione permanente di Pittura, radunata in numero dei 
qui sottoscritti per foglio Presidenziale del giorno 13 corr. novembre N. 757, in 
conformità del dispaccio di S. E. il Signor Conte Governatore sul prezzo appros¬ 
simativo da attribuirsi al quadro che 1 ’ Accad. Pittore Sig. Francesco Hayez ha 
eseguito per ordinazione di S. E. il Ministro di Stato e di Conferenza Conte Ko- 
lowrat, rappresentante la liberazione dal carcere di Vittore Pisani e che venne 
esposto nelle nostre sale, è stato di avviso che ciascuno proponesse il prezzo che 
avrebbe creduto conveniente in una scheda. Adottato il partito e fattosi lo spoglio 
delle 8 schede il risultamento pel prezzo adequato diede Lire austriache quattro 
mille e cinquecento. 

Vit.°: Crivelli. — G. Disi. — P. Anderloni. — Luigi Sabatelli. 

Antonio de Antoni. — Paolo Caronni. — Giuseppe Sogni. — Fumagalli. 


Originale 
Accademia Brera. 


1840 


XLVII. 


S. E. il Signor Conte di Kolowrat Ministro di Stato e delle Conferenze con 
dispaccio 10 corrente mi ha significato di avere destinato la somma di fiorini 2000 
ossia lire 6000 a favore del Pittore Hayez pel prezzo del quadro da esso eseguito 
e rappresentante la liberazione dal Carcere di Vittore Pisani. 

11 sullodato Ministro mi ha inoltre incaricato di partecipare al Pittore Hayez 
che non constatandogli il di lui ritorno a Roma, ha disposto affinchè dalia Ditta 
Poggi di questa città gli sia pagata la somma in discorso. 

La invito, Signor Cavaliere Presidente, a rendere di ciò inteso il Signor Hayez 
per sua notizia, e perchè si rivolga alla suindicata Ditta per gli effetti del pa¬ 
gamento. 


Milano 29 dicembre 1840. 

Al Signor Cavaliere Londonio 
Presidente dell’I. R. Accademia di belle Arti in 

Milano. 


Salvi. 


Originale 
Accademia Brera. 


XLVIII. 

Autografo di F. Hayez. 


1841 


Signor Cavalier Presidente , 

Ho ricevuto il stimatissimo di Lei foglio del 2 corrente N. 3 e glielene faccio 
i miei ringraziamenti per la compiacenza avuta di parteciparmi la generosa risolu¬ 
zione presa a mio riguardo da S. E. il Signor Conte di Kollowrat con l’accresci- 


18 




mento delle Austriache L. 1500, alle 4500 credute bastevoli dalla Commissione 
Accademica per compenso al quadro da me dipinto del Fittor Pisani. 

S’Ella Signor Cav. Presidente credesse in opportuna occasione essere inter¬ 
prete de’sinceri miei sensi di gratitudine e di rispetto verso la sullodata E. S. io 
gliene sarei veramente attenuto. Doppiamente onorato da una cosi generosa riso¬ 
luzione venuta dall’ottimo cuore dell’Alto committente, io mi sento infondere mag¬ 
gior coraggio ad occuparmi con tutto l’amore dello studio all’arte mia, mentre 
del giudizio mal ponderato della Commissione (e potrò sostenerlo a tempo ed a 
luogo) ne risultava avvilimento. 

Ho l’onore di dirmi rispettosamente. 

Di Lei Signor Cav. Presidente, 


Milano li 16 gennaio 1841. 


Air Illustrissimo Signore 
Il Signor Cav. Londonio 

Presidente dell’ I. R. Accademia di Belle Arti 

Milano. 


Suo Obbl. Dev. Servitore 
Francesco Hayez. 


Originale 
Accademia Brera. 


XLIX. 

I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 
Pel dipinto I due Foscari. 


1840 


Milano 25 aprile 1840. 

La Commissione permanente di pittura chiamata con foglio Presidenziale del 
giorno 18 corr. N. 301 ed intervenuta in numero de’ qui sottoscritti onde fissare 
il prezzo del quadro eseguito dal Consig. Accad. signor Francesco Hayez per or¬ 
dinazione di S. M. I. R. Ap. 1 e rappresentante la famiglia del Doge Foscari nel¬ 
l’atto che questo Magistrato condanna il proprio figlio, dopo averlo attentamente 
esaminato, e avere esaurito le espressioni di elogio che attrae quest’opera vera¬ 
mente stupenda ha dichiarato che considerato il merito straordinario del lavoro 
anche in confronto degli altri pregevoli per lui finora eseguiti di quel genere, non 
si possa apprezzarlo meno di fiorini cinquemila (L. 15,000). 

Firmati. 

G. Cattaneo — L. Sabatelli — Ambrogio Nava — Pompeo Marchesi 
— Vit. Crivelli — G. Bisi — Paolo Caronni — Gius. Sogni — 
P. Anderloni — Ant. De Antoni — Fumagalli. 


1 Nella stessa occasione, 1 ’ Imperatore aveva pur ordinato i seguenti quadri : a Domenico In- 
duno : Samuele che unge Re Saulle. — Ad Andrea Appiani (detto Appianino): Ruth e Boo — a 
Luigi Bisi: Interno del Duomo di Milano. — A Teodolinda Migliara: Pianga HA Duomo di Como. 
















TVola XI1 


FRANCESCO F 


Giorgio Cornino, inviato a Cipo dalia 
alla regina Caterina Cornar, sua pa 
del regno, perchè lo stenda 


do del lei 


Acquarello fon lumi 
1842. 


V Hayez non si limitava ad illus 
tempo. Veneto, egli cercò specialmei 
sventurata repubblica di San Marco la 










,YEZ. 


epubblica veneta, fa conoscere 
nte, eh’ ella non è più padrona 
e sventola già sulla fortezza, 
ìli biacca 


re i poemi e i romanzi del 
nella storia della grande e 
iggior parte de’ suoi soggetti. 


Dall’ Ongaro. 



































































Originale 
Signora Hayeg. 


I 3 9 — 


1840 


L. 

Autografo di P. Tosi. 

Egregio signore, 

La scena del Foscari, mi dicon tutti, non può essere più commovente, ed io 
ne sono ben certo, guardando i miei Profughi di Parga. 11 genio supera tutto, e 
più il soggetto sarei difficile, più il quadro sarà bello, io mi congratulo con Lei, 
e continuamente mi occorre di fare elogi di Lei, anche questa mattina col fu Mi¬ 
nistro di Francia Monthel, e spero che i miei saluti, col mezzo de’ viaggiatori 
qualche volta almeno, le arriveranno. 

Io avea un bel Crocifisso d J avorio, ne vidi pure uno a Milano, bello an- 
ch’esso, e più grande forse, dello stesso Autore. Io poi ho cambiato quel mio con 
altro più antico, e più bello, e gli ho già fatto fare espressamente una nicchietta 
al ginocchiatojo della mia cappellina, sicché ora non mi manca che la voglia di 
mettermi in ginocchio a pregare. 

Ringrazio quel Crocefisso che ha fatto il miracolo di una carissima lettera del 
mio Hayez, Ella si ricordi di me ch’io le sono con vero sentimento 

Brescia, 27 maggio 1840. 

Obbl. dev. 

Paolo Tosi. 


All’ Onorevole Signore 
Il signor Francesco Hayey 
celebre pittore 

Milano. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


LI. 


1840 


Autografo del pittore Perger, 

Pregiatissimo signore! 

Il di lei bellissimo quadro (rappresentando i due Foscari) fa furore immenso 
tra i pittori più colti di Vienna, e se ne parla di qua e di là con vero entu¬ 
siasmo. 

E siccome ogni grande prodotto d’un celebre artista fa nascere una quantità 
di oppinioni circa le maniere praticate di lui per riuscire a cotal splendendo fine; 
si disputa anche molto delle tecniche regole usate di Lei e c’è una certa compa¬ 
gnia di pittori la quale si è divisa nel loro parere in rispetto della domanda; 

Se Lei fa usanza delle velature si 0 no, 



— 140 — 

Abbia dunque la bontà di perdonare il mio ardire e facciami la gentilezza di 
scrivermi in due righe se 1 ’ effetto generale del di Lei divino quadro sia il pro¬ 
dotto delle velature, o d’un semplice impasto. 

Domandando scusa un’altra volta mi segno con massima stima 

Vienna. Wieden Alleegasse N. 71, li 15 Diciemb. 840. 

Ant. cav. de’ Perger 
pittore. 

iAl Pregiatissimo e Lodatissimo Signore 
Il Signore cav. d. Haye £ 

Pittore celeberissimo e Professore dell’Accademia delle Belle Arti a 

Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


LII. 


1840 


Rispettabile signor Professore, 

Le invio 300 piastre che riceverà ridotte in oro in tanti Napoleoni che riu¬ 
sciranno più facili al trasporto per lei che è già in attitudine di viaggio. Non è già 
in questa somma il prezzo dell’esimio lavoro, che ha fatto per me. Rinverrà piut¬ 
tosto nella stessa tanto da acquistare un oggetto che le faccia risovvenire della 
mia ammirazione alle sue cose, e della stima somma, con che sento il dovere di 
dirmi di Lei 

Di casa li 19 Dicembre 1840. 

Um. Div. Servitore Devott. 

Vincenzo Ruffo S. Antimo. 

Al distintissimo Artista 
Signor Haye^ 


Originale 
Signora Haye\. 


LUI. 

Autografo di G. C. Arrivabene. 


1843 


Gentilissimo Professore, 

Il latore di questo mio è il signor Giulio Moser Prussiano che venendo a 
Milano brama di fare la sua conoscenza, e di ammirare le opere del suo ingegno. 
Mi permetta dunque che io glielo presenti e che colga questa occasione onde ram¬ 
mentarmi alla sua memoria. 

Opprandino è stato a Roma, e spessissimo discorrendo di arte è caduto il 
discorso come è ben naturale su di Lei e su i suoi lavori ; egli mi ha assai par¬ 
lato e con somma ammirazione del suo bellissimo quadro del Foscari. Io che non 
invidio mai quelli che hanno molti danari confesso che sento dispiacere di non 




averne molti solo per non poter fare eseguire dei dipinti ai più pregiati artisti, 
tra quali ella certamente primeggia. 

La prego a perdonarmi la libertà che mi sono preso ed a volermi avere nel 
numero de’ suoi ammiratori ed amici. 

Mi creda con profonda stima 

Suo devotissimo amico 
Giulio Cesare Arrivabene. 

P. 5 . Mi saluti tanto tanto il mio professore Sabatelli. 


Al Chiarissimo signor Professore 
Francesco Haye% 

Milano. 

Originale 
Accademia Brera. 


LIV. 


1844 


Autografo del Cicogna. 

Due per quanto so, sono i più antichi Storici Veneti che narrando il fatto 
del tradimento di Marino Faliero dicono essere stata cagione le parole trovate 
scritte sulla sedia ducale. Il Sanuto e il Navazero: Il Sanato (T. XXII p. 631 
Rerum Italicarum ) dice, dietro una cronaca antica che le parole furono : Marin Fa¬ 
liero dalla bella moglie: Altri la gode ed egli la mantien. Però in una copia esat¬ 
tissima che io tengo del Sanuto eseguita sull’autografo, si leggon cosi : Marin Fa- 
lier della bella mojer. 'Altri la gode e lui la mantien. Essendo però presumibile che 
si sieno voluti scrivere due versi rimati, è a dire che il Sanuto abbia posta, per 
equivoco di penna, la parola mugier invece che mugien; ed io tengo che se è vero 
che vi ci fossero scritti que’ versi, si dovesse leggere mugien, perchè e allora e poi 
il popolo basso veneziano scambiando la r in n dice mugien anziché mugier. Par¬ 
lando poi del contemporaneo al Sanuto, Andrea Navazero, la cui cronaca veneta 
è nel T. XXIII della stessa Opera, egli pone differenti parole, cioè: 

Becco Marino Falier 
Dalla bella mogier. 

Quali poi sieno a preferirsi, se quelli del Sanuto, o questi, non saprei. Tutti 
gli altri storici non fecero che copiare o dal Sanuto o dal Navazero; ma più dal 
Sanuto come il più noto è anche riputato. 

Il pittore scelga quelle che gli piacciono. 

Quanto a me, pajonmi più naturali queste brevi, e accorcerei la parola Ma¬ 
rino in Marin più propria del dialetto Veneto e consona a più copie a penna 
della Cronaca Navazero; e così direi mugier anziché mogier. 

Venezia 2 aprile 1844. 

C. Cicogna 

all’amica Corte d’Appello 
Venturi. 




Originale 
Accademia Brera. 


142 — 


1844 


LV. 

Lettera del Marchese Giacomo Saccherò. 

Milano 23 Ottobre 1844. 


Mio dolce Peppino, 

A te, gentilissimo di cuore e di modi, e caldo amatore della nostra patria, 
raccomando il signor Francesco Hayeg. Il suo nome, reso ormai una gloria cosmo¬ 
polita, basta ad ogni elogio; poiché egli è l’ angel divino della pittura italiana. 
Egli viene a visitare la nostra terra; e questo ospite illustre abbisogna di un cuore 
gentile per accoglierlo, e per fargli quegli onori e quelle feste che merita la sua 
gloria. Potrei diriggerlo a miglior persona ? V’ ha forse in tutta Palermo un animo 
più gentile e ben nato del tuo ? 

Sii lieto dunque di accogliere questo ospite glorioso ; che io ti sarò vivamente 
riconoscente di quello che sarai per fargli. Addio, addio di cuore. 

1 ’ amico tuo 
Giacomo Saccherò. 


Originale 
Accademia Brera. 


1845 


LVI. 

Autografo di Opprandino Arrivabene, 

Gentilissimo Signor Professore, 

Sa Dio che cosa Ella penserà di me, non avendo ancora avute notizie del 
suo quadro! Ma Ella era a Roma, e il quadro non fu messo al telaio che l’altro 
dì. Comincio col dirle che non avendo io veduto quello fatto per l’Imperatore, 
questo è per me il suo miglior lavoro, e mi rallegro veramente con Lei che non 
essendo più giovane faccia ancora dei progressi come sarebbe un giovinotto [da 
quindici a venticinque anni. Così mentre gli altri decadono Ella avanza, e rivale 
di loro un tempo, ora può essere piuttosto considerato come loro maestro. Quando 
questo dipinto del Foscari sarà verniciato e messo entro una larga cornice, riu¬ 
scirà una maraviglia. Questa increscevole storia della ingrata Repubblica veneta, 
ingrata come tutte le repubbliche del mondo, è stata da lei espressa con una quiete 
classica, dirò così, e con una evidenza rara. In tutto il quadro'non v’ha conven¬ 
zione di scuola alcuna, v’hanno molti gruppi congiunti da un nesso morale, ancor 
più che da linee seguenti, sì che n’esce una bella unità senza cura di vecchi pre- 



Tavola XIV. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Un foglio di disegni dei suoi album 
(1840-1845). 


Studiò l’espressione dei volti e quelle soavi e pallide sembianze 
di donna, che hanno ancora il privilegio di farci credere alla potenza 
dell’affetto, e a quell’amore che si nutre di sacrifici, e si abbraccia 
colla morte. 


Dall’ Ongaro. 
















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143 — 


cetti di pir ami dar e in mezzo, di raccogliervi tutta la luce ed altre tali cose che sono 
di norma ai mediocri; qui tutto è vero con dignità; scelto senza affettazione sta¬ 
tuaria, diligente senza ricercatezza ; disinvolto senza barocco o bizzarie. Loredano 
e la Dogaressa sono due figure che basterebbero ciascuna tagliate fuori ad ono¬ 
rare qualunque dipintore. È una consolazione vedere che in Italia si dipingano 
ancora quadri come questo suo, e come quello dell’Azeglio (il paese storico rap¬ 
presentante Attendolo Sforza ecc.) che il Marchese ha ricevuto pure in questi 
giorni. Il suo quadro è già stato veduto da parecchi artisti, Angelini, Smargiassi, 
De Napoli e da Niccolini Presidente dell’Accademia, che ne rimasero maravigliati; 
spero che ad alcuni altri non piaccia, e questo sarà il suggello dell’opera. S’io 
avessi a criticare alcuna cosa direi che le mani del Doge appaiono un po’gerogli- 
ficate, se così posso esprimermi, e s’Ella me lo perdona, e forse la mia critica è 
uno sproposito, ch’io per altro scrivo francamente per provarle quanto siano sincere 
le lodi che precedono. Altri ha osservato essere un po’troppo misere le coscie e 
le gambe di colui che legge l’ordine dei Senato ; ecco tutto quello che è sembrato 
a me e che ho udito sinora. Io parto domenica per Roma e vi porterò le novelle 
di questa nuova sua opera che torneranno carissime a quanti amano le nostre arti 
e le vorrebbero vedere in fiore, e principalmente a mio fratello, il quale ha lei 
già in tanto pregio, quantunque non abbia vedute queste nuove sue creazioni che 
le hanno cresciute il dritto ad una fama universale e durevole. Faccia che il Ve¬ 
spro Siciliano che dipinge pel Principe di Sant’Antimo non ceda al Foscari, anzi 
lo superi, ed io comecché amicissimo di Ala andrò lieto che altri abbia un quadro 
di Lei ancora migliore; che se Ala n’avrà un poco di dolore n’avrà piacere tutta 
Italia. 

Qui abbiamo avuto pessimi tempi, ma ora s’incomincia a godere di una bel¬ 
lissima primavera. Si prepara una eccellente accoglienza agli Scienziati; si vanno 
accomodando sale, musei ecc., ma quando un paese è negletto per lunghi anni è 
impossibile arrivare in pochi mesi ad accomodare ogni cosa, per guisa che gli in¬ 
tendenti scuopriranno facilmente quante magagne si trovino sotto questa vernicia¬ 
tura improvvisata. Ospedali mal tenuti, sale cliniche poverissime, musei scientifici 
poverissimi del pari, disordine in ogni cosa. Ci vuol altro che lavorare un anno 
per fare buona figura innanzi agli stranieri che sanno che cosa c’è di nuovo al 
mondo! Insomma vedremo. 

E inutile ch’io le dica quanto Ala sia contento del quadro, giacché tra pochi 
giorni lo udrà dalla sua bocca medesima. Ella mi conservi la sua benevolenza, e 
sia certo della mia stima ed amicizia. Prosperità ! 

Di Napoli addì 5 del maggio 1845. 

Opprandino Arrivabene. 

All’ Egregio dipintore 
Sig. Francesco Haye\ in 

Milano. 



Originale 

Negroni Prati Morosini. 


— 144 jgfc 


1846 


LVII. 


Illustre Professore! 


Vienna li 18 dicembre 1846. 


Rapito dal suo maistrevole dipinto, che forma uno dei fregi più distinti della 
I. R. galleria di Belvedere rappresentante i due Foscari, mi proposi farne soggetto 
di profondo studio. Quindi è che a Lei mi rivolgo, pregandole del suo gentile 
permesso di prenderne copia ad olio, del che gliene sarò riconoscentissimo. 

Spero, ch’Ella vorrà secondare il desiderio di un giovane artista, il quale de¬ 
sidera pregustare i capolavori della scuola italiana, prendendo le mosse dal suo 
divinissimo. — In attesa di un suo benigno riscontro ho l’onore di dichiararmi 
di lei umilissimo servo e profondo ammiratore 

Antonio Reitfioffer 
Nariahilf N. 72. Vienna. 

All’Illustre Artista 
Sig. Francesco Haye% 

I. R. Professore delle belle Arti 
Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


LVIII. 


Pregiatissimo Signor Professore, 


1847 


M’affretto di prevenirla che ho ricevuto a dovere il prezioso disegno rappr. 
La moglie del Levita d’Efraim che Ella si compiacque fare per commissione della 
Società di belle Arti di questa capitale, ed adempio con sommo piacere al grato 
incarico impostomi dalla medesima col porgerle i suoi più distinti ringraziamenti 
per la di lei gentilezza a soddisfarla e con esprimerle in pari tempo la sua ammi¬ 
razione per un sì eccellente lavoro che la Società delle Belle arti va superba di 
possedere. 

Colgo quest’incontro per ripeterle l’assicurazione dei sentimenti di particolare 
stima coi quali ho l’onore di protestarmi. 

Illustrissimo Signor Professore, di lei 


Vienna li 8 dicembre 1847. 


Um. e dev. servo ed ammiratore 
Il Pres. della Società di belle arti a Vienna 
D. Luigi Pereira. 


All’ Illustrissimo 
Signor Francesco Hayeg_ 

Consigi . Prof. dell’I. R. Accademia di Brera 
membro delle Accademie di belle arti 
di Vienna e Venezia ccc. 

Milano. 



Tavola XV. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Ricordo delle cinque giornate (Milano 1848). 
Schifo a matita. 


Noi non possiamo fare che alcuni studi, alcuni bozzetti dal vero 
perchè la memoria degli eventi contemporanei non vada perduta. Più 
tardi verrà il poeta e il pittore che spirerà la vita dell’ arte a questi 
tratti fuggevoli che andiamo vergando. 


Dall’ Ongaro. 




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ìl’illustre Artista 
... Professore delie baie A rii 

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; U u superba di 
rir;enti di particolare 


Una*, e dev. servi 
Il Pres. della Società d. 





















Originale 
Signora Haye\. 


~ 145 - 


LIX. 


1849 


All’amico Francesco Hayez, Pelagio Palagi. 


Torino 28 Giugno 1849. 
Ma se m’induco a scrivere 


Francesco mio carissimo 

Non sempre è pronto l’estro, 
Spesso niega rispondere 
Al vate piu maestro, 

Dunque perchè costringermi 
A logorar le dita 
Su la negletta cetera 
Di corde già sfornita? 

Fiacca è mia voce e stridula 
Da spaventare i cani, 

I canti miei non mertano 

II batter delle mani. 

Con metro disarmonico 
Guadagnatisi sassate 
O pur con fischi orribili 
S’applaude al debil vate. 

Tu vuoi che versi schiccheri 
Su qualche informe segno, 
Che in un momento d’ozio 
Tracciò lo scarso ingegno? 

1 Variante: D’affetto i bei legami. 


Il fo perche tu il brami; 

Il fo per vieppiù stringere 
I nostri antichi legami. 1 1 2 

Così matita e cetera 
S’adopreran concordi. 
Perche di sì bel vincolo 
Ognora ti ricordi. 

Col gruppo di Filosofi 
Che ha la man tracciato, 

Io volli in foglio esprimere 
Chi di sapere è ornato; 

Che non mai pago e sazio 
Di quanto seppe in pria, 

Di nuovi doti accrescere 
Lo spirto suo desia. 

Hayez, tu sei che susciti 
Esempio sì perfetto, 

Tu sei che rendi valido 
L’informe mio concetto. 


Originale 1849 

Accademia Brera. 

LX. 

Autografo di F. Hayez, frammento di minuta. 

Quantunque non fossi dei frequentatori di casa Morosini, io però per quel- 
l’ottima famiglia, da che ebbi il bene di imparare a conoscerla, da lunghi anni, 
ho sempre sentito vera amicizia ed affezione. E la perdita di Don Giovanni 1 ed 
ora di Don Emilio mi fa un vero dolore, glielo assicuro mio signore... 

1 Don Giovanni Morosini. — Hayez fece il suo ritratto che trovasi attualmente presso Donna 
Giuseppina Negroni Prati Morosini. 

2 Don Emilio Morosini, della legione di Luciano Manara, morì nel 1849 a Roma, combattendo 
alla breccia di S. Pancrazio. 


19 




Originale 

Archivio Stalo Milano. 


— I46 — 


1S49 


LXI. 


Onorificenza dell’ Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. 


R.“ Segreteria di Stato 
per gli Affari Esteri. 

Ill.mo Sig. Pnno Colend. 


Torino il 1 0 Luglio 1849. 


Con vero piacere ho 1’ onore di annunziare a V. S. 111.ma, che i lavori da 
lei con tanto studio egregiamente eseguiti per questa Reai Corte le meritarono la 
piena soddisfazione di S. M., la quale, seguendo 1’ esempio del suo Augusto Ge¬ 
nitore nel promuovere il culto delle Arti belle, e volendo dimostrarlene il Reale 
suo gradimento, si è degnata insignirla della croce di Cavaliere del suo Ordine 
dei SS. Maurizio e Lazzaro. 

Io godo di essere presso la S. V. 111.ma 1’ organo di questo onorevole So¬ 
vrano favore, che vieppiù illustra la fama, di cui Ella gode nella grande storica 
pittura. 

Nel qui acchiudere le equestri divise, mi riserbo di trasmetterle 1’ analogo Di¬ 
ploma, così tosto sarà spedito dal Gran Magistero dell’ Ordine. 

Gradisca frattanto le mie sincere congratulazioni insieme cogli attestati della 
mia distinta stima. 


AH’ lll.mo Sig. 
Cavaliere Francesco Hayeg_. 


M.° Azeglio. 


Originale 
Signora Hayei- 


LXII. 


1850 


Autografo di A. Maffei. 

Caro Haye% 


Recoaro 20 Luglio 1850. 


Ti ringrazio innanzi tratto d’ avermi chiesto alcuni versi e data occasione di 
far qualche inezia per te che stimo ed amo senza misura, vale a dire quanto lo 
meriti. Ho pensato sul tuo soggetto una romanza che intitolerò Maria 0 la ven¬ 
detta, divisa in cinque parti. I. a L’incontro, II. a L’abbandono, III. a II Consiglio, 
IV. a II Tribunale segreto, V. a 11 Rimorso. Di queste cinque parti ho per ora ver¬ 
seggiata la seconda che può fare al caso tuo e corrisponde a quel prodigio del¬ 
l’arte che vuoi chiamare II Consiglio alla vendetta. I versi sono corti e non 
molti, e trascritti che siano e posti a piedi del quadro, occuperanno il lettore per 
tre soli minuti. Io sono da quattro giorni in Recoaro circondato da una gran noja 
giacché la fonte è affollatissima di persone, ma quasi tutte a me sconosciute, e non 
vi trovo la consueta allegria, ma dove potrebbe oramai trovarsi ? Ricordami ai- 
fi amabile tua signora, guarda la tua salute inestimabile ed ama 

Il tuo Maffei. 

All’ Illustre Professore 
Francesco Ilayeg. 




Tavola XVI. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Studi a matita pel quadro la Sete dei Crociati. 


.l’espressione del volto e dell’intera figura del protago¬ 
nista Piero è mirabilmente immaginosa, e trovata con rara felicità. 


Massimo D’Azeglio. 




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3 la S. V# mmz r organo di 
ueppiù illustra la fama, di cui Ella T odi 

\ U1 ac^illudere e equestri divise, mi riserbo di trasmetter! 

" u "s 'V ; L " - 0 ' 1 ' 1 s pedit° dai Gran Magistero dell’Ordine. 

« ,0 ,e incere :f gntela2i0n! inskme «testati della 

-ogsJoiq bb mugli msJrii Ibb 3 ojIov bb snobssiqss'l. 

.bjbibì mi noD JUsvou 3 ^sonigsmmi sinsmlickiim 3 crisi 0 ! rjsirr 

Jiere Fra, 




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1850 


Caro li, 


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pensato sul tuo so 






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Clie iniKOiero Mann 0 la ven- 
l alandone. III/ Il Consìglio, 






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' y iL Kim °rso. Di queste cinque parti ho per ora ver- 
C!ie P uo fare al cas o tuo e corrisponde a quel prodigio dei- 
mare li Consìglio alla vendetta. I versi sono ‘ corri' e -, 
slano e P°*f a piedi del quadro, occuperanno il 

Uf 

d : persone, mi# quasi tutte 
salute inestirr : # , a 



















Originale 

Accademia Brera 


147 — 


1850 


Lxnr. 


Nomina di F. Hayez a prof, di Pittura nell’ Accademia di Milano. 

Nell’ intendimento di crescere nuovo lustro a questa I. R. Accademia di 
Belle Arti, e di recare un deciso vantaggio alla studiosa gioventù, S. E. il Signor 
Feld Maresciallo Conte Radetzky Governatore Generale Civile e Militare del Regno 
Lombardo Veneto ha nominato a provvisorio Professore di Pittura nell’Accademia 
stessa l’illustre pittore Francesco Hayez. 

La Luogotenenza ne porge con tutta soddisfazione la notizia a codesta Pre¬ 
sidenza coli’ incarico di comunicare al Sig. Hayez 1 ’ acchiuso decreto di sua ele¬ 
zione, attivandolo nelle relative sue incumbenze, previa la prestazione del prescritto 
giuramento d’ ufficio, il di cui protocollo verrà indi rassegnato per le disposizioni 
concernenti alla decorrenza del competente soldo all’ eletto. 

E ciò ad esito del rapporto 13 Agosto p. p. di cui si rendono gli allegati 
comprese anche diverse istanze degli aspiranti, che saranno da retrocedere alle 
parti con dichiarazione che il posto optato venne ad altri conferito. 

Le altre istanze si fanno retrocedere a cura della Luogotenenza. 


Milano 21 Settembre 1850. 


Alla Presidenza dell ’ I. R. Accademia 
di Belle Arti in 

Milano. 


L’ I. R. Luogotenente 

SCHWARZENBERG. 


Originale 
Accademia Brera. 


LXIV. 

I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI 


N. 411. Protocollo il 23 Settembre 1850. 
I. R. Luogotenenza. 


1850 


Oggetto : Partecipa che 1 ’ I. R. Gov. Gen. Civ. e Mil. ha nominato Prof, prov¬ 
visorio di pittura il Signor Francesco Hayez. Trasmette il decreto di nomina 
— incarica di attivarlo nelle relative inòumbenze previa la prestazione del 
giuramento d’Uff. 0 da rassegnarsi, e ciò ad esito del N. 345. 


Al Cons. Accad. 

Sig. Cav. Francesco Hayez- 


Milano 23 Settembre 1850. 


S. E. il Feldmaresciallo Sig. Conte Radetzky Gov. Gen. Civ. e Mil. si è de¬ 
gnata di nominarla a provvis. Prof, di Pittura in quest’I. R. Accad. 

Mentre colla più sentita compiacenza Le trasmetto il relativo Decreto di no¬ 
mina giusta l’incarico conferitomi da S. A. il Principe Luogotenente con Dispac- 



- 143 - 

ciò 21 corr. N. 19315» non posso che rallegrarmi vivissimamente nel vedere con 
ciò provveduto nel miglior modo che poteva desiderarsi alla direzione di questa 
importante scuola di Pittura. 

Nel restituirle la di Lei petizione di concorso mi riservo di parteciparle il 
giorno che verrà da me destinato per ricevere il prescritto giuramento d’uiHcio e 
quindi attivarla nelle relative nuove incumbenze. 

Mi pregio di attestarle i sentimenti della mia più distinta stima e considerazione. 

Il Presidente 

Conte Nava, 

Milano 28 Ottobre 1850. 

Al Cons. Francesco Flayeg. 

Facendo seguito al mio foglio 23 Settembre p. p. N. 411 La invito a voler 
trovarsi in quest’ ufficio sabbato 2 Novembre p. v. verso 1 ’ ora pomerid. per pre¬ 
stare il prescritto atto di giuramento nella nuova di Lei qualità di Prof, di Pittura 
e quindi assumere le relative incumbenze. 

In quest’ occasione La prevengo che ho incaricato il Sig. Economo Cassiere 
dell’Accad. di fare a Lei regolare consegna degli oggetti e supelettile d’istruzione 
esistente nella di Lei scuola erigendone Processo Verbale che dall’Economo stesso 
verrà rassegnato a questa Presidenza. 

Al Sig. Economo Cass. 

V I. R. Gov. Gen. Civile e Militare ha nominato il Sig. Cons. Cav. Fran¬ 
cesco Hayez al vacante posto di Prof, di pittura in questa I. R. Accad. al quale 

perciò ho stabilito il giorno 2 Novembre p. v. verso l’ora pomerid. per la pre¬ 
stazione del giuramento d’ ufficio. 

Nel darne a Lei partecipazione di tale superiore determinazione vorrà com¬ 
piacersi di fare al Sig. Hayez, regolare consegna di tutti gli oggetti esistenti nella 
propria scuola mediante Processo Verbale da rassegnarsi da Lei a questa Presidenza. 

Al Sig. Prof. Giuseppe Sogni 
supp. al posto di Prof, di Pittura. 

L’ I. R. Governo Gen. Civ. e Militare si è degnato di nominare il Cons. 

Accad. Cav. Sig. Francesco Hayez al posto di Professore di Pittura vacante in 

quest’ I. R. Accademia. 

In conseguenza di ciò avendo stabilito il giorno 2 Novembre p. v. per la 
prestazione del giuramento d’ ufficio, mi reco a dovere di prevenirla che col detto 
giorno viene a cessare la di Lei supplenza al posto stesso. 

In questa occasione non posso esimermi di attestarle la mia piena soddisfa¬ 
zione per la premura e lo zelo da Lei dimostrato in tale temporaria supplenza. 

Alle petizioni dei concorrenti Lucchini — Airaghi si atterghi quanto segue : 

Si restituisce con dichiarazione che 1 ’ I. R. Gov. Gen. Civile e Militare ha 
conferito ad altro individuo il posto optato dal ricorrente. 

Il Presidente 

/ 

Conte Nava. 



Originale 
Accademia Brera. 


— I49 — 


1850 


LXV. 


Autografo di F. Hayez. 

Illustrissimo signor Conte Presidente, 

Dal rispettato di Lei foglio 23 corrente N. 414 e dall’unito Decreto dell’Ec¬ 
celsa Luogotenenza cui Elia signor Conte si è compiaciuto trasmettermi, io mi 
trovo onorato della nomina di Professore di pittura in questa I. R. 'Accademia 
da Lei si degnamente presieduta. 

Io riconosco primamente dalla buona opinione eh’ Ella signor Conte mostra 
avere a mio riguardo questo onorevole posto accordatomi che sicuramente fu die¬ 
tro i di Lei buoni ufficj che n’è venuto la persuasione in S. E. il Feld Maresciallo 
Conte Radetzky di sottoscrivere a mio vantaggio la scelta. 

È cosa ardua per me il subentrare al defunto Prof. Sabatelli fornito com’era 
di tanto sapere e di tanta bontà nell’istruire la gioventù, ma l’idea di voler cor¬ 
rispondere a chi mi protegge e confida nella mia pochezza mi darà coraggio e mi 
sarà sprone a cercare il possibile onde rendermi non del tutto indegno di una tal 
distinzione. 

Gradisca che col più profondo rispetto mi segni 


Di Lei signor Conte Presidente 


Milano il 24 Settembre 1850. 


Umil. Dev. Obbl. Servitore 
Francesco Hayez. 


Originale 
Accademia Brera. 


LXVI. 


1850 


Il Presidente airi. R. Luogotenenza 
di Lombardia. 

Milano 2 novembre 1850. 

Adempiendo agli ordini portati dal Disp. 0 21 settembre p. p. N. 19 315 mi fo 
dovere di rassegnare a cotesta Eccelsa Luogotenenza l’atto di giuramento d’Uff.° 
prestato dal sig. Francesco Hayez nella sua qualità di Prof, provvis. 0 di Pittura in 
quest’I. R. Accademia a cui venne nominato dall’I. R. Governo Generale Civile 
e Militare. 

In conseguenza di chè vorrà degnarsi cotesta I. R. Luogotenenza di invocare 
dalla sup. Autorità le disposizioni occorrenti per la decorrenza del soldo di Fio¬ 
rini 1300 annesso al suddetto posto, decombile da questo stesso giorno, tacendo 
contemporaneamente cessare il soldo di L. 1950 col Luogot. Dispaccio 19 aprile 
p. p. N. 6426 a favore del supplente sig. Giuseppe Sogni. 



— i5o — 

All’I. R. Intendenza Provinciale 
di Finanza. 

In adempimento delle vigenti prescrizioni si trasmette a cotesta I. R. Inten¬ 
denza la tabella relativa alla nomina provvis. che l’I. R. Gov. Gen. Givile e Mi¬ 
litare si è degnato di fare del sig. Francesco Hayez al posto di Prof, di pittura 
in questa I. R. Accad. e ciò per l’effetto dell’applicazione della tassa. 

Il Presidente 
Conte Nava. 


Originale 
Accademia Brera. 


1850 


LXVII. 

La Direzione della Galleria degli Uffizi fa richiesta ad Hayez 
del suo ritratto per la collezione dei ritratti dei pittori. 

Direzione della R. Galleria 
di Firenze. 

Chiarissimo signor Cavaliere, 

Uno dei principali ornamenti di che va gloriosa la R. Galleria di Firenze è 
la famigerata Collezione dei Ritratti autografi degl’ insigni pittori di ogni tempo 
e di ogni scuola. Questa serie così preziosa ed unica al mondo non potrebbe ri¬ 
manere interrotta senza grave disdoro dell’arte del secol nostro. Ed è perciò che 
la Direzione della Pinacoteca Fiorentina non ha mai tralasciato occasione che le 
si presentasse opportuna per invitare i più insigni Pittori viventi a prendere in 
quest’onorato Pecile il posto dovuto all’eccellenza dei loro pennelli. 

Da lungo tempo essa aspirava alla sorte di vedersi arricchita da una imma¬ 
gine del Cav. Hayez eseguita di propria mano, e tentò più volte d’investigare per 
mezzo di comuni amici se fosse creduto opportuno di muoverne direttamente l’in¬ 
vito : ma sconfortata sempre dalla notizia delle molto ed importanti commissioni 
in che si trovava impegnato, credè conveniente di riservare un tal atto per il mo¬ 
mento che sopravvenisse qualche circostanza favorevole alla manifestazione del 
lungo suo desiderio. 

Questo momento è pur giunto : ed io nella mia qualità di Direttore della 
R. Galleria di Firenze non posso lasciar di profittarne. Ella, chiariss. sig. Cava¬ 
liere, ha maestrevolmente effigiato sè stesso in una tela che esposta ultimamente 
a codesta I. R. Accademia, ha levato grido di sè, acclamata universalmente come 
opera perfetta si dal lato dell’ immutazione, come dall’altro della esecuzione. L’amor 
dell’arte e della gloria d’Italia m’ispirano il coraggio di vivamente eccitarla a voler 
deporre questa sua immagine nella nostra Raccolta degl’insigni Maestri, asso- 



dandola cosi a questa eletta schiera di sommi cui Ella ha diritto di appartenere ; 
dove i presenti ed i posteri più lontani avranno campo di ammirare le sembianze, 
ed un saggio del valore di un Artefice che tanto onora l’italiana Pittura del no¬ 
stro secolo. 

Confido nella gentilezza Sua, prestantissimo Sig. Cavaliere, che Ella non vorrà 
negare benigna accoglienza a queste rispettose sollecitazioni, e che le piacerà ri- 
sguardarle siccome prove di quell’ alta stima ed ammirazione che Le professa chi 
si fa un pregio di dichiararsi 

Li 15 Ottobre 1850. 

Devotiss. Obb. Servitore 
Luca Bourbon Del Monte. 

Al Chiariss. sig. Cav. Prof. Francesco Haye% 

Pittore. 

Milano. 


Originate 
Signora Haye■{. 


1851 


LXVIII. 

Autografo di A. Maffei. 

Per VIllustre 

Professore Francesco Hayeg. 

4 Giugno 2851. 

Permetti mio caro Hayez, che ti rinnovi anche in iscritto i miei ringrazia¬ 
menti. Al cumulo de’ tuoi favori se ne aggiunge un nuovo, e non potrò mai e poi 
mai sdebitarmi della mia riconoscenza. Ma il tuo cuore è pari al tuo ingegno, 
entrambi eccellenti; col primo onori l’Italia e col secondo benefichi gli amici tuoi. 
— Presenterò con orgoglio alla esposizione di Monaco i tuoi dipinti, e saranno 
la più bella e gloriosa risposta a chi ci crede addormentati all’ombra di antichi al¬ 
lori. Nell’arte almeno noi teniamo lo scettro, ed ora che è caduto nelle tue mani 
gli stranieri non potranno strapparcelo. — Bondì, mio caro Hayez, ed ama il tuo 
vecchio amico 


Per l’Illustre 

Professore Francesco Hayeg_. 


Maffei. 




Originale 
Signora Haye\. 


— I52 — 


1851 


LXIX. 


Autografo di A. Maffei. 

Mio caro Haye 

Ho scorso qualche libro che tocca del Tintoretto e di sua figlia, ed eccoti 
quanto mi è partito degno di nota. 

Lo studio del Tintoretto era pieno di oggetti preziosi : cristallerie, vari liuti, 
mandole, disegni, ecc., giacché nell’anima dell’artista erano due passioni: la pit¬ 
tura e la musica. In un mattino d’estate del 1572 stavano in questo studio in¬ 
tenti a disegnare la sua bellissima figliuola Maria e il suo fidanzato Luigi Mali- 
piero orafo e cesellatore valente. Ad un tratto il Tintoretto discese dal suo ca¬ 
merino privato, staccò dalla parete un pistoiese, specie di daga, e lo nascose sotto 
le vesti, e disse che tra poco sarebbe venuto un uomo illustre a visitarlo. Que¬ 
st’uomo era Pietro Aretino. Amico costui del Tiziano, poco amorevole al Tinto¬ 
retto, si sbracciava a sparlare di lui ne’ pubblici crocchi ; locchè giunto all’orec¬ 
chio del Tintoretto ei volle trarne vendetta, e sotto colore di volergliene fare il 
ritratto lo accettò a casa sua nell’accennata mattina. 

Entrava l’Aretino nello studio, vecchio allora di 60 anni, pallido e magro con barba 
nerissima e di maniere ardite e disinvolte. Il Tintoretto presentò alla figlia ed al 
Malipiero il famoso poeta, ed a quel nome abbassava la Maria lo sguardo, e si sa¬ 
rebbe ritratta se il padre non le si opponeva. Dopo un colloquio pungente e vi¬ 
vacissimo l’Aretino si mise in posizione per essere ritrattato, quando il Tintoretto 
cavò dalla guaina il pistoiese e si accostò all’Aretino, il quale al balenar di quel 
ferro si levò spaventato, e non trovandosi al fianco la spada parve preso da un 
tremito e con voce fioca gli disse « Che pensate di fare? — State cheto voglio 
prendervi la misura. — E cominciò il Tintoretto a misurarlo con quella daga 
corta facendogli da questa lambire tutto il corpo dai piedi alla testa, e poi mot¬ 
teggiando soggiunse: — Vi credevo un po’ più grande; ma ora veggo che non 
siete alto più di due volte e mezzo questa mia daga. — E l’Aretino, audacissimo 
di lingua, ma codardo di mano, non ardi mai più di vituperare il Tintoretto. 

Vedi tu, mio caro Hayez, se questo aneddoto del Robusti possa fornire ar¬ 
gomento al tuo pennello divino. 

Un altro genere assai diverso sarebbe questo: 

La Maria bellissima fanciulla, la quale suonava egregiamente il liuto e dipin¬ 
geva quasi come il padre, s’era invaghita d’un Nobile veneto, ma suo padre la 
costrinse a sposare il Malipiero, e si vuole che ne morisse di dolore giovanissima 
ancora. Il Tintoretto, che l’amava teneramente, fu preso da violento cordoglio; 
con tutto ciò soffocando le lagrime, si sforzò di farne il ritratto dal cadavere non 
ancora freddo. 

Questa scena patetica potrebbe essa pure venir animata da tuoi pennelli, ed 
io mi proverei di metterla in versi. — Ma se questi due soggetti non ti piaces¬ 
sero ne studierò degli altri appena mi troverò tranquillo, ed avrò spedito i miei 
mobili al mio casinetto sul lago di Garda. Già so che non hai fretta. 


- 153 - 

Anche dalle Sette Gemme del Corra potrò raccogliere materia alla tua fantasia, 
ma come dissi ora, non ho l’agio opportuno. — In somma tu devi servirti del 
mio scarso ingegno e della mia povera penna come di cosa propria. — Prima di 
partire verrò a vederti, ad esternarti almeno con parole la mia riconoscenza per 
tanti e preziosi tuoi doni, e per tanti tratti di cara amicizia. — Addio, mio illu¬ 
stre amico, ed ama 

li tuo Maffei. 

Al celebre Professore 
Francesco Haye%. 


Originale 
Signora Hayez. 


LXX. 

Romanza di A. Maffei (Autografo). 1 
PARTE II. 1 — Il Consiglio. 

« Spunta il mattino, deserta è 1 ’ ora, 

« Nobili e plebe nel sonno ancora. 

« Sol due patrizie passan la via; 

« L’ una è larvata, 1 ’ altra Maria. 

« Ella dal piangere quasi affogata 
« La bruna maschera s’era levata. 


1851 (?) 


Maria. 

Ove mi traggi ? parla, o Rachele. 

Rachele. 

A vendicarti dell’ infedele. 

Maria. 

A vendicarmi ? Non valgo a tanto. 

Rachele. 

No fin che vivi scorata in pianto. 
Pensa al leone ! quel marmo aspetta 
A bocca aperta la tua vendetta. 

Maria. 

La mia ? 

Rachele. 

L’infame che te tradisce 
Contro Vinegia congiure ordisce. 
Qui son le prove de’ suoi delitti; 

L’ accusa è questa : se tu la gitti 
Entro la gola di quel leone, 

Essa al cospetto dei Tre lo pone. 


1 Vedi la lettera 20 Luglio 1850 di A. Maffei. 


20 



— 154 — 

Maria. 

Dei Tre? Mi sento rizzar le chiome 
Solo al bisbiglio di questo nome. 

Rachele. 

La scure o il laccio saran mercede 
Di chi due volte tradì la fede. 

Maria. 

Via dal mio core sì vii pensiero ! 

Saria 1 ’ inganno del suo più nero. 

Rachele. 

Che ! gli perdoni ? 

Maria. 

Dai Tre poria 

Sperar perdono non da Maria. 

Rachele. 

Ma del tuo vano femmineo sdegno 
Colla sua druda ride l’indegno. 

Maria. 

Ah! 

Rachele accenna ìa carta. 

La tua sola vendetta è questa. 

Maria irresoluta. 

Ira mi sprona, pietà m’ arresta. 

Rachele. 

Vuoi chi t’ accese d’ amor si forte 
D’ un’ altra in braccio ? 

Maria. 

No ! della morte. 


Le strappa di mano la carta e corre a gettarla nella bocca del leone. 

( Maria o la Vendetta Romanza inedita di Andrea Maffei.) 




Originale 
Signora Haye{. 


— 155 ~ 


LXXI. 


1851 


Autografo di A. Maffei. 


Caro Hayeg_ 

Ti acchiudo alcuni versi, tanto per ricordarmi alla tua cara amicizia, giacché 
ne ho tutto il bisogno per tollerare 1’ afflizione in cui mi ha posto la morte del 
mio buon fratello. Era 1 ’ unico del mio sangue che mi faceva dimenticare la mia 
solitudine d’ ogni affetto domestico, e questa perdita è la maggiore sciagura che 
mi potesse percuotere. Ora non può consolarmene che la mano dell’amicizia, e 
il pensiero che stringo quella del più grande artista vivente è pure un grande sol¬ 
lievo al mio dolore. 

A questi pochi versi voleva aggiungere parecchi altri sul mirabile ritratto che 
hai fatto di te medesimo, ma non ne sono contento, e in questi momenti non mi 
regge la testa a rifarli. Più tardi te li manderò. 

Ricordami all’amabile tua signora, e credimi come sempre 
Riva di Trento 14 Settembre 1851. 

Il tuo aff. amico 
Andrea Maffei. 

Al Celebre Signor Professore 
Francesco Hayez 

Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


LXXII. 


Disegni per 1 ’ album della Regina d’Inghilterra. 1 


1851 


I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 

Milano 11 Novembre 1851. 

In seguito a dispaccio dell’eccelso Ministero delle Finanze 16 Ottobre N. 12855, 
mi reco a premura di parteciparle che 1 ’ I. R. Prefettura delle Finanze per la 
Lombardia ha ordinato di corrisponderLe la somma di fiorini .... assegnata per 
il disegno rappresentante Marco Visconti da Lei eseguito per l’Album che S. M. 
l’Imperatore destinava in dono alla Regina d’ Inghilterra. 


Il Presidente 
Conte Nava. 

1 I disegni prescelti furono di: Francesco Hayez: Marco Visconti. — Giovanni Servi: William 
Pena. — Giuseppe Bisi: Due vedute. — Luigi Bisi: Certosa di Pavia. — Luigi Bisi: Pulpito del Duomo 
di Milano. ----- Bossoli Fraacesco Edoardo: Marina. — Riccardi: Barche. 

Non tutti i disegni spediti furono inseriti nell’album. Parecchi furono restituiti e tra gli altri i 
due disegni dell’Hayez, ricordati nel seguente documento. 





Originale 
Accademia Brera. 


156 — 


1851 


Lxxrn. 


Altri disegni dell’ Hayez. 

Autografo di F. Hayez. 

Eccellenza Sig. Conte Presidente 

Mi faccio un dovere di significarle che i due disegni stati rimandati da Vienna 
rappresentanti Giovanna di Napoli, ed una mezza figura la Malinconia mi furono 
stati consegnati questa mattina. 

Ho 1 ’ onore di dirmi rispettosamente di V. E. 


Milano li 26 Novembre 1851. 


Vostro devot. serv. 
Franc. Hayez. 


Originale 
Accademia Brera. 


LXXIV. 


1852 


Autografo di F. Hayez. 


Eccellenza Sig. Conte Presidente 


Dovendomi, come è noto a 1 ’ E. V. recar a Vienna pel consegnare il ritratto 
di S. M. I. R. A. da me eseguito per commissione della stessa M. S., sarei a pre¬ 
gare V. E. a volermi accordare il permesso di assentarmi per un qualche tempo 
dalle mie incumbenze di Professore di questa I. R. Accademia di Belle Arti, senza 
il qual permesso non potrei ottenere il necessario passaporto. 

Mi faccio un dovere di significare a V. E. che i Sigg. Professori Sogni e 
Servi si sono .incaricati di sostituirmi nell’insegnamento durante la mia lonta¬ 
nanza che spero non sarà oltre un mese. 

Ho 1 ’ onore di scrivermi rispettosamente 

dell’E. V. 


Milano li 25 Aprile 1852. 


Vostro Dev. Servitore 
Franc. Hayez, Prof, di pittura 


Originale 
Accademia Brera. 


LXXV. 


1852 


I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 


All’ I. R. Coniando Militare di 
Lombardia. 


Milano, 26 Aprile 1852. 


Il Cav. Sig. Francesco Hayez Prof, di Pittura in questa I. R. Accademia do¬ 
vendo recarsi a Vienna per consegnare il ritratto di S. M. I. R. Ap. da lui ese- 




— i57 — 

guito, mi fa istanza perchè gli venga accordato il permesso di assentarsi dal suo 
posto onde ottenere da cotesto I. R. Comando Militare il necessario Passaporto. 

Nulla ostando per parte di questa Presidenza dell’ Accademia all’esaudimento 
della suaccennata istanza, essendosi già proveduto alla supplenza delle incumbenze 
affidate alle cure del Prof. Hayez, prego cotesto Eccelso I. R. Comando a volergli 
rilasciare 1 ’ occorrente Passaporto. 

Il Presidente 
Conte Nava. 


Originale 1852 

Accademia Brera. 

LXXVI. 

I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 

AU’ I. R. Luogotenenza. 

Milano 4 Maggio 1852. 

Il Sig. Cav. F. Hayez prof, di Pittura in questa I. R. Accad. dovendo recarsi 
per ordine superiore a Vienna per fare la consegna del ritratto di S. M. I. R. Ap. 
da lui eseguito, ho combinato che durante la di lui assenza venga supplito dai 
Professori Sogni, Servi e Cacciatori affinchè l’istruzione spettante al prelodato 
Professore non rimanesse scoperta e l’andamento delle scuole camminasse senza 
veruna interruzione. 

Avendo riportata l’adesione dei detti Professori alla supplenza di cui sopra, 
mi fo dovere di rassegnarla nell’ unita lettera, a cotesta Eccelsa I. R. Luogotenenza 
invocando la superiore sua approvazione. 

Il Presidente 
Conte Nava. 


Originale 
Accademia Brera. 


1852 


LXXVII. 


Eccellenza Veneratissima 

Dietro l’invito fattoci dall’ E. V. di combinare fra noi onde la Cattedra di 
Pittura, Nudo, e Sala delle Statue non restino scoperte durante l’assenza del loro 
Prof. Francesco Hayez, che per ordine Superiore deve trasportarsi alla Capitale; 
cosi Noi qui rispettosamente sottoscritti di comune accordo abbiamo fissato di sup- 




plire a vicenda le dette tre Scuole, e secondare in questa maniera la volontà dell’E. 
V., cioè, che cose si importanti all’ Instruzione vadino con quel ordine e utilità 
troppo necessaria. 

Desideriamo di soddisfare 1 ’ aspettazione di V. E. per ricambiare alla tanta 
confidenza che ci dimostra. 

Di V. E. riveritissima 

Milano il 4 Maggio 1852. 

Sempre Umiliss. Devotiss. 

Gius. Sogni. — Gio. Servi. — Benedetto Cacciatori. 

A S. E. il Consig. Intimo att. di S. M. 
il Conte Cav. Ambrogio Nava 
Presidente dell’ I. R. Accademia di Belle Arti in 

Milano. 


Originate 
Accademia Brera. 


LXXVIII. 


1852 


A riscontro del gradito foglio di Vostra Eccellenza in data 4 corrente N. 273 
mi pregio di significare che per mia parte nulla osta alla destinazione dei profes¬ 
sori Sogni, Servi e Cacciatori in supplenti a vicenda del professore di pittura presso 
quest’I. R. Accademia Cavaliere Francesco Hayez, il quale deve recarsi a Vienna 
per fare ivi la consegna del ritratto di S. M. I. R. A. da lui eseguito. 

Ritorno all’E. V. l’allegato del foglio sopracitato. 


Milano 7 Maggio 1852. 


Strasoldo. 


A. S. E. il Conte Nava 
Presidente dell’Accademia di Belle Arti in 

Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


LXXIX. 


2852 


Amatissimo Signor Cavaliere! 

In quest’istante ricevo la risposta off. sa da Sua Eccellenza il Conte di Griinn, 
che Sua Maestà degnò gr. accordare espressamente l’esposizione del di Lei dipinto 
rappresentante S. Maestà. 

Con tutta stima ed i sentimenti di profonda amicizia il di Lei 
4 giugno 1852. 

obbligatissimo 
Conte Narducci. 





Originale 
Accademia Brera. 


— 159 — 


1852 


LXXX. 

F. Hayez insignito dell’ordine della Corona di Ferro. 

Pregiatissimo Signor Consigliere! 

Sua Maestà l’Imperatore e Re, nostro Augustissimo Signore, in graziosa rico¬ 
gnizione del perfetto di Lei contegno dimostrato in tutte le circostanze, nonché 
dell’utile influenza da Lei esercitata sull’L R. Accademia in Milano a maggior 
incremento dell’Arte, con venerato Suo viglietto di gabinetto del 4 corrente giugno 
si è degnata di conferirle l’Imperiale Ordine Austriaco della Corona di Ferro di 
terza classe, essimendola dalle tasse, e di fargliene immediatamente pervenire la 
decorazione. 

Mentre quindi la cancelleria di quest’ Ordine si affretta di trasmetterle qui 
annesso anche il Libro degli statuti del medesimo, La invita a voler restituire a 
questa parte la pure qui acchiusa Reversale munita della di Lei firma. 

Vienna 6 giugno 1852. 

In assenza di S. E. il Signor Cancelliere 

Francesco Barone Degrazta 
Tesoriere dell’Ordine. 

All’ Ornatissimo Signore 
Il Sig. Francesco Haye-g 

Prof, e Cons. presso VI. R. Accademia 

delle belle arti, Pittore di storia in 
Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


1852 


LXXXI. 

Con veneratissimo rescritto di gabinetto in data 4 corrente, S. M. I. R. Apost. 
si è graziosamente compiaciuta di conferire al Professore e Consigliere di codesta 
I. R. Accademia Francesco Hayez pittore storico, 1 ’ ordine di terza Classe della 
Corona di Ferro con esenzione dalle tasse in ricognizione della integerrima con¬ 
dotta tenuta in ogni tempo, e della favorevole influenza esercitata per l’incremento 
delle arti in codesta stessa Accademia, e si degnò insignirlo di propria mano della 
decorazione dell’Ordine stesso. 

Qui unito ho il pregio di accompagnare a V. E. il libro degli statuti dell’Or¬ 
dine e la lettera di notificazione che vorrà compiacersi di consegnare al Cavaliere 
Hayez al suo ritorno in Milano. 

In questo incontro V. E. vorrà far sentire al Professore Hayez tanto da parte 
del Sotto Segretario di Stato per l’istruzione pubblica quanto da parte di S. E. il 




— i6o — 


Signor Governatore Generale Felci Maresciallo Conte Radetzky, non che da mia 
parte, le più vive congratulazioni per 1 ’ onore che dal Sovrano gli venne in tale 
occasione compartito venendo così segnalati i distinti meriti da lui acquistatisi. 

Attenderò poi che mi sia trasmesso a suo tempo la reversale contenuta nella 
lettera munita della firma del Cavaliere Hayez. 

Aggradisca anche in questo incontro Vostra Eccellenza l’assicurazione della 
mia stima e considerazione. 

Milano 2 luglio 1852. 

Strasoldo. 

A Sua Eccellenza 
Il Sig. Conte Nava 

Presidente dell’I. R. Accademia di belle Arti in 

Milano. 


Originate 
Accademia Brera. 


LXXXII. 

Autografo del Conte Nava. 

I. R. ACADEMIA DI BELLE ARTI. 


Al Sig. Prof, di Pittura Francesco Playez 
Cavagliere dell'I. R. Ordine della Corona di ferro. 


Milano, 25 Luglio 1852. 


Sig. Cavagliere! 

Adempio all’onorevole incarico commessomi da S. E. I. R. Conte Luogotenente 
col suo ossequiato dispaccio 2 corr. N. 2941 R. trasmettendole la lettera di No¬ 
tificazione, ed il libro degli Statuti dell’ I. R. Ordine della Corona di ferro del 
quale S. M. degnavasi di insignirlo di Propria Mano. Vorrà quindi Sig. Cav. Pro¬ 
fessore essere compiacente di accusarmi la ricevuta, e di compiegare in essa la re¬ 
versale da Lei firmata, e che troverà contenuta nella lettera di Notificazione af¬ 
finchè io possa in seguito rassegnarla all’I. R. Cancelleria dell’Ordine. 

Colla più viva compiacenza per F impartita ben meritata distinzione io tengo 
l’ordine, di farle ben sentire sig. Cav. Professore tanto da parte del Sotto Segretario di 
Stato per l’istruzione pubblica , quanto da parte di S. E. il sig. Governatore Generale Feld 
Maresciallo Conte Radetti, non che da parte di S. E. il sig. Conte Luogotenente della 
Lombardia le più vive congratulazioni per l’onore che gli venne in questa occasione com¬ 
partito venendo così segnalati i distinti meriti da Lei acquistali, volendo con ciò il So¬ 
vrano rimeritare la di Lei integerrima condotta in ogni tempo tenuta, e la favorevole 
influenza esercitata per l’incremento delle arti in questa nostra Academia. 


Il Presidente 
Conte Nava. 






Originale 
Accademia Brera. 


161 — 


1852 


Lxxxnr. 

Autografo di F. Hayez. 


Eccellenza Signor Conte ‘Presidente, 


Ho l’onore di accusare all’E. V. la ricevuta del rispettoso foglio in data 25 

andante mese N. 439 col quale V. E. si compiace accompagnare la lettera di 

notificazione, la Reversale, ed il Libro degli Statuti dell’Ordine Imperiale Austriaco 
della Corona di Ferro, che S. M. I. R. A. si è degnata graziosamente insignirmi 
qual Cavaliere di terza classe. 

Nel consegnare all’E. V. la detta Reversale ora da me firmata e diretta al 
Signor Barone Francesco Degrazia, Tesoriere dell’Ordine, sono a pregare la bontà 
di V. E. a volermi essere interprete di sentimenti di mia riconoscenza presso S. E. 
il Sig. Governatore Generale. 

Permetta poi l’E. V. che grato alla protezione che continuamente si compiace 

accordarmi io glie ne renda grazie e mi scriva col massimo rispetto e venerazione 

deli’E. V. 


Milano li 30 luglio 1852. 


Umiliss. e dev. servitore 
Francesco Hayez. 


Originale 1852 

Accademia Brera. 

LXXXIV. 


I. R. ACADEMIA DI BELLE ARTI. 
Autografo del Conte Nava. 


A S. E. il sig. Conte di Strasoldo 
L R. Luogotenente della Lombardia 


Eccellenza ! 


Milano, 2 Agosto 1852. 

Rassegno la Reversale che il Cav. Professore sig. Francesco Hayez qual Cavi¬ 
gliere dell’Ordine Austriaco della Corona di ferro di terza Classe trasmettè firmata 
al Tesoriere dell’Ordine sig. Barone di Erzio, siccome prescrive l’onorevole di¬ 
spaccio 2 luglio p. p. N. 2941 R. colla preghiera di interessare l’Eccellenza 
Vostra perchè si degni di farla pervenire al suo destino. 

Nel mentre il Professore Hayez col suo foglio 30 ora scorso luglio mi di¬ 
rige la reversale, mi incarica altresì di pregare l’Eccellenza Vostra di voler ripetere 
ai piedi del trono di S. M. il sentimento profondo di sua riconoscenza per l’impar¬ 
titogli onore, e di ringraziare l’E. V. e S. E. il R. Governatore Generale Conte 
Radetzki, nonché il Sotto Segretario di Stato per le benigne parole di cui furon 
cortesi in così lusinghiera circostanza. 

Conte Nava Presidente. 


21 




Originale 
Signora Haye 


LXXXV, 

Autografo di A. Maffei. 


1852 


Caro Haye?, 

La fortuna che incontrò il Caino mi ha suggerito la traduzione in verso del¬ 
l’altro mistero di Byron Cielo e Terra, il quale per forza e per audacia di pen¬ 
siero parmi superare il primo. Nella tranquilla mia dimora sul lago di Garda lo 
condurrò questo inverno a termine, e ti prego di accettarne la dedica. È mia in¬ 
tenzione di parlare di te; nè forse ti potrà spiacere che la voce di un amico sorga 
un poco a ferire l’invidia e la calunnia che sogliono intrecciare la corona di spine 
ad ogni grand’uomo che ha illustrata questa povera Italia; e tu che sei fra questi 
pochissimi, ed unico dell’età nostra non ne potevi essere esente. Tuttavia il buon 
senso comincia ad alzar la benda ed ogni onesta persona, compresi i giovani artisti, 
o si ricrede dell’errore o vitupera le svergognate critiche scagliate contro il sommo 
loro maestro. — Io lodo ed approvo la tua savia intenzione di ritirarti dall’inse¬ 
gnamento, perchè potrai fornire alla patria nostra un numero maggiore di mira¬ 
coli d’arte, e liberarti in pari tempo da tante brighe e da tante amarezze. — Chiu¬ 
derò con un’altra preghiera; stando a Riva ho fatto qualche risparmio, e se tu non 
avessi contratto alcun impegno col tuo dipinto rapp. te i Due Foscari, non potrei 
meglio impiegare il mio risparmio che a farne l’acquisto. Sarebbe una consola¬ 
zione della mia vita. Con tutto tuo comodo fammene un motto accennandomi la 
cifra. Io mi tratterrò fino agli ultimi di questo mese a Bergamo in Città, ove po¬ 
tresti dirigere la tua lettera; più tardi scrivimi direttamente a Riva di Trento. Ri¬ 
cordami con affetto all’amabile tua signora, e credimi come sempre glorioso della 
tua amicizia. 


Milano 16 Ottobre 1832. 

All’Illustre 

sìg. Cav. Prof. Francesco Haye 

Erba. 


Il tuo Maffei. 


Originale 
Signora Hayez_. 


LXXXVI. 


1853 


Autografo di Andrea Maffei. 

Mio carissimo amico, 

Eccoti la romanza 1 che ti manderò da Riva stampata, affinchè, senza bisogno 
di trascriverla, tu possa distribuirla ai comuni amici ed a chi crederai, come cosa 
tua. Mi sono studiato di entrar nello spirito del tuo mirabile dipinto, 2 il quale 

1 Le Donne Veneziane, romanza di A. Maffei. — V. Docum. dell’anno 1881. 

2 La Maschera. Di quest’opera l’Hayez fece parecchie ripetizioni. La prima trovasi presso donna 
Giuseppina Negroni Prati Morosini; è pur conosciuta sotto il titolo di Vendetta: una donna con¬ 
segna al marito della sua rivale un biglietto contenente una delazione contro questa che è pur pre¬ 
sente ; altra ripetizione è presso la signora Angiolina Hayez ed altra variante, cen due sole figure, 
presso la marchesa Taccioli-Litta Modignani. 



Tavola XVII. 

FRANCESCO HAYEZ. 

Il sogno di Giuseppe, disegno a penna 
1854. 


Egli fu un ribelle. Insorse contro le tradizioni scolastiche, e se 
ne trovò bene. Vinse ed ebbe fortuna. 

Epperò lui novatore ai suoi tempi, intendeva ed apprezzava chi* 
sull’esempio suo, lottava per un novello ideale. 

Egli francamente riconosceva che l’arte, è in progresso continuo: 
anzi faceva di più : si sforzava di progredire lui pure. 


Vespasiano Bignami. 





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— 163 — 

(come disse assai bene donna Peppina) impronta il carattere di tutta quella repub¬ 
blica. Ho stretto in pochi versi la materia di un volume, ma per far cosa degna 
del tuo pennello ci vorrebbe il tuo genio, non già la mia picciola mente. Acco¬ 
gli in ogni modo il buon volere. — Come vedi ti scrivo da Bergamo dove mi 
ha confinato fin ora una indisposizione d’intestini causata dalla stagione piovosa. 
Ora però sto meglio e dimani riparto pel mio lago. E la tua tosse? a quest’ora 
l’avrai dimenticata e ti sorriderà la consueta fiorente salute. Fa di conservarla per 
la gloria italiana e per l’amore degli amici tuoi, dei quali io voglio essere in cima. 
— Ricordami all’amabile tua signora ed ama 
Bergamo, 30 Maggio 1853. 

Il tuo Maffei. 

P. S. Il colto e bravo artista Tassani ha presentato, in concorrenza d’ altri 
pittori, uno schizzo o pensiero pel sipario del Teatro Re che vuoisi rinnovare. Se 
lo trovi ragionevole, metti una buona parola in favor suo, altrimenti non ne far 
motto. 

All’Illustre sig. Cav. Francesco Haye1 
Profess. e Consig. dell’I. R. Accademia di Belle Arti 

Milano. 


Originale 1853 

Accademia Brera. 

LXXXVII. 

I. R. ACADEMIA DI BELLE ARTI. 


Milano, 27 agosto 1853. 

Nulla osta per parte di questa Preside 1 che il sig. Cav. Francesco Hayez pro¬ 
fessore di Pittura in quest’Acad. si rechi a Venezia ed in Piemonte semprechè il 
medesimo si trovi al suo posto pel pros. 0 S. Carlo. 

Il Presidente 
Conte Nava. 


Originale 
Accademia Brera. 


LXXXVIII. 


1 854 


Autografo di Andrea Maffei 

Caro Hayei, 

Ti racchiudo la scena commovente che il Byron col verso e tu col colore 
avete mirabilmente dipinta. Mi sono concertato col mio buon amico Tommaso 
Locatelli per estendere sulla gazzetta privilegiata un articolo degno di te, nel quale 
verrà inserita questa mia traduzione, semprechè, come spero, il quadro, 1 che stavi 
per me ultimando giunga a tempo per abbellire la veneta esposizione. Essa inco¬ 
mincia il 13 p. v. agosto ma converrebbe che il tuo dipinto giungesse parecchi 

1 Pur troppo non si trova cenno alcuno di questo quadro negli elenchi e nelle note che la¬ 
sciò F. Hayez delle opere sue. Il catalago delle opere dell’Esposizione di Venezia del 1854 proba¬ 
bilmente potrà darne contezza, 




— 164 — 

giorni prima per essere collocato nella giusta sua luce. Tale- è pure il desiderio 
del Prof. Lipparini lieto di questa tua concessione; tanto più che prevede (per la 
causa fatale che tu conosci) la povertà, d’anno in anno crescente, delle opere d’arte 
che saranno esposte. — Quanta riconoscenza non ti debba io mai dell’ avermi 
fatto possessore di un tal tesoro! Non posso ringraziartene che con vuote parole 
e queste ancora mal rispondenti a ciò ch’io sento nell’animo. — Come vedi, io 
sono a Venezia e vi starò fino al termine della esposizione per farvi una lunga 
cura di bagni necessari alla mia salute e della tua non dimando perchè ne seppi 
novelle eccellenti. Conservala alla gloria d’Italia ed all’ affetto degli amici tuoi e 
di me che voglio esserti il primo. Ricorda all’amabile tua signora la rispettosa mia 
amicizia, cosi pure a donna Peppina se trovasi costi; e tu, mio carissimo, ama 
sempre 

Venezia 34 luglio 1854. 

Il tuo Maffei, 

P. S. Eccoti il mio iudirizzo: Piscina di Frezzeria N. 1665, 

Al celebre 

Cav. Professore Francesco Haye^- 
Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


LXXXIX. 


1 8 5 5 


Eccellenza! 

Sua Maestà I. R. Apostolica con Sovrana Risoluzione del 20 Novembre p. p. 
si è degnata di prendere per notizia, e di approvare le nomine fatte nell’anno 1850 
dal Signor Feld Maresciallo Conte Radetzky, qual Governatore Generale del Regno 
L. V., riservate giusta gli statuti di codesta I. R. Accademia alla prelodata S. M. 
cioè quella di Vostra Eccellenza come Presidente dell’Accademia stessa per la du¬ 
rata della riordinazione degli studii in generale, e quindi anche di codesto Stabi¬ 
limento; e quella del Pittore di Storia Francesco Hayez come Professore della 
Pittura Storica nei medesimo Istituto. 

Mentre mi pregio di porgere a V. E. la partecipazione della menzionata riso¬ 
luzione sovrana giusta l’incarico avutone dal Signor Ministro dell’Istruzione me¬ 
diante dispaccio 4 dicembre N. 17932-308, La interesso nel medesimo tempo a 
voler comunicare al Cavaliere Hayez la parte della stessa risoluzione sovrana che 
lo risguarda. 


Milano, 8 gennaio 1855. 

A S. E. il Signor 
Conte Ambrogio Nava 
Presidente dell’L R. Accademia di belle Arti 

Milano. 


Burger. 




Originale 1 8 5 5 

Accademia Brera. 

xc. 

I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 

Milano 15 Gennaio 1855. 

S. M. I. R. Apostolica con venerata sua risoluzione del 20 ora scorso dicem¬ 
bre si è degnata di prendere per notizia e di approvare la nomina in Lei fatta dal 
Signor Feld Maresciallo C. Radetzky qual Governatore Generale del Regno Lom¬ 
bardo Veneto, riservata giusta gli statuti di codesta I. R. Accademia alla prelodata 
S. M., di Professore di Pittura storica per la durata della riordinazione degli studi 
in generale, e quindi anche di codesto nostro stabilimento. 

Tanto mi affretto di comunicarle giusta gli ordini oggi ricevuti da S. E. il 
Signor Barone Luogotenente con venerato suo dispaccio 9 corrente N. 29758. 

Conte Nava Presidente. 

Al Signor Consigliere. Francesco IIayeg_ 

“Professore di Pittura storica 

Originale 1 S 5 5 

Accademia Brera. 

XCI. 

Dispaccio dell’I. R. Luogotenenza della Lombardia. 

Sua Eccellenza il Signor Conte Ambrogio Nava ha deposto nelle mani di 
S. M. I. R. Ap. la sua carica di Presidente di codesta I. R. Accademia, ed ha 
instato che frattanto ed in pendenza della sovrana risoluzione sulla relativa sua 
supplica, gli sia conceduto di ritirarsi interamente dalla carica stessa. 

Aderendo a quest’ultima sua domanda ho in pari tempo affidato la direzione 
interinale degli affari e la presidenza alle sedute del Corpo accademico di codesto 
insigne stabilimento al Signor Professore di pittura storica presso il medesimo 
Cavaliere Francesco Hayes. 

Ne rendo consapevole codesto illustre Stabilimento per sua intelligenza e 
norma. 

Milano, il 27 gennaio 1855. 

Burger. 

AlVI. R. Accademia di Belle Arti in 
Milano 


Originale , 1855 

Accademia Brera. 

XCII. 

I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 

Circolare. 

S. E. il signor Conte Ambrogio Nava ha deposto nelle mani di S. M. I. R. A. 
la sua carica di Presidente di questa I. R. Accademia, ed ha instato che frattanto 
ed in pendenza delle Sovrane risoluzioni sulla relativa sua supplica, gli sia 
conceduto di ritirarsi interamente dalla carica stessa. 




— 166 — 


Aderendo a quest’ultima sua domanda, S. E. il Signor Barone Luogotenente 
con osseq. Dispaccio 27 corr. mese N. 831-P., ha affidato la direzione interinale 
degli affari e la presidenza alle sessioni del Corpo Accademico al sottoscritto pro¬ 
fessore di Pittura. 

Onorato da questa superiore disposizione esso si dà cura di dargliene la de¬ 
bita partecipazione. 

Milano, li 30 gennaio 1855. 

Francesco LIayez. 


Originale 
Accademia Brera. 


xeni. 


1855 


Milano, 30 gennaio 1855. 

Essendosi S. E. il Signor Barone di Burger I. R. Luogotenente di Lombar¬ 
dia degnato con suo dispaccio 27 corr. N. 936-P., di aderire alla osseq. domanda 
di S. E. il Signor Conte Nava di potersi ritirare intieramente dalla sua funzione 
di Presidente dell’Accademia anche in pendenza della sua supplica umiliata al Trono 
per la relativa esonerazione; ed avendo la prefata E. S. incaricato della provvi¬ 
soria direzione dello Stabilimento il Sig. Prof, di Pittura storica Cav. Hayez. Cosi 
qui radunati i sottoscritti, S. E. il Sig. Conte Nava consegna l’ufficio della Presi¬ 
denza al prefato Cav. Hayez che accetta 1 ’ affidatogli incarico, dichiarando il pre¬ 
detto Conte Nava non esservi nulla di pendente tranne quégli affari che devono 
essere sottoposti al Consiglio Accademico ed essere l’ufficio in pieno buon ordine, 
il che dallo stesso Cav. Hayez viene riconosciuto, e finalmente in quanto all’Am¬ 
ministrazione economica ed alla tenuta di cassa il Sig. Segretario ed il Sig. Eco¬ 
nomo dichiarano essere tutto in buon ordine ed in perfetta regola, salvo quanto 
fu in più rinvenuto in cassa all’ atto dell’ ultimo scandaglio, che venne dichiarato 
di ragione dello stesso Economo, che fu obbligato di registrare in entrata di cassa. 

Conte Nava. — Francesco Hayez. — P. M. Rusconi, Segr. 

Cattaneo G. Econ. Cass. — B. Andreoli, Scritt. 


Originale 
Accademia Brera. 


XCIV. 


1855 


Pregiatissimo Amico. 

L’ingegnoso Dottor Didos, latore della presente, mi si offre di venire in per¬ 
sona a portarvi i saluti del mio cuore e le assicurazioni della mia vivissima stima 
che vi professo. Di questo incontro ne approfitto per interessare l’amicizia vostra 
di procurarmi alcuni Opuscoli che mi mancano per completare la raccolta degli 
atti dell’ i. r. Accademia di Belle Arti di costì. Mi mancano gli opuscoli degli 
anni 1844 - 1847 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 e 1854. — Vi auguro felicità, 




•— 167 — 

salate e che viviate operoso per 1 ’ amore delle arti e dell’Italia nostra di cui siete 
la Stella più splendente nel firmamento degli artisti. Salutate la pregiabile vostra 
signora e ricordatevi dell’affettuoso e sincero vostro amico 

Verona, 14 Giugno 1855. 

A. Presane 


kAI Pittore Haye £ 


Originale 
Accademia Brera. 


lS 5 5 


xcv. 


Codest’I. R. Cassa Centrale pagherà al Prof, di Pittura Storica presso la lo¬ 
cale Accademia di Belle Arti Francesco Hayez fiorini 400 (quattrocento) statigli 
accordati con Dispaccio 30 Giugno u. s. N. 9140 dal Signor Ministro del 
Culto e Pubb. Istruzione a titolo di rimunerazione per avere disimpegnate le man¬ 
sioni inerenti alla direzione dell’Accademia stessa. 1 

Tale pagamento dovrà farsi dietro regolare quitanza in bollo proporzionale, a 
carico del riparto IX Ministero del Culto e della Pubb. Istruz. titolo : Accademia 
di Belle Arti, Rubrica stipendj. 


Milano, 2 Agosto 1855. 


Per S. E. 1 ’ I. R. Luogotenente 
Il Consigliere Aulico 
F. Villata. 


AH’ I. R. Cassa Centrale in 
Milano. 


Concorda. — G. Weiss, Agg. 


1 Era finito l’incarico provvisorio al prof. Hayez di dirigere l’Accademia. 


Originale 1855 

Accademia Brera 

XCVI. 

I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 

Milano, 5 Agosto 1855. 

L’ I. R. Cassa Centrale è incaricata di pagare la somma di fiorini quattrocento 
(400) stati accordati a Lei Sig. Cav. Prof, con Dispaccio 30 Giugno p. p. N. 9140 
dal Sig. Ministro del Culto e Pubblica istruzione in rimunerazione per avere di¬ 
simpegnate le mansioni inerenti alla direzione di questa I. R. Accademia. 




— 168 — 


Tanto lo scrivente si affretta di parteciparle ad esito dell’ osseq. Reporto del¬ 
l’Eccelsa Presid. dell’I. R. Luogotenenza del giorno 2 corr. mese N. 5994, av¬ 
vertendo che il suddetto pagamento sarà da farsi dietro regolare quitanza in bollo 
proporzionale. 

Per la Presidenza 
Il Segretario, G. Mongeri. 

Al Sig. Cav. Prof. Francesco Haye^ 

Prof, di Pittura storica. 


Originale 
Signora Haye\. 


1855 


XCVIL 


Frammento di lettera di A. Maffei scritta da Monaco di Baviera. 1 


distinto, un complesso mancante d’ una idea unitaria, ove lo sguardo cerca invano 
un protagonista o un assieme principale al quale od alla quale si collegllino tante 
tumultuose figure. Aggiungi poi la mancanza del colore: difetto che avrai pure 
osservato nel Cornelio e nell’ Hess, dello Shorn non vidi che il gran quadro del 
diluvio: ed è cosa sorprendente i riscontri che vi si trovano col diluvio del nostro 
povero Bellosio, ma ben lontano dell’effetto del dipinto italiano. Le figure vi sono 
troppo affollate ed esagerati i loro movimenti, nè il colore supera certo i quadri 
del Kaulbach e dell’ Hess. Gli altri inferiori a questi. Fra i giovani Carlo Piloty 
ha dato bellissimi saggi, l’ultimo suo quadro L’astrologo Seni dinnanzi al cadavere di 
Wallenstein figure di un vero grandioso, è un quadro che porrei sopra a molti de’ 
vecchi. La verità, 1 ’ espressione, il disegno e la forza del colore sono notabili, e 
credo certo che a te pur piacerebbe, amante corno sei del semplice e del vero, 
ed abborrente dal contorto e dall’ esagerato. 

In una parola : la pittura storica in Monaco è al disotto della nostra quanto 
al disopra della nostra vi è la pittura del paese. 

Scusa la lunga chiaccherata; se ti occorre o colori od altro scrivimi presto, 
ricordami all’ amabile Signora Vincenzina, ed ama sempre 

Il tuo Maffei. 

Scrivendomi metti posta restante. 

All’Illustre Cavaliere Francesco Hayeg 
Cons. Professore di pittura e ff. di Presidente 
dell’ I. R. Accademia di Belle Arti in 

Milano. 

1 Questa lettera dev’esser stata scritta nel 1855, anno 1 ° cu i Carlo Piloty, esponeva il suo 
Seni davanti al cadavere di Wallenstein. 





Originale 
Accademia Brera. 


- 169 - 


1855 


XCVIII. 


Autografo dello scultore Pietro Magni. 

Parigi 26 Dicembre 1855. 

Stimatissimo Signor Professore 

L’ occasione mi si presenta favorevole per presentargli i miei rispetti, coi più 
cordiali auguri pel buon fine e capo d’ anno. Mi prendo la libertà di offrirgli due 
piccoli modelli de’ miei lavori, in segno della profonda stima che provo per lei. 
L’ animo suo gentile mi lusinga della sua accoglienza, di cui mi sentirò veramente 
onorato. 

Aggradisca coi distinti saluti, i miei sentimenti della più grande considerazione. 


Al Pregiatissimo Signor Professor Haye% 

Milano. 


Devotissimo Servo 
Pietro Magni. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


XCIX. 

Autografo di F. Hayez. 


1856 


Ringraziamenti e ricevuta del prezzo dell’abbozzetto del S. Bartolomeo. 

Gentilissima Signora 

Onorato da Lei per 1 ’ acquisto eh’Ella volle fare del mio abbozzetto, il S. Bar¬ 
tolomeo, sento anche il dovere di ringraziarla per la premura con cui ha voluto 
graziosamente compiacersi, e queste due righe le servan di memoria per l’involto 
di denaro eh’ io venni di ricevere jeri per conto del riverito Suo nome. 

Mi continui la pregiata Sua benevolenza e mi permetta che rispettosamente 
le baci la mano. 


Dallo studio 6 Gennaio 1856. 

Umiliss. e divot. servitore 
Francesco Hayez. 

Alla Gentilissima Signora 
La Signora Guseppina Negroni Prato Morosini 

Città. 


22 




Originale 
Accademia Brera. 


170 — 


1856 


c. 


I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 


Mentre questa Presidenza approva pienamente l’idea da Lei mossa nella lettera 
di jeri di sottoporre ad un esperimento gli allievi della scuola considerati come 
competenti per conseguire le piccole pensioni che si accordano da S. M. I. R. A., 
credo opportuno di comunicarle copia di alcune norme che in origine furono san¬ 
zionate dal Corpo Accademico pel conferimento di esse pensioni. 

Importa però di avvertire che queste discipline possono essere modificate se¬ 
condo il caso, essendo una disposizione puramente interna. Il riguardo principale 
dovrà essere rivolto all’attitudine distinta, colla costante applicazione ed ottima 
condotta ed alle condizioni di fortuna, onde l’allievo non fosse in grado di atten¬ 
dere agli studi presso l’Accademia. 


Milano, 26 Gennajo 1856. 


All’Egregio pittore storico 
Sig. Cav. Francesco Hayeg 
Prof, di Pittura. 


Per la Presidenza 
11 Segretario, G. Mongeri. 


NORME 

da osservarsi nelle proposizioni all’I. R. Governo degli allievi dell’Accademia per il 
conferimento delle piccole pensioni accordate da S. M. I. R. 

i.° Essendo queste pensioni destinate a beneficio di quegli alunni che hanno 
dato prova di distinta attitudine e di ferma inclinazione allo studio delle arti del 
disegno, restano esclusi gli studenti delle classi inferiori, e saranno solamente pro¬ 
ponibili i seguenti allievi : 

Per la pittura storica, per la scultura e per l’incisione, gli allievi della scuola 
del nudo. 


2. 0 Gli allievi che saranno creduti meritevoli di essere proposti per la pen¬ 
sione, si sottoporranno ad un esperimento della loro capacità. L’esperimento con¬ 
sisterà in ciò che segue: 

Per gli allievi della scuola del nudo, in un disegno a semplice contorno di 
una cosi detta Accademia da terminarsi nello spazio di quattro ore continue. Oltre 
di ciò gli studenti di Pittura dovranno fare un disegno ombreggiato di un’ altra Ac¬ 
cademia, e gli studenti di Scultura un modello in plastica, parimenti di un’altra 
Accademia diversa da quella a semplice contorno, da terminarsi si quello che questo 
nello spazio di dodici ore ripartite in sei giorni, e non in tempo di scuola. 


3. 0 Le discipline da osservarsi per gli esperimenti saranno le medesime che 




Tavola XVIII. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Il martirio di S. Bartolomeo. (Abbometto) 
1856. 


Dell’antica scuola veneta egli studiò la grandiosità del comporre, 
la scienza e l’armonia del colorito. 


Un critico. 







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11 Segretario, G. Mongeri. 


Ali Egregio pittore storico 


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.ODITWD ViU 


.olhoIoD bb jsinorrm'l 3 fisri9ÌD2 js! 



Per la pittura storica,per la seuitn . l’inisionc, pii allievi della scuola 


2. Gli allievi, .tite .saranno creduti meritevoli eli essere proposti per la pen- 
G sottoporr: > ad. un esperimento della loro capacità. L’espei unente cen¬ 
no , del nudo, in un disegno a serri -i. 

.erminarsi nello spazio di quattro ore continue. Oltre 
; -..ti' denti dovranno fare un disegno ombreggia’ ' -tra At¬ 
tira un modello in G: ■ di un’akr. 

_ . plice contorno, < che mesto 

neì ti spazio . ore . . re in. sei giorni, : > di ... .'.u 

3 Le disci : esser - , .ino per gli esperio ; ■ : i.ranr.r edesime che 
















si osservano per li concorsi alle pensioni di Roma, in quanto però potranno es¬ 
servi convenientemente applicate. 

4. 0 1 giudizii sul merito di tali esperimenti saranno pronunciati dalle Com¬ 
missioni permanenti ; prendendovi parte anche i rispettivi professori, e verranno 
sottoposti all’approvazione del Consiglio Accademico, il quale per decidere della 
proponibilità di un allievo avrà riguardo altresì al complesso più favorevole delle 
circostanze di studio, diligenza, e condotta, che risulterà dagli attestati speciali de’ 
professori, non che dai Cataloghi delle scuole. 

5. 0 Per essere ammessi all’esperimento dovranno gli aspiranti provare la 
qualità di suddito Austriaco, di essere attualmente allievi dell’Accademia, e di aver 
riportato negli anni antecedenti un qualche premio od accessit. Dovranno altresì 
provare di non aver compiuta l’età di ventiquattro anni; come pure dovranno com¬ 
provare con gli opportuni attestati parocchiaii confermati dalla politica autorità, la 
insufficienza assoluta de’ propri! mezzi economici a proseguire nello studio intra¬ 
preso. 

Dall’I. R. Accademia di belle arti. 

Milano, 5 Gennaio 1844. 

Il Presidente 
Firmato: Londonio 

Per copia conforme 
Mongeri 


Originale 
Accademia Brera. 


1856 


CI. 


Secondo la proposta di codesta Presidenza inoltrata col rapporto 21 andante 
Aprile N. 290, approvo che durante la malattia del professore ordinario di pittura 
Cavaliere Francesco Hayez, la sua scuola rimanga affidata al professore di scultura 
Cavai. Benedetto Cacciatori col sussidio gratuito del socio d’arte pittore Giuseppe 
Bertini che fu cortese di sua adesione all’invito fattogli da codesta Presidenza. 

Attenderò poi che mi sia fatto rapporto quando, ristabilito in salute il Ca¬ 
valiere Hayez, potrà farsi cessare il suesposto momentaneo provvedimento. 

Milano, 24 Aprile 1856. 


Alla Presidenza 

deiri. R. Accademia di belle arti in 

Milano. 


Burger. 





Originale 
Accademia Brera. 


— 172 — 


Nomina della Commissione per la compilazione del nuovo Regolamento dell’Ac¬ 
cademia di Brera. 

Il Ministro della Pubblica Istruzione, 

Visto l’art. 3 del R. Decreto 11 settembre 1859, 

Ha nominato a componenti la Commissione straordinaria per la compilazione 
del nuovo Regolamento che deve reggere l’Accademia delle Belle Arti in Milano 
i signori : 

Presidente: Il Signor Cav. Achille Mauri. 

Membri: Prof. Francesco Hayez. — Prof. Giuseppe Sogni. — Prof. Vincenzo 
Vela. — Sig. Innocenzo Fraccaroli. — Prof. Gaetano Besia. — Sig. Giacomo 
Moraglia. — Marchese Roberto Taparelli d’ Azeglio. — Cav. Massimo Taparelli 
d’Azeglio. — Marchese Lorenzo Litta Modignani. — Nob. Girolamo Calvi. — 
Marchese Ferdinando Arborio di Breme. — Avv. G. Battista Imperatori. 

Segretario: Nob. Giulio Carcano. 

Torino, 18 Settembre 1859. 

Il Ministro 
firmato: Casati. 

Conforme all’originale. 

Il Direttore della Sezione IV dell’ Istruzione Pubblica e del Culto 

A. Mauri. 


Originale 
Accademia Breua. 


CHI. 


R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI IN MILANO. 
(Palazzo di Brera N. 1555). 


1859 


Diregione provvisoria. 

Direttore : Conte Giberto Arese, Cavaliere dell’Ordine de’ SS. Maurizio e Laz¬ 
zaro, socio dell’Accademia de’ Concordi di Rovigo. 

Segretario e Professore d’estetica: Nob. Dott. Giulio Carcano, Cavaliere del¬ 
l’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, socio corrispondente del R. Istituto Lombardo 
di scienze lettere ed arti, dell’Accademia Roveretana di scienze e dell'’Accademia 
dei Quiriti di Roma. 

Consultori: Hayez Francesco, Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, 
cavaliere di terza classe dell’ordine della Corona di Ferro, membro di diverse Ac¬ 
cademie, socio d’onore dell’Accademia di Brescia, Professore di Pittura. 

Sogni Giuseppe, professore di prima classe della R.. Accademia di belle Arti 
di Firenze, professore emerito di pittura della Pontificia Accademia di Bologna, 
professore d’elementi di figura. 



— i 7 3 — 

Induno Domenico, pittore storico. 

Fraccaroii Innocenzo, socio di diverse Accademie, professore di prima classe 
di quella di Firenze, socio corrispondente onorario della R. Accademia Valdarnese, 
del Poggio, ecc. 

Magni Pietro, scultore. 

Calvi Pompeo. 

Brocca Giovanni, architetto e pittore prospettico. 

Barbiano di Beigioioso, Conte Carlo. 

Dandolo Tullio, Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, e di altri 
insigni ordini. 


Professori Insegnanti. 

Hayez Francesco, suddetto. — Cacciatori Benedetto, ufficiale dell’Ordine dei 
SS. Maurizio e Lazzaro, socio d’ onore della R. Accademia di belle Arti di Car¬ 
rara, ed Albertina di Torino, socio corrispondente della Congregazione de’Virtuosi 
del Pantheon di Roma, socio onorario di prima classe della R. Accademia di Fi¬ 
renze, e socio dell’insigne pontificia Accademia di S. Luca, scultore, professore di 
scultura. — Besia Gaetano, aggiunto e supplente al professore d’architettura, mem¬ 
bro dell’Istituto d’architettura in Londra, membro della Commissione civica d’or¬ 
nato. — N. N. professore d’incisione. — Bernacchi Claudio, professore d’ ornato 
sezione superiore. — Brusa Angelo, professore d’ornato, sez. prima. — Bisi Luigi, 
cavaliere dell’Ordine de’SS. Maurizio e Lazzaro, membro della commissione civica 
d’ornato, professore di prospettiva. — Sogni Giuseppe, suddetto. — Fasanotti Gae¬ 
tano, supplente al professore di paesaggio. — Molteni Giuseppe, pittore, cav. del¬ 
l’Ordine de’SS. Maurizio e Lazzaro, e dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio di 
Parma, socio dell’I. R. Accademia di belle Arti di Venezia, e consigliere di quella 
di Parma, Conservatore della R. Galleria. — Alberti Antonio, dottor fisico, mem¬ 
bro effettivo della facoltà medica presso la R. Università di Pavia, professore di 
anatomia applicata alle arti. 


Aggiunti. 

Besia Gaetano, suddetto. — Casnedi Raffaele, pittore di storia, aggiunto al 
professore d’elementi di figura. — Cassina Ferdinando, secondo aggiunto e sup¬ 
plente provv. al primo agg. d’ornamenti. — Bernasconi Pietro, assistente la scuola 
d’ornato, sez. prima. — Meda G. B., pittore, idem. — Briani Amilcare, idem. — 
N. N., aggiunto al professore di prospettiva. 

Regia Pinacoteca. 

Molteni Giuseppe, suddetto, conservatore. — N. N., custode. 

Economato ed ufficio della Segreteria. 

Andreoli Bernardo, economo cass. — Tizzerio Luigi, scrittore. 


i74 — 


Commissioni d’arte permanenti per l’anno 1S60. 

Pittura. 

Hayez Francesco, suddetto. — Induno Domenico, sudd. — Bertini Giuseppe, 
pittore di Istoria. — Pagliano Eleuterio, idem. — Sogni Giuseppe, sudd. — De 
Maurizio Felice, pittore. 

Scultura. 

Magni Pietro, scultore. — Argenti Giosuè, scultore. — Corti Costantino, 
idem. —■ Fraccaroli Innocenzo, sudd. — Vela Lorenzo, scultore. — Hayez Francesco. 

Architettura. 

Balzaretti Giuseppe, ing. arch. membro della Commissione civica d’ornato.— 
Brocca Giovanni, sud. — Besia Gaetano, sud. — Ferrarlo Carlo, pittore scenico. 
— Vela Lorenzo, sud. — Bisi Luigi, sud. 

Prospettiva. 

Brocca Gio., sud. — Ferrarlo Carlo, sud. — Calvi Pompeo, sud. — Bisi 
Luigi, sud. — Casnedi Raffaele, sud. — Michel Emanuele, prof, di disegno presso 
la R. Scuola Reale sup. 

Ornamenti. 

Brusa Angelo, sud. — Bernacchi Claudio, sud. — Bisi Luigi, sud. — Vela 
Lorenzo, sud. — Colla Angelo, pittore di decorazione. — Stocchetti Angelo. 


Originale 1860 

Famiglia di Carlo Belgiojoso. 

CIV. 

Carissimo Hayeg 

Per una combinazione inaspettata domani a mezzogiorno ho bisogno d’essere 
in libertà. Per cui vorrei sapere se devo venire prima delle undici, o dopo le tre 
a tua scelta. 

Scusa l’incomodo e dà la risposta al latore della presente anche a voce. 
Addio. 

Principe di Belgiojoso. 


Originale 
Signora Haye 


cv. 


1860 


R. Accademia centrale 
delle Belle Arti dell’ Emilia in 
Bologna. 


Li 13 


Il Professore Segretario 

Al Sig. Francesco Cav. Hayeg Pittore storico di 

Milano. 


Aprile 1860. 


Illustrissimo Signore 

Nella ricostituzione di questa Reale Accademia operatasi in virtù del Decreto 
6 Marzo p.° p.° di S. E. il già Governatore dell’ Emilia 1 ’ Eccellenza del di lui 




Ministro per la Pubblica Istruzione procurava all’ Accademia stessa 1 ’ onore e il 
vantaggio di aver la S. V. Illustrissima fra suoi Professori onorari Accademici 
con voto. 

Testimonio dell’ asserto Le sia il Diploma che ho l’onore e gradito incarico 
di trasmetterle; insieme ai sentimenti della mia più distinta stima, con cui mi 
pregio dichiararmi 

Di V. S. Illustrissima 


Devotissimo Servitore 
firmato: Cesare Masini. 


Originale 
Signora Haye^. 


evi. 


1860 


Massimo d’ Azeglio affida ad Hayez la direzione dell’ Accademia di Brera. 


Gabinetto particolare 
del Governatore della provincia di 

Milano. 


Milano 27 giugno 1860. 

Il Ministero della Istruzione Pubblica con decreto del 24 Giugno corrente si 
compiacque di chiamarmi alla Presidenza di cotesta R. Accademia. Cultore anch’io 
delle arti belle, amico a molti dei membri di codesto onorevole Consesso, accettai 
con riconoscenza l’affidatomi incarico, fiducioso nel mio buon volere e nella coo¬ 
perazione de’ miei illustri colleghi. 

Prevedendo però che le occupazioni della carica di Governatore non sempre 
potranno permettermi di dare all’Istituto tutte quelle più jminute cure che sareb¬ 
bero ne’ miei desiderii, io ho d’ uopo d’ avere presso il medesimo chi mi rappre¬ 
senti in ogni evenienza. A Lei, chiarissimo Signore, a cui mi legano i sentimenti 
di una lunga e cara amicizia, a Lei che la scuola milanese va debitrice di tanto 
lustro, io ho divisato di affidare questo incarico, persuaso di fare con questa scelta 
il vantaggio della nostra Accademia, di dare a Lei un pegno della mia ammira¬ 
zione e della mia amicizia e di assicurare i nostri colleghi del singolare mio in¬ 
teressamento per 1’ incremento di quelle arti, del cui culto va gloriosa la nostra 
Milano. 

Voglia, chiarissimo Signore, gradire i sentimenti della mia effettuosa consi¬ 
derazione. 

Il Governatore 
Firmato: Azeglio. 


Al Sig. Cav. Francesco Hayes 
Membro dell’Accademia di Belle Arti 

Milano. 




Originale 
Signora Haye\. 


- 176 - 


1860 


CVII. 


Milano 16 Agosto 1860. 


Pregiatissimo Signor Professore 

Avendo oggi ricevuto un invito dalla Direzione dell’ Accademia per una se¬ 
duta che deve aver luogo Sabato 18 corrente; mi affretto ad avvisarla che domani 
parto per Firenze, mandatovi dal Ministero come Membro della Commissione per 
F esposizione che avrà luogo in quella città nel venturo anno. 

Spero che la mia assenza sarà breve; ad ogni modo è dovere per parte mia 
d’informarla, onde pella prossima seduta proveda a completare la Commissione 
con altro consultore. 

Colgo 1 ’ occasione per protestarmi con tutta la stima 


Di Lei aff. 
Carlo Belgiojoso. 


Originale 
Signora Haye\. 


CVIII. 

Autografo di Massimo d’ Azeglio. 


1860 


Illustrissimo Signor Francesco Hayeg 

Ho ricevuta la tua communicazione, e Dio ti perdoni la tua barbarie di per¬ 
seguitarmi coll’ Eccellenza persino in questa solitudine, e fra questi boschi. Del 
resto sarò certamente a Milano prima di Settembre, onde avrò 1 ’ onore di occu¬ 
pare quel bei seggiolone che suppongo m’abbiano destinato alla distribuzione 
de’ premj. 

T’ accludo un reclamo che ho ricevuto circa la scuola d’ ornato, onde ti serva 
per quelle informazioni che ti parranno opportune. Siccome il reclamo è diretto 
a me, e firmato, ti prego di non nominare in nessun modo quello che me lo 
scrisse, e che ha mostrato fiducia in me. 

Salutami Molteni e gli amici, e vogliemi bene. 

Cannerò 18 Agosto 1860. 

Tuo di cuore 
M. d’ Azeglio 


Originale 
Signora Hayez. 


CIX. 


1860 


Autografo di Massimo d’ Azeglio 

Gabinetto particolare 
del Governatore della provincia di 
Milano. 


Caro Checco 

Se non ti secca, vieni a pranzo da me oggi Martedì alle 5 '/ 2 . 

Massimo A. 





Originale 
Signora Haye\. 


— 177 


1860 


ex. 

Autografo di Massimo d’Azeglio. 

III. sig. Francesco Haye 

(Azeglio). 

Caro Checco, 

Tu conosci quanto sono affezionato ai miei amici di Milano, che credo m’a¬ 
vranno sempre trovato eguale in ogni vicenda: puoi dunque immaginarti quanto 
mi sia costato il dovermi allontanare da una città che ni’ ha colmato di infinite 
gentilezze, ed ove lascio tanta gente simpatica. Ma, alle volte, bisogna adattarsi 
a grandi sagrifìzi, perchè non si può far altrimenti e ci vuol pazienza. 

Sento che fra tutti avete combinate le nomine, e non dubito che siano buone, 
salutami la signora Cencia, Bertini, e gli amici e voglimi bene. 

Torino, 6 Ottobre 1860. 

Azeglio. 


Originale 
Accademia Brera. 


CXI. 


1860 


IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE. 
Riordinamento dell’Accademia di Brera. 


Visti gli Statuti della Reale Accademia di Belle Arti di Milano, approvati con 
Regio Decreto 3 Novembre prossimo passato; 

Visto il Regio Decreto del i° Dicembre corrente; 

Considerando che il Presidente il quale ha la facoltà di convocare gli Acca¬ 
demici di quell’istituto deve essere proposto da loro all’approvazione dei Go¬ 
verno, e quindi non esistente ancora; 

DECRETA 
Articolo primo. 

Gli Accademici della Reale Accademia di Belle Arti di Milano sono convo¬ 
cati a Consiglio il giorno otto Dicembre corrente. 

Articolo secondo. 

Finché non sia approvato il Presidente, l’Accademico più anziano avrà la di¬ 
rezione delle adunanze. 

Torino li 2 Dicembre 1860. 

Il Ministro 

Firmato Terenzio Mamiani. 

Conforme all’Originale 
V. Magni applicato. 


25 




Originale 
Accademia Brera. 


178 — 


1860 


CXII. 


Alla Direzione Provinciale 

della R. Accademia di Belle Arti in 

Milano. 

R. Provveditore agli Studi nella Provincia di Milano. 

Milano 6 Dicembre 1860. 

Qui accluso mi pregio di trasmettere in copia il decreto 2 Dicembre corrente 
con cui il sig. Ministro della Istruzione pubblica convoca gli Accademici di Belle 
Arti di questa città alla prima loro adunanza per il giorno otto corrente mese. 

Avutane incombenza dallo stesso signor Ministro, sarà mia cura d’invitare a 
consiglio i nuovi Accademici ; de’ quali intanto stimo conveniente scrivere i nomi 
a codesta Onorevole Direzione. 

Accademici Professori: 

Cav. Francesco Hayez, professore di Pittura. — Cav. Giuseppe Bertini, idem. 
Sig. Giovanni Strazza, professore di Scoltura. — Sig. Camillo Boito, prof, di Ar¬ 
chitettura superiore. —Sig. Giuseppe Pestagalli, prof, di Architettura elementare. 

— Sig. Claudio Bernacchi, prof, di Disegno d’ornato. — Sig. Raffaele Casnedi, 
prof, di Disegno di figura. —■ Cav. Luigi Bisi, prof, di Prospettiva. — Sig. Gae¬ 
tano Fasanotti prof, di Paesaggio. — Cav. Luigi Calamatta, prof, d’incisione. — 
Sig. Michele Fanoli, prof, di Litografia. — D. r Gaetano Strambio, prof, di Ana¬ 
tomia. — Sig. Antonio Caimi, Segretario dell’Accademia, e professore della Sto¬ 
ria dell’Arte nella medesima. — Sig. Bartolomeo Malfatti, prof, di Storia gene¬ 
rale e patria. — Cav. Giuseppe Molteni, Conservatore delle Gallerie. 

Accademici : 

Conte Giberto Borromeo. — Sig. Domenico Induno. — Cav. Pietro Magni. 

— Cav. Innocente Fraccaroli, Scultore. — Prof. Giuseppe Sogni, Pittore. — 
Cav. Gerolamo Induno. — Prof. Gaetano Besia. — Prof. Angelo Brusa. — Ca¬ 
valiere Giulio Carcano. — Sig. Giovanni Brocca. — Sig. Eleuterio Pagliano. — 
Sig. Pasquale Miglioretti. — Sig. Eliseo Sala. — Sig. Giuseppe Balzaretti. — Si¬ 
gnor Luigi Riccardi. — Sig. Pompeo Calvi. — Sig. Salvatore Mazza. — Sig. Carlo 
Tenca. — Sig. Emilio Alemagna. — Sig. Conte Carlo Barbiano di Belgiojoso. 

Il Provveditore 
Carcano. 



— 179 ~ 


i86o 


Originale 

Cav. Raffaele Casnedi. 


CXIII. 


Autografo di F. Hayez. 
Preg. Sig. Prof. Casnedi, 


Milano 2 Dicembre 1860. 


Le accompagno con questa mia la signora Giuseppina Appiani madre del pit¬ 
tore Andrea altro degli aspiranti al posto di secondo aggiunto nella scuola degli 
Elementi del Disegno di figura cui Ella n’è meritamente il Prof, direttore. Io sem¬ 
pre rispettando ciò che crederà meglio di fare in proposito della scelta dell’ indi¬ 
viduo, o lasciando a parte l’abilità in arte dell’Appiani poiché Ella, son certo, co¬ 
noscerà i suoi lavori, voglio piuttosto assicurarla intorno al carattere di questo ar¬ 
tista, qualità che ritengo necessarissima per la Sua scuola e del quale io me ne 
faccio malevadore. Il carattere dell’Appiani è docile e buono, egli stima il talento 
degl’altri artisti, rispetta tutti, e son sicuro che le sue maniere dolci saranno gra¬ 
dite, e da’ suoi superiori e dagl’allievi; amico della pace saprà esporre le sue opi¬ 
nioni con pacifici ragionamenti ed userà verso i suoi inferiori modi civili ed 
educati. 

Come Ella vede la mia è una specie di raccomandazione, io credo con ciò 
adempire un dovere verso Lei e verso l’Appiani, poiché la mia mira è il buon 
successo del nostro Istituto Accademico. 

La riverisco e di cuore mi segno 

Suo Serv. 

Fr. Hayez. 


all’Egregio Signore 
Il Sig. Casnedi Prof, di pittura 
in Città. 


Originale 1861 

Accademia Brera. 

CXIV. 

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE. 

Torino, addì 19 Gennaio 1861. 

Ora che l’Accademia milanese di Belle Arti è stabilmente riordinata, il Mini¬ 
stro sottoscritto che tanto ammirò la solerzia e le cure assidue della S. V. in so¬ 
stenerne per più mesi la Direzione e poi la Presidenza, sente l’obbligo di riferire 
di questo benefizio molte e caldissime grazie a V. S., a cui perciò desidera poter 
dimostrare efficacemente la gratitudine e la stima non ordinaria che il Governo 
Le porta. 

• Ella ha dimostrato ancora una volta che i grandi artisti hanno dall’ arte di¬ 
sciplinato l’animo a sentire ed operare degnamente; ed io mi rallegro con Lei 
del bell’esempio ch’Ella ne ha dato. 

Il Ministro 
T. Mamiani. 

Al Sig. Cavaliere Professore Francesco Hayeg_. 




Originale 
Accademia Brera. 


180 — 


1S61 


cxv. 

Autografo di F. Hayez. 

Hayez abbandona lo studio grande in Brera e si ritira nello studiolo che oggi è 
ancor conservato nello stato in cui il Maestro lo lasciò alla sua morte. 


Illustr . 0 Signor Conte Presidente 


Milano, li 28 Giugno 186 r. 


Essendomi determinato di lasciare 1 ’ antico locale del mio studio, e ciò per 
essermi deciso a non più occuparmi per l’avvenire in lavori grandiosi incompatibili 
con l’avanzata mia età, avrei pensato di destinare in dono a questa nostra Acca¬ 
demia, tutti gli oggetti che formano il mio corredo artistico, lusingato che l’ono¬ 
revole Consiglio Accademico si degnamente Presieduto dalla S. V. Illustr. 3 vorrà 
accettare, quantunque poca cosa, questa mia offerta. 

Nutrendo speranza di una risposta affermativa mi onoro di qui unirle la nota 
degli oggetti che intendo offrire in dono all’Accademia cioè, libri, armature, gessi, 
mobiglia, ecc. onde l’Onorevole Consiglio ne possa prendere un’idea per meglio 
decidersi sull’accettazione. 

Col massimo rispetto mi pregio dirmi della S. V. Ill. ma 


Umil. rao Devot. mo Servitore 
Francesco Hayez Prof, di pittura. 


Originale 
Accademia Brera. 


CXVI. 

Autografo di F. Hayez. 
(Abbòzzo di lettera.) 


1861 


Carissimo Peppino ' 

Dietro il permesso che mi avete dato di depositare in casa vostra per intanto 
alcuni miei dipinti che in causa di aver rinunziato lo studio grande ed essendo 
l’attuale mio piccolo che tengo in -Brera già troppo ingombro, comincio intanto 
a mandarne uno: se domani potrò aver lo stesso uomo pratico in questo ne man¬ 
derò qualche altro. 

Se poi la vostra Adele amante e cultrice della pittura, amasse attaccare questa 
tela alle sue pareti io non ho alcuna difficoltà, stà sera parleremo. 

1 Giuseppe Vaiaperta amico di F. Hayez. — Francesco il figlio di Giuseppe Valaperta, fu poi 
allievo carissimo di F. Hayez. 





Originale 
Signora Haye 


— 181 — 


1861 


CXVII. 


La Presidenza 

della Reale Accademia di Belle Arti in 

Milano. 


Milano, 9 Luglio 1861. 

La generosa offerta degli importanti oggetti che costituivano il corredo arti¬ 
stico del di Lei studio, fatta dalla S. V. Ill. ,Ja a questa R. Accademia, e da me 
annunciata al Consiglio Accademico colla lettura del pregiato foglio di Lei del 
28 Giugno p. p., nell’adunanza generale del giorno 5 andante fu oggetto di plauso 
e sommo gradimento per parte dei Consiglio stesso. 

Ora per incarico del medesimo sono lieto di poter essere l’interprete de’ suoi 
sentimenti di ringraziamento e di riconoscenza, ai quali mi faccio un pregio di 
aggiungere quelli della mia particolare ammirazione pel nobile tratto , che tanto 
onora la S. V. e che è una chiara testimonianza del fervido culto da Lei sempre 
prestato a queste liberali discipline, e del vivo interesse che ha sempre dimostrato 
per l’incremento di questo Artistico Istituto, che già tanto deve all’alta intelligenza, 
ed alle solerti cure di Lei, e del quale Ella è si gran vanto. 

Voglia del pari gradire l’espressione della mia perfetta stima. 

Devot. Servitore 

Al Sig. Cavaliere Carlo Belgiojoso. 

Francesco Hayez 

Professore di pittura, ecc. 


Originate 1861 

Accademia Brera. 

CXVIII. 

Ministero 

della istruzione pubblica 

Torino, addì 21 Luglio 1861 

La Presidenza di cotesta Accademia rendè informato il sottoscritto intorno al 
dono tanto liberale e prezioso fatto dalla S. V. all’Accademia stessa. Cosi Ella, che 
del suo sapere straordinario giova la tanto ingegnosa gioventù lombarda insegnando 
nell’ Istituto, volle aggiungere il dono della suppellettile del suo studio ad agevo¬ 
lare l’insegnamento. Il sottoscritto prega la S. V. a gradire i ringraziamenti vi¬ 
vissimi che le porge a nome del Governo, il quale non può se non desiderare che 
l’esempio nobile di Lei trovi molti imitatori. 

p. Il Ministro 
Brioschi. 

Al Chiarissimo Signor 
Cavaliere Hayez 

Professore nella Reale Accademia di Belle arti di 

Milano. 




Originale 
Accademia Brera. 


CXIX. 


1861 


La Presidenza 

della Reale Accademia di Belle Arti in 

Milano. 


Milano, 23 Luglio 1861 


È oltremodo lieta questa Presidenza di adempiere verso la S. V. Ill. raa ad un 
gradito incarico, quello, cioè, di trasmettere un dispaccio dal R. Ministero della 
Pubblica Istruzione a Lei diretto, col quale mentre esprime i suoi vivi ringrazia¬ 
menti pel generoso e nobile dono, di cui Ella fu cortese verso di questa R. Ac¬ 
cademia, commenda l’efficace ed illuminato interessamento di Lei per l’istruzione 
della gioventù, che con tanto amore Ella dirige nell’arduo cammino delle Belle 
Arti. 

Accolga, signor Cav., le sincere espressioni di ossequio e perfetta stima. 


Pel Presidente 
Il Segretario A. Caimi. 

Al Signor Cav. Francesco Hayez Prof, di Pittura 
presso la R. Accademia. 


Originale 
Accademia Brera. 


cxx. 


1861 


R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 

Milano, il 22 Aprile 1861. 

Al Sig. B. Andreoli Ispettore Economo, 

Si interessa la di lei compiacenza a ricevere, e tenere in deposito tutti quegli 
oggetti, e suppellettili d’arte che il signor Prof. Cav. Hayez sarà per inviare a 
questa R. Accademia, pregandola in pari tempo a farne un dettagliato elenco. 

Il Segretario 
Caimi. 


Originale 
Accademia Brera. 


CXXI. 


1861 


Catalogo degli oggetti dei quali il Sig. Prof. Cav. Hayez ha fatto dono a questa 
R. Accademia di Belle Arti. 

Una corrazza con scossale e schiena rigata. 

Quattro elmi diversi. 

Una corrazza con scossale. 

Due schiene. 

Due corazze. 

Un braccio intiero con spalla. 




- i8 3 


Un collare intiero. 

Due spalle 

Un collare e due spalle. 

Due guanti. 

Mezzo collare. 

Mezzo braccio. 

Due maglie intiere doppie. 

Una balestra. 

Una camera ottica completa in cassetta di legno noce di metri 0,52 per 0,42 
alta 0,16. 

Un banco di legno pecchia con lettorino di metri 0,94 per 0,75, alto o ,66, 
con quattro gambe di travotto simile legate/con cassetto e coperchio fermato con 
cerniere, largo metri 0,39 e due tavolette laterali di 0,39 per 0,29 girabili sopra 
pollici. Questo banco serve per disegnare sulle pietre litografiche. 

Un tavolo di legno noce di m. 1,18 per 0,78 con gambe a piramide mu¬ 
nite di carruccole, cassetto, e serratura; sul coperchio havvi lettorino di 0,79 in 
quadro fermato al tavolo con cerniere. Cassetta simile larga 0,86 per 0,69 alta 
0,07 per collocarvi le pietre litografiche che si fermano poi mediante sei pezzi di 
legno noce di due diverse misure con due viti. Questa cassetta viene collocata 
sul lettorino con perno di ferro onde girarla ed è munita di coperchio di noce 
apribile con cerniere. 

Due cavallettoni di travotto pecchia alti m. 3,42, larghi m. 1,14 con sei 
traversi per cadauno e con piede di ni. 0,89, che servono per formare il ponte 
ed a cui sono unite quattro asse di m. 1,78 per 0,32. 

Un tavolo di noce di m. 1,46 per 0,86, alto 0,79, con gambe a piramide, 
cassetto serratura e chiave. 

Un tavolo di noce servente per tavolozza per dipingere a fresco di 0,81 per 
0,60, alto 0,84 con gambe quadre e legate, cassetto e serratura. 

Un tavolo di legno pecchia di m. 1,48 per il, 18 alto 0,89 con carrucole 
sottoposte. 

Altro in tutto simile al già indicato e da sovrapporsi al medesimo avente il 
parapetto in giro da levarsi il quale per due lati sono dell’altezza di m. 1,38 e 
della larghezza 1,43 e gli altri due sono alti 0,69 e larghi 1,04 da unirsi con 
uncini di ferro fermati con viti. 

Un cavalletto di legno noce con aste quadrate e tornite alte m. 1,68, con 
piede largo 0,44 costruito in modo da potersi allargare a piacimento mediante 
vite di legno simile lunga m. 1,24 e munito di tutti gli occorrenti ferri e cate¬ 
nella simile. 

Un cavalletto di noce a tre gambe di 0,03 in quadro alto m. 1,87. 

Altro simile alto m. 1,88 con rampino d’ottone e asse da alzare ed abbas¬ 
sare secondo il bisogno. 

Altro simile alto ni. 1,58 largo 0,58 con due rampini e guarnizione di 
ottone. 

Altro simile alto m. 2,55 largo a terra 1,41 e 0,99 in alto con pomo di 
ottone e piede a triangolo munito di tre carrucole. 

Altro simile composto di due piantane larghe 0,08 in quadro, alte m. 1,95 
poste sopra piede largo 0,64 con vite di legno simile lunga 1,70, onde allargarlo 


— 184 — 


secondo il bisogno, con due manubri piccoli, catena e guarnizione di ferro. Tre 
carrucole di legno. (Ne mancano due.) 

Piccolo cavalletto di noce da chiudere alto m. 1,83 con tre gambe quadre. 

Due cavallettoni composti di travottone di legno larice alto m. 2,59, pian¬ 
tato sopra piede simile lungo m. 1,78 con due carruccole per ciascuno, cogli 
occorrenti legnami ferrati, servibile per dipingere quadri colossali. In tutto sono 
sei pezzi. 

Uno scalotto di N. 11 gradini di legno pecchia munito degli occorrenti ferri. 

Un tabourè di legno noce a tre gambe con vite simile e sedere imbottito 
coperto di pelle di motone verde. 

Un cavalletto di legno noce da pittore alto m. 2. 

Tavolo di noce alto m. 0,71 largo 0,73 per 0,45, con pietra di porfido e 
suo macinatoio, per macinare i colori. 

Una tavola di legno noce alta m. 1,59 per 1,52 su cui vi è abbozzata una 
Maddalena. 

Banco di legno noce alto m. 0,92 lungo 1,18 sporto 0,83, chiuso con due 
ante simili, serratura e chiave, e due asse interne a traverso. Sopra di questo 
banco vi è un lettorino chiuso con alitino a due vetri uniti a filo, lungo m. 1,13 
alto 0,24, sporto 0,70 con serratura e chiave. 

Scaffale ad uso di libreria alto m. 1,28, largo 1,11 sporgente 0,20 con an- 
tino a quattro vetri tenuti da crociera d’ottone, e quattro asse a traverso. 

Sedia antica di legno noce a coste. 

Altra antica con schienale e sedere coperto di bulgaro, e bottoni. 


Milano. 25 giugno 1861. 


Un teschio umano. 


B. Andreoli, Ispett. Econ. 


Oggetti in gesso: 

Cinque leoni del Pizzi. 

Un leone piccolo. 

Un piccolo gruppo di puttini formanti una mensola. 
Torello di Gaetano Monti. 

Puttino che dorme. 

Spartaco del Vela, statuetta. 

Due gruppi di puttini. 

Piccola testa d’aquila. 

Piccolo elefante. 

Piccolo camelo. 

Piccolo animale suino. 

Erma rappresentante il ritratto del Prof. Matteini. 
Testa di montone. 

Torsetto di donna. 

Alcuni putti. 

Testa d’una pecora. 

Diecinove piccoli bassirilievi. 


B. Andreoli. 



Originale 
Accademia Brera. 


- I8 5 - 


CXXII. 

PRESIDENZA DELLA R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 


1861 


Al sig. Ispettore Economo, 


Milano, 13 settembre 1862. 


Per distinguere i libri donati dal Sig. Prof. Cav. Francesco Hayez a questa 
Accademia dagli altri che stanno raccolti nella Libreria, si è pensato di apporre 
sulla parte interna della copertura un piccolo cartellino colle seguenti parole: Dono 
del Sig. Prof. Cav. Francesco Hayeg alla R. Accademia di belle arti di Milano. 

Ella vorrà pertanto farne stampare un conveniente numero, e provvedere 
di concerto col sig. Picozzi al modo di applicarli ai volumi designati il cui nu¬ 
mero ammonta a circa 313. 

Pel Presidente 


Il Segretario 
Ant. Caimi. 


Originale 
Accademia Brera. 


CXXIII. 


La biblioteca di un pittore del periodo romantico. 


1861 


Nota dei Libri donati dal cav. Hayez alla Biblioteca Academica. 
STORIA. 1 


EBRAICA, 

Le Antichità Giudaiche, di Giuseppe Flavio; 
Collana degli Stor. Greci, voi. 5. 

La Guerra Giudaica. Traduz., dì. Francesco 
Angiolini. Milano, 1821, voi. 2., 

Compendio delle istorie di Trogo Pompeo, 
fatto da Giustino. Bibl. stor. Milano, 1829. 
voi. 1. 

GRECA. 

Compendio della storia Greca del Dottor 
Goldsmith, voi. 1. 

Della Grecia antica, e delle sue colonie e 
conquiste da’ più vetusti tempi fino alla 


morte di Alessandro Magno. Trad. dall’in¬ 
glese di Giov. Gillies. Venezia,1796, voi. 6. 

DelPantica Grecia. - Traduz. dall’inglese di 
Robertson. Bibl. stor. di. tutte le Nazioni. 
Milano, 1831, voi. 2, 

De’ Fatti di Alessandro il Grande di Q_- Cur¬ 
zio; Traduz. di Givanni. Bibl. stor. Mi¬ 
lano, 1829, voi. 1. 

Voyage du jeune Anacharsis en Grece: dans 
le milieu du IV siécle avant l’Ère vul- 
gaire. Paris, 1790, voi. 7. 

Recueil de Cartes geographiques, plans, vues 
et medailles, etc., relatifs au Voyage du 
jeune Anacharsis, etc. Paris, 1790, voi. x. 

Le Vite degli Uomini illustri di Plutarco ; 
Vers. di Gerol. Pompei. Coll, degli ant. 
storici. Milano, 1824, voi. 6. 

Storia segreta degli Edifizii di Giustiniano 
di Procopio. Voi. 1. 


1 La ripartizione ed i titoli dei vari gruppi sono quelli dell’elenco stato compilato all’atto del 
ricevimento del dono. 


24 




186 — 


Storia di Sali e di Parga contenente la loro 
cronologia scritta in greco volgare di 
BVK HO 0ZII AAAAQKA; Traduz. di 
Carlo Gherardini. Milano, 1819, voi. 1. 

ITALIANA ANTICA. 

La storia Romana di T. Livio; recata in 
italiano dal Sac. Nardi, con supplim. del 
Freimemio, tradotti nuovam. da Fran¬ 
cesco Ambrosoli. Bibl. stor. Milano, 1824, 
voi. 7. 

La storia Romana di L. Floro; Trad. da 
C. di Ligné, e le guerre Catilinaria e 
Giugurtina di Sallustio; Trad. da V. Al¬ 
fieri. Bibl. stor. Milano, 1823, voi. 1. 

I Commentar] di G. Cesare; antica vers. 
rived. da F. Ambrosoli. Bibl. stor. Mila¬ 
no, 1828, voi. 1. 

Le Opere storiche di C. Tacito; tradotte 
da B. Davanzati, colle giunte e supplim. 
di Gab. Brottier. Bibl. stor. Milano, 1822, 
voi. 2. 

II I Libro degli Annali di C. Tacito; volgar. 
da Lodovico Valeriani, Milano. Veladini, 
voi. 1. 

Istoria Romana di Vel. Patercolo. 

Detti e Fatti memorabili di V. Massimo; 
Bibl. stor. Milano, voi. 2. 

Le isterie di Ammiano Marcellino; Trad. 
da F. Ambrosoli. Bibl. stor. Milano, 1829, 
voi. 2. 

Storia della decadenza dell’Impero Romano 
di E. Gibbon; Trad. dall’inglese. Bibl. 
stor. Milano, 1820, voi. 13. 

Compendio della Storia Romana di Gold- 
smith; Trad. dal francese di G. G. Mi¬ 
lano, 1804, an. Ili, voi. 2. 

Istoria dell’Europa: dall’800 al 919 di 
C. F. Giambullari. Biblioteca storica. Mi¬ 
lano, 1830, voi. 1. 

ITALIANA POSTERIORE. 

Sulle Storie Italiane dell’Era volgare al 1840. 
Discorso di Gius. Borghi, Firenze, 1843. 
Le Monnier. Fase. 33, mane, il 27. 8. 9. 

Storia d’Italia continuata da quella del 
Guicciardini sino al 1814 da C Botta, 
con annotazioni. Milano, 1843. Bononi, vo- 
lumi 6. 


Delle rivoluzioni d’Italia di Denina. Mila- 
lano, 1826. Bettoni, voi. 4. 

Delle Repubbliche Italiane de’ secoli di mezzo 
di S. Sismondi: Trad. dal francese, Ita¬ 
lia, 1817, voi. 16. 

Storia ed Analisi degli antichi Romanzi di 
Cavalleria e dei Poemi Romanzeschi d’I¬ 
talia, con dissert. sull’ origine, istituti e 
cerimonie de’Cavalieri, sulle Corti d'A- 
more, ecc., ecc. Con figure tratte dai mo¬ 
numenti d’Arte. Milano, Tipogr. dell’Au¬ 
tore G. Ferrano, 1828, voi. 3. 

Della condizione morale e politica degli 
Italiani ne’ bassi tempi. Saggio I intorno 
all’Architettura simbolica, civile e militare 
usata in Italia nei sec. VI, VII ed Vili 
e intorno all’origine dei Longobardi, alla 
loro dominazione, ecc., di D. e G. Sacelli. 
Milano, 1828. Stella, voi. 1. 

Storia di Milano, coi testi latini di P. Verri; 
trad. dal C. Bossi. Milano, 1824, voi. 3. 

Sulla Storia Lombarda del sec. XVII. Ra¬ 
gionamenti per commento ai Promessi 
Sposi di Aless. Manzoni, di Cesare Cantù. 
Milano, 1832. Stella, voi. 1. 

Histoire de la République de Venise par 
P. Daru. Paris, 1826, 3. edit., voi. 8. 

Discorsi sulla storia Veneta o Rettificazioni 
di equivoci riscontr. nella storia di Ve¬ 
nezia del sig. Daru: del C. Don Tiepolo. 
Udine, 1828, voi. 2. 

Ragguagli sulla vita e sulle opere di Ma- 
rin Sanuto Iuniore intitolati dall’amicizia 
di uno Straniero al nob. S. V. Foscarini. 
Venezia, 1837, voi. 3. 

Biografia di Fra P. Sarpi Teologo e Con- 
sultor di Stato della Repubblica Veneta 
di A. B. Giovini. Zurigo, 1836, vo¬ 
lumi 2. 

Istoria civile del regno di Napoli di Pietro 
Giannone; Bibl. stor. Milano 1821, vo¬ 
lumi 9. 

Congiura de' Baroni del regno di Napoli 
contro il Re Ferdinando I, di C. Porzio. 
Bibl. stor. Milano. 1830, voi. 1. 

La Guerra del Vespro Siciliano 0 un Pe¬ 
riodo delle istorie Siciliane del sec. XIII 
per Mich. Amari. Voi. 1. 

Storia delle Campagne e degli Assedi degli 
Italiani in Ispagna dal 1808 al 1813 di 
Cam. Vaccani. Milano, 1845, voi. 3. 





INGLESE. 


Istoria della R. Casa di Savoja per Da¬ 
vide Bertolotti. Bibl. stor. Milano, 1830, 
voi. 1. 

Historie del S. D. Ferd. Colombo; nelle 
quali s’ha partecipaz. e vera relaz. della 
Vita e de’ Fatti di D. Cristoforo Colombo 
suo padre. Milano, 1614, voi. 1. 

FRANCESE. 

Storia de’Francesi di S. C. L. Sismondi; 
Trad. del C. Luigi Bossi. Bibl. stor. Mi¬ 
lano, 1822, voi. 5. 

Delle guerre civili di Francia di Arr. Cater. 
Davila. Bibl. stor. Milano, 1829, voi. 4. 

Delle Crociate di G. Michaud; Trad. da 
Fr. Ambrosoli. Bibl. stor. Milano, 1831, 
voi. 6 . 

Histoire populaire et anedoctique de Napo- 
leon et de la grande Armée par Emil Marc 
de Saint-Hilaire, illustrée par Sul. David. 
Paris, 1852, voi. 1. 

SPAGNUOLA. 

FIAMMINGA. 

Della guerra di Fiandra descr. dal Card. 
Bentivoglio. Bibl. stor. Milano, 1826, 
voi. 3. 

SVIZZERA. 

Degli Svizzeri ed Elvezj di P. E. Mallet; 
Trad. da Asc. Porcari. Bibl. stor. Mila¬ 
no, 1823, voi. 2. 

AUSTRIACA. 

Del regno dell’ Imp. Carlo V con Quadro 
de’progressi in Europa di G. Robertson; 
Trad. di A. C. Bibl. stor. Milano, 1824,' 
voi. 4. 

Della Casa d’Austria, da Rodolfo d’Apsburgo 
alla morte di Leopoldo II di Gugl. Coxe; 
Trad. di P. Em. Campi. Bibl. stor. Mi¬ 
lano, 1824, voi. 6. 

Maria Teresa ed i suoi tempi di Ed. Duller; 
con Fac simile ed 8 rittatti ; Trad. di 
Griffini, Milano, 1845. voi. 1. 


Storia d’Inghilterra di Dav. Hume; Trad. di 
Clerichetti.Bibl. stor. Milano, 1825, voi. 8. 

Del Oliviero Cromwell. Compilaz. del si¬ 
gnor Villemain ; Trad. di G. S. Bibl. 
stor. Milano, 1821, voi. 1. 

Del regno di Scozia, sotto Maria Stuarda 
e Giacomo VI di G. Robertson: Trad. 
dall’inglese. Bibl. stor. Milano, 1825, vo¬ 
lumi 2. 

Della guerra dell’ Indipendenza degli Stati 
Uniti d’America di C. Botta; con 2 carte 
geografiche'in fine del III Tomo. Bibl. 
stor. Milano, 1820, voi. 3. 

Della Guerra fra gli Stati Uniti d’America 
e l’Inghilterra negli anni 1812. 2. 4 e 5. 
di Brackenridge, con Carta geogr. in fine; 
Trad. di G. Borsieri. Bibl. stor. Mila¬ 
no. 1831, voi. 1. 

RUSSA. 

Storia di Russia dal testo francese del Lo- 
resque. Bibl. stor. Milano, 1826, 5. 

Il Settentrione dell’ Europa e dell’America 
nel sec. passato fino al 1789. Altro fram¬ 
mento della Storia del Pensiero ne’ tempi 
moderni del C. Tullio Dandolo. 

Voi. IL V Alemagna e la Scandinavia 
e la Russia. 

Voi. II Inghilterra e America. Mila¬ 
no, 1853, voi. 2. 

DANESE. 

TURCA. 

Dell’Impero Ottomano dalla sua fondaz. 
sino alla pace di Jassy nel 1692 di F. di 
Salaberry; Trad. del P. Barbieri. Bibl. 
stor Milano, 1821, voi. 3. 

ORIENTALE. 

La Siria e l’Asia minore, illustr. da finiss. 
intagli, navellam. descritte secondo le più 
recenti ed accreditate opere inglesi e 
francesi da Gior. Briano. Torino, 1841, 
Disp. 60, Fase. 57. 





— 188 


Giornale di Carovana, con illustr. in legno. 
Milano, 1847, Quad. 18, manca il I, vo¬ 
lume 1. 

Lettres sur l’Orient, écrites pendant les 
années 1827 et 1828 par le B. Th. R. 
de De Bussières; con un Fase, di 17 
litografi, di vedute e Costumi, 1 Pa¬ 
ris, 1829, voi. 2. 

Delle Indie Orientali, di G. P. Maffei ; 
Trad. di Fr. Serdonati dal Testo latino. 
Bibl. stor. Milano, 1830, voi. 2. 

AMERICANA. 

Dell’America di Gius. Robertson; Trad di 
A. P. Bibl. stor. Milano, 1821, voi. 3. 

V. Storia degli Stati Uniti d’Amer. e d’In- 
ghilt. di Brackenridge. 

Storia dell’ Indipendenza, ecc., di C. Botta. 

UNIVERSALE. 

Discorso sopra la Storia Univers. per di¬ 
lucidare la continuaz. della Religione e 
la mutaz. polit. fino a Carlo Magno, 
di Bossuet. Venezia, 1723, voi. 1. 

Storia universale divisa in 24 libri. Opera 
postuma di Giov. De Muller. Bibl. stor. 
Milano, 1819, voi. 3. 

STORIA POETICA. 

MITOLOGICA. 

Dizionario delle Favole di Millin; Trad. di 
Celestino Masmeo. Piacenza, 1807, vo¬ 
lume 3. 

EPICA. 

L’Illiade di Omero. Traduz. dal C. Vinc. 

Monti. Torino, 1829, voi. 3. 

L’Illiade, 0 la morte d’Ettore. Poema Ome¬ 
rico, rid. in verso ital. dell’Ab. M. Ce¬ 
sarotti. Piacènza, 1799, voi. 4. 

L’Eneide di Virgilio; Trad. da Annibai Caro, 
colla Vita dell’Autore, e la traduzione 
della Bucolica e Georgica. Bassano, 1777, 
voi 1. 

Marco Visconti. Storia del 300; cavata 
dalle cronache e raccontata da Tommaso 


Grossi. Milano, 1834, manca il 3, vo¬ 
lume 4. 

I Promessi Sposi. Storia milanese, scop. e 
rifatta da Aless. Manzoni. Torino, 1829, 

4. ediz., voi. 4, manca il I. 

Otello, o il Moro di Venezia; Tragedia di 
G. Shakspeare; Traduz. di G. Carcano. 
Milano, 1852. Pirola, voi. 1. 

Giulietta e Romeo, novella storica di L. Da 
Porto; con 6 tav. in rame di Hayez e 
Sabatelli: 11 Matrimonio: L’Ultimo addio; 
La Morte; Stemmi; Il Sepolcro; Iscrizione; 
Progetto di restauro del Sepolcro. Ediz. 
XVII coll’agg. di illustraz e la Novella 
simile di M. Bandello. Pisa, 1831. Nistri, 
voi. 1. 

La Battaglia di Benevento. Storia del se¬ 
colo XIII, ecc., del D. F. D. Guerrazzi. 
Milano, 1829. 

La Duchesse de la Valliére par M. De 
Genlis; augni, de Réflections et de ses 
littres. Paris, 1843, voi. 1. 

Oeuvres de Molière; precedées d’une notice 
sur sa vie et ses ouvrages, etc., vignettes 
par F. Sohannot. Paris, 1835, voi. 2. 

L’ingenieux hidalgo D. Quichotte de la 
Manche par M. De Cervantes: vignettes 
de Tony Johannot; Trad. par L. Viardot. 
Paris, 1836, voi. 2. 

Histoire de Gii Blas de Santillane, par 
L. Sage; vignettes par San Gigoux. Pa¬ 
ris, 1835, voi. 1. 

Poesie dell’antico Celtico di Ossian; Trad. 

da Melch. Cesarotti. Pisa, 1817, voi. 4. 

Il Re Lear. Tragedia di Gugl. Shakspeare; 
Trad. da G. Carcano, con vignetta al 
frontispizio ine. da Gandini su dis. di 
Mongeri. Milanò, 1843, voi. 1. 

Maria Stuarda. Tragedia di Fed. Schiller; 
Trad. da And. Maffei, con stampa al 
frontispizio ine. da Gandini su dis. di 
Hayez. Milano, 1843, voi. 1. 

Amleto Tragedia di G. Shakspeare; Trad. 

di G. Carcano. Milano, 1847, voi. 1. 
Costantinopoli effigiata e descritta con una 
notizia sulle 7 Chiese dell’Asia Minore. 
Compii, del C. Baratta. Opera adorna 
di 100 intagli, ecc., di vari Artefici. To¬ 
rino, 1840, Dispense 100, voi. 2. 

Les mille et une nuits. Contes Arabes tra- 
duits par Galland, avec une dissertat. de 








— 189 — 


M. De Sacy, et ornée de 2000 gravures, 
p. des Artistes Francais. 

Canti orientali di Tom. Moore; Trad. dal 
C. A. Maffei. Milano, 1836, voi. 1. 

STORIA FIGURATA. 

Darstellungen aus Homers Iliade: nach den 
zeichnungen des Flaxmann; von Schu- 
ler, voi. 2. 

Idem. Odyssee. 

Raccolta rappresentante i Costumi religiosi 
civili e militari degli antichi Egiziani, E- 
truschi, Greci e Romani : tratti dai bassi- 
rilievi, per uso dei prof, di Belle Arti. 
Da Roccheggiani. 

V. Raccolta di antiche armature intagli, in 
120 tav da Olimp. Vacani Fase, delle 
armi Greche. 

V. Armeria ant. e mod di C. Alberto. Tav. 
Armi difens. parte I, Classe III. Elmi 
Greci A. B. C. 

Monumenti antichi inediti spiegati ed illu¬ 
strati da Giov. Winckelmann. II Ediz. 
Testo e figure. Roma, 1821. Mordacchini, 
voi. 2. 

Raccolta di Vasi, altari, patere, tripodi, ecc., 
in tav. 170 pubbl. da E. Moses; intagl. 
da Lavelli. Milano, 1824, voi. 1. 

Raccolta simile a contorni tratti dall’opera 
di Piranesi, disegni ed incisi da Vaselli. 
Milano, 1825. F.lli. Betalli, voi. 1. 

Le plus beaux monuments de l’ancienne 
Rome, ou, etc, dessinés par le Peintre 
M. Barbault, gravés en planches N. 128 
avec leur explication. Rome, Bouchard 
et Gravier, voi. 1. 

V. Raccolta di antiche armature di Olimp. 
Vacani. Fase, delle Armi e trofei Romani. 
L’Italie, la Siede, les ìles Eoliennes, File 
d’Elbe, la Sardaigne, File de Calypso, etc , 
d’aprés les inspirations et les travaux de 
Chateaubriand, de La Martine, etc. Sites 
Monuments, etc, gravés d’aprés Vernet 
par Granet. Paris, 1835. Audot. f. Livrai- 
sons Manciano, fase. 41. 5, 6, 59, voi. 140. 
Vedute 40 della città di Firenze; disegn. 
da Giov. Ferri e ine. da Bern. Rosaspina. 
Firenze. Bardi, ne manca 16. 

Raccolta di vedute de’paesi d’Italia, Coignet, 


litogr. sui disegni di Villeneuve, Mon- 
gin, Jacottet, Adam, etc. Litogr. de 
Langlume, chez Sarerac. Fogli 1. 

V. Fase, delle armi del Medio evo nella 
Raccolta di Olimp. Vacani, voi 1. 

V. Armeria di S. M. Carlo Alberto. 

Voyage en Italie. Piemont dessiné et li- 
thographié par F. Villeneuve. Fase. 3 
con litogr. 15, voi. 1. 

Costumes des XIII, XIV, et XV siècles 
extraits des monuments les plus auten- 
tiques, etc., par Cam. Bonard. Paris, 1829, 
ebez l'Auteur, voi. 2. 

Costumi Veneziani, dall’origine sino alla 
caduta della Repubblica, disegnati dal 
pittore Busato. Venezia. 1845, Fase. 4. 
Collezione de’ più pregevoli Monumenti se¬ 
polcrali di Venezia e sue isole pubi, e 
del. da P. Querena; illustr. dal Segr. 
A. Diedo e C , e scult. L. Zandomeneghi. 
Venezia, Fase. 7. 

Armeria . antica e moderna di S. M. Carlo 
Alberto, descr. dal C. V. Seyssel d’Aix 
con litogr. Torino, 1840, voi. 1. 

Voyage pittor. et romant. dans l’ancienne 
France; Rodier, etc.; Illustr. litograph. re- 
latives à l’Auvergne. Paris, 1829, vo¬ 
lumi 5. 

Costumes francais, etc. Herbé, vignettes par 
- Johannot, voi. 1. 

Costumi della milizia francese dal 1791 
al 1818. Fogli 12. 

Ritratto di Napoleone, litogr. 

Tableauxgen. de l’Inf. et Cavai, francaises. 
Fogli 2. 

Costumi ungheresi. Serie completa, dall’orig. 
dell’Ungheria, sino all’incoron. di Ferdi¬ 
nando I d’Austria, voi. 1. 

Vedute di valli, fiumi, etc., 4 litogr. colo¬ 
rate di D. O. Hill. 

Sixty five plates of Shipping und Craft, 
draun and etched by. E. W. Cooke. Lon¬ 
don, 1829, voi. 1. 

The Costume of thè Empire of Russia, etc. 
Testo Ingl. e Frane.; représenté en 
plus de 70 gravures superb. colorées 
Londres, 1811, voi. 1. 

Carta di distanza delle principali Città della 
Terra. 

Gli Abiti Antichi e moderni di diverse parti 
del mondo, dichiar. da Ces. Vercellio. 





190 — 


Venezia, 1590, (manca divari fogli) vo¬ 
lume 1. 

Litografìe varie 23, voi. 1. 

Cavalli in fogli 8 di Autori diversi. 

» » » 63 di C. Vernet; con Carte 

4, voi. 1. 

Chevaux de toutes le races, Adam. Fogli 9. 

Histoire pittoresque de l’Equitation, C. Au- 
bry. Fogli 8. 

Cani da caccia con cavalli. Fogli 11. 
STORIA ARTISTICA. 

Storia dell’Arte dimostrata coi monumenti 
dalla sua decadenza nel IV secolo, sino 
al suo risorgimento nel secolo XIV. V. 6 
di G. B. L. G. Seroux D. Agincourt, 
Trad. ed illustr. da Stet. Ticozzi con 
tav. ine. a contorni da Autori diversi. 

STORIA DELL’ARCHITETTURA. 

Les Arts au Moyen Age par M. A. Du 
Somerard. 

Fabbriche antiche di Roma, disegn. e pubbl. 
da Fr. Turconi; incise dai Fr.lli. Angelo 
e Dom. Brusa. Milano, 1829, fase, io, 
voi. 1. 

Palais et Maisons, et autres edifìces moder- 
nes dessinés à Rome, gravé au trait. 
Paris, 1798, en 15 cachier, voi. 1. 

Fabbriche e Disegni del Nob. Veneto Ant. 
Diedo; Tav. 18 incise da G. Zanetti. 
Venezia, 1846, fase. 1. 


Ornamenti antichi sparsi nella Città di Ve¬ 
nezia, in 100 tav. a cont., voi. 1. 

Raccolta di ornam. api. ai Teatri di Gae¬ 
tano Vaccani. Fase. 33 a contorni. 

Metodi pratici per le Ombre ordin. di 
Astolfì. Fase. 6, voi. 1. 

Risposte alle osservazioni sul colloc. di 
modiglioni, ecc. di P. Landriani, voi. 1. 

STORIA DELLA PLASTICA. 

Les Arts au Moyen Age par M. A. Du 
Somerard. 

STORIA DELLA PITTURA. 

Les Arts au Moyen Age par M. A. Du 
Somerard. 

Pinacoteca della I. R. Accademia Veneta 
illustrata da F. Zanotto; con cenni bio¬ 
grafici sui rispettivi Pittori. Venezia, 1833, 
voi. 3. 

Memorie spettanti alla Storia della Calco¬ 
grafia del Comm. C. Leop. Cicognara; 
con Tav. XVIII a contorni. Prato, 1831, 
in foglio, voi. 1. 

Il Palazzo Ducale di Venezia, illustrato 
con 188 tav. a cont. Venezia, 1853, voi. 3. 

Catalogo della Pinacoteca dei R. Cons. di 
Svezia e Norvegia, Waagen. Berlino, 1850. 

Pinacoteca del C. Gugl. Lochis. Notizie 
biogr. de’rei. Autori. Bergamo, 1834, vo¬ 
lume 1. 


Originale 

Famiglia di Carlo Beigioioso. 


CXXIV. 


1862 


Autografo di F. Hayez. 

Milano, 16 febbraio 1862. 


Illustrissimo sig. Coite, 

Perdoni la libertà, che mi prendo, la di Lei bontà ed il poter far del bene 
mi fa ardito ad indirizzarle queste due righe. Oggi ad un’ora pom. si deve radu¬ 
nare al Collegio Longone la Commissione per la nomina di un ragionato pel Col¬ 
legio stesso, io La pregherei di nuovo per quel mio raccomandato signor Temi¬ 
stocle Pedotti, il quale aspira a quella piazza. 

S’Ella Sig. Conte volesse dire una parola al di Lei Fratello Presidente della 
detta Commissione in favore del Pedotti gliene sarei gratissimo. 






Il Pedotti è di buona famiglia, un suo fratello è il Farmacista a S. Carlo, 
due altri fratelli hanno fatte le campagne d’Italia, uno morto sul campo, l’altro è 
ora capitano nell’armata, tutti galantuomini e brava gente, ed è perciò ch’io m’in¬ 
teresso come posso per loro. 

Di nuovo mi perdoni ed aggradisca che col massimo rispetto abbia l’onore 
di dirmi 

Suo Dev. Serv. 

Al Nobile Signore Francesco Hayez. 

Il sig. Conte Carlo Belgiojoso Presidente 
della R. Accademia di belle arti in 

Città. 


Originale 

Famiglia di Carlo Beigioioso. 


cxxv. 


1862 


Autografo di F. Hayez. 

Milano, li 18 marzo 1862. 


Illust. Sig. Conte, 

Ritenendomi onorato quando V. S. Illust. mi dimostrava il desiderio di avere 
un piccolo mio lavoro, ho dato tosto esecuzione alla piccola tela, che terminata 
mi pregio oggi di farle avere accompagnandola con queste righe con cui prego 
la S. V. 111 . a volerla accettare per mia memoria. 

Perchè poi la sua delicatezza sia tranquilla, io le domando in compenso, se 
crede, il suo Conte di Virtù col quale mi dichiaro, pienamente compensato della 
mia piccola Africana. 

Gradisca Sig. Conte, che col massimo rispetto abbia l’onore di dirmi 

Suo Dev. Serv. 

Francesco Hayez. 


Al Nobile Signore 

Il Conte Carlo di Belgiojoso Presidente della Reale Accademia 
di Belle Arti in 

Città. 


Originale 
Signora Hayez. 


CXXVI. 


1862 


Indirizzo di artisti italiani a Francesco Hayez. 

All’Esimio artista Francesco Hayeg_. 

A te, nestore degli artisti italiani, .i pochi qui raccolti, sien di Firenze, sien 
d’altre parti d’Italia, daranno un fraterno saluto. 

A molti di noi gli allori che tu cogliesti nel nobile campo delle arti e la 
gloria che acquistasti, furono degna emulazione e, a somiglianza del giovinetto 
greco, più d’uno fra noi si è destato al rumore delle opere tue imperiture. Tu 
iniziasti la nuova fase dell’arte moderna italiana ed ora tu forse solo per gli antichi 
maestri hai avuto la conoscenza di apprezzare le tendenze della giovine scuola. Tu 
hai proferito parole di conforto e qualche volta anche d’ammirazione per le no¬ 
stre ricerche e pei nostri tentativi nel vasto campo dell’arte. E certamente l’artista 
che segnava i passi della sua carriera con La Sete dei Crociati e con le belle pagine 




— 192 — 

della Storia Veneta e scendeva un anno fa sino alla soave malinconia del Bacio, è 
tale, su cui gli anni non tengono verun impero, che anzi si rinnova sempre del¬ 
l’eterna giovinezza dell’arte e non v’ha progresso o nuova aspirazione, ch’egli non 
senta, non indovini e non apprezzi. 

Te dunque, facendoci anco interpreti del sentimento degli altri nostri com¬ 
pagni della penisola. Te proclamiamo iniziatore della nostra scuola, alla quale, 
ognuno di noi operoso e con coscienza, arrecherà la sua piccola pietra e della 
quale Tu ardito e felice innovatore gettasti le fondamenta. 

Firenze, 1862. (Epoca dell’Esposizione italiana di Belle Arti.) 

S. Altamura 

a nome degli artisti italiani. 

Originale 1863 

Accademia Brera 

CXXVII. 


F. Hayez dona il suo ritratto alla Galleria degli Uffizi. 


Direzione delle RR. Gallerie. 


Firenze, li 26 Aprile 1863. 


Illust. Sig. Professore, 

Per mezzo del Cav. Maffei questa Direzione ricevè il di Lei bel dipinto, che 
Ella mandava in dono per collocarsi nella nostra famosa Serie dei Pittori. 

Un ritratto sì magnifico e che rivela la potenza dell’Artista che l’ha fatto, 
nobilita la Raccolta dei Ritratti de’ Pittori moderni, e questa Direzione va su¬ 
perba di possedere opera di tanto pregio, che già è collocata nel posto più di¬ 
stinto della Sala destinata a questa collezione. 

E presentandole i suoi più vivi e distinti ringraziamenti, in pari tempo la 
previene che dà conto al Ministero di questo bel dono. 

Aggradisca gli attestati della mia più alta considerazione. 


Illust. Sig. Cav. Fr. Hayeg 
Professore di Pittura nella R. Accademia di 

Miilano. 


Il Direttore 
Paolo Feroni. 


Originale 1863 

Signora Haye{. 

CXXVIII. 

Illustre Professore 

Un Signore veneziano che ama da senno le arti nostre m’incarica di doman¬ 
darle se fosse disposto ad accettare 1’ ordinazione di un quadro per l’interno di 
una stanza il quale abbia la larghezza di circa tre metri e rappresenti : Gli ostaggi 
cremaschi stando sul d’innanzi delle macchine d’ assedio, ove a schermo di esse 
venivano messi da Federico Barbarossa, nel mentre le spingeva sotto le mura 
di Crema, non curanti della propria salvezza ma a quella della patria unicamente 
mirando, eccitano i padri loro, che dalle mura, angosciati, contemplano il barbaro 
spettacolo, a non esitare un istante nel dirigere i colpi contro quel fatale apparato. 




— 193 — 

Sia compiacente, la prego, di rispondermi tosto se vuole accettarne l’ordina¬ 
zione, quale ne sia il prezzo, entro quanto tempo creda di avernela condotta a 
termine, e ciò perchè possa ragguagliarne il committente e questi si metta seco 
lei in relazione. 

Godo che mi si offra incontro opportuno per confermarmele con pienezza 
di stima di Lei 

Venezia li 15 Ottobre 1863. 

Affez. estimatore 
firmato: L. Ferrari. 


Originale 1863 

Signora Hayer. 

CXXIX. 

Illustre Professore 

I Nobili Conti Nicola ed Angelo fratelli Papadopoli, i quali desideravano 
avere da Lei il quadro del cui soggetto le tenni parola, bramando più che mai di 
possedere e continuamente ammirare un dipinto del celeberimo pittore italiano che 
in questa nostra Venezia s’ebbe la prima artistica educazione, m’incaricano di 
pregarla a voler mettere a disposizione di essi loro il primo quadro che stesse 
per compiere, od avesse già condotto a suo termine e del quale Lei volesse libe¬ 
ramente disporre. 

Nel disimpegnare ora 1 ’ assunto impegno mi fo lecito di aggiungere partico¬ 
lare preghiera a fine Lei voglia soddisfare il nobile desiderio di questi Signori, il 
quale ha sua origine dall’ amore che essi hanno per le nostre arti e dalla grande 
stima per 1 ’ artista che in tempi meno propizj e nei quali tutto si negava all’Italia, 
ha saputo Conservarle il primato nella pittura. 

Voglia favorirmi di una risposta e credermi quale con profonda stima me le 
confermo. 

Venezia 27 Novembre 1863. 

Di Lei devotissimo servo 
firmato: L. Ferrari. 


Originale 
Accademia Brera. 

cxxx. 


1865 


Di Murano li 11 Giugno 1865. 


Onorevole Cavaliere 

L’ essersi Ella degnato di rispondere e di proprio pugno alla mia lettera, tor¬ 
nava cosa a me sommamente cara e preziosa. Le notizie eh’Ella mi diede mi sono 
utili assai; quindi quanto so e posso mon faccio che renderle le più vive azioni 
di grazie. Siccome poi Ella nella sua inviatami con tanta cortesia afferma che, 
laddove mi occorressero, potrebbe darmi altri schiarimenti in proposito, cosi la prego 
di farlo e sempre a suo agio. 

La mia memoria storica è molto avviata, e dopo letta all’ Ateneo veneto, 
verrà pubblicata nella solenne occasione in cui s’inaugurerà nella maggior aula 
del palazzo comunale di Murano, dove sta il patrio museo, il busto in marmo di 
Carrara del celebre nostro Bartolomeo Vivarini; opera fatta eseguire da valente 
artista a tutte spese del muranese Cav. Pietro Bigaglia appassionatissimo dell’ arti 
belle e che vanta di possedere due tele dell’ illustre pennello di Lei. 


25 




— 194 — 

Chiarissimo Cavaliere certo tornerà cosa di somma soddisfazione 1 ’ udire ri¬ 
cordare fra le glorie nostre Ella medesimo. Nè questo io lo farò senza appoggio. 
Ed invero se i paesi e le città fecero in ogni tempo a gara per disputarsi il vanto 
di aver dato la culla all’ uno od all’ altro degli uomini che si resero celebri, fuor 
dubbio Murano è la patria materna di Lei e questo per noi è molto. 

Rinnovo poi le mie quanto umili altrettanto caldissime istanze perchè Ella 
cortese com’ è in effetto, voglia degnarsi di non dimenticare la nostra patria col¬ 
lezione che raccoglie tutto che illustra Y isola ed ha con essa una relazione. Una 
memoria qualunque de’ suoi lavori e la sua effigie favelleranno ai presenti e ai 
futuri, ai cittadini ed ai forestieri, che il celebre pittore italiano Hayez nacque di 
madre muranese, passò gli anni suoi primi appo un’ altra donna di Murano che 
gli era zia, e visitava sovente la patria nostra eh’ era patria di sua madre e degli 
zii materni. 

Distintissimo Signore Ella avrà la bontà di compatirmi quando degni riflet¬ 
tere che io in ciò tutto non ho altro interesse che quello di rendere onore alla 
mia terra natale a cui ornai ho sacrata la vita. Se io non ardissi molto vorrei spe¬ 
dirle un saggio de’ miei poveri letterari lavori finora pubblicati e che illustrano 
Y isola un di si ricca e fiorente, fra cui la storia del tempio monumentale di 
S. Maria degli Angeli ove.. . . tante belle opere di arte, 1 ’ opuscolo sull’istituzione 
del museo, e 1 ’ altro sulla prima esposizione vetraria muranese. Però Ella non avrà 
che a comandare e il soddisfare il suo più lieve cenno sarà per me la somma delle 
grazie: e sono sicuro eh’Ella vedrebbe di buon grado le memorie storiche di 
quell’ isola alla quale sono congiunte quelle della sua infanzia. È vero che i miei 
lavori per se stessi di poco merito non starebbero in relazione alla valentia di Lei, 
ma se io a Lei li offro non faccio che per manifestarle un qualche segno di quella 
stima e divozione profonda che oggi doppiamente sono in dovere di professarle. 

Mi creda colla più alta considerazione 

Di Lei chiariss. Cav. 

Devotiss. ed Obbligatiss. Servitore 
D. Vincenzo Zanetti 
Direttore del museo civico 

All’ Onorevole Signore e della scuola festiva di disegno. 

Sig. Francesco Cav. Haye ^ in 

Milano. 


Originale 1865 

Accademia Brera. 

CXXXI. 

Autografo dello scultore Giovanni Dupré. 

Pregiatissimo Signor Cavallucci, 

La pregherei di far pervenire al caro Hayez, il mio ritratto in ricambio di 
quello che egli mi ha favorito, che io terrò carissimo. Mi servo di questo mezzo 
perchè non ho l’indirizzo del vecchio Maestro, e così colgo anche 1 ’ occasione di 
stringere la mano anche a lei e mi affermo 

suo aff. amico 
G. Dupré. 




Originale 

Avv. Emilio Selelli. 


195 — 


1866 


CXXXII. 

Autografo di Hayez, elogio a Canova. 

Milano li 16 febbraio 1866. 

Gentilissima Sig. ,a D." a Giuseppina, 

A proposito di quelle lettere che il celebre scultore Canova scriveva da Pa¬ 
rigi nel 1809 ora pubblicate colla stampa e ch’Ella ebbe la compiacenza di farcene 
lettura sere sono, mi permetto di ringraziarla con queste righe della stima e sim¬ 
patia da Lei espressa dopo quella lettura pel carattere semplice, franco e generoso 
di queirillustre a cui io devo gratitudine e riconoscenza. 

Canova non aspettava ma cercava le occasioni per perorare la causa del 

proprio paese, delle arti e degli artisti, egli era amico di questi e lo era lealmente 

ma ai giovani artisti studiosi portava particolare affezione, non cessava dal dare, 
a chi lo cercava i suoi sapienti consigli, le dolci ammonizioni, ed a tutti, quando 
abbisognava, era largo e generoso di sussidi pecuniari che distribuiva con quella 
delicatezza degna del suo nobil carattere. 

Ella amante e cultrice delle arti belle, in quanto alle opere di quel sommo 

scultore ne avrà già dato il suo giudizio, e son certo che con me ne lamenterà 

che le arti moderne lo ricordino così poco ! ma il capriccio della moda cui le arti 
pure vanno soggette ne è forse la causa. 

Non voglio occuparla di più e ringraziandola ancora di quella lettura passo 
a dirmi rispettosamente 

Umil. e dev. servitore 
Francesco Hayez. 

Sig. D. Giuseppina Negroni Prato Morosini. 


Originale 
Accademia Brera. 


CXXXIII. 

Autografo di Hayez, minuta di lettera. 


1867 


Mi reco a doverosa premura di rispondere subito al pregiato foglio 27 spi¬ 
rante N. 4247 con cui la S. V. I. 'si compiace comunicarmi la determinazione 
della Commissione Reale presa nella adunanza del 20 corrente per la quale vengo 
onorato della nomina a Giurato, nella classe 2. a nell’ Esposizione di Parigi, ma 
che mio malgrado non posso accettare per le seguenti ragioni. Vicino agli ottan¬ 
tanni, di una salute mal ferma, facile alle infiammazioni, debolissimo di nervi, 
non devo nè posso azzardarmi alle intemperie che incontrerei nel viaggio di Pa¬ 
rigi specialmente nella stagione di primavera, aggiunga poi ch’io sono necessario 
a mia moglie ammalatissima da due anni, e che mi prega di non lasciarla per la 
mia scuola poiché non potrebbe essere da me abbandonata per tanto tempo. 



— 196 — 

Dichiarandomi però sempre riconoscente alla stima dimostratami dalla S. V. I. 
e dalla Commissione Reale a cui degnamente presiede, sono per le dette ragioni 
a pregare V. S. a volermi esonerare dall’incarico di Giurato per questa Esposizione. 
Ho l’onore 

Una. e dev. servo 
F. H. 


Originale 
Accademia Brera. 


CXXXIV. 


1867 


Esposizione Universale del 1867. 
R. Commissione Italiana. 


Firenze, 4 febbraio 1867. 


Chiarissimo sig. Professore, 

Il di lei scritto del 30 passato Gennaio ha grandemente addolorato tutti i 
componenti la R. Commissione e me in particolar modo. Nessuno sa rassegnarsi 
al pensiero eh’Ella voglia privarci della sua presenza, tanto maggiormente che 
ognuno è persuaso essere impossibile il surrogarlo. 

Mi conceda di dirglielo dall’intimo dell’animo -, il suo nome come la sua pre¬ 
senza, riassumerebbero ciò che nell’arte italiana havvi di più splendido nell’ultimo 
trentennio. 

Ed insieme mi conceda di non accogliere la di lei ripulsa, nella speranza che 
vorrà modificarla, pensando che la sua venuta a Parigi non potrà limitarsi che a 
brevi giorni; che colà si troverà in mezzo ad una cerchia non meno d’ammiratori 
del suo ingegno che d’amici; e che nel collega e pittore Domenico Morelli di 
Napoli avrà non che un valido compagno, anco un efficace sussidio nell’ opera 
commessa ai Giurati. 

Io oso ancora sperare che codesti riflessi varranno a rimuoverla dal suo pro¬ 
posito, e che mediante un telegramma, in qualunque caso, vorrà annunciarmi sol¬ 
lecitamente la definitiva sua risoluzione. 

Sia comunque, io resto coi sensi della più sentita estimazione 

Tutto suo 
G. Devincenzi. 


Originale 
Accademia Brera. 


cxxxv. 


1867 


Da parecchi frammenti di minute di F. Hayez. 


Mio caro Majfei, 


Milano, 2-11 Aprile 1867. 


Ho sentito con piacere dal comune amico Prof. Rizzi che conti di venire in 
questi giorni a Milano, per poi partire per Parigi onde visitare quella esposizione 
universale, e farai bene. Ma però, se ritardasti di qualche giorno la tua gita, tro- 




Tavola XIX. 


FRANCESCO HAYEZ. 

L’amore degli angeli, disegno a matita 
(1844?). 


Hayez era divenuto il poeta vivissimo che freme di amore e di 
libertà, in tutti gli animi ardenti delle innamorate e dei vendicatori 
nel bel paese. 


A. Bazzero. 



.XIX ajovaT 


.SHYAH 03233MAM 
& otqm'vb \V^\) ^oto'1 


. i ipossibile i! surrogarlo. 

ielo dall’intimo dell’animo ; il suo nome come la sua pre- 
6 che nel! arte italiana havvi di più splendido nell’ultimo 


ib a aiorflA ib amali arb orriÌ22Ìviv AJaoq li oJuriavib Aia xa^H 
holAoibriav iab a aUnofnsnni allab imabiA irniriA ilg blu! ni c jiiJi 3 diI 

.323Aq lad larj 

.oji3xxaS .A 


coverta 




G. Devincenzi. 











— 197 — 

veresti colà al posto già destinatogli il gruppo in marmo del pittore e scultore Ber¬ 
gonzoli, lavoro che a mio credere contribuirà molto alla gloria della scultura italiana. 

Il soggetto di questo gruppo è l’amor degli Angioli tratto dalla bellissima 
traduzione dall’inglese Moore e che la tua amicizia mi volle onorare della dedica . 1 

I tuoi stupendi versi hanno ispirato al Bergonzoli che creò e compose con 
arditezza pari al suo genio il gruppo di due gentili figure e lo compose senza 
ledere le regole della statuaria con tanta novità da mostrare un vero sapere. 

Nelle due gentili figure l’abbandono e l’espressione destano in tutti la sim¬ 
patia e commozione, e non si è mai stanchi dall’ammirarle. Si palesa in tutte le 
parti l’eleganza delle forme d’un vero scelto, l’espressione e l’abbandono e prin¬ 
cipalmente l’esecuzione non gli fa mancare le lodi di tutti e principalmente degli 
artisti, parlo dei bravi. In tutti i punti vi si scorge la scelta delle belle forme ed 
il contrasto di linee. 

Infine quest’opera del Bergonzoli per la regola verrà incassata e spedita verso 
la fine del corrente e aggiungerà, lo spero, a quella esposizione dove si trovano 
già tante belle produzioni dei nostri bravi artisti italiani lustro e gloria alla nostra 
arte. Tu dunque caro Maffei potrai essere testimone dei giudizi che verranno fatti 
dal pubblico di Parigi che non dubito questa volta sarà verso le arti italiane al¬ 
quanto indulgente. 

Conservati ed ama 

Il tuo aff. amico 
Francesco Hayez. 


1 I Canti Orientali di Tommaso Moore. Traduzione del cav. Àndrea Maffei. (Seconda edizione.) 
Milano, Fratelli Ubicini, 1836. 

La dedica è stampata nel primo foglio : 


A FRANCESCO HAYEZ : 

Le belle fantasie che l’intelletto 

Ispiràr del più molle anglo cantore, 

E rifuse nel mio verso negletto 
Sono in povera creta un vago fiore, 
Degnamente io presento al tuo concetto, 
O divin delle tele animatore, 

Poiché tutto possiedi il grande arcano 
Di temprar l’ideale al bello umano. 


Originale 1867 

Accademia Brera. 

cxxxvi. 

Varianti della stessa lettera. 


Mio caro Maffei, 


Milano 11 Aprile 1867. 


Ho sentito dal comune amico Prof. Rizzi che conti far una visita all’Esposi¬ 
zione Universale di Parigi, e farai bene. In quell’emporio di tante e variate cose 
certo le arti belle ti fermeranno di più, e vorrei che potesti riferire essere la Ita¬ 
liana bene rappresentata. Ti dico la verità che se temo per la pittura spero molto 
per la scoltura, quest’arte fra noi ha più fortuna, ed è a mio credere anche più 



— 198 — 

facile. Didatti il celebre autore dell’Icaro e Dedalo del magnifico monumento Rez- 
zonico e di tanta insigne statua, volle eseguire molti dipinti che riuscirono tali 
da vergognarsi a farli vedere. Un nostro pittore, eccellente in quest’arte manderà 
a giorni a quella mondiale Esposizione il suo gruppo in marmo l’Amore degli 
Angeli che completerà la bella raccolta della scultura italiana. 


Originale 
Accademia Brera. 


CXXXVII. 

Altra variante della stessa lettera. 


1867 


In quell’emporio è certo che le belle arti ti fermeranno di più e vorrei che 
potesti vantarmene il primato all’ italiana ma temo per la pittura siccome fra noi 
manca di occasioni le sole che fanno gli artisti così forse in confronto con Francia 
e Germania resterà indietro. Non così la scultura; quest’arte in Italia è più fortu¬ 
nata e poi conviene dire che sia più facile — diffatti molti pittori sono riesciti ec¬ 
cellenti scultori ma ho ancora di vedere uno scultore riescire almeno vicino alla 

mediocrità. Il celebre autore deìYIcaro e Dedalo . 

.ed a questo proposito 

.a Parigi troverai al posto già assegnatogli il bellissimo gruppo in 

marmo del pittore Bergonzoli. 


Originale 
Accademia Brera. 


CXXXVIII. 


Autografo di A. Maftei 

probabilmente di data posteriore alla morte di F. Hayez. 


1867 


Incontrai (non mi sovviene dell’anno) il prof. Hayez per via. Mi fermò e mi 
disse: « Và nel chiosetto numero. . . e vedrai un miracolo di scoltura, opera di 
un ragazzo. » Era il Vescovo Luino scolpito in pietra di Viggiù dal giovinetto 
Vincenzo Vela. 

Altra volta, in tempo di molto posteriore, andai col grande artista ad osser¬ 
vare un gruppo in marmo di Carrara rappresentante un episodio degli Amori degli 
Angeli, poema del Moore da me tradotto. Era l’opera del povero Bergonzoli di cui 
si piange ancora la morte immatura. L’Hayez non poteva spiccar gli occhi da quel 
marmo, ammirandone ora il concetto, ora i pregi artistici, ed il modo felice ed 
ardito di dar quasi il volo a due corpi; ardimento secondo lui, che soltanto un 
pittore valente, qual’era il Bergonzoli avrebbe potuto tentare e riuscirvi. Da questa 
scoltura trasse l’Hayez argomento d’una sua lettera a me diretta, e fu pubblicata 
nella Perseveranza. Se ne potrebbe, volendo, far ricerca all’ufficio di questo giornale . 1 

A. Maffei. 


1 Vedi La Perseveratila, anno IX, N. 2684, 26 aprile 1867. 










Tavola X 
FRANCESCO 


Disegno della coni) 


« La distruzione del Te , 


(Il maestro ultimò il dijnntò 


Fra le composizioni sue più 
notata la presa di Gerusalemme, * v 
d’episodi, è ritratta la lotta d’un poi 
ferocia dei vincitori. È la pagina d 


nnr 


hi 


o 

.min 






A Y E Z. 


sifone 

Gerusalemme ». 
id olio nel 1867). 


inose e ricche di figure, va 
n efficacia grande e varietà 
ìe soccombe e la prepotente 
>oema epico. 


Vespasiano Bignami. 




























Originale 
Accademia Brera. 


199 — 


1867 


CXXXIX. 

Autografo di F. Hayez (minuta di lettera.) 

Milano, li 21 Agosto 1867. 

Gentilissimo Signore 

Non è tutta pigrizia la mia nello scrivere molta parte ne han i miei occhi 
già indeboliti e la mia mano fortemente convulsa, quindi con tutto il desiderio 
che nutrivo di scriverle due righe per ringraziarla della bontà che ha avuto di 
voler essere informata dello stato di mia salute e di quello di mia moglie man¬ 
dando più volte alla mia casa, e gliene sono veramente riconoscente, ho tardato 
finora a farlo. Al presente sò che si trovano sul Lago Maggiore, sito delizioso, 
dove, a quello che mi fu detto, si fermeranno alcun tempo, io le dirigo dunque 
queste linee pregandola a non qualificarmi dimentico de’ miei doveri. 

Ho avuto sempre le sue notizie, ora dai suoi di casa ora dagli amici ai quali 
Ella scriveva, le quali notizie essendo in complesso buone mi consolarono assai. 

Il ritratto della Luigina sta già unitamente ad altri quadri dei miei dipinti, 
nelle sale di Brera aperta per l’Esposizione di quest’anno. 

Il Consiglio Accademico saviamente decise di aprire le dette sale pel bene 
degli artisti, nonostante il colera che poi in Milano non si accorge che vi sia; 
ha però stabilito di fare in maniera che l’afluenza del popolo divenghi minore 
cioè col far pagare tutte le feste un franco, due giorni della settimana pure un 
franco, due altri giorni mezzo franco, e fra la settimana scegliere i due giorni per 
tener chiuso onde disinfettare i locali. Del resto ho esposto per l’ultima volta 
e sentirò darmi del vecchio anche nell’arte. La moda artistica non condannerà 
solo i difetti vecchi ma troverà rugoso lo stile, meschino l’effetto e con poco ta¬ 
lento l’esecuzione, e forse peggio ancora, io avrò un poco di dispiacere, ma in arte 
glielo sicuro sarà l’ultimo presto passerà come tutto passa. 

Intanto io spero che gli amici continueranno ad avere per me la stessa ami¬ 
cizia e fra questa calcolo quella della famiglia Negroni della quale mi onoro. 

La prego dei miei saluti al signor Alessandro eh’ io spero tornerà a Milano 
contento della cura che ha fatto, mi ricordi ai suoi Angeli, mi conservi la sua 
benevolenza e mi creda pieno di rispetto e divozione. 

Suo Umil. Devot. Servitore 
Francesco Hayez. 


Originale 1 867 

Accademia Brera. • 

CXL. 

Autografo di F. Hayez. 

Variante della stessa lettera precedente. 

Milano, li 24 Agosto 1867. 

Gentilissimo Signore 

La Luigina ossia il suo ritratto fa parte dei cinque dipinti che ho già messi 
a posto in quella sala, l’esito di quest’ultima mia esposizione gliela posso far co- 



200 


noscere generalmente, cioè, oltre ai difetti che non mancheranno, vi sarà la moda 
che anche nelle arti è tiranna, perciò stile vecchio e in conseguenza detestabile, 
mancanza di effetto e poco talento nell’esecuzione e peggio. Per un poco di tempo 
se ne parlerà di questa nojosa pittura e non potrà dispiacere, ma siccome tutto 
passa anche questo passerà. 


Originale 
Signora Haye%. 


CXLI. 


1867 


Autografo di Gioachino Rossini. 


Amico Pregiatissimo 


Passy de Paris, 2 Ottobre 1865. 


Nessuna cosa potea essermi più grata dei vostri caratteri e del vostro ritratto 
in fotografia, non applicherò a quest’ultimo il vecchio proverbio che dice: — La 
bestia cambia il pelo ma non il vizio — voi che siete invece un angelo avete 
cambiato il pelo ma conservati i simpatici lineamenti della vostra fisonomia che 
guardo e riguardo con tenerezza, assicurandovi che il tempo e la distanza non 
hanno punto affievolito la mia affezione per voi ; e meno ancora l’ammirazione. 

Stante la mal ferma mia salute non ho potuto coltivare relazioni colla signora 
Morosini e il degno suo consorte da voi raccomandatomi, ne sono ve lo giuro 
dolentissimo, possa questa mia vecchia immagine qui acclusa (che vi piacerà of¬ 
frirle in mio nome) servirmi di scusa verso lei che ho trovata adorabile!! L’altra 
fotografia che vi è destinata vi sarà prova che nel vegliardo pesarese, pelo, linea¬ 
menti, pelle, ecc., tutto è cambiato ! 

Ciò che non verrà mai meno sarà la mia ammirazione e il mio affetto per voi. 

Firmato : Rossinl 


PS. Fatemi schiavo ai coniugi Morosini. 

Ho ammirato il vostro Bacio alla Esposizione, chi ne è il possessore ? 


Al Sig. Francesco Flayeg 
Celebre pittore 

S. P. M. 


Originale 1867 

Accademia Brera. 

CXLII. 

Onorificenza dell’ Ordine Mauriziano. 

PRESIDENZA DELLA REALE ACCADEMIA DI BELLE ARTI 

in Milano. 


Milano 17 Ottobre 1867. 

Coi sensi della più viva soddisfazione lo scrivente trasmette alla S. V. Illu¬ 
strissima la lettera Ministeriale 15 Ottobre N. 33298, 5752, 5076 e Punitovi di¬ 
ploma, col quale Le viene conferita la croce di Commendatore del R. Ordine 
Mauriziano. 






Tavola XXI. 

FRANCESCO HAYEZ. 

Schifo a matita per la composizione della distruzione 
del Tempio di Gerusalemme. 


Mais il y avait chez ces maitres disparus une flemme intense 
et un accent lyrique. 


Paul Mantz 


(Dissertazione intorno a Louis Gallait.) 


Un groupe qui, à tort ou à raison, faisait une place aux inquié- 
tudes de l’àme, au sanglot de la tragèdie humaine. 


Paul Mantz 

(Dissertazione intorno a Louis Gallait.) 



.IXX ajovaT 

.SHYAH 00230 MAJH 




$no‘t>U'ttób sdtah sHoipuo^uo'o sffttom & o p}\hZ 

.smmWimO $b oi^raTT bb 


hanno punto 


piu grata o ■ .1 vostii 1 
simpatici lineamenti 

■ assicurandovi che il tempo e la distanza m 


ostra fiso nomi. 


all; e volito la mia affezione per voi; e meno ancora l'ammirazione. 

, T . • ferma mia salute non ho potuto coltivare relazioni colia signora 

sanalnt 3 mrri 5 rì snu zimqaib aauiBrn 230 ssrb iibvìb v li attèM 

.supini Jhsdojì nu 33 

prova che nel vegliardo pesarese, pelo, linea- 


1 r rr 

stmaM jua4 

(.lirJIfiO aiuoJ £ omolrii snoisimseziG) 


t sar 


n'a ammirazione e il mio alletto per voi, 

-àiuprii zul ao^Iq arirj libidi t rio2Ìiri h ijo JioJ é pup aquoig nU 

.anijìmuri aibòginl b! ab 3 oIgn £2 ul t 3 mé'l sb 2 abu 3 

stzàM juaT 

(.jìbIIbO zrooJ a ornotni anoisfinaeeiG) 

Celebre pittore 


1867 



: '.rissi..' • 
Mauriziano. 




,;nza de l 5 Ordine Mauriziano. 

\ REALE ACCADEMIA DI ' LE ARTI 
in Milano, 




• L-re 1 




disfazione lo sera nte tn 
Ottobre Ì\ T . .3529S, 57 . ( e ’ U ;1 di “ 



li* on! 


croce di Cor a >aov alci 


a eroe 
















1 
















































201 


Questa ben meritata testimonianza di stima che il R. Governo dà all’Illustre 
Professore, è dal sottoscritto, e sarà dall’ intero corpo accademico, accolta come 
un tratto di simpatia e di benevolenza accordata all’ intera Accademia, di cui la 
S. V. è splendido ornamento. 


Air Illustre Sig. 
Commendatore Francesco Hayez 
Professore di Pittura in 
Milano. 


Devotissimo 

Conte Belgiojoso, Presidente. 


Originale 1S67 

Accademia Brera. 

CXLIII. 

PRESIDENZA DELLA R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 


Al R. Ministero della Istruzione Pubblica 

Firenze. 


Milano 6 Novembre 1867. 


Il sottoscritto nel trasmettere al R. Ministero dell’ istruzione pubblica l’inclusa 
lettera del Commendatore Hayez, unisce ai ringraziamenti di lui i proprj e quelli 
dei colleghi, che vedono con grandissima compiacenza onorata questa Accademia 
nella persona dell’ illustre suo Professore anziano. 


Il Presidente 
Belgiojoso. 


Originale 

Famiglia di Carlo Belgiojoso. 


CXLIV. 


F. Hayez dona all’Accademia di Brera il suo dipinto: 


Maria Fallerò. 


1867 


Illustr. Signor Conte Presidente 


Milano li 20 Novembre 1867, 


Nell’ epoca dell’ ultima nostra esposizione alla quale ho anch’ io partecipato 
con alcuni miei dipinti, ricordo che la S. V. Ili. m’indirizzò parole molto lusin¬ 
ghiere, lamentando che 1 ’ Accademia per mancanza di mezzi pecuniari non possa 
fare l’acquisto di uno dei miei dipinti. Sono riconoscentissimo del buon volere di 
V. S. 111 ., ma non avrei mai permesso che per me, che ho già terminato la mia 
carriera artistica, restassero privati d’incoraggiamento quei giovani artisti che si 
fanno onore. 

Le confesso però che sarei onoratissimo, se col mezzo della S. V. Illustriss. 
1 ’ Onorevole Consiglio Accademico volesse accettare il dono che vorrei fare alla 


?6 






202 


nostra Accademia del mio dipinto il Maria Fallerò , questo mio lavoro non è di 
un merito distintissimo, ma costando a me molta fatica mi chiamerò onorato e 
sarò orgoglioso di vederlo appeso alle pareti accademiche; servirà se non altro ad 
accrescere il numero della raccolta, ed alla storia dell’ arte dei tempi nostri. 

Aggradisca Signor Conte Presidente, che col massimo rispetto mi segni. 


All’ IIIustr. Signor Conte di Bclgiojoso 
Presidente della R. Accademia: di Belle Arti. 


Suo umil. dev. Servitore 
Francesco Hayez. 


Originale 
Accademia Brera. 


1867 


CXLV. 


PRESIDENZA DELLA REALE ACCADEMIA DI BELLE ARTI 


in Milano. 


Milano 21 Novembre 1867. 


Il plauso col quale venne jeri accolto nell’ Adunanza del Consiglio Accade¬ 
mico l’annuncio della generosa determinazione dell’ 111 . S. V. di onorare questo 
Istituto col dono del pregevolissimo suo dipinto, rappresentante gli ultimi mo¬ 
menti del doge Marino Faliero, fu la più schietta manifestazione del vivo gradi¬ 
mento e della profonda riconoscenza del Consiglio stesso. Le parole, colle quali 
alla S. V. 111 . piacque di accompagnare la gentile e preziosa offerta, sono un no¬ 
vello pegno del caldo ed efficace interessamento che in Essa non venne mai meno 
per questo artistico Istituto. 

L' Accademia serberà la più grata ricordanza del cortese e nobile omaggio, 
mentre va orgogliosa di poter aggiungere alle opere d’arte contemporanee da essa 
possedute un insigne capolavoro dell’ illustre artista che è suo splendido vanto, e 
singoiar decoro della pittura italiana e della Nazione. 

Lieto di essere l’interprete presso la S. V. 111 . di codesti sensi del Consiglio 
e di porgere ad Essa in suo nome i più cordiali atti di grazie, ho il pregio di 
rassegnarle i miei particolari ringraziamenti colla conferma della più profonda stima 
e del più rispettoso ossequio. 


Ai Chiarissimo pittore 

Sig. Comm. Francesco Haye^ Prof, di pittura 
presso la R. Accademia di belle arti 

Città. 


Dev. Servitore 
Conte Belgiojoso. 





Tavola XXII. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Schifo a matita pel dipinto: 
la distruzione del Tempio di Gerusalemme. 


Ai suoi tempi fu un prodigio la sapiente armonia dei suoi co¬ 
lori, la composizione animata, il disegno che abbandonava le statue 
che sono felici nel marmo antico e scrutava gli uomini infelicissimi 
per l’idea moderna. 

A’ nostri il suo nome è il documento di una grande vittoria. 


A. Bazzero. 



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.Bfnabom Babi 'I isq 

.BnoJfiy abnB'ig bhjj ib oirrarnuDob li è amori ou 2 li ittzon A 
.dà hssaS .A 

■" nobile omaggio, 

c-polavcr. cut ; 1 ;- tre artista che è mìo splendido vanto, e 

Lieto di esse; ut- presso la. S, A III. di- codesti sensi del Consiglio 

'■mere ac • ome i uù cordiali atti di. grazie, ' ho il pregio di 

ingrazia menti colla conferma della più profonda, stima 

Dev. Servitore 


Al CL ; 






Originale 
Signora Have\. 


203 


CXLVI. 


1867 


Autografo di F. Hayez. 1 

Memoria pel Vincenzo Hayez 2 onde si abbia a regolarsi nell’eseguire la copia del 

capo d’ opera del dipinto di Tiziano, La vergine bambina che va al Tempio. 

i.° Riflettere prima di cominciare qual rispetto deve imporre la bellezza di 
quel capolavoro all’ artista che si accinge a farne la copia, e qual importanza ab¬ 
bia, per cui esige da qualunque provetto pittore di non credersi tanto franco da 
mettervi poca attenzione. 

2. 0 La tela sarà lunga un metro e trenta centimetri, alta in proporzione, cioè 
avrà la forma del quadro originale, precisamente. 

3. 0 Il disegno della totalità delle figure dovrà avere tutta l’esattezza voluta di 
una copia fedele, non vi ci dovrà trovare alcuna differenza nelle distanze tra la 
figura e la combinazione delle linee dovrà riuscire di una scrupolosa perfezione. 

4. 0 Nella copia il disegno sarà identico 1 ’ originale tanto nell’ assieme della 
figura come nel fondo del quadro. 

1 Ho classificato fra gli autografi del 1867 anche questo, sebbene non rechi data: perchè la 
qualità della carta sulla quale il maestro scrisse ed i caratteri calligrafici corrispondono a quelli del 
predetto anno. 

2 Suo nipote ed allievo. 


Originale 1867 

Accademia Brera. 

CXLVII. 


R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI IN MILANO. 

Signore, 

Questa Presidenza, mentre è lieta di adempiere all’incarico ricevuto dal Con¬ 
siglio Accademico nell’adunanza generale nel giorno 20 novembre corr. anno, di 
porgere alla S. V. 111 . i suoi atti di ringraziamento per l’efficace e zelante con¬ 
corso da Lei prestato nel decorso anno scolastico siccome membro della Com¬ 
missione permanente di Pittura ha l’onore di parteciparle che per deliberazione 
dei Consiglio stesso venne nella predetta, adunanza rieletto a far parte della me¬ 
desima Commissione. 

Nella fiducia che la S. V. vorrà continuare nell’importante ufficio a cui venne 
di nuovo designata, mi pregio rassegnarle i sensi delia mia distintissima consi¬ 
derazione. 

Milano li 20 dicembre 1867. 

Il Presidente 
C. Belgiojoso. 




Originale 
Accademia Brera. 


- 204 — 


1868 


CXLVIII. 


Signor Professore Haye? 

Milano. 

Allorché si ama e si stima una persona, si partecipa naturalmente di tutto ciò 
che la risguarda. Egli è perciò, che essendomi pervenuta la notizia della dolorosa 
perdita della di lei Signora, 1 e non ignorando quanto Ella l’amasse, non posso fare 
a meno di non sentirmene vivamente commosso. Vorrei pertanto che le mie me¬ 
schine espressioni fossero atte a calmare, almeno per un momento, le pene ch’Ella 
soffre, e questo interessamento lo prendo in vista della stima e dell’ amore che 
sento per Lei, amore che trasse principio fin da quando la seppi amico intimo 
del mio buon maestro Lipparini “ stantechè tutto ciò e quanto a Lui appartenne 
non può tornarmi che caro. Una prova potente della di Lei amicizia verso il detto 
Lipparini fu la generosa largizione ch’Ella destinò per il monumento che s’innal¬ 
zerà alla di lui memoria eternamente onorata. 

E giacché le mossi parola su questo fatto, non le sarà discaro se a nome dei 
miei colleglli e contribuenti nella morale impresa, io mi procuro il piacere di 
ringraziarla per quant’Ella fece su tale riguardo, e se trattandosi di dover ora so¬ 
stenere delle spese a tal uopo mi faccio lecito di pregarla a volersi compiacere di 
farmi tenere la somma di 50 L. I., ch’Ella sig. Professore, si compiacque assegnare 
nella sua del . . . per il suddetto motivo. 

Aggradisca colla solita di Lei bontà gli attestati della mia riconoscenza, ed 
augurandole quei conforti che possono tornarle di vantaggio, ho l’onore di essere. 


Venezia 13 luglio 1868. 

Umil. e devot. servitore 
Giulio Carlini. 

S. Stefano, palazzo Pisani. 


1 La moglie di F. Hayez era stata colta da insulto apopletico e forse si era sparsa voce che 
fosse morta. 

■ Vedi Le mie Memorie , di F. Hayez, pag. 43. 


Originale 1 868 

Cesare Cantù. 

CXLIX. 

Autografo di F. Elayez. 

Caro Cantù , 1 

Assicurato che la rispettabile firma posta sotto le graziose due righe che mi 
comunicano una bella notizia che altamente mi onora è proprio la vostra, mi 
sento il dovere di rendervene, di questa vostra compiacenza e gentilezza, tante 
grazie. Aggradite che con piena stima mi dica 

Vostro affi. 

Francesco Hayez. 


1 Cesare Cantù, come consigliere dell’Ordine del merito civile aveva proposto a cavaliere Fran¬ 
cesco Hayez, il quale ne lo ringrazia. 



Originale 
Signora Haye\. 


- 205 


1868 


CL. 

Nomina di F. Hayez a Cavaliere dell’Ordine civile di Savoia. 

Vittorio Emanuele II per gragia di Dio e per volontà della Magione, Re d’Italia, 

capo e gran mastro dell’Ordine Civile di Savoia, ecc. 

Sulla proposta del nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’In¬ 
terno, Presidente del Consiglio dell’Ordine civile di Savoia. 

Veduto il Regio Decreto due Agosto 1868 con cui il Commendatore Fran¬ 
cesco Hayez professore nella Regia Accademia di belle arti in Milano fu nominato 
Cavaliere dell’Ordine civile di Savoia. 

Abbiamo conceduto e concediamo al Cavaliere Francesco Hayez l’annua pen¬ 
sione di lire seicento sul Bilancio dell’ Ordine civile di Savoia, decombile dal 
giorno primo dell’Ottobre prossimo venturo. 

Il Ministro proponente curerà l’esecuzione di questo Decreto che sarà tra¬ 
scritto nel Registro degli atti gran Magistrali dell’Ordine civile di Savoia conser¬ 
vato negli uffizi del Ministero dell’Interno. 

Dato in Torino addi 18 del mese di Agosto dell’anno mille ottocento ses¬ 
santotto. 

firmato : Vittorio Emanuele. 

controssegnato : C. Cadorna. 

Trascritto nel registro degli atti gran Magistrali dell’Ordine civile di Savoja sotto il 
N. 349 oggi 22 Agosto 1868. 


Originale 
Signora Haye\. 


CLI. 


R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI VENEZIA. 


1868 


Venezia, 10 Ottobre 1868. 

Fu una festa per questa Presidenza l’udire dal Prof. Moia come la S. V. 111 . 
sarebbe disposta di regalare alla R. Accademia uno dei propri dipinti, impercioc¬ 
ché sarebbe un preziosissimo dono questo per il Veneto Istituto di belle arti, del 
quale avrebbe a gloriarsi per la bellezza non dubbia dell’opera e per la generosità 
del donatore, che ricorda con tanto amore quell’Accademia dalla quale mosse i 
primi passi nella sua luminosa carriera. 



206 — 


Per tutto questo la Veneta Accademia ringrazia la S. V. 111 . di vero cuore 
e la sua Presidenza non vede l’ora di poter accogliere ed esporre nelle sue sale 
dello Stabilimento in modo condegno il proprio dipinto da V. S. con tanta gen¬ 
tilezza promesso. 

Per la Presidenza 
e per il Segretario in permesso 
A. A. Tagliapietra. 

All’III. Signor Cav. 

Prof. Francesco IIaye~ 

Milano. 


Originale 
Signora Hayez. 


CLIP 


1868 


F. Hayez dona alla R. Accademia di Venezia il suo dipinto: 

« La Distruzione del Tempio di Gerusalemme. 1 » 

REGIA ACCADEMIA DI BELLE ARTI 
di Venezia. 

. Venezia 19 ottobre 1868. 

Se con festa fu ricevuto l’annunzio che ci sarebbe pervenuto il dono di V. S.; 
con festa anche maggiore e riverenza venne ricevuto Sabbato p. p. il quadro la 
distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio che V. S. regala a codesta R. Acca¬ 
demia. Arrivato integro in ogni parte è ora in una di queste Sale esposto all’am¬ 
mirazione privata degli impazienti che amano l’Arte e dei nostri artisti che ve¬ 
nerano FAutore. 

Attendesi ora alacremente a preparare quanto occorre perchè sia stabilmente 
collocato all’ammirazione di tutti quel suo stupendo dipinto ed è intenzione del¬ 
l’Ispettore alle Gallerie Sig. Tagliapietra collocarlo solo in una parete, e sui car¬ 
dini, perchè venga esposto a luce competente e sia visto a distanza o dappresso 
ma bene, per cui si sta preparando l’armamento. 

Il sottoscritto si procura il piacere oggi stesso di comunicare alla R. Prefet¬ 
tura, pel Ministero, l’avvenuto e segnalare la generosità di V. S. ed attende im¬ 
paziente la prima riunione di Consiglio per riportare poi le espressioni sue a V. S. 
alla quale devotamente, frattanto, presenta le proprie dichiarazioni di ossequio. 

Il Segretario 
G. B. Cecchini. 

Al Chiarissimo 

Sig. Prof. Cav. Francesco Hayez 
Milano. 

1 Hayez dopo aver donato il dipinto del Doge Marin Fallerò all’Accademia di Brera, disse 
agli amici: “ Ed alla mia Venezia manderò niente? Si, manderò il mio quadro della Distruzione 
del Tempio di Gerusalemme. „ 




- 207 - 


1868 


Originale 
Signora Haye\. 


CLIII. 

REGNO D’ITALIA. 
Ministero dell’Istruzione Pubblica. 


Firenze, addi 31 ottobre 1868. 

Il signor Prefetto di Venezia mi avvisa che la S. V. ha donato alla Acca¬ 
demia di belle arti di quella città, un suo quadro rappresentante la Distruzione 
del Tempio di Gerusalemme , vasta e bellissima tela come egli mi scrive, e come 
io credo per certo essendo opera del valentissimo pennello di Lei. Ed io mi re¬ 
puto obbligato di ringraziare di quell’atto la S. V. da parte del Governo, il quale 
deve altamente compiacersi che artisti reputati qual’è la S. V. concorrano ad ar¬ 
ricchire colle opere le nostre Pinacoteche. 

Quindi prego la S. V. di gradire i sensi della mia singolarissima stima. 

Il Ministro 
Napoli. 


Al Chiarissimo 

Sig. Comm. Prof. Francesco Hayeg 
Milano. 


Originale '868 

Signora Hayez. 

CLIV. 

REGIA ACCADEMIA DI BELLE ARTI 
di Venezia. 

Venezia, 15 novembre 1868. 

Il Consiglio di questa R. Accademia, unito in Seduta ordinaria, udì dalla 
Presidenza come V. S. Illust. avesse con affettuoso pensiero, e con generosa de¬ 
terminazione regalato a questo Stabilimento il bellissimo suo quadro, la distruzione 
del Tempio di Gerusalemme. 

Ora dinanzi a quella bell’ opera, appesa nelle Sale di questa Pinacoteca, il 
Consiglio, raccolto, esprime i proprj sentimenti di ammirazione, e insieme di ri- 
conoscenza verso l’Illustre Prof. Cav. Hayez che per molti dei presenti fu collega 
ed amico, per tutti segno sempre di ammirazione e di stima. 


Il Consiglio 

Luigi Ferrari Preside della.Seduta. — Dott. Antonio Berti. — Luigi 
Borro. — Domenico Bresolin. — Lodovico Cadorin. — Costa 
Antonio. — Michelangelo Grigoletti. — Fed. Moja. — P. Mol- 
menti. — Gio. Pietro Rota. — Tagliapietra Alberto Andrea. 
— I. Viola. 

G. B. Cecchini Segretario. 

All’’Illustre Pittore di Storia 
Cav. Francesco Hayez . 

Milano. 




Originale 

Negroni Prati Morosini. 


208 - 


1869 


CLV. 

Per il settantottesimo anniversario di F. Hayez. 
Autografo di A. Maffei. 1 


Carissima Amica, 


Colla mente stanca da molti lavori, ho secondato il suo gentile pensiero, e 
scrissi i versi che Le inchiudo. Se giungo a fine d’un’opera che ho fra le mani, 
Ella mi vedrà prima del 14 corrente a Milano, forse nel giorno 13, ma non ne 
sono sicuro. Mandando un suo domestico alla Bella Venezia dopo la corsa della 
sera. Ella potrà accertarsene. — Tornando ai versi, ne sono assai poco contento, 
ma la ristretta corona de’ buoni amici che li sentiranno o li leggeranno, mi sarà, 
spero, indulgente. — Coi saluti cordialissimi alla famiglia ed a tutti, Le stringo con 
ogni affetto la mano. 


Riva, 7 Febbraio 1869. 


L’amico suo 

Andrea Mafeei. 


P. 5 . Saluti cordialissimi a V. Alessandro a suoi bimbi, agli amici comuni. 


1 II 14 Febbrajo 1869 si è festeggiato in casa Negroni Prati il settantottesimo anniversario 
di Francesco Hayez. 

Andrea Maffei, il Prof. Giovanni Rizzi, scrissero poesie per il grande Artista, al quale fu pre¬ 
sentato un Album contenente i ritratti de’ più eminenti pittori. 

Al Banchetto erano presenti, oltre ai membri della famiglia Negroni: 

1. Il Conte Carlo Belgiojoso, Presidente dell’Accademia. — 2. Il pittore Luigi Bisi — 3. Il 
Prof. Giovanni Rizzi. — 4. Il Comm. Enrico Fano. — 5. Il Conte Gaetano Mansi di Trento. — 
6. L’Avvocato G. B. Imperatori, antico amico di Hayez. — 7. Francesco Conti, Professore di Sto¬ 
ria. — g, ing. Giuseppe Balzaretti. — 9. Leopoldo Balzaretti. — io. Ing. Antonio Reschisi. — 
11. Cav. Giuseppe Scotti. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLVI. 


1869 


Carissimo Haye 


Erba, 13 Marzo 1869. 


Il mio Cecco mi scrisse per il mio giorno onomastico, augurandomi a nome 
tuo, e della povera Cencia tutte quelle contentezze che un cuore ben fatto come 
il tuo sente bisogno di augurare ad un amico. Io ti sono ben grato della buona 
memoria, e mi limito a farti conoscere in iscritto i miei amichevoli sentimenti, 
dispiacendomi assai di non poter esternarteli a viva voce. 

Io voglio lusingarmi che la tua iCencia non avrà deteriorato da quello stato 
di salute, in cui la lasciai il mese scorso. Sarei ben contento, se potesse giun- 



Tavola XXIII. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Il proprio ritratto 

disegno a matita, lumeggiato di bianco 
1869. 


A questi giovani.noi diremo ..... 

Chinatevi riverenti dinnanzi ad Hayez come dinnanzi all’uomo 
esempio, a tutti indistintamente, di vita onesta e laboriosissima, esem¬ 
pio a molti d’animo tollerante e sincero, aperto fino agli ultimi di 
all’ideale dell’arte, il vero. 


Luca Beltrami. 





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— 20 9 — 

germi la notizia, che avesse acquistato anche nella favella. Io glielo auguro di cuore 
per la quiete sua, ed in particolar modo per te. 

La mia salute è buonissima. L’ unico incomodo che ebbi ne’ passati freddi, 
e nella giornata continuamente di pioggia e neve, fu il gelo ai piedi ed alle mani. 
Ora pare che il tempo migliori, e ne provo i salutari effetti. 

Ti mando un cordiale abbraccio, che farai anche alla Cencia a nome mio 
Saluta l’Angiolina, e credimi 

L’aff. tuo amico 
G. Valaperta. 


Originale 
Accademia Brera. 


clvii. 

Autografo di F. Hayez. 


1869 


Le. Mie Memorie, ' dettate da F. H.. . 

Capitolo i.° — Stato delle arti in Italia nella seconda metà del secolo 18 0 
ed in modo speciale della scuola Veneta. 

Capitolo 2.° — Condizioni dell’Accademia di Venezia alla prima sua isti¬ 
tuzione. 

Capitolo 3. 0 — : Genitori, nascita ed infanzia dell’autore. 

Capitolo 4. 0 — Primi saggi nell’arte, parte anedottica, primi maestri. 

Capitolo 5. 0 — Prime opere, parte critica alle stesse, maniera propria, ed 
allontanamento dai precetti, e dalla maniera dei maestri. 

Capitolo 6 ° — Condiscepoli, ed artisti contemporanei nella pittura, nella 
scultura, nel disegno, nell’incisione e nella musica. 

Capitolo 7. 0 — Soggiorno a Roma, maestri, differenza tra la scuola Veneta 
e la Romana; nuova maniera. 

Capitolo 8.° — Opere eseguite in Roma, nuova maniera, critica alle proprie 
opere, pregi e difetti, ecc. 


1 Francesco Hayez incominciò a dettare le sue memorie il 19 aprile 1869. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLVIII. 


1869 


F. Hayez: il primo inizio della sua carriera artistica e la sua riconoscenza per Canova. 

Autografo di F. Ha,yez. 1 Il 

Spesso correndo col pensiero nel passato della mia vita artistica mi conforta 
ricordare specialmente alcune epoche nelle quali debbo alla fortuna più che a’ miei 
meriti la soddisfazione... 


1 L’ho scoperto per caso, questo brano di minuta, tracciato a matita sul rovescio d’una lettera. 

Il tempo si incaricò di obliterar quasi del tutto quei segni. 

Questo foglio mi capitava spesso fra le mani e non mi risolvevo mai a scartarlo. — Certe 
frasi che riescivo a legiccliiare a metà, or qua, or là, mi colpirono e tentai di interpretarlo. 

È un documento da tenersi in conto, mi pare, sia pel giudizio sul Canova, sia per la nuova 
prova dei nobili sentimenti di F. Hayez. 


27 




210 


La lettura che sere sono Ella, mia Signora, mi faceva di... mi ha richiamato 
alla mente l’epoca della mia prima gioventù, quando arrivato in Roma venni ac¬ 
colto cortesemente ed indi protetto dal Canova stesso e ciò fu presagio del mio 
fortunato avvenire. 

Canova modellava la statua della Concordia ossia il ritratto della Imp. M. a L.“ 
Io lo vedevo tutti i giorni, perchè così voleva ; forse che gli piacesse aver gente 

in studio, forse che credesse di scoprire in me una qualche attitudine all’ arte o 

simpatia come... egli mi amava come un padre ama suo figlio ed io ne ebbi da 
lui tal bene che non potrò mai dimenticare. 

Canova, grande in arte, angelico di carattere, generoso di cuore, e di maniere 

cortesi, sincero, era amato e benedetto da tutta la studiosa gioventù artistica di 

quel tempo, eppure quell’uomo sommo morto da quaranta e pili anni viene ap¬ 
pena appena qualche volta ricordato : forse ne è causa la moda ? certo che anche 
l’arte ne subisce i suoi capricci. 

Lei dunque, mia gentile Signora conosce i fortunati primordi della mia car¬ 
riera artistica e di questa Ella conosce la fine, poiché di anni (?) può crederla vi¬ 
cina, ne conosce ora la fine del pari fortunata... (e chiude accennando alla gra¬ 
ziosa amicizia delia quale la famiglia Negroni volle onorarlo e che egli tiene in 
tanto pregio'). 


Originale 
Accademia Brera. 


1869 


CLIX. 

Autografo di Hayez (minuta di lettera). 

La povera mia moglie è arrivata nella sua malattia agli estremi tanto che il 
Dottore Logetti disse l’altro jeri ch’egli non poteva farle altro che metterla in mano 
del prete poiché secondo lui potrà vivere ancora diversi giorni e potrebbe essere 
anche presto. — Difatti la poveretta non è che pelle ed ossa, e nonostante è an¬ 
cora piena di coraggio e fu così franca nel prepararsi a ricevere il Viatico che 
restammo tutti, compreso il prete, meravigliati. Ma purtroppo sono sforzi del mo¬ 
mento perchè del resto è così abbattuta da destar compassione. 

Glielo assicuro che la perdita di questa mia cara compagna da 52 anni mi 
rende voglioso di seguirla come già lo prevedo, soffro assai al pensiero che presto 
non la vedrò più. 

Ella fu sempre buona e. 


io l’ho sempre amata. 







Originale 
Accademia Brera. 


21 I 


869 


CLX. 

Autografo di Hayez sopra un foglietto rinvenuto fra le sue carte: 

All’ anima 
di Vincenza Hayez 
nata Scaccia di Roma 
IL MARITO DOLENTISSIMO 
PER LA SUA PERDITA 
IMPLORA PACE. 1 

1 A Roma l’Hayez s’innamorò e sposò il 13 aprile 1817 Vincenza Scaccia nata il 30 giugno 
1792 e morta poi in Milano il 26 giugno 1869. Presso la figlia adottiva di F. Hayez si conserva 
quel tal ritratto della signorina Scaccia che l’Hayez aveva fatto in Roma e che una mano di si¬ 
gnora aveva tentato di sfregiare (v. pag. 40), e si conserva pure il ritratto a disegno che l’Hayez 
fece di sua moglie dopo il di lei decesso e che reca una scritta commovente. 


Originale 

Negroni Prati Morosità. 


CLXI. 


1869 


Hayez annunzia la morte di sua moglie, autografo. 


Gentilissima Signora, 


Per rispondere alla di Lei sincera amicizia ed all’interesse che prende a tutto 
ciò che mi riguarda sento il dovere di darle il triste annunzio della morte della 
povera mia moglie, che spirò fra le mie braccia jeri alle ore 7 t / 3 poni, lascian¬ 
domi addolorato. 

Mi abbia col massimo rispetto 


Casa 26 Luglio 1869. 


suo dev. 

Francesco Hayez. 


Sig. D. Giuseppina Negroni Prati Morosini. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXII. 


1869 


Autografo di F. Hayez (minuta di lettera). 

Gent. Sig. Elisa. 

Ella non può immaginare quanto mi fu di conforto la gradita sua lettera la 
quale mi attesta la sincera amicizia della di lei mamma e la sua, in questa triste 
occasione della perdita della povera mia moglie mi consola il vedermi ricordato 




2 I 2 


da tutti gli amici, ma una lettera della famiglia Matteini-Lipparini, . .. mi è di 
gran consolazione. 

La povera mia Teresa stava male in salute già da due anni, ma da cinque 
mesi poi peggiorò talmente che dovette finalmente morire e mori nelle mie braccia 
lasciandomi nel dolore. 

Quantunque il colpo apopletico gli avesse tolto la favella, la sua morte fu 
serena sino all’ultimo giorno di sua vita e volle che gli venisse levato l’anello dal 
dito e che lo mettessi nel mio. Fu assistita che meglio e con più cuore non poteva 
esserlo, e di ciò era grata e ci accarezzava per riconoscenza, essa mori a poco a 
poco senza soffrire molto. Io piango la perdita di un’affettuosa compagna che per 
cinquantatre anni prese tanta cura di me e della casa da essergliene riconoscente. 
Attivissima nell’occupazione di tanti lavori necessari, ed in quelli di puro diletto 
che formano il più caro ricordo ch’io possa desiderare di avere e che mi attestano 
come ella somigliasse a me nel non amare l’ozio e festeggiandomi tutte le volte 
ch’io ritornava a casa mi mostrava i suoi lavori, ed ora è veramente doloroso il 
non poterla più vedere. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXIII. 


1869 


Autografo di F. Hayez (brano di minuta di lettera). 

Gentiliss. Madamigella 

Dall’ottimo suo zio e mio buon amico ricevetti la gradita sua lettera di con¬ 
doglianza per la morte della povera mia moglie ; alla quale mi permetta rispon¬ 
derle onde renderle grazie ed assicurar la gentile.della mia riconoscenza 

per questo suo tratto di bontà che mi è di sommo conforto perchè le di lei espres¬ 
sioni vengono dal suo cuore puro ed angelico atto a mitigare il dolore della ine¬ 
vitabile perdita che ho fatto della mia cara compagna, da 52 anni ridotta da molto 
tempo in cattivo stato di salute. 

Grazie dunque a lei che col suo cuore puro angelico ha voluto occuparsi per 
mitigare il mio dolore e persuaso che nelle contemplazioni verso il fattor d’ogni 
cosa non scorderà un suo rispettoso 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXIV. 


1870 


Autografo di F. Hayez (minuta di lettera). 

Signorina 

Io sto sempre sulle mosse per andar a Erba dove gli amici Vaiaperta m’a¬ 
spettano da un mese, ma la curiosità di conoscere le notizie della guerra non mi 
fanno risolvere a partire. 

Che giorni tristi cara signora Luigina ! 





— 213 — 

Le triste nuove della guerra saranno arrivate anche a Chiavenna, l’ansia di 
sapere quello che dovrà succedere ancora andando avanti ci tiene tutti sospesi e 
sbalorditi io non so risolvermi. 

Qui a Milano i dispacci elettrici si succedono continuamente saranno veri? cattivi 
certo e tali da togliere qualunque buonumore perchè tutti pensiamo all’ avvenire. 

.leggere Goldoni per staccarsi dai tristi pensieri è un mezzo buonis¬ 
simo tanto più che ognuno di noi non possiamo migliorare i tempi nè le teste 
esaltale appunto queste mi spaventano. 


Originale 
Accademia Brera 


CLXV. 


Autografo di F. Hayez (brano di minuta di lettera). 


1870 


Graziosa Luisina 


Milano li 5 Agosto 1870. 


Cara Luigia il vecchio artista che si onora scrivervi sente in questi giorni 
tutta la tristezza di ciò che succede nel mondo politico ed allo stermino d’uomini, 
di città e di un Impero pel quale noi potremo dirsi Italiani. Voi siete ragazzetta 
ma la vostra età con il talento e l’animo 


Originale 

Negroui Prati Morosini. 


CLXVI. 


1872 


Autografo di F. Hayez. 


Gra%. Sig. D. Giuseppina 


Milano li ... Luglio 1872 


Dal suo maggiordomo Giovanni ebbi le notizie di lei e di tutta la sua fa¬ 
miglia, le quali mi hanno fatto piacere perchè buone come le desiderava, ella che 
ha avuto la bontà di voler sapere le mie, ^incaricando lo stesso Giovanni, saprà 
già che godo buona salute mercè anche la stagione a me propizia di questa nuova 
prova di sua leale amicizia e graziosa benevolenza gliene rendo grazie. 

Se in quei paesi dove ora si trova ella e l’angelica sua famiglia non regnasse 
il freddo farei volentieri una piccola gita, proprio per farle una visita, ma nella 
mia età non posso azzardarmi e poi a dirle la verità ne ho abbastanza del lungo 
nostro inverno milanese. 

Che fa la cara e paziente Antonietta ? Fa qualche segno dal vero ? La saluti 
e le dica che l’ultima seduta che si è compiaciuta darmi pel suo ritratto non ha 
avuto il risultato che mi era proposto, non so dire perchè, so solo che la mia 
testa era divenuta gonfia come un pallone, nè sapevo quello che mi facevo. 

Buono che non va all’esposizione per cui il dipinto a il tempo per ben asciu¬ 
garsi, e la mia testa per riposare da questo lavoro. 





— 214 — 

Del resto la vita che vo passando in questi giorni è sempre nell’arte, lavoro 
alcun poco, poi un poco occupato per concorsi scolastici, l’esposizione, ecc., mi 
passa intanto il tempo senza che m’accorga, purtroppo! 

La prego di tante cose a tutti, si conservi nella sua florida salute per la sua 
famiglia e gli amici fra i quali ossequiosamente e rispettosamente mi onoro chia¬ 
marmi 

Suo Umil. Devot. Servitore 
Francesco Hayez. 

Alla Sig. D. Giuseppina Negroni Prati Morosini 

Hotel Budruff 

Engadina Kùlm 
S.‘ Maurizio. 


Originate 
Accademia Brera. 


CLXVII. 


1872 


Autografo del pittore Domenico Morelli. 

Mio Carissimo Professore, 

Vi ricordate di Morelli, cioè della sua persona? Mi auguro di sì, ed allora 
immaginate che vi stia presente e che vi prega di una vostra parola in Livore di 
un bravo giovine artista. 

Avrete visto alla esposizione una mezza figura di donna grande al vero del 
Sig. Tofano ; dalla pittura son certo vi siete accorto che è fatta da un giovine 
che ha della natura un sentimento di colore molto fino, e studia con venerazione 
l’arte. 

Io credo che egli ha avuto la fortuna di piacervi, perciò vi prego di spen¬ 
dere una parola in suo favore. 

Vi assicuro che è tanto caro giovine che se lo conosceste di persona, voi lo 
amereste sicuramente, e le vostre autorevoli parole gli gioverebbero per vendere 
il suo quadro a qualche signore di Milano. So quanto siete generoso coi giovani 
e non aggiungo altro. 

Di me non so che dirvi, sarei venuto a Milano se non dovessi stare incate¬ 
nato per finire due figure di santi che uniti alla Madonna esposta formano il 
trittico di una cappellina particolare. 

Non ardisco domandare il vostro avviso sulla roba che ho esposto, ma se 
non vi annoiasse dirmene qualche cosa per iscritto, figuratevi il bene che mi fa¬ 
reste per i miei studi, e la consolazione di avere un vostro autografo. 

Finite queste due figure verrò a Milano, e mi vedrete subito al vostro studio 
per salutarvi e ringraziarvi della noia che vi ho dato. Accettate per ora i saluti 
affettuosi del 

Vostro devotissimo 
D. Morelli. 




Originale 
Signora Haye 


215 - 


1872 


CLXVIII. 


Autografo di Francesco Hayez (brano di minuta di lettera). 


Carissimo Prof. Morelli 

Rispondo con molto piacere alla gradita vostra, e innanzi tutto vi assicuro 
che non ho dimenticato nè posso dimenticare il buono e grazioso artista di cui ho 
ammirato nelle sue opere il singolare talento artistico, ed ebbi il vantaggio di 
conoscerlo di persona. 


La vostra Salve-Regina fa veramente una bellissima figura questo dipinto è 
degno del caposcuola Napoletano. 

Come leggo nella vostra lettera avremo il bene di vedervi a Milano, e saremo 
contenti tutti noi di stringervi la mano. 

Con stima 


Milano li 19 Settembre 1872. 


Vostro Hayez. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXIX. 


187; 


Autografo di F. Hayez (brano di minuta di lettera). 


Gentilissima Signora 


Milano Luglio 1873. 


Non ho ancora deciso da qual parte del mondo mi dirigerò in queste vacanze, 
mia intenzione sarebbe di visitare Torino per vedere il monumento Cavour del 
celebre Duprè, e poi in qualche altro sito, probabilmente vicino a Milano, la mia 
età non mi permette di viaggiare che col pensiero. 


Suo Umil. Dev. Servitore 
Francesco Hayez. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXX. 


Autografo di F. Hayez (variante del documento precedente). 


1873 


Quantunque nemico del freddo ora invidio la loro situazione che non vanno 
a rischio di arrostire come poco ci manca a noi qui in Milano di esserlo tanto 
è il caldo eccessivo. In verità che in tanti anni non 1 ’ ho mai provato cosi forte. 
Ormai pare che dovressimo passare presto ad una temperatura meno infernale 








— 216 — 


che durasse senza ombra di speranza di una pioggia rinfrescatrice desiderata da 
tutti io confesso che Accademia o non Accademia io partirei a trovar della fre¬ 
scura ancorché dovessi far a piedi la strada. 

Del resto sò che loro stanno bene ed io nonostante la Geremiada fattale mi 
trovo in ottimo stato di salute, devo perciò ringraziare, chi ? non saprei, perchè 
sarebbe troppa arditezza il credere che 1’ Ente supremo s’ occupasse di un vecchio 
pittore uomo da poco in tutto. 

Ma son contentissimo però di poter dire sono nella grazia di una Signora 
che mi onora della Sua amicizia, di Lei mia gentile e buona Signora Giuseppina 
che anche lontana si ricorda di me e manda ad informarsi di mia salute, sono 
glielo accerto sensibilissimo al Suo ottimo cuore e la ringrazio. 

Veniamo alla Antonietta, temo che quest’ anno non abbia toccato lapis, ha 
abbandonato il disegno? qui in Milano si vocifera che invece abbia apostatato e 
dalla pittura inclini ora alla scultura .... io non la condanno anzi desidero che 
sia e le faccio le mie congratulazioni; allora quella che disegnerà dal vero sarà 
forse la Luigia, questo esercizio lo ha fatto altre volte e fa bene. 

La prego de’ miei complimenti a tutte due queste care figlie e tante cose al 
Giovannino che non potrò vedere perchè torna a suoi studj, al vivissimo Enrico (?) 
a tutti infine, ed a Lei che tanto stimo e rispetto le bacio le mani e mi dico 

Suo umil. serv. ed Amico 
Fr. c0 Hayez. 


Originale 
Accademia Brera 


CLXXI. 


2873 


Autografo di F. Hayez (brano di minuta). 


Gentilissima Signora 


Milano 5 Agosto 1873. 


Quantunque nemico del freddo, è tale il caldo quest’ anno in Milano da in¬ 
vidiare i fortunati che si trovano o per vera cura igienica ovvero per passatempo 
in luoghi ameni e freschi come quelli per esempio che godono loro Signore e 
dove allegre e contente di trovarsi dopo qualche mese tutti uniti in famiglia men¬ 
tre noi invece lontani dagli amici, rimasti soli, andiamo anche a rischio di arro¬ 
stire, chi sà se al loro ritorno in Città ci troveranno ! Sul serio, il caldo qui da 
noi è quasi insofribile. 

Nonostante che a S. Maurizio la natura dei luoghi sia tanto bella e pittoresca 
pur scometto che non è arrivata ad invogliare 1’ Antonietta a farne dei segni, il 
lapis è stato da lei abbandonato da un pezzo ! ama forse ora la creta?.. Chi sà che la 
Luigia non disegni lei, è tanto piena di anima e di foco che non potrà stare 
senza arricchire il suo Album di qualche memoria di quei siti che a chi conosce la 
matita non possono . . . 




Originale 
Accademia Brera. 


— 217 - 


CLXXII. 

Autografo di F. Hayez (frammento di abbozzo di lettera 
probabilmente diretta al Conte Carlo di Belgiojoso). 


1873 


Illustrissimo signor Conto 

A norma dell’ ultimo discorso di’ io ebbi 1’ onore di tenere con la S. V. 111. 
intorno al di Lei ritratto che con piacere eseguirò in dipinto all’ olio, ed es¬ 
sendo passate le feste di S. Ambrogio io sono tutto a sua disposizione nel dar 
principio al lavoro fosse anche domani verso il mezzo giorno sino alla una o 
quando la S. V. 111. lo credesse, prego solo dalla di Lei compiacenza un cenno 
col mezzo di qualche bidello. 


Originale 

Nrgroni Prati Morosini. 


CLXXIII. 

Autografo di Giovanni Rizzi. 
A FRANCESCO HAYEZ. 


1S74 


Milano 14 Febbraio 1874. 

La festa natalizia 

Zè un zorno singoiar, 

Che, o allegra o malinconica 
La zente fa restar. 


All’ omo insulso e inutile 

Ghe porta un po’ de affanno 
Perchè 1’ idea ’l ghe suscita 
Che ogn’ anno passa un anno; 


Ma 1’ omo de gran merito 

Che adovra ben l’ingegno 
Che coi sò fati splendidi 
De onor s’ è reso degno, 

Contro all’ etcì no mormora, 
Ma nel sò cor el gode 
Che ogni noVo periodo 
Ghè porta nova lode. 

Se sul passàa lù el medita 
Ghè cara ogni memoria, 
Se nel futuro el specula 
Ghè vede la sua gloria. 


28 




Originale 

Negroni Prati Morosini. 


— 218 — 


1874 


CLXXIV. 

Autografo di Giovanni Rizzi. 

A FRANCESCO FIAYEZ. 

15 Febbraio 1S74. 

Se se tratasse — de farghe onor 

Al nome, al merito — del gran Pitor, 

Certo che 1’ umile — nostro dialeto 
Per tanta gloria — saria pocheto; 

E ghe vorave — che’ el panegirico 
Ghe lo fazesse — qualche gran Lirico 
In te la magica — lingua del si, 

Quel, per esempio — che intendo mi. 

Ma mi del Genio — non me ne intrigo; 

Parlo al Sior Checco, — parlo all’amigo; 

E in te la lingua — dela laguna, 

Dela so patria, — dela so cuna, 

La lingua classica — del « te vói ben », 

Lingua de zucchero — senza velen, 

Ghe fazzo un brindisi — de tuto cuor, 

Ghe zigo, evviva, — prego el Signor 
Che el lo conserva — ai altri e a mi 
Per ani tanti — sempre cussi, 

Con tuti amabile, — de bon umor, 

San cofà un pesce, — bel cofà un fior ! 

G. Rizzi. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


CLXXV. 


Autografo di F. Flayez. 

Parla dell’ uragano che gli devastò lo studio. 


1874 


Gentilissima Signora, 


Milano li 21 Giugno 1874. 


Lessi con piacere nella gradita sua le buone notizie della sua famiglia e di 
Lei e ne sento piacere, e se della cura che stanno facendo sono contente tanto 
meglio, la gita a Trescorre ancorché sia un paese da poco non le sarà discaro di 
esserci state, la loro compagnia porta 1’ allegria con sè senza cercarla d’altri, ora 
poi che il Cencino altro fiore del mazzo di casa Negroni si trova unito saranno 
anche più allegre e contente. Brave ! 



219 - 


Con questo caro ed intelligente ragazzo ho adempiuto il piacevole incarico 
che Ella mi ha dato, lo bacciai per Lei e per me. 

Saranno già informate del famoso uragano che formerà epoca per cui non le 
scrivo altro che io pure ne sono stato una delle vittime, l’originale del ritratto di 
Manzoni ebbe sbucato il fondo, il mio studio poi era un vero campo di battaglia, 
quando vi andai subito dopo il turbine al vederlo ne fui commosso, però poteva 
succedere di peggio, i vetri del finestrone erano andati tutti, il vento e la tempesta 
poteva giocarvi più allegramente. 

Dal Fava ci vado ben volentieri egli non sta male, ma si lagna molto degli 
occhi, forse teme troppo, sicuro che è un affare da darle giustamente un pensiero. 

L’amico Maffei non avendolo mai visto dal Fava nè incontrato per istrada 
ritengo non sia in Milano. 

Tante cose alla Mar. ss Soncini che mi consola sentirla migliorata nella sua mal 
ferma salute, tante a quelle care ed allegre ragazze al Cencino ed un prego a Lei 
mia buona Signora di conservare a me la sua benevolenza ed amicizia, ho l’onore, ecc. 

suo dev. servo 
Francesco Hayez. 

P.S. Lorenzo Lotto è l’autore della pittura della nota cappella Suardi. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXXVI. 


F. Hayez dona all’Accademia di Brera 
i suoi ritratti di A. Manzoni e Carlo di Belgiojoso. 

R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI MILANO. 


1874 


Li 16 luglio 1874. 

Facendomi interprete del Consiglio Accademico, mi reco ad onore di espri¬ 
mere alla Chiar. ma S. V. i sensi della sua ammirazione e gratitudine per il nobile 
pensiero da cui Essa fu animata nell’offrire a questo Istituto le due pregiatissime 
tele in cui ritrasse le sembianze di Alessandro Manzoni 1 e dell’ottimo nostro Pre¬ 
sidente, conte Carlo Belgiojoso. 2 E non meno le è riconoscente il Consiglio per 
le parole gentili da Essa pronunciate nell’atto di annunziare il prezioso donativo, 
le quali lo hanno reso doppiamente accetto e caro. E invero, se il possesso dei 
ritratti di quei personaggi, tanto degni di riverenza e di affetto, è per il Consiglio 
argomento della più viva compiacenza, questo sentimento vieppiù s’accresce e si 
ravviva pel riflesso che i due dipinti sono opera del potente pennello della I. ma S. V. 
la quale è sommo vanto, non pure di questo Istituto, ma d’Italia nostra. Il nuovo 

1 V. Elenco Opere. 

2 Idem. 



220 


atto di sua generosa deferenza aggiunge uno splendido titolo di più a quelli pei 
quali la S. V. Chiar. ma si è già resa tanta benemerita così all’ Accademia che al 
Consiglio. 

In nome di questo pertanto adempio al gradito officio di porgere ad Essa i 
più sentiti ringraziamenti e di esprimerle la sua profondi riconoscenza; e tengo 
insieme a pregio di rassegnarle i particolari miei sensi di stima sincera, affettuosa 
e riverente. 


AlV Illustre pittore 
Prof. Comm. Francesco Haye% 
Consigliere Accademico 


Per il Consiglio Accademico 
Il Segretario 
Antonio Caimi. 


Originate 
Accademia Brera. 


CLXXVII. 

REGNO D’ITALIA. 

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE. 


1874 


Roma addì 24 luglio 1S74. 

Ai ringraziamenti che Le saranno pervenuti dal Consiglio Accademico pel 
dono generoso da Lei fatto alla R. Accademia del ritratto di Alessandro Manzoni 
e di quello del Signor Presidente Conte Carlo Belgiojoso, io debbo aggiungere, 
i miei tanto più caldi e sinceri quanto è più prezioso e gentile il suo dono; del 
quale io veramente me Le professo obbligatissimo. E col desiderio di dimostrarle 
quanto io apprezzi quest’atto che onora grandemente la sua gentilezza, Le dichiaro 
la mia profonda stima. 

Per II Ministro 
Bonfadini. 

Al Chiariss. sig. Cav. Prof. Francesco Haye% 

Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLNXVIII. 


1875 


Autografo di Hayez (minuta di lettera). 

Milano, 17 Aprile 1875. 

Caro D. r Ranci, 

Tanti ringraziamenti vi devo per le sollecite cure che vi siete preso per mia 
figlia e per me in questi giorni in cui causa la triste stagione ebbimo alcuni in¬ 
comodi a soffrire, che mercè vostra ora possiamo dirci guariti, dunque di nuovo 
tante grazie. 




221 


Io però vi sono debitore del prezzo dei due flaccon del liquido medicinale 
che voi stesso mi avete portato, permettete ch’io adempisca quanto vi devo. 

Lunedi prossimo conto di ritornare come al solito allo studio e mi vi trat¬ 
terò giornalmente dalle dieci sino ad un’ora, ciò per vostra regola, là combine¬ 
remo le sedute per terminare il vostro ritratto, 1 ed intanto mi dico con piena stima 
ed amicizia 

Vostro Hayez. 

1 V. Elenco Opere. 


Originale 1875 

Accademia Brera. 

CLXXIX. 

Autografo di Girolamo Induno. 


Distintissimo Signor Professore, 


Genova, 20 Aprile 1875. 


Già da molto tempo avrei dovuto scriverle per farle tanti ringraziamenti per 
la generosa sua adesione a cedermi il noto quadro, quanto mi verrà di vantaggio 
lo devo certamente alla sua bontà e generosità per me. 

Dal canto mio poi mi occuperò con tutto l’impegno ad eseguirgliene un altro 
che possa essere di sua soddisfazione, il più presto che mi sarà possibile, intanto 
a V. S. le sarà da mio fratello Domenico presentato un altro quadretto 1 mio che 
terminai prima di partire di Milano, sempre colla condizione che se il detto qua¬ 
dro non potrà suplire all’altro e che non sia di piena sua soddisfazione mi riservo 
eseguirne un altro e replicare il primo od anche altro soggetto se la S. V. avrà 
la bontà di comandarmi. 

La saluto distintamente e con tutta stima e rispetto mi dichiaro di lei 

Servo e scolaro 
Gerolamo Induno. 


1 II dipinto si trova presso la figlia adottiva del Prof. Hayez e rappresenta dei suonatori gi¬ 
rovaghi. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXXX. 


1875 


Autografo di Hayez (frammento di minuta). 


Gentilissima Sig. D. Giuseppina, 


Milano, Luglio 1875. 


Scuse. Bisogno di lavorare per ultimare i due dipinti che dopo aver mancato 
per otto anni quest’anno ho dato la mia parola di spedire a Lovere pei primi di 
Agosto, cioè l’Ecce Homo ed una Vergine, la stanchezza e sfinitezza che il lavoro 
stesso allorché dopo non più di tre ore dimettevo mi. . . 





Originale 
Accademia Brera. 


CLXXXI. 


1875 


Autografo di Hayez (frammento di minuta). 


Gentilissima Sig. D. Giuseppina, 


Milano, Luglio 1875. 


Bisogno di lavorare per ultimare alcuni dipinti come l’Ecce Homo ed un 
piccolo quadretto che dietro mia parola devono essere a Lovere pei primi di A- 
gosto, stanchezza ed anche qualche giorno sfinitezza nel mio fisico corroborata 
spesso dalla tosse e dalla debolezza di testa, il tutto prodotto appunto dal lavoro 
di un paio poco più di ore, ecco le cagioni che mi è stato impossibile lo scrivere 
nonostante la mia buona volontà in... 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXXXII. 


Variante della stessa minuta di lettera. 
Autografo di F. Hayez. 

Gentilissima Sig. Giuseppina, 


1875 


ed il trovarmi dopo aver lavorato tanto stanco e abattuto fu la causa che non 
le ho scritto prima. 

Il mio fisico ha sofferto molto in causa della cattiva stagione che le cure 
sempre prodigatemi da mia figlia non valevano ad impedirlo. Sì sig. Giuseppina, 
non posso farmi più illusioni vado ognor più decadendo. La tosse non mi tor¬ 
menta molto ma non mi abbandona mai, gli occhi si stancano, la mia mano si 
fa sempre più convulsa — dipingo ma fatico — vorrei leggere ma non arrivo 
a leggere una pagina che devo riposare almeno... minuti — ecco perchè mancai 
di darle prima notizie che in quanto alla mia salute tolto la tosse che ancora non 
è ben sparita ed il crollo che in causa della mia grave età va prendendo possesso 
del mio fisico ed anche del mio morale, non me la passo male. Delle cure poi 
che continuamente l’Angelina ha pel mio benessere . . . (La minuta è troncala a 
questo punto'). 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXXXIII. 


1875 


Autografo di F. Hayez (minuta di lettera). 

Senza data. 

Non è dimenticanza non è trascuratezza la mia di avere tardato scriverle mie 
notizie meno poi ingratitudine alla di Lei amicizia e benevolenza che tanto ap¬ 
prezzo e mi tengo fortunato tanto di andarne superbo, ne è causa un puntiglio 






- 223 — 

di mantenere la promessa che ho dato a mia nipote di fare avere il dipinto l’Ecce 
Homo pei primi del venturo Agosto, e di portar quasi al suo termine il ritratto 
del Conte Carlo di Belgiojoso, 1 e queste sono le scuse che sono ... e spero 
saranno valide per essere perdonato. 

Si Signore! gliele assicuro valide poiché quantunque mi avanzasse e prima e 
dopo il lavoro, molte ore del giorno, i miei occhi non dovevano stancarsi prima e 
dopo ero così stanco di tutta la persona che ero impossibilitato ad aver passione 
alcuna. Ora poi concludo col farle noto che oltre a tutto ciò ho una proibizione 
dal medico d’impiegar i miei occhi a leggere ed a scrivere non solo ma benanche 
a dipingere e disegnare cose minute e mi permette però di dipingere figure di 
grandezza al vero. 

1 Nuovo ritratto del Conte di Belgiojoso e che attualmente si trova presso il suo fratello 
conte Emilio. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


CLXXXIV. 


lS 75 


Autografo di F. Hayez. 


Gentil. Sig. D. Giuseppina, 


Milano, 26 luglio 1875 


Sono alquanto mortificato, Ella tanto buona con me vuol sapere da me stesso 
le notizie di mia salute e delle mie occupazioni artistiche, io grato a questo tratto 
di sua leale e cara amicizia mi sono messo più volte per scriverle in proposito, creda 
Ella ch’io abbia potuto andar avanti oltre due linee? non mi è stato possibile. La 
mia testa non poteva reggere il mio cervello cominciava a bollire, mi si oscurava 
la vista e finalmente, ostinandomi a voler andar avanti mi si sviluppava un dolore 
acutissimo alle tempia che mi obbligava di non andare innanzi. Io non feci parola di 
questo con la buona mia figlia sempre nella speranza che fosse cosa nervosa e per 
consolarmi dava colpa alla stranezza della stagione, però durando questo mio in¬ 
comodo più volte parlai al dottore che mi consolava confermandomi che indebo¬ 
lito il mio sistema nervoso, il fissare cose minute come caratteri disegnare cose 
piccolissime avrebbe fatto sempre l’istesso effetto, che però col riposare degl’oc- 
chi e col cambiarsi della stagione avrei migliorato. 

Oggi volli provarmi dopo sei giorni di riposo e posso non senza fatica però 
darle queste mie notizie dispiacente di non poter allungarmi rispondendo alla gra¬ 
dita Sua dell ’11 andante in cui mi descrive pittorescamente tanto bene le posizioni 
dei luoghi che si vedono da dove abitano e la ringrazio sperando che non vorrà 
vendicarsi della mia involontaria mancanza. 

Godo a pensare come saranno tutti felici al trovarsi tutti uniti, a tutti la prego 
farmi servitore, a D. Annetta tante cose a D. Antonietta gli dica che mi aspetto al 
ritorno suo in Milano di vedere quei schizzi fatti sul vero come anche quelli dei 
quali mi parla che ha Ella fatti e che farà pure sul vero. 

Il ritratto del Pres. è quasi terminato questo lavoro sarebbe già finito ma non 
potevo lavorare che circa un’ora poco più al giorno, che se per essere oggetto 
grande non provava i sintomi come nel leggere e nello scrivere divenivo però 



cosi stanco e sfinito da non poter più per alcune ore occuparmi opprimendomi 
anche la solita mia cronica tosse che non vuol abbandonarmi affatto. 

L Angelina le umilia i suoi rispetti e la ringrazia della di Lei buona memo¬ 
ria. Essa è sempre la stessa e se non l’avessi sarei perduto, la melanconia s’im¬ 
possesserebbe di me invece vivo tranquillo in perfetta pace ed in pace soffro i miei 
incomodi e mi è cara anche la mia decrepitezza, perciò ringrazio sempre chi pre¬ 
siede ai destini che del mio non posso lagnarmi. 

Einisco perchè non ci vedo più ma non soffro altro incomodo e sono allegro. 

Quando manco mi perdoni e non mi tolga la preziosa Sua benevolenza ch’io 
l’assicuro stimo ed apprezzo, con rispetto le bacio quelle belle mani. 

Suo Dev. Servo 
Hayez Francesco. 

P. 5. Farei gran fatica a metter in netto questo scritto Ella mi perdonerà 
anche questo. 

Alla Signora D. Giuseppina Negroni Prati-Morosini 

Genova per Albaro 
Borgo Pila, Pia Lavinia N. 2). 

Originale 187 5 

Negroni Prati Morosini. 


CLXXXV. 

Autografo di F. Hayez. 


Gentiliss. Sig. D. Giuseppina, 


Milano Agosto 1875. 


Non vorrei che l’atmosfera fosse anche da loro come l’abbiamo continuamente 
noi, pioggia, sole, caldo e freddo tutto in un giorno, questi cambiamenti non sono, 
almeno per me, molto salubri, però degli incomodi sofferti nello scorso mese mi 
sento alquanto migliorato e ne approfitto per renderle con queste linee tanti rin¬ 
graziamenti per quelle eccellenti Pesche che certo per suo ordine mi vennero da 
Cas i Sua portate in dono. In causa poi del tempo sempre burrascoso non ho po¬ 
tuto ancora approfittare della sua carrozza graziosamente esebitami, anche di questo 
favore la ringrazio nuovamente. 

Quantunque di quando in quando non mi senta bene pure ingrasso ed il mio 
esterno fa le meraviglie della gente, io però l’entità de’miei anni la provo pur 
troppo. 

Ora sono in perfetto ozio e tolto quel poco che manca, per terminare il ri¬ 
tratto del Presidente non so se prenderò più in mano il pennello. 1 

Le faccio i ringraziamenti dell’Angelina che si trova onorata dei di Lei sa¬ 
luti che con umiltà e rispetto rincambia ed alle quali cose mi unisco, e pregan¬ 
dola dei miei complimenti a tutti di sua famiglia, tante cose all’amata sua sorella 

1 F. Hayez anche questa volta non depose il pennello: veggasi l’elenco delle opere. 



— 225 — 

D. na Annetta, all’ottimo Grand’Ufficiale che spero i suoi occhi non avranno almeno 
peggiorato, e ad Ella poi la preghiera di accordarmi la Sua benevolenza ed il per¬ 
messo di baciarle rispettosamente le mani, mi onoro dirmi 
Di Lei mia graziosa Signora 

Um. Dev. Servitore 
Frano. Hayez. 

Signora D." a Giuseppina Negroni Prati Morosini 
Genova per Albaro 
Borgo Pila Via Lavinia 


Originate 

Negroni Prati Morosini. 


CLXXXVI. 


1877 


Autografo di Fr. Hayez. 


Gentilissima Signora, 


Da Casa 3 giugno 1877. 


Belle le rose che graziosamente mi ha regalato peccato 1 che questo fiore che 
è il primo tra i fiori abbia cosi corta vita e gliene rendo tante grazie, questo suo 
dono difatti mi ha fatto allegria perchè mi assicura della sua buona memoria e 
benevolenza a mio riguardo. 

Io sarò allo studio alle dieci sino alla sera, se avrò il bene di una sua visita 
questa mi farà piacere, si ricordi però che il mio studio è nella massima meschi¬ 
nità di lavori da compiangermi piuttosto che no. 

Tanti saluti a tutti e mi creda col massimo rispetto 


Signora D. nn Giuseppina Negroni Prati-Morosini 


Suo Dev. Servo 
Prof. Hayez Frano. 


1 Donna Negroni aveva mandato ad Hayez delle rose pel quadro di fiori che egli stava fa¬ 
cendo e che ora trovasi nello studiolo in Brera. 


Originate 
Accademia Brera. 

CfiXXXVII. 
Autografo di Fr. Hayez. 


1877 


Gentilissima D." a Giuseppina, 


Settembre 1877. 


Non andrò più a Venezia, e ciò mi duole assai, non andrò in alcun luogo 
altro perchè non mi sento proprio voglia e la buona salute che godo non toglie 
dal mio pensiero che da un momento all’altro non abbia a capitarmi un qualche 
malore da trovarmi pentito dell’essermi allontanato dalla mia casa. 


29 




— 226 


L’Angelina, la mia buona ed affettuosa figlia, che la provvidenza mi ha dato 
accondiscende alle mie deliberazioni sempre contenta, ed a me, ora che la mia 
testa si è fatta debole, e facilmente è occupata, diviene sempre più necessaria; 
mi accorgo di essere importuno con le mie Geremiadi quindi finisco. 

Torno sull’argomento del ritratto di D. Alfonso che prego Lei mia signora 
dirgli che da questo momento io sono ai suoi comandi per le necessarie sedute 
che ancora mi abbisognano per terminare il noto dipinto, queste saranno corte, 
solo la prego di aver la compiacenza di avvisarmi qualche giorno prima. 

Mia figlia la ringrazia della graziosita che ha la bontà di usarle e ne siamo 
tutti e due grati, riceva i rispettosi saluti che essa Angelina m’incarica 'di farle, 
ed unendo i miei più sinceri sensi di stima e devozione ho l’onore dirmi 

Suo Dev. Serv. ed amico 
Hayez Francesco. 


A Donna Giuseppina 
Negroni Prati. 


Originale 
Accademia Brera. 


CLXXXVIII. 


1877 


Autografo di F. Hayez. 


Gentilissima D.”“ Giuseppina, 


Milano, settembre 1877. 


Non so s’Ella abbia saputo da D. Alfonso come io per rimediare alla gran 
stanchezza della mia vista sia stato obbligato a riposare dal lavoro, per la qual 
cosa il ritratto del detto Signore, è restato non terminato del tutto ; ora mi trovo 
che mercè appunto il riposo, i miei occhi hanno migliorato, ma per quel tanto 
solo che roba vecchia e frusta molto può migliorare, per cui non mi è dato sperare 
di più e mi son deciso di dar termine ai due ultimi ritratti già portati avanti, cioè 
il ritratto di D. Alfonso e quello del signor Caglio poi chiudo Bottega e addio arte. 


Originale 
Accademia Brera. 

CLXXXIX. 


1878 


C. Collega, 


Autografo di Cesare Cantù. 


Due righe della Perseveranza ' di sabato ti mostrino la memoria che di te 
conserva 


Cesare Cantò. 


15 Maggio 1878. 


1 Perseveranza N. 6662 anno XX. Sabato 11 Maggio 1878. Notizie cittadine. — Un giudizio 
sui lavori giovanili di Hayez-... Sottoscritto: 


C. Cantò. 





Originale 

Neg roni Prati Moro sini. 


— 227 — 


1878 


cxc. 


Originale di F. Hayez. 


Milano, Giugno 1878. 


Gentilissima D. Giuseppina, 

Sono stato mal informato del giorno di sua partenza per Pessano venni alla 
di Lei casa il giorno dopo la sua partenza ne ho potuto farle i dovuti ringrazia¬ 
menti per i tanti favori ch’io ho ricevuto da Lei ; glieli faccio ora e di cuore. 

Mi congratulo poi del bel acquarello che mi ha mandato a far vedere e che 
ho trovato molto bene eseguito con molto buon gusto di colore, con toni robusti 
ed armonici ad uso scuola veneta, in quanto poi alla somiglianza questa non deve 
mancare tanto è naturale, brava! 1 

Ella è artista, spero che vorrà seguitare a lavorare ed a farmi vedere i suoi 
lavori cosi avrò due piaceri, uno quello di vedere il frutto delle sue artistiche oc¬ 
cupazioni, l’altro di vedermi da Lei ricordato, della qual cosa vado superbo. 

Ebbi il piacere ancora di aver una cara visita del suo Giannino che trovai 
grande, simpatico e beilo, me ne consolo con la mamma che lo ha fatto, non ne 
faccio meraviglia poiché bella e simpatica la mamma dovean riuscire tali anche i figli. 

Ho ripreso a praticare lo studio ma non come prima, come non come prima 
mi sento avere ora le forze, anche il tempo sempre minaccioso ed incerto influirà 
sul mio fisico già molto invecchiato non ostante m’occupo con molta buona vo¬ 
lontà della Vergine da mettere nella parete . . . 

La mia ottima Angelina e sua nipote m’incaricano presentarle i loro rispet¬ 
tosi complimenti, e rispettosi pure e di cuore glieli faccio anch’io augurandogli 
miglioramenti al suo malanno, pregandola di ricordarmi a D. na Annetta carissima 
e gentilissima, mi ricordi anche al buon Fava, a cui permetta che le bacio le 
mani. 


Alla Signora 

D.’ m Giuseppina Negroni Prati Moro sini. 
(Gorgonzola per) 
Pessano. 


Suo Dev. Serv. ed amico 
Hayez Francesco, 


1 Parla del ritratto fatto a Montecatini dalla Nobil Donna Negroni Prati. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


CXCI. 


1878 


Originale di F. Hayez. 

Lago di Como, Tremezzo Albergo Bazzoni, 7 settembre 1878. 
Gentilissima D. Giuseppina, 

Dopo aver dato sepoltura nei nostri stomachi alle quaglie da Lei graziosa¬ 
mente regalate ed aver commesso un peccato di gola, tanto erano stupende, ab- 



228 


biamo fatto fagotto pel Lago di Como dove ci troviamo e da dove gli invio i 
miei dovuti ringraziamenti per li suoi continui tratti di graziosa e gentile amici¬ 
zia della quale gliene sono tanto riconoscente. 

Dunque siamo sul Lago di Como all’albergo Bazzoni e non alla Cadenabbia 
per la ragione che la pensione costa assai meno, che essendo questa volta in quattro 
e non in due persone come per lo passato e con minori mezzi, causa la malafede 
e la malvagità degl’uomini devo tener più da conto come Ella vede dovevo a ciò 
pensarvi. 

A dir il vero credeva di trovar questo simpatico Lago molto più popolato di 
forestieri che non lo sia. Noi ci troviamo bene alloggiati, la cucina è buona, ab¬ 
bastanza politezza e nella gente di servizio buone maniere e prontezza, già sono 
donne e le donne son sempre graziose, volenterose e intelligenti e simpatiche. 

Tra i villeggianti conoscenti vi è Barbavara che graziosamente ci ha invitato 
a vedere la sua Villa e vi andremo, vi è la Kramer con la sua corte, essa o in 
barca od in carrozzetta a mano la si vede tutti i giorni, altre persone di mia co¬ 
noscenza sino addesso non posso dire di averne vedute, Inglesi, Francesi e Tede¬ 
schi abbastanza da credersi fuori dell’Italia. 

La mia salute e quelle delle mie compagne è ottima; l’aria balsamica di questo 
Lago tanto pittoresco pare che ci faccia bene, fra noi regna la pace e l’allegria, 
infine possiamo ringraziare la provvidenza e desiderar che tanti infelici possano go¬ 
dere altrettanto, vorrei che tutti fossero molto più ricchi di me e si accontentas¬ 
sero per non sentir i lamenti de’ miserabili anche fra gli artisti. 

La prego di farmi servitore devoto a l’Annetta, al buon amico Fava, da parte 
poi d’Angelina accetti mia buona Signora gli umili ossequi che con la nipote mi 
pregano di presentarle, mi continui la sua benevolenza e mi creda 

Suo Dev. Serv. ed amico 
Prof. Hayez Franc. 

Sig. D."“ Giuseppina Negroni Prati-Moro sini. 

(Canton Ticino) 

Lugano. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


1878 


cxcir. 


Autografo di F. Hayez. 

Gent. D." a Giuseppina , 

Nella speranza ch’Ella avesse fatto una delle sue solite corse a Milano mandai 
a vedere alla sua porta me n’ebbi in risposta che non conta tornare in Milano che 
dopo S. Carlo, cosi io che contava di venirla inchinare e renderle le dovute grazie 
per l’ultimo graziosissimo suo dono delle eccellenti quaglie mi faccio premura di 
fargliele intanto con queste due righe che spero vorrà accettare perchè veramente 
gliene son grato. 



— 229 — 

Io sono a Milano colla mia famiglia di piede fermo e aspetto anch’io il S. Carlo 
per occuparmi, non so di che cosa. . . forse dell’arte ? Ma sento che occhi e mano 
non mi servino più ! 

La prego di tante cose alla sua cara amica e sorella D. na Annetta all’amico sommo 
Fava, agli amabili sposi se si trovano a Pessano, a D. Giorgio e D. Alfonso che 
sento abbia acquistato un quadro della brava nostra Fulvia artista distintissima. 

Godo sentire ch’ella stia bene e sia per sempre che mi duole de’ suoi malori 
che abbenchè leggieri pure lo so per prova danno molta noia, basta non abbiamo 
di certi mali che la speranza che cessino da per sè senza la incerta scienza di 
Esculapio, il più delle volte, e sempre quando si tratta dei nervi istupidisce. 

Mi conservi l’onorevole sua protezione e permetta che le bacia le mani. 

Casa 8 Ottobre 1878. 

Devot. Obbl. Serv. ed amico 
Prof. Hayez Franc. 

Sig. D."“ Giuseppina Negroni Trali Morosini 
Gorgonzola per 
Pessano. 


Originale 
Cesare Cantù. 


CXCIII. 


1878 


Autografo di Cesare Cantù. 


Caro Hayez 


Tu vecchio non incontri mai me vecchio senza ricordare le nostre gite arti¬ 
stiche e i tuoi studi a Roma, a Napoli, a Pesto, e come ti dilettavi rimembrando 
gli anni giovanili, e rivedendo a Capodimonte uno de’ tuoi primi lavori. Nel ve¬ 
nire augurarti un altro anno di sanità operosa e di mente serena, voglio tornarti 
a quei giorni col presentarti la lettera, che nel 1814 (64 anni fa!) il Canova scri¬ 
veva sul canto tuo. Come indovinò ! 

E Dio ti conservi alla patria e agli amici. 


27 Dicembre 

Tuo affez. 1 ” 0 
Cesare Cantò. 


Segue l’attestato del Canova già stampato a pagina 114, Documento XVI. 




Originale 
Cesare Cantù. 


- 23O — 


1878 


CXCIV. 

Autografo di F. Hayez. 

Caro Cantù 

Vorrei avere almeno un tantino almeno della tua sapienza per rispondere alla 
carissima lettera che mi dirigesti e t’assicuro che le tue parole mi fecero gran pia¬ 
cere, e m’insuperbisco al vedere un uomo di tal fama occuparsi di me. 

Grazie adunque della tua benevolenza e dei tuoi augurii che mi sono tanto 
più cari perchè vengono da un amico leale e sincero. 

Ti saluto di cuore. 

Tuo obb.° 

Hayez Francesco. 


Originale 
Signora Haye{. 


cxcv. 


1879 


F. Hayez dona il proprio ritratto all’Accademia di Belle Arti di Venezia. 
R. ISTITUTO DI BELLE ARTI IN VENEZIA. 


19 Febbrajo 1879. 

Illustre ^Professore, 

Stamane il sottoscritto e alcuni professori dell’Istituto credettero vedere il ve¬ 
nerando Maestro Hayez. Sul labbro di tutti venne il verso di Dante: 

« Non vide me’ di me chi vide il vero. » 


Il suo ritratto sarà splendido ornamento della galleria nostra. 

Venne tosto mandato avviso alla Presidenza del Consiglio degli Accademici, 
la quale non mancherà di fare i dovuti ringraziamenti. 

Il sottoscritto non ha resistito alla tentazione di prevenire ai suoi i ringra¬ 
ziamenti della Presidenza Accademica. 

Il Direttore 
L. Ferrari. 


Originale 1879 

Accademia Brera. 

CXCVI. 

R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 

Presidenza 

Collegio degli Accademici 

Venezia, addi 20 Febbrajo 1879. 
All’Illustre Artista Pittore Comm. Francesco Hayeg 
L’Accademia ha ricevuto lo stupendo ritratto che la S. V. ha avuto la bontà 
d’inviarle. 

Non poteva il dono riescire più gradito , cosi per 1 ’ effigie che rappresenta 
ch’è una gloria veneziana ed italiana, come per il perfetto magistero dell’arte che 




Tavola XXIV. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Studio dal vero 
1879. 


Era modesto, perchè aveva sempre guardato al meglio, ed era 
andato via via perfezionando e riformando il suo stile. 

Camillo Boito. 

Non provò mai invidia, anzi amava che sorgessero buoni artisti. 


Giuseppina Negroni Prato Morosinl 




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J ?i r - aito all Accademia di Belle Arti di Venezia. 

R. ISTITUTO" DI BELLE ARTI IN VENEZIA. 

£13 bs t oiI'§3rn In oJnbmug aiqmsa nvsvn àrloiaq c oJ23Ì)om mH 

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A aro otti venne il verso di Dante: 

.otioH ojjima 3 


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e non mane! ,;e i dovuti ri azi.iin.it:. 

.0«2O*oM otaaT mofloaM AMmaauiO 

L. Ferrari, 




>LMÌ l DI BELLE ARTI. 


Ali 1 Ri:'. 

CilC VITTL 


Venezia, adii . . . i8v 

c Conm. Francesco Haye* 













fa vedere come le gloriose tradizioni di Tiziano e di Paolo rivivano nella S. V. 
in tutta la loro bellezza. 

Il Collegio Accademico ha deciso che sieno rese alla S. V. le più vive grazie 
e che il prezioso ritratto abbia un posto distinto nelle gallerie dell’Accademia e 
rechi una scritta che palesi la gratitudine di Venezia per l’illustre donatore. 

Nel comunicarle tale deliberazione io sono ben lieto di attestarle anche per 
mia parte i più sentiti ringraziamenti e le proteste della mia più verace stima. 

Dalle Sale della R. Accademia 

Il Presidente 
G. Giovanelli. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


CXCVII. 


1879 


Autografo di F. Hayez. 

Gentilissima D” a Giuseppina 

Avendo inteso alcuni giorni fa dalla mia Angelina aver Ella il desiderio di 
avere una copia del mio dipinto la Monaca 1 n’ebbi piacere ed il suo desiderio da 
quel momento è divenuto anche il mio e me ne volli tosto occupare ed ora la 
nuova Monaca è già fatta ed è a’ suoi ordini. 

Solamente la pregherei di un favore, ardisco troppo se la detta Monaca desi¬ 
derasse una sua visita ? se questo fosse domani mi sarebbe caro, io vado allo studio 
alle 11 ant. e vi resto sino alle 2 pom. 

Voglio mettere il dipinto in discorso sul suo telajo e prima di far ciò voglio 
sentir lei. 

Col massimo rispetto 
Da casa 20 Luglio 1879. 

Suo Umil. Serv. ed amico 
Hayez Frano. 

Alla Nobile e Gentile Signora 
D." n Giuseppina Negroni Prati Morosini 


I Quest’ opera era stata regalata da Francesco Hayez nel 1879 per la lotteria di beneficenza a 
favore dei danneggiati dalle inondazioni; ed era stata vinta dal conte Annoni. 

II maestro ne fece una ripetizione che offerse in dono alla nobil donna Giuseppina Negroni 
colia lettera sovra prodotta. — Vedi tav. XXIV. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


CXCVII 1 . 


Biglietto dettato e firmato da F. Hayez. 


1880 


Illustrissima Signora, 

Stamattina uno scrittore d’arte, che è pure artista, è venuto a pregarmi di 
dargli qualche nozione della mia vita e delle mie opere. 




Crederebbe Ella di permettere che faccia leggere a questo scrittore (Archimi) 
gli appunti che lei gentilissima signora si compiacque di scrivere sulla mia vita ? 

Lo dica francamente e senza riguardi, che io troverò sempre giusta la sua 
volontà. 

Nel caso di si, li può consegnare ad Angelina, e le dò promessa di ritornar¬ 
glieli subito. 

Si degni intanto, illustrissima signora, d'aggradire mille rispetti partecipabili 
alla sua famiglia 

Da casa 2 Gennajo 1880 

Suo devotissimo 
F. Hayez 


Originale 1880 

Accademia Brera. 

CXCIX. 

Autografo di F. Hayez (minuta di lettera). 

Illustrissimo Sig. Conte Carlo di Belgiojoso, 

La ringrazio dei graziosi suoi auguri con i quali anche quest’anno volle ono¬ 
rare il mio onomastico, che purtroppo è l’ottantesimonono, che però quantunque 
tocco da un poco di tosse del resto non mi sento male, accetto dico, e la rin¬ 
grazio delle sue belle espressioni a mio riguardo , espressioni dettate dalla bontà 
del suo cuore e dalla nobiltà del suo carattere e che vorrei meritare. 

In causa appunto della tosse conto di non sortir di Milano, anche le mie 
gambe vanno indebolendosi quindi le passeggiate mi pesano alcun poco, infine 
posso darmi poco ad aspettare la sorte comune nè debbo mover lamento, la prov¬ 
videnza mi ha favorito anche troppo, non sono un santo ma panni di aver tran¬ 
quilla la coscienza, dunque allegri ! 

Spero che la salute tanto sua che della signora contessa madre non avrà sof¬ 
ferto alcuna crisi, se ciò è gli auguro che seguiti. 


Originale 1880 

Accademia Brera. 

cc. 

R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI MILANO 

Presidenza. 

Nomina a Professore Onorario. 

Milano, 5 Gennajo 1880. 

All’Illustre Professore Comm. Francesco Hayeg, 

Mi pregio trasmetterle il qui unito Decreto Ministeriale col quale la S. V. Ill. a 
è nominata Professore Onorario esercente di pittura in questa R. Accademia di 
belle arti. 

Il Presidente 
Belgiojoso. 





Tavola XXV. 


FRANCESCO HAYEZ. 

Il proprio ritratto, abboT^etto lasciato incompiuto alla fine dell anno 1881 
si trovava ancora nel suo studio, quando inori. 


Egli è il potente creatore di una scuola che nell’anima fu il vero, 
e nella estrinsecazione, per mille vie di perfezionamento e di errori, 
giunse a noi sotto il nome di tendenza naturalista. Egli combattè, 
combattè sempre e vinse per la forza dei suoi studi, per la dignità 
delle sue persuasioni, per la vasta forma dei suoi concetti. 

A. Bazzero. 

Il nostro Maestro diede l’esempio della più ingenua bontà ac¬ 
coppiata alla più grande saldezza di convinzioni; con imparziale in¬ 
dulgenza ci insegnò a rispettare qualsiasi indirizzo dell’arte. Coll’al¬ 
tezza del suo intendimento non solo ci voleva pittori, ma ci voleva 
anche uomini. 


Francesco Valaperta. 




.VXX ajovàT 




ubi mia vita? 


.XHYAH OD 833 MAJ 13 


i&2>i oun&ltab sut\^ olmqwows oVfcbi&i <oUm\W o'm\o\q li 

.hovu obujvup r oìbwU mi \m rnown ft'j&vyo'tì \i 


'■ S r ‘ l21J sur a .euri on . quali anche uest’annc» ulr onc- : 

■ii tosse del resto hon mi sento male, accetto dico, e la rin- 

' 

? 0*137 li uì rzninblbn srb aIouoz unii ih 3 ìo 1 a 3 ì 3 sJrisJoq li à ilgH 
C nòri 3 ib 3 QJn 3 m£ndis 3 ÌT 3 q ib siv sbirri isq t 3 noix£ 332 nriJ 23 £lbn 3 
t éJj£cfrao 3 ii §3 .BJzilèirj'jfifi rAfisbnsJ ib srnon li 0JJ02 ion sì 32 nuig 
itirigib 15[ i 3 q jbuJa iou2 bb jsxioì f 3 isq azniv 3 siqrnsa òJÌbdrnoD 
.ijj 33 fioó ious bb Armo! ajzav aI isq; jnoÌ 2 £U 2 i 3 q 3 U 2 sibb 

.otfaxsAS .A 

-sa AJnocf £unogni uiq rJbb oiqrri323'i sbsib o*U23aM o*U 2 on il 
-ni sbixir.qrai noj ; inoixnivnoD ib usssbba sbnrng ùiq £Ìb £i£ÌqqoD 
-li; iloD .3Ji£'lbb osxhibfli Ì2£Ì2l£lJp 31£jj3q2n £ Ón§32fli Ì3 AXnSglob 
AVSioV Ì3 AITI 3‘lOJJÌq £73Ì07 Ò olo2 flOfl OJn3mÌbfI3JriÌ 002 bb ASX3J 

.irtimoo 3rbnr> 

.ATìTH^AJaV OD23DZAìi3 




















Originale 
Accademia Brera. 


233 — 


1880 


CCI. 

R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI IN MILANO 
Nomina a Presidente onorario. 

Milano, 9 Gennaio 1880. 

A S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione, 

Il Consiglio Accademico tenne oggi la sua prima Adunanza Ordinaria. Letti 
i R. R. Decreti coi quali è sancito il nuovo Statuto dell’Accademia e si provvede 
al ruolo del Personale, venne proposto e unanimemente deliberato di porgere una 
testimonianza di affetto e di riverenza all’Illustre Hayez, che abbandona il servizio 
effettivo, acclamandolo Presidente Onorario dell’Accademia. 


Conte di Belgioioso. 


Originale 
Accademia Brera. 


CCII. 


Sua nomina a Grande Uffiziale della Corona d’Italia. 
Autografo di F. Hayez. 


1880 


Eccellenza, 


Milano, 5 Febbraio 1880. 


Dal Cav. Prof. Luigi Bisi, Presidente della R. Accademia di Belle Arti di 
Milano, ricevetti la gentilissima lettera con cui V. E. si compiacque accompagnare 
la nomina a Grande Uffiziale della Corona d’ Italia, che la munificenza e bontà 
del mio Sovrano degnossi decretarmi non che la nomina a Presidente onorario 
dell’ Accademia Belle Arti. 

Altamente sensibile a tanto onore, prego V. E. voler presentare a S. M. il 
Re, gl’umili sentimenti della mia profonda gratitudine, dolendomi assai che la 
grave età m’impedisca di mostrare quanto amore io ancora porti all’ Arte e al 
mio Paese. 

Si degni V. E. aggradire i miei più rispettosi ossequi. 

Colla più alta stima e considerazione 
Di V. Eccellenza 


Umil. Dev. Obbl. Servitore 
Francesco Hayez. 


A Sua Eccellenza 

il Ministro della Pubblica Istruzione 
De-Sanctis. 


30 





Originale 
Accademia Brera. 


— 234 — 


1880 


ceni. 

R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 
in Milano. 


Milano, 20 Febbraio 1880. 

Al R. Ministero 
della Pubblica Istruzione 

Roma. 

Mi pregio significare a codesto R. Ministero di aver fatto eseguire la consegna 
al Sig. Comm. Prof. Francesco Hayez del R. Decreto 1. gennaio p. p. col quale 
il medesimo venne collocato a riposo ed ammesso a far valere i suoi diritti alla 
pensione trasmessomi col Dispaccio in margine segnato. 

Per II Presidente 
F. Sebregondi. 

Al! III. Prof. Francesco Player- 
Grande Ufficiale deir Ordine della Corona d’Italia. 

Per incarico del R. Ministero mi pregio accompagnarLe il qui acchiuso R. 
Decreto in data 1. gennaio p. p. col quale, dietro sua domanda, venne collocata 
a riposo ed ammessa a far valere i suoi titoli per la pensione. 

Nel farLe tale trasmissione Le esprimo i sentimenti della mia massima os¬ 
servanza. 

Per II Presidente 
F. Sebregondi. 


1880 

CCIV. 

R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI 
in Milano. 

Milano li 26 Febbraio 1880. 

Il Comm. Francesco Hayez, già professore della Scuola Superiore di pittura 
di quest’ Accademia, ora collocato a riposo, coll’ acchiusa documentata istanza 
chiede la pensione che gli si compete per Legge. 

I servigi distinti di questo valente artista, che fin dal 1821 è addetto a que¬ 
st’ Accademia quale Consigliere effettivo e che a varie riprese vi funzionò anche 


Originale 
Accademia Brera 




— 2 35 — 

come Direttore Presidente, lo rendono incontestabilmente meritevole dei massimi 
riguardi del R. Governo. Lo scrivente non esita pertanto a raccomandare caloro¬ 
samente a codesta R. Corte affinchè al Comm. Hayez, oramai novantenne, venga 
assegnata quella massima somma di pensione che gli può aspettare in base anche 
al disposto degli articoli 8, 12 e 16 della Legge 24 aprile 1864. 

Colla massima considerazione 

Il Presidente 
Luigi Bisi. 

Alla R. Corte dei Conti 
Roma. 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


ccv. 


3880 


Autografo di F. Hayez. 

Sestri Levante 24 Agosto 1880. 

Albergo Europa. 

Gentilissima Signora , 

Da undici giorni mi trovo al mare. Angelina e le nipoti vi prendono i bagni, 
ed io godo di quest’ aria classica, rinfrescata sempre da una dolce, leggiera brezza. 

Non le scrissi subito perchè a dirle il vero i primi giorni ebbi qualche di¬ 
sturbo nervoso, prodotto certo dal cambiamento del clima, ma ora sto benissimo 
e mi fanno pur bene le passeggiatine lungo il mare, al braccio d’Angelina, e mi 
diverto assai nel vedere tutte queste bagnanti più o meno belle e anche brutte. 

Visitai la cittadella di Chiavari. Ieri fui in compagnia d’altri Signori a 
far una gita in carrozza per ben due ore tutte di salita, ed ebbi l’indimenticabile 
compiacenza di vedermi svolgere davanti agli occhi i più bei panorami, assomi¬ 
gliami tanto a quelli della Svizzera, ed abbelliti ancora dall’ imponenza del mare. 
Le assicuro che la fu una giornata per me goduta davvero, e che non dimenti¬ 
cherò mai. 

Malgrado tutte queste belle cose, io conto ritornar presto a Milano: lei sa 
che ormai la maggiore attrattiva per me è la mia casa. 


Suo obbl. amico 
Francesco Hayez. 





Originale 
Accademia Brera. 


- 236 - 

j 8 S 0 

COVI. 

Indirizzo al Presidente Onorario Prof. Comm. Francesco Hayez 
pel suo novantesimo anniversario. 

R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI 
in Milano. 


Presidenza. 


Egregio Signore 


Milano 4 Febbraio 1881. 


Col giorno io corr. l’illustre Comm. Francesco Hayez compirà il novantesimo 
anno di sua vita dedicata alla gloria dell’ arte. 

Fu pensiero d’ affetto e di stima in alcuni colleglli di questa R. Accademia 
di presentare in quell’ occasione al Chiarissimo nostro Presidente Onorario l’unito 
indirizzo, steso dall’ Egregio Prof. Giuseppe Mongeri, come espressione delle più 
sincere congratulazioni, e porgo preghiera a V. S. perchè voglia apporvi la sua 
firma che ne accrescerà il valore e lo renderà sempre più gradito alla persona 
cui è indirizzato. 


Il Presidente 
Luigi Bisi. 


Originale 
Accademia Brera. 


1881 


CCVII. 

Indirizzo. 


Illustre Signor Professore 

Oggi è giorno memorabile per l’Arte, e di esultanza per l’Accademia nostra. 

Ella, in questo dì, compie il suo novantesimo anno d’ età. 

Giammai 1 ’ aureola invidiata dei lunghi giorni di vita ha più degnamente co¬ 
ronato un’ esistenza, come fu la sua, consacrata per intero alla più bella delle di¬ 
scipline del genio umano ed onorata per Lei da tanti trionfi. 

Così rispettato dal tempo, come amato e venerato da quanti La circondano, 
conceda 1 ’ antico professore di questa Accademia, da cui fummo tutti educati col- 
l’esempio e colla parola, che il Consiglio di essa, professori e accademici con¬ 
cordi, colga questa fausta ricorrenza per tributare all’ attuale suo preside d’ onore 
di cui va altero, le felicitazioni che unanimi sorgono nel proprio seno, insieme al 



— 237 — 

voto di poterglielo ancora a lungo ripetere, testimonio di quel culto d’amore e 
d’estimazione che a Lei indissolubilmente legano quanti hanno l’onore di sot¬ 
toscriversi. 

Dalla R. Accademia di Belle Arti di Milano — il io Febbraio 1881. 

Firmati: Salvatore Mazza. — Bianchi Mosè. — Innocenzo Cav. Fraccaroli. — 
Carlo Mancini. — Emilio Alemagna. — Camillo Boito. — Gerolamo Induno. — 
Luigi Tatti. — Luigi Steffani. — Enrico Terzaghi. — Cesare Osnago. — Archi¬ 
mede Sacchi. — Francesco Barzaghi. — D. r G. Strambio. — Giovanni Servi s. o. 
— Carlo Belgiojoso. — Luigi Bisi. — G. Mongeri. — Claudio Bernacchi. — 
F. Sebregondi. —■ Giulio Carcano. — Pasquale Miglioretti. — Gius. Bertini. — 
Casnedi Raffaele. — De Maurizio Felice. — Giovanni De Castro. 


Originale 1881 

Erede Bisi. 

CCVIII. 

Autografo di F. Hayez. 

Milano, Febbraio 1881. 

Onorevolissimo Sig. Presidente 
Cav. Luigi Bisi. 

Il Prof. Francesco Hayez prega ancora il degnissimo Sig. Presidente di que¬ 
sta R. Accademia a voler esser interprete de’ suoi più vivi sentimenti pel gradi¬ 
tissimo indirizzo di felicitazione di cui Professori e Accademici vollero onorarlo 
in occasione del suo 90. mo compleanno. 

Con la più alta stima e considerazione 

Firmato: Prof. Hayez Francesco. 

Per copia conforme all’ originale ritirato dal Sig. Presidente Cav. Luigi Bisi. 

Il Segretario 
F. Sebregondi. 


Originale 
Accademia Brera 


CCIX. 


1881 


Autografo di F. Hayez. 


Caro Amico 1 

Voi che così altamente interpretaste 
onorarmi i miei Colleghi dell’ Accademia 
vantesimo compleanno, accettate vi prego 
ed inalterabile stima. 


Milano 11 Febbraio 1881. 

i voti e le felicitazioni con cui vollero 
di belle arti in occasione del mio no- 
i sensi della mia più sincera gratitudine 

Dev. Amico 
Hayez Francesco. 


1 Probabilmente questo biglietto era diretto al prof. Mongeri. 





Originale 
Accademia Brera. 


- 238 — 

ccx. 

Autografo di Tulio Massarani. 

Per una visita del novantenne maestro Francesco Hayez. 


18S1 


Ore soavi e trepide, 

Quando il pensiero errante 

Sovra l’eterne pagine 

Del mio logoro Dante 

Evoca a stuol fantasimi 

Che più dei vivi dàn di viver fè: 


Ancor son vostro, eteree 
Del sovvenir sorelle; 

Ma nel mio taciteremo 
Più non m’arridon quelle 
Che un’orma lieve e un sònito 
Di nota voce imprezios’ia per me. 


Quando ne l’ombre tacite 
La prodotta vigilia 
Interrompea sollecita 
Quella che indarno esilia 
Il giovanil farnetico, 

Materna infaticata ala gentil. 


Voi pur, vaghe, fantastiche, 

Nel bel desio rapite 
Di vereconde imagini, 

Ore al pennel sortite, 

Voi pur l’antico fascino 
Blandendo oprate con l’usato stil: 


Ancor da l’ermo trespolo 

Pingendo, il mondo obblìo; 

Ma invano ornai desidero 
Il dolce balenio 
Di due pupille cerule, 

Ch’empian di raggi il declinante di. 


— 239 — 

Passò stagione. Al rapido 
Volger degli anni, quale 
Per venticel seròtino 
Fiore caduco e frale. 

Tutto nel breve calice 

Questo mio genio il mondo suo rapi. 


Chi sperto, ahimè ! de l’improba 
Importuna coorte, 

Mi biasmerà che impennimi 
Se mai di squilla, a sorte, 

Un tintinnir fatidico 

Ascende, in fuga i bei fantasmi a por? 


Jeri cosi. Già, gonfio 

Il fremebondo accento. 

Al mal venuto nunzio 
Le mie folgori avvento: 

Quando un nome che fuggegli 
D’alta m’occupa riverenza il cor. 


E sarà vero? Il veneto 
Novantenne maestro 
Me, fallito discepolo 
Di più fallibil estro, 

De P orma venerabile 

Me nel mio tetto ad onorar sostò? 


Dico, e più che precipite 
Per le solinghe scale 
Balzo, e nel bianco avvengomi 
Ospite geniale; 

Che di gèmina aureola 

Gloria e canizie a gara incoronò. 

Mentre che a me s’ affoltano 
Sul labbro le parole, 

— « Questa prima vi dedico 
Mia giornata di sole »f— 

Dice il maestro; e amabile 

Cede al mio braccio la non stanca man. 


— 240 — 

Là dove il mio benefico 
Nume paterno aleggia 
Vo’ che il padre del pingere 
Anco seduto io veggia: 

Egli entra; i molti codici 

Nota, e si loda che non furo invan. 


E siede. E oh quanto al facile 
Non immemore labbro 
Rapisco arre dolcissime 
Di quel saper, che fabbro 
Fu di novelle grazie, 

Onde a Venezia ancor sorride il ciel! 


Delle antiche vittorie 
L’incolume tesoro 
Fruga il vegliardo, e sgorgane 
Come per vena d’oro 
Or lieto or mesto il nitido 
Eco di tempi che già copre un vel. 


Lieto il gentil rammemora 
Mastro de lo scalpello, 

E quei che di Prassitele 
L’arte discorse e il bello, 

Ambo vaghi d’aggiungere 

Esca a la fiamma, a lui fanciullo in sen. 


Onde, se al nome italico 
Cresceste esimia prova, 

Voi più da presso io venero, 
Cicognara e Canova, 

Poi che a cotanto artefice 

Su i primi voli discioglieste il fren. 


Ma già seco travalico, 

Giovane, a l’alma Roma; 

E mi narra quand’emulo 
D’un’arte ancor non doma, 

Fèa del trojano Flamine 
Gemere in tela il sempiterno duol. 


— 241 — 

Qual per l’atroce Gòrgóne 
Piacque al Vinci d’osare, 1 
Le vigilate narrami 
Serpi nel proprio lare ; 

Poscia la celia indocile. 

Che fèale inciampo al paventato suol. 


O perchè al dolce eloquio 
' Della canizie santa 

Vece mutando, il tenue 
Mutai sorriso in tanta 
Commozion, che al turgido 
Petto il respiro esagitando va ? 


Dissi la un tempo florida 
Rinnovellata scóla, 

E gl’illustri discepoli 
E gli alti onor’: ma sola 
Il vinse una memoria, 

Che, pur pensando, palpitar mi fa. 


— « Maestro, dissi, il vergine 
Cor vi sacrai da quando 
Induno vostro l’umile 
Mia mano al ver guidando, 

Voi celebrava, ingenua, 

Auspice stella al novo suo cammin. » 


Come il pittor del popolo 
Nomai, che ci fu tolto, 

Ei più non tenne, e presomi 
Con ambe mani il volto, 

In lungo bacio ai tremulo 
Labbro mi strinse ed al canuto crin. 


1 È noto che, per dipingere- la sua Medusa, Leonardo non si peritò di mettersi in casa una ni 
diata di serpi. Così 1 ’ Hayez per il suo Laocoonte. Le innocue spoglie servirono poi ad atterrire 
buoni borghesi di Roma. 


(Nota dell’ A.) 


3i 


— 2_p — 

Nè ancor, nè ancor la nivea 
Barba sul sen fluente 
Dissimulava il fremito 
Del gentil cor dolente. 

Quando, a salir nel semplice 
Cocchio, officiosa la mia man gli fu. 


Fiamma che ancor m’imporpori 
Di pio rossore il viso, 

Spiro che dolce fluttui, 

Sol tra le nevi arriso. 

Cosi m’abbiate in grazia, 

Com’ io quel bacio non iscordo più. 

Tullo Massarani. 


Originale 
Accademia Brera. 


CCXI. 


Sopra un biglietto da visita. 

Cesare. Correnti 
Primo Segretario di S. M. 
pel gran Magistero dell’Ordine Maurici ano, 
Cancelliere dell’Ordine della Corona d’Italia. 

Al Tiziano del nostro secolo omaggio 

ed auguri perchè si prolunghi almeno 
ad un secolo la vita di un artista 
il cui nome durerà per tutti i secoli. 


i S81 


Originale 

Famiglia di Carlo Belgioioso. 


CCXII. 


1881 


Autografo di F. Hayez, scritto sopra un biglietto di visita. 

Prof. Francesco Hayez « ringrazia il suo Presidente 1 Conte Carlo di Belgio- 
joso del gradito regalo del libro (Brera) riservandosi di farlo poi in persona. » 

1 F. Hayez continuava in segno di affezione a chiamar suo Presidente il Conte di Belgiojoso. 





Tavola XXVI. 


FRANCESCO HAYEZ. 

L’ultimo lavoro di F. Haye\. 

Il proprio ritratto 
1881. 

Il venerando maestro, mentre si ritraeva su questa tela, andava dicendo 
« Non so perchè — me trema la man ». 


... e nel bianco avvengomi 
Ospite geniale; 

Che di gemina aureola 

Gloria e canizie a gara incoronò. 


Tullo Massarani. 


.I 7 XX ajovaT 
.SHYAH OD233WAJH 

A ih ovovr3a\ owhlw'l 
oftmVn oht\cn<\ \\ 

.\U\ 

\ ohmhih fctesvvp \\i jnm*rth ’vi <oiUss>m obwsmmvy \\ 

. « «tìw a\ &wmi sw — bc\:m^ o i moZ » 




CCXI. 

Sopra an biglietto da vìsita. 

imosnsvvjs oon-sid bri 3 . . . 
c 

; abinsg sliqaO 
;do3‘iiJ£ nnimsg ib srD 
.ónoiooni mg n sismo 3 molO 

.ima;ia 88 aM ojjuT 






- ingrazia il suo Presidente 1 (X . 

:o (Brera) riservandosi di farlo poi in perso , ,* * 

i affezione a chiamar suo Presici; ni •’ rionie i-. ii'iojoso. 

















Originale 

Famiglia di Carlo Beigioioso. 


— 243 — 


1881 

CCXIII. 


Autografo di F. Hayez, sopra un biglietto di visita. 

11 Febbraio i~8i. 

Professore Francesco Haye 4. 

« Al suo Egregio Presidente i più vivi ringraziamenti. » 


Originale 

Negroni Prati Morosini. 


1881 

CCXIV. 


Autografo di F. Hayez sopra un suo biglietto di visita. 


19 Marzo 1881. 

(a) D. Giuseppina Negroni Prati Morosini. 

Professore Comm. Francesco Hayeg. 
pittore stravecchio ed inabile 

augura di vero cuore che la salute che ora gode e la felicità presente di cui pro¬ 
spera la di lei famiglia sieno perenni. 


Originale 

Famiglia di Carlo Belgiojoso. 


ccxv. 


Autografo di F. Hayez, sopra un biglietto di visita. 
Nell’offrire il suo ritratto fotografico. 


1881 


14 Aprile 1881. 

« Al mio pregiato scolaro e Presidente Conte Carlo di Beigioioso. » 

Francesco Hayez. 


Originale 1881 

Famiglia di Carlo Beigioioso. 

CCXVI. 

Autografo di F. Hayez, sopra un biglietto di visita. 


Comm. Professore Francesco Haye 


26 Giugno 1881. 


« Vivamente commosso per la grave irreparabile perdita del non mai abba¬ 
stanza compianto Conte Carlo di Beigioioso mio impareggiabile amico e Pre¬ 
sidente. » 






Originale 
Accademia Brera. 


— 2+4 — 


1881 


CCXVII. 

Autografo di una povera cieca con poesia stampata di A. Maffei. 

Le povere cieche ricorderanno con orgoglio la visita fatta al loro Istituto dal Com¬ 
mendatore Hayez, gloria della pittura italiana. 


Le Veneziane. 1 II 

Vedete affollarsi que’giovani ardenti 

Con avidi sguardi ma insiem riverenti ? 

La bella patrizia, l’altera Sofia 

Col grave marito passeggia la via. 

Sì, bella ed altera! ma pur dal suo viso, 

Già pria cosi lieto, sparito è il sorriso. 

Qual cura segreta le turba il pensiero? 

È l’odio o l’amore?... profondo mistero. 

Quel senno che indaga gli arcani di Stato 
Nel cor della sposa non ha penetrato. 

Ma fiamma non arde sì chiusa e romita 

Che sfugga all’acume di amante tradita. 

Su quel ponte, e quella stretta 
Una maschera lì aspetta. 

Dal suo bruno abbigliamento 

Non appai" che il labbro e il mento ; 

Ma scoprir si può la rosa 

Nella buccia ancor nascosa, 

Nè vulgar la manifesta 

L’aureo lembo della vesta. 

Già la coppia a quella posta 

Volge i passi e a lei s’accosta... 

Perchè mai la gran signora 

China gli occhi e si scolora? 

I È questa la romanza che il Maffei da Riva mandò all’Hayez colla lettera del 30 maggio 1853 
(vedi nei documenti del 1853), e che si riferisce al dipinto accennato nella nota aggiunta a quel 
documento. 

II pensiero che fece offrire dalle povere cieche al venerando Maestro questa romanza, fu adun¬ 
que un pensiero gentile e con questa mi parve bene chiuder la serie delle lettere, autografi, ecc., 
che ricordano Francesco Hayez. 


— 245 — 

D’un tratto l’ignota s’avventa al marito, 

Gli porge una scritta—qui leggi e ti vendica! — 

Poi frigge e la dama minaccia col dito. 

Quel cenno, quei detti, quel ghigno beffardo 
Le tingono il volto di subita porpora, 

Di nobile orgoglio le infiammano il guardo. 

Ma l’altro che l’ira sa chiudere in petto, 

L’occulta vendetta tranquillo già medita, 

Nè gli atti scompone, nè cangia d’aspetto. 

Serrata a quel braccio, tremante, confusa 
La bella infedele calò nella gondola, 

Che, pari a sepolcro, su lei fu racchiusa. 

Di doppieri, di canti, di suoni 

Tutti splendono ed echeggiano 
De’ palagi gli aperti balconi, 

Perchè dunque son mute le stanze 
Che la perla delle amabili 
Rallegrava di mense e di danze? 

— Ella inferma : da quattro e più lune 
Ci nascondono le coltrici 
La corona di queste lagune. 

— E Ti baldo, quel giovine eletto 
Il pensiero d’ogni vergine, 

D’ogni sposo l’eterno sospetto? 

Sparve. — Dove? — Ciascuno lo ignora. 

Che ne avvenne or solo dell’Orfano 1 
Può svelarti la torbida gora. 

Andrea Maffei. 


I cadaveri dei giustiziati nelle segrete di Stato si gettavano nel Canal Orfano. 




DOCUMENTI 


rinvenuti durante la stampa di questo volume e riferentisi al concorso alla carica di 
Professore di Pittura nell’Accademia di Brera nell’anno iSjo, ed alla nomina 
di Francesco Hayeg_. 


Originale 
Accademia Brera. 


A. 


I. R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI. 


1850 


Avviso di Concorso. 

È aperto il concorso al vacante impiego di professore di Pittura in questa 
I. R. Accademia al quale va annesso l’annuo soldo di Fiorini mille trecento 
(F. 1300). 

Le petizioni per questo concorso dovranno essere presentate al protocollo del- 
l’I. R. Luogotenenza di Lombardia in Milano fino a tutto il 31 Marzo p.° v.° 

Ciascun concorrente dovrà comprovare: l’età, la patria, la condizione, non 
meno che le cognizioni necessarie per l’insegnamento della pittura, non chè que’ 
titoli particolari che credesse poter giovare al miglior esito della sua domanda. 

Milano, 20 Febbraio 1850. 

Il ff. di Presidente 
F. Bellotti. 

Pubblicato nel foglio degli atti ufficiali\ annesso alla Gaietta del 28 febbraio i8jo. 


Originale 
Accademia Brera. 


B. 


1850 


Essendo scaduto col giorno 31 Marzo p. p. il termine ch’era stato prefisso 
nell’avviso di concorso pel posto di professore di Pittura vacante presso codesta 
I. R. Accademia di Belle Arti, si trasmettono all’Accademia stessa per gli effetti 
contemplati negli Art. 59 e 60 degli Statuti relativi, le petizioni finora sopravve¬ 
nute de’ seguenti Aspiranti : 



— 248 — 

Hayez Francesco. — Luchini Pietro Antonio. — Ajraghi Giovanni Bat¬ 
tista, di Milano. 

Scaramuzza Francesco. — Yiglioli Giocondo, di Parma. 

Berti Giorgio, di Firenze. 

Busato Giovanni, di Venezia. 

Si riserva però la scrivente di fare a codesta I. R. Accademia stessa l’ulte¬ 
riore comunicazione di quelle altre petizioni, che venissero da paesi esteri entro 

l’andante mese. 

1 

Milano, 3 Aprile 1850. 

D’ordine di S. A. il Luogotenente 
L’I. R. Consigliere Min. 
Pascoline 

Alla Presidenza 

dell’ I. R. Accademia di Belle Arti in 

Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


1850 


c. 


Iti continuazione al Dispaccio 3 andante N. 6687, L. L. si trasmettono a co- 
testa I. R. Accademia le altre qui annesse N. 4 petizioni d’aspiranti al vacante 
posto di Professore di Pittura. 

Bigioli Filippo. — Carta Natale. — Kaselowsky Augusto. — Blaas 
Carlo, artisti dimoranti in Roma. 

Esprime di nuovo questa Luogotenenza la riserva di fare a cotesta I. R. Ac¬ 
cademia la comunicazione delle petizioni di quegli altri concorrenti che soprav¬ 
venissero da paesi esteri entro l’andante mese. 

Milano, 10 Aprile 1850. 


Alla Presidenza 

dell’ I. R. Accademia di Belle Arti in 

Milano. 


D’ordine di Sua Altezza il Luogotenente 
Il Consigliere Ministeriale 
Pascoline 


Originale 
Accademia Brera. 


1850 


D. 


Non essendosi fino ad oggi verificata la presentazione di alcuna nuova istanza 
di concorso pel posto di Professore di pittura vacante presso codesta I. R. Acca¬ 
demia di Belle Arti, questa Luogotenenza sciogliendo la riserva espressa ne’ di- 





— 249 ~ 

spacci 3 e 18 Aprile p. p. N. 6687 L. L., 7091 L. L. invita codesta I. R. Acca¬ 
demia stessa ad esaurire sulle petizioni già trasmessele coi dispacci suddetti le 
disamine e proposizioni che le incumbono a tenore degli articoli 59 e 60 degli 
statuti relativi. 

Milano, 6 Maggio 1850. 

L’ I. R. Luogotenente 

SCHWARZEMBERG. 

Alla Presidenza dell’ I. R. Accademia 
di Belle Arti in 

Milano. 


Originale 
Accademia Brera. 


E. 

PROCESSO VERBALE 


1850 


della Sessione ordinaria tenutasi dal Consiglio Accademico 
il giorno io Agosto 1850. 

Radunati i Consiglieri che furono in N.° ij compreso il Presidente e il Segre¬ 
tario, si lesse il Processo Verbale della seduta antecedente, il quale venne confermato. 

Invitata la Presidenza col Dispaccio Luogotenenziale 6 Maggio corr. anno 
N.° 7091 ad esaurire sulle petizioni dei concorrenti al vacante posto di Prof, di 
Pittura, il Signor Presidente fa leggere dal Segretario la tabella di qualificazione 
dei detti concorrenti. Dopo ciò invita ciascuno dei Consiglieri a presentare il pro¬ 
prio voto ragionato per la proposizione di nomina. 

Il risultato della votazione è il seguente : 

Uboldo Ambrogio. — Hayez Francesco. Le pregevoli ed abbastanza conosciute 
opere di questo valente artista, non che gli altri meriti che lo contradistinguono, 
inducono il sottoscritto a dargli il voto pel primo in terna. 

Secondo in terna propone Luchini Pietro artista distinto per molti suoi di¬ 
pinti più volte lodati, e commendati ed in ispecie quello rappresentante Erminia 
e Tancredi. 

Pel terzo colloca il pittore Bigioll socio di questa I. R. Accademia racco¬ 
mandato da alcuni primarj artisti di Roma, a’ quali è noto tanto il di lui leale 
carattere, quanto la perizia sua nel dipingere. 

Firmato: Uboldo de Villareggio. 


Risi Michele. — Io non metto alcun dubbio di dare il mio voto per il 
primo in terna il Sig. Cav. Francesco Hayez, perchè oltre la fama acquistata colle 
sue bellissime opere, ha anche le qualità che lo dichiarano un abilissimo Profes¬ 
sore per l’insegnamento nella nostra Accademia. 


32 



250 


In quanto poi sia alla scelta del secondo e del terzo, non mi credo atto di 
fare una tale distinzione senza vedere le opere degli altri concorrenti, per cui mi 
ristringo al solo nome di Hayez. 

Sottoscritto: Michele Bisi. 

Servi Giovanni. — Francesco Hayez. Questo pittore storico è tanto cono¬ 
sciuto nel mondo artistico per le sue innumerevoli e belle opere, che non ha bi¬ 
sogno delle mie misere testificazioni, ma devo aggiungere, che avendo supplito 
alla Cattedra di Pittura in questa I. R. Accademia molti anni addietro diede prove 
non dubbie delle sue conoscenze teoriche qualità necessarie ad un istruttore; da 
ciò io definitivamente e solo pongo per il primo il Signor Hayez in terna. L’ac¬ 
quisto di questo nuovo talento sono certo farà accrescere maggior lustro e decoro 
a codesto Stabilimento, che fino ad ora in ogni classe d’insegnamento fu uno de 
primi in Italia. 

Natale Carta. — Essendomi a conoscenza le di lui opere che veramente lo 
distinguono fra i tanti artisti che risiedono in Roma, e più anche per le sue co¬ 
gnizioni e qualità distinte che ad un tempo lo fecero porre nella bilancia per essere 
Professore di Pittura nella R. Accademia di Napoli, merita mio credere il secondo 
grado nella terna. 

Carlo Blaas. — Le informazioni prese sopra questo Pittore di Storia sono 
tali, che essendo le sue opere esposte in Roma lo fanno primeggiare sopra tutte 
le altre di tanti ammirati ingegni di colà, in conseguenza di che panni conve¬ 
niente di fargli occupare il terzo posto ai già anzidetti. 

Dichiaro rispettosamente che questa mia inalterabile proposizione nacquemi 
solo da intimo sentimento per il vantaggio della mia carissima arte, e non per 
diminuire 1’ ammirazione, ed il rispetto, che devesi alle fatiche degli altri candi¬ 
dati che con esse si procurarono delle meritevoli distinzioni. 

Sottoscritto: Giovanni Servi. 

Maglia Domenico. — i. Hayez Francesco. 

2. Carta Natale 

3. Blaas Carlo. 

Il primo già celebre in tutta Italia e ali’ estero. Il secondo e il terzo dalle 
informazioni assunte, godono di molta riputazione nella sede delle belle arti, Roma, 
ove essi dimorano. 

Sottoscritto : Domenico Moglia. 

Taggini Giacomo. — Il sottoscritto si limita a proporre il pittore Sig. Hayez 
pel primo in terna, come il solo da lui conosciuto distintissimo nell’arte sua e 
come il più atto all’insegnamento in una scuola di questo genere. 

Sottoscritto: Giacomo Tazzini. 

Somajni Francesco. — Playez. I meriti e le opere moltiplici del chiarissimo 
artista sono abbastanza celebri e conosciute da essere inutile ogni comento in pro¬ 
posito. Quindi lo propongo il primo in terna. 


Luchini Pietro. Le belle opere e di genere anche grandioso state esposte in 
diverse epoche nelle sale di codesto Palazzo, non che alcune altre vedute nello 
studio dello stesso, mi persuadono che questo distinto artista possieda lodevolmente 
tutte quelle qualità tanto nel disegno che nel colorito da poterlo considerare per 
buono Pittore storico. Prova della mia asserzione ne sia essere stato il suddetto 
Signor Luchini messo in terna per la nomina di Professore nell’ Accademia di 
Bologna. Per cui lo propongo secondo in terna. 

Sottoscritto: Francesco Somajni. 

Cacciatori Benedetto. — È inutile che io sviluppi il mio voto pel Signor 
Francesco Hayez come Prof, di Pittura, la splendida sua fama è nazionale. Quindi 
lo colloco primo in terna. 

In forza di attestati di distinti artisti, ed informazioni prese risultano i Signori 
Carta e Blaas esimi pittori ed eccellenti maestri per cui pongo il Signor Carta, 
secondo in terna, e il Signor Blaas terzo. 

Sottoscritto: Benedetto Cacciatori. 

Sangiorgio Abbondio — i. Hayez. Dichiaro questo artista degno a questo 
posto pe’ suoi distinti meriti tanto conosciuti. 

2. Carta Natale. 

3. Luchini Pietro. 

Sottoscritto: Abbondio Sangiorgio. 

Marchesi Pompeo. — Pei meriti distinti nell’ arte e per decoro dell’ I. R. 
Accademia di Belle Arti in Milano presso la quale si è acquistati tanti titoli, voto 
perchè il Cav. F. Hayez vi sia nominato a Professore di Pittura. 

Sottoscritto : Pompeo Marchesi, Prof, di Scultura. 

De Antonj Antonio. — Hayez Francesco. Per meriti distinti nell’arte e per 
decoro dell 5 1 . R. Accademia in Milano. 

Sottoscritto Antonio De Antonj. 1 

Amati Carlo. — 1. Le acclamate opere e la celebrità dell’onorevole collega 
Hayez dipintore di storia, mi dispensano dal tributargli ulteriori conienti ed en¬ 
comi, per essere chiamato ad occupare la carica di professore di Pittura in questa 
I. R. Accademia delle Belle Arti. 

2. Il Signor Napoleone Meliini pittore di storia, che espose nella Pinacoteca 
opere commendate e di merito distinto, e che fu ottimo institutore per molti anni 
alla Corte Vicereale, potrebbe degnamente occupare la carica di professore di pit¬ 
tura storica in questa I. R. Accademia. 

Sottoscritto : Carlo Amati, Prof, di arch. 


1 Corri’è noto il De Antonj era stato il competitore dell’Hayeznel celebre concorso del 1812, 


Ditreìli Francisco. — Il sottoscritto pone primo in terna il Signor Hayez, 
perchè abilissimo pittore istorico, anzi onor perenne della pittura italiana. 

Pone secondo in terna il Signor Carta. 

E vi pone terzo il Signor Blaas perchè accompagnati entrambi dalle più belle 
lodi, e dalle più rassicuranti informazioni, ed il primo ancor più del secondo. 

Sottoscritto: Francesco Durelli. 

Besia Gaetano. — Il Signor Hayez per essere conosciuto da noi. Pittore in 
sublime grado distinto per colorito e composizione, a preferenza degli altri con¬ 
correnti lo giudicherei meritevole d’essere posto primo in terna per la nomina di 
Professore del colorito in quest’Accademia. 

Il Signor Carta siccome pittore di molta fama crederei degno di essere posto 
2° in terna. 

Il Signor Blaas per essere noto come pittore di molto merito ancia’esso pei 
titoli suesposti, stimerei degno pel 3. 0 da proporsi. 

Sottoscritto: Cons. ord. e Prof. Agg. Gaetano Besia. 

Rusconi. — L’onorevole fama giustamente acquistata dal pittore Hayez con 
le opere sue conosciutissime ed encomiate; e il voto comune che questo esimio 
artista sia degno del posto al quale aspira, fanno si che il sottoscritto lo ponga 
pel primo in terna, sebbene a lui non consti che il concorrente possa avere tutta 
l’attitudine e la peculiare generosa pazienza tanto necessaria all’impegno del pub¬ 
blico insegnamento. 

2° Non potendo il sottoscritto avere altre cognizioni intorno all’aspirante 
Kaselowsky, tranne quelle, che risultano a suo favore dalle qualificazioni registrate 
nella tabella Accademica, opina, dietro fattevi considerazioni, che possa meritare 
di essere posto 2° in terna. 

3. 0 Le qualificazioni registrate nelle tabella Accademica intorno al concorrente 
Viglioli, del quale il sottoscritto non possiede altre maggiori notizie, lo indussero 
a proporlo 3. 0 nella terna pel posto di Professore di pittura. 

Sottoscritto : Rusconi. 

Dallo spoglio di tutti i suddetti voti risulta che la terna che il Consiglio 
Accademico propone alla Superiore Autorità pel conferimento del vacante posto 
di Professore di Pittura, è formata dai seguenti: 

1. Hayez Francesco; ad unanimità di voti favorevoli. 

2. Carta Natale con voti favorevoli 6 . 

3. Blaas Carlo » » » 5. 

Esauriti cosi gli oggetti da trattarsi dal Consiglio Accademico, il Presidente 
dichiara sciolta la sessione. 

Il Presidente 
Conte Nava. 

Il Segretario 
P. M. Rusconi. 



Originale 
Accademia Brera. 


2 53 


1850 


F. 

R. ACCADEMIA DI BELLE ARTI IN MILANO. 

Milano, li 13 Agosto :8jo. 

Il Consiglio Accademico da me convocato nel giorno io corrente all’oggetto 
di proporre una terna per la nomina al vacante posto di Professore di Pittura in 
questa I. R. Accademia conformemente al disposto dell’Allegato nostro nel di¬ 
spaccio io Maggio p. p. N. 7091, dopo di avere esaminati i titoli e le qualifiche 
di maggiore o minore idoneità di ciascun concorrente, avrebbe alla unanimità pro¬ 
posto pel primo il Cav. Francesco Hayez Consigliere Ordinario di questa Acca¬ 
demia, pel secondo il pittore siciliano Carta dimorante in Roma, e pel terzo il 
pittore Blaas tirolese dimorante esso pure in Roma. La proposta si compone di 
nomi veramente distinti. 

L’ Altezza Vostra potrà nel voto ragionato e sottoscritto di ciascun Accade¬ 
mico, che ho l’onore di trasmettervi col processo verbale, ravvisare i motivi che 
indussero il Consiglio alla proposta terna. Il Cav. Hayez oltre la celebrata sua 
abilità nella arte pittorica, unisce pure la non meno importante di saper dirigere 
con severità, e profitto la scuola. Una prova si ha nell’Accademia stessa ove pel 
corso di tre anni supplì al Professore defunto Sabbatelli, allorquando questo re¬ 
golarmente autorizzato si stava a Firenze a dipingere per commissione del Gran 
Duca. Si ha poi tutta la lusinga di credere che 1 ’ Hayez sarà premuroso di costi¬ 
tuire la scuola del dipingere da tempo pressoché deserta. 

Io non esito adunque per tutti i riguardi di associarmi al voto Accademico 
proponendo sommessamente che venga il Cav. Francesco Hayez nominato a pro¬ 
fessore di pittura nella nostra Accademia. 

Data così evasione a’Luogotenenziali Dispacci 3 e io Aprile p. p. N. 6687 
e 7091 non che al rescritto 5 luglio p. p. N. 13702, mi onoro di restituire gli 
Allegati coll’aggiunta della tabella costituente la qualificazione dei concorrenti. 

Il Presidente 
Conte N a v a. 


A Sua Altera Serenissima 
il Principe Carlo di Schwargemberg • 
I. R. Luogotenente di 

Lombardia. 




ONORANZE AD HAYEZ 

NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE 

ED 


INAUGURAZIONE DELLO STUDIO HAYEZ. 



PRIMO ANNIVERSARIO. 


La Reale Accademia di Belle Arti, volendo solennizzare il primo anniversario 
della morte dell’illustre Hayez, delegava una deputazione a recarsi, nella mattina 
dell’il febbrajo 1883, al Cimitero Monumentale, per deporre una corona sulla 
tomba del compianto suo Presidente Onorario. — Al tocco veniva inaugurata una 
lapide commemorativa con iscrizione dettata dal chiarissimo Senatore Massarani e 
collocata presso la porta d’accesso allo studiolo, già occupato dall’insigne artista, 
che dal Governo fu concesso a perpetuità come custodia dei cimelii donati alla 
R. Accademia dalla signora Angiolina Rossi-Hayez. 

Intervennero a questa solenne cerimonia il Corpo insegnante, molti Consiglieri 
accademici e Soci onorari, Autorità governative e comunali, uomini di lettere, e 
ammiratori dell’Hayez. — Il Presidente della R. Accademia col discorso che qui 
in seguito vien pubblicato, brevemente ricordava i meriti del perduto, e dopo che 
il Notajo Dottor Ticozzi ebbe letto 1 ’ atto di donazione della signora Hayez, il 
Segretario conte Sebregondi redigeva il verbale cui apposero le proprie firme molti 
degl’intervenuti, quale testimonianza di altissima stima verso un artista che ebbe 
tanta parte di gloria nel secolo nostro. 


Dagli Atti Accademici dell’anno 1883. 







— 259 — 


Parole lette dal Comm. Prof. Luigi Bisi, Presidente di questa Reale 
Accademia. 


Oggi, o Signori, si compie l’anno dacché è morto Francesco Hayez, e l’Ac¬ 
cademia vuole che questo giorno non passi inosservato, perchè la memoria di co¬ 
loro che l’hanno onorata è tributo di affetto e di stima che deve essere vivo nel 
cuore degli amici che a poco a poco pur troppo se ne vanno, e nobile esempio 
ai giovani che arrivano. 

E anzitutto un ringraziamento alle Autorità del Governo e del Municipio , a 
tanti estimatori di quell’artista insigne e agli scolari di lui, per aver dato col loro 
intervento un’impronta solenne a questa cerimonia, e una testimonianza di onore 
al nome di Hayez, coll’assistere all’atto che consacra a perpetuità lo studiolo del 
nostro artista. 

E qui devo ricordare come Istituti ed Accademie alle quali appartenne l’illustre 
perduto si fanno in questo giorno rappresentare alla cerimonia da’loro delegati; 
nè i discepoli di lui vogliono rimanere muti. Valaperta scrive affettuose parole di 
ricordo, dicendo che il loro Maestro diede l’esempio della più ingenua bontà accop¬ 
piata alla più grande saldezza di convinzioni ; che con imparziale indulgenza insegnò 
loro a rispettare qualsiasi indirizzo dell’arte. — Coll’altezza del suo intendimento non 
solo li voleva pittori, ma li voleva anche uomini. 

Un nostro allievo che coltiva gli studi dell’arte e quelli delle lettere, vestì af¬ 
fettuosi pensieri con forme gentili ed io lo pregherò di leggere i suoi versi, che 
possiamo chiamare il fiore deposto dai nostri giovani artisti sulla tomba del ve¬ 
nerando Maestro. 

La mia parola, o Signori, non è l’esordio di una commemorazione. Dire del 
perduto i meriti artistici, le semplici virtù del cuore, le lotte sostenute, le vit¬ 
torie riportate, non è assunto mio. Il Segretario della nostra Accademia incari¬ 
cato dal Consiglio di preparare una memoria completa di quella vita di lavoro e 
di gloria, ebbe la fortuna di raccogliere, su di essa, interessanti notizie che usci¬ 
ranno alla luce quando, nella ventura primavera, il solerte Comitato riuscirà come 
noi tutti dobbiamo sperare, ad esporre in una pubblica Mostra le opere più pre¬ 
gevoli di Francesco Hayez. — Allora vedremo l’artista nella sua estrinsecazione 
operosa, allora leggeremo gli episodi di una vita che incomincia sul finire delle 
scorso secolo, per terminare quando, nel nostro, le evoluzioni artistiche si succe¬ 
dono con febbrile rapidità. 1 

Oggi qui raccolti nell’aula dove per trentanni Hayez fu Maestro, inauguriamo 
il piccolo studio dove egli compose tante opere egregie, qui guida amorosa, pa¬ 
ziente, egli cercava d’infondere nell’anima di tanti giovani i sublimi concepimenti 
dell’arte, di rivelar loro i segreti della tavolozza, le semplicità del bello, i misteri 
del vero; qui egli a ripetere — disegno — disegno — quasi a frenare l’impetuo¬ 
sità dei giovani ingegni; là nel suo studio l’artista raccolto nelle severe medita- 

1 Nota aggiunta al testo di questo discorso negli Atti Accademici del 1883 : « Non essendo 
ultimato il lavoro, verrà pubblicata in seguito la monografia di cui si parla. F. S. » 



— 260 — 


zioni, nella lettura della storia veneta, per lui ispiratrice dei poemi del suo pen¬ 
nello; là l’amico che accoglieva l’amico visitatore. 

Con delicato pensiero la figlia adottiva, signora Angiolina Rossi-Hayez, desi¬ 
derò che lo studio dove egli per tanti anni visse e lavorò, rimanesse dedicato ad 
una rispettosa memoria e non avesse a subire le vicende che non risparmiano 
nemmeno i luoghi più sacri. 

A questo scopo la signora Havez offriva in dono all’ Accademia gli oggetti 
tutti che appartenuti al compianto suo padre ivi si trovavano, aggiungendo altre 
opere di lui, tra le quali un prezioso suo ritratto; e deponendo financo le insegne 
cavalleresche di cui era insignito e che per consueto si serbano nelle famiglie, tra 
i più onorati ricordi. 

L’Accademia esprimendo al Governo il nobile desiderio della signora Hayez 
lo accompagnava dei suoi voti; e il Governo l’accolse promovendo un Decreto 
dal Re che autorizza questa R. Accademia di Belle Arti ad accettare la fatta do¬ 
nazione e a conservare in perpetuo questo studio nello stato in cui esso si tro¬ 
vava quando l’artista lo lasciò per sempre. 

Questo che è atto di pietà filiale, è pure una nuova testimonianza dell’alta 
stima che il Governo tributa agli uomini che sanno coll’ ingegno e col lavoro 
onorare la patria. 

Stamane una Deputazione delegata dall’Accademia recava sulla fossa dell’e¬ 
stinto una funebre corona. 

Ora invito il pubblico Notajo a leggere l’atto di donazione; poi, scoperta la 
lapide dettata dall’illustre nostro Collega Senatore Tulio Massarani, visiterete, o Si¬ 
gnori, lo studio di Francesco Hayez che da oggi innanzi resta aperto al pubblico. 

Il Dall’ Ongaro chiama il nostro Hayez « l’operoso Briareo che pareva lavo- 
« rasse con cento braccia, tanti erano i quadri grandi e piccoli che d’anno in anno 
« attestavano la fecondità del suo genio ». 

E noi oggi rendiamo omaggio a quell’artista nonagenario dalle tante ispirazioni 
progressive, e a quell’arte seria che apre le nuove vie del bello e del vero con tem¬ 
peranza di stile e studi meditati. 



ELEGIA, 


i. 

10 lo sognai superbo giovinetto 

Dall’ anima fremente, 

Di fulgidi pensier, dal baldo aspetto 
E dallo sguardo ardente; 

Fissar lo vidi ardito ed anelante 
Una meta lontana 

E a quella tratto come folle amante 
Da una possanza arcana, 
Ansioso volger con fidanza audace 
Il primo passo incerto 
Spronato dal pensier spesso fallace 
D’un glorioso serto. 

Volgeva l’ora in cui la notte calma 
Cade sulla laguna, 

L’ora che reca i sogni azzurri all’alma 
Mentre l’aere imbruna, 

L’ora soave in cui pare la vita 
Sfumarsi in lontananza 
Assorti nel pensier d’un’infinita 
Eterea rimembranza 
Di vaghi sogni e di speranze audaci, 

Di pace e di sorrisi, 

Di pensieri d’amor, di fiori e baci, 

Di luci e paradisi! 

11 giovinetto artista sulla sponda 

Del glauco mare assiso 
Del di l’ultima luce moribonda 
Leggea col guardo fiso 
E sognava nell’ avvenire ascoso 
Un’armonia novella 
Di color, mentre il sono misterioso 
D’un’arcana favella 
Gli sussurrava: O giovinetto ardente, 
Affronta il tuo cammino. 

Ti sarà guida a la gagliarda mente 
Un alito divino 

O siegui, o giovinetto, il gran pensiero 
Che ti ferve nel core: 

L’arte sorride all’amante sincero 
E palpita d’amore. 


2 b2 


II. 


Sorto al novello fascino 
L’ignoto più non teme, 

Mentre nell’alma sentesi 
Ringagliardir la speme 
E nel suo petto scendere 
La possa ed il vigor. 

Quando posò la trepida 
Man sulla prima tela 
E vi ispirava un alito 
Di vita l’alma anela 
Senti per l’alto gaudio 
Fremere in petto il cor. 

Allor che immota e attonita 
La pupilla profonda 
Sognava dei crepuscoli 
La luce moribonda, 

Che lieve al par d’un gemito 
Già spegnesi nel ciel, 

Od un superbo raggio 
Di sol primaverile 
Che lieto scende e tepido 
Sui fiori dell’aprile 
Squarciando delle nuvole 
Il freddo e grigio vel, 

Là sulle tele candide, 

Sotto il bacio ardente 
E le carezze fervide 
Del suo pennel fremente, 
Sorgevano miracoli 
Di luci e di color! 

E vi passàro i secoli 
Dei baldi menestrelli, 

Dei cavalieri indomiti, 

Dei nobili castelli, 

Delle matrone rigide, 

Dei dogi e senator; 


E raccontare) ai popoli 
Dei padri le vittorie, 

Di nostra terra italica 
Le conquistate glorie, 

E degli avi che dormono 
Le gesta e le virtù : 

Passar di Parga i profughi, 
E il misero Faliero, 
L’immagine de’Foscari 
E l’eremita Piero, 

Passò Stuarda in lagrime, 
Giacobbe ed Esaù, 

Passò 1 ’ altera immagine 
Del conte Carmagnola, 

I Vespri di Sicilia 
Scolpir la lor parola, 

Giulietta impresse il bacio 
D’un infinito amor. 

Ei sulle tele gelide, 

Raggi lasciò di vita; 

II suo pennello trepido 
Colla possanza ardita 
Dell’umile materia 
Dei fulgidi color, 

Nell’indomabil impeto 
Dell’ entusiasmo ardente 
Vi deponea dell’anima 
Il palpito fremente 
E vi destava un turbine 
Di vita e di pensieri 

Lasciovvi le sue lagrime, 
Lasciovvi i suoi sorrisi, 

Le sue visioni placide 
Di santi e paradisi; 

Mai ’l pennello indocile 
Mostrassi al suo voler! 


— 264 — 


III. 


Or sulla fossa in cui riposa 
Bella e ridente nasce la rosa 
Che ancor saluta le belle aurore 
E il dì che muore. 


Se al picciol fiore che è di lui nato 
Parlargli ancora concede il fato, 

Egli gli rechi nelBavel muto 
Il mio saluto; 


E gli racconti che in mesto accordo 
Oggi ci unisce il suo ricordo 
E il suo nome desta nel core 
Echi d’ amore. 


L’alma lontana a tal novella 
Tutta si scote e si fa bella 
D’ un gran sorriso... e allor felice 
Ci benedice ! 


Gustavo Frasca. 



26 5 


Iscrizione della lapide dettata dal Senatore Tullo Massarani e collocata 
presso la porta d’accesso allo studiolo di Francesco Hayez. 

FRANCESCO HAYEZ 

INSEGNATA LA PITTVRA A TRE GENERAZIONI 
IN QVESTO STVDIOLO 
LASCIÒ TRACCIE DEL SVO PENNELLO 
CHE LA FIGLIVOLA EREDE 

CONSEGNA 

A LA RIVERENZA DEI POSTERI 

MDCCCLXXXIII. 


34 




VERBALE DELLA CERIMONIA. : 


Oggi, giorno di domenica, ir Febbraio 1883, primo anniversario, della morte 
del professore Francesco Hayez, si apriva al pubblico lo studio posto nel palazzo 
di Brera e concesso dal Governo a perpetuità per custodia degli oggetti donati a 
questa R. Accademia di Belle Arti dalla signora Angelina Rossi-Hayez, registrati 
nell’elenco dell’Atto di donazione. 

Presenziavano la cerimonia onorevoli rappresentanze, Autorità Governative e 
Municipali, molti distinti cittadini, professori, accademici, soci onorari e scolari di 
questa R. Accademia. 

A rappresentare la R. Accademia delle arti del disegno in Firenze e quella 
romana di S. Luca, veniva delegato il Presidente comm. Luigi Bisi; a rappre¬ 
sentare la R. Accademia Albertina delle Belle Arti, il cav. prof. Bartolomeo Giu¬ 
liano; a rappresentare l’Accademia di Belle Arti in Venezia, il cav. prof. Giuseppe 
Mongeri. I professori dell’Accademia viennese con telegramma di stamane, pren¬ 
devano parte a questa commemorazione, e così con sua lettera l’Accademia Li¬ 
gustica di Belle Arti di Genova. 

Il Presidente comm. Luigi Bisi, esposto il motivo di questa adunanza, invi¬ 
tava il signor dottore Cesare Ticozzi, pubblico notaio in Milano, a dar lettura del¬ 
l’Atto di donazione e di accettazione degli oggetti ed opere d’arte di cui sopra e 
del Decreto Reale 26 Novembre 1882. 

Viene in seguito scoperta la lapide commemorativa collocata al lato sinistro 
della porta d’ingresso dello studio indicato. 

Letto il presente, sotto il quale vengono apposte le firme degli intervenuti, 
lo si depone negli Atti della R. Accademia di Belle Arti a ricordo della solen¬ 
nità d’oggi. 

Firmati i signori : 

Luigi Bisi, Presidente. — Casnedi Raffaele — G. Mongeri. — Salvatore 
Mazza. — Francesco Barzaghi. — Achille Dovera. — Formis Achille. — Terzaghi 
Ardi. Enrico. — Bartolomeo Benvenuti. — C. Clericetti. — Massara Fedele. — 
Prof. Claudio Bernacchi. — Cesare Oliva. — Longana Antonio. — Labus Ste¬ 
fano. — Cesare Cantù. — Giovanni Rizzi. — Carlotta Bianchi Belloni. — Ra¬ 
chele Casnedi. — Fulvia Bisi. — Ambrogio Borghi. — Carlo E. Visconti. — 
Rinaldi Alessandro. — Albasini Scrosati, Presidente Società Belle Arti. — Dott. Giu¬ 
lio Carotti. — Pietro Marzorati. — Emilio Dragoni. — Pompeo Castelfranco. — 
Michele Cairati. — Avv. F. Mocchetti. — Ugo Zannoni. — Giulio Carcano. — 


1 Dagli Atti Accademici dell’anno 1883. 


- 267 - 


Beigioioso Luigi. — Dott. Gaetano Strambio. — Federico Odorici. — Giu¬ 
seppe Bertini. — Spertini Giovanni. — Sangiorgio Gaetano. — Ing. Toretta. 

— Panzeri Carlo. — Panzeri Eligio. — Polli Luigi. — Meraviglia Enrico. 

— Luca Flaminio. — Spinetti Abramo. — Mattoi Edoardo. — Riva Natale. — 
Federico Bianchi. — Giuseppina Negroni Prati Morosini. — Pagliano Eleuterio. 

— Maspero Paolo. — Angioletta Clerici. — Enrichetta Munster. — Sofia Albini. 

— Angela Caimi. — Antonietta Albini Fioretti. —- Zara Vittorio — Bisi Emilio. 

— Vespasiano Bignami. — Mentessi Giuseppe. — E. Diani. — Grassi Antonio. — 
Luigi Vaitorta. — Andrea Saltarelli. — Luigi Vimercati. — Giovanni Servi. — 
Dott. C. Ticozzi. — F. Sebregondi, Segretario. 


Dall’ Atto di donazione della signora Angela Rossi-Hayez, a rogito del 
dottore Cesare Tìcotjì. 

Oggetti d’arte da conservarsi nello studio FIayez. 

Opere eseguite dal commendatore prof. Francesco FIayez. Sei dipinti ad olio 
e cioè: Due studi di nudo; una bagnante; un ritratto dell’autore, tre quarti di fi¬ 
gura; un vaso con fiori; una testa di tigre. Due bozzetti ad olio: Giulio Cesare 
in Senato e S. Ambrogio che ricusa l’entrata nel tempio all’Imperatore Teodosio. 
Due dipinti rimasti incompiuti: l’uno Pietro Rossi, composizione, l’altro, ritratto 
dell’ autore, testa. Due acquarelle : La sete dei primi Crociati sotto Gerusalemme 
ed Alberico da Romano che si dà prigioniero colla famiglia al Marchese d’Este; 
ed un disegno a matita rappresentante Sansone col leone da lui ucciso. 

Medaglia in bronzo, commemorativa delle cinque giornate del 1848, disegnata 
da Francesco FIayez. 

Incisione (ritratto di Ant. Rosmini), quattordici fotografie ed una litografia, 
tolte dai dipinti del maestro. 

Album contenente ventidue litografie, ricavate dai disegni eseguiti dal pro¬ 
fessore Hayez pel romanzo VIvanhoe 'di Walter Scott. 

Incisione di Raimondi (ritratto di F. Bellotti.) 

Decorazioni conferite al prof. comm. Francesco Hayez, e cioè: di cav. degli 
ordini della Corona Ferrea, del merito civile di Savoja e della Guadaluppa, di 
commendatore degli ordini della Corona d’Italia e de’ SS. Maurizio e Lazzaro e 
di Grande Ufficiale della Corona d’Italia. 

Medaglia d’argento ed altra di bronzo col ritratto dello stesso professore Hayez; 
onoranza della città di Venezia. 



268 — 


Libri. 


Delle metamorfosi d’Ovidio. 

Della storia bresciana; ragionamento di Giuseppe Nicolini. 

Appendice alle osservazioni sui teatri e sulle decorazioni di Paolo Landriani. 

Descrizione della Palestina o storia del Vangelo, illustrato coi monumenti dal 
dott. Giulio Ferrari. 

Intorno all’ incisore Samuele Jesi da Correggio ; discorso biografico di Qui¬ 
rino Bigi. 

Catalogo delle opere d’arte contenute nella sala delle sedute dell’Accademia 
di Venezia. 

Guide général du Musée royal bourbon, par Bernard Quaranta. 

Compendio della Storia dei re Longobardi, da Alboino sino a Francesco I. 

Elogio storico di Pietro Novelli, scritto da Agostino Gallo, con incisione. 

Della Cassa per la processione del Corpus Domini e di alcuni altri lavori a 
cesello per la Cattedrale di Genova. Appunti di Sante Varni. 

I Lombardi alla prima Crociata. Canti 15 di T. Grossi. Voi. 3. 

Guttenberg. Dramma storico di Pietro Rotondi. 

Lettere su Messina e Palermo di Paolo R., pubblicate per cura di Gabriele 
Quattromani. 

Raccolta di poesie inedite in dialetto milanese, di Carlo Porta. 

Description de la glyptothéque de S. M. Louis I, roi de Bavière, par Leon 
de Klenze et Louis Schorn. 

Dell’ arte di vedere nelle belle arti del disegno, secondo i principi di Sulzer 
e di Mengs ; operetta di Francesco Milizia. 

Grammatica francese in 45 lezioni, di Carlo Grassini. 

Corso completo di lingua francese ad uso degli italiani, ovvero grammatica 
francese di Salvatore Tometti. 

Vocabolario della lingua italiana di Antonio Sergent, con copiose aggiunte 
tolte dal Dizionario di N. Tommaseo. 

N. 8 Opuscoli di materie diverse. 

La Bagnante, quadro ad olio del prof.. Francesco Hayez. Illustrazione di Ago¬ 
stino Antonio Grubissich, con incisione. 

Oggetti diversi. 

Drappo di raso celeste, damascato a fiori e figure in seta bianca. 

Piccolo drappo rosso e giallo damascato. 

Una veste di studio del prof. Hayez, con berretto di velluto. 

Tavolozza, poggiamani, righe, squadre e compasso. 

Cavalletto a tre sostegni, in legno noce. 

Simile in legno pecchia. 

Scaffalerò in legno noce. 

Cassetta in legno noce con pennelli, spattola, colori e pietra di porfido. 



269 — 


CIRCOLARE DEL COMITATO 

PER ONORANZE 

A 

FRANCESCO HAYEZ. 


Milano, 17 Maggio 1883. 

L’alta riverenza che circonda il nome di Francesco Hayez, già onorato di 
pubblica lapide per voto del Comune, non è dovuta soltanto alla incontrasta va¬ 
lentia del suo pennello; essa rimerita altresì in lui il coraggioso innovatore che 
seppe scuotere i pregiudizi! di scuola, e l’onesto ingegno che fu costantemente 
compreso dagli alti intenti educativi dell’arte. 

Quindi è che gli amici e discepoli suoi più ossequienti reputarono non poter 
rendere alla' memoria di lui migliore omaggio, del mettere sotto gli occhi del 
pubblico una serie delle sue opere abbastanza copiosa ed eletta, da rappresentare 
quella fase di libera, molteplice e feconda operosità, che l’arte ha sua mercè per¬ 
corsa, con la mira intesa sempre a nobile meta. 

Costituiti in Comitato, sotto la Presidenza del signor Comm. Prof. Luigi 
Bisi, Presidente di questa Reale Accademia di Belle Arti, essi hanno iniziato pra¬ 
tiche alle quali attingono sicura fiducia di potere, grazie al cortese consenso di 
parecchi fra i proprietarii delle più cospicue opere del maestro, radunarne buon 
numero a pubblica Mostra in Milano, nel prossimo Settembre. E corre loro de¬ 
bito di professarsi per prima cosa grati a S. M. il Re, il quale ha generosamente 
concesso che nella detta occasione e al detto scopo si trasporti temporaneamente 
dal Palazzo Reale di Torino alla Sede della Reale Accademia di Milano la gran 
tela dell’Hayez, stimata per comune avviso l’opera sua più insigne, nè mai pub¬ 
blicamente esposta in questa nostra Città, la Sete dei Crociati. 

Una Commissione esecutiva, composta dei signori Conte Cav. Francesco Se- 
bregondi Segretario della R. Accademia di Belle Arti, Cav. Emilio Dragoni c Fran¬ 
cesco Vaiaperta, è incaricata delle ulteriori disposizioni conducenti allo scopo; e il 
Comitato si confida di agevolare la via con questa prima comunicazione, con cui 
la raccomanda alle simpatie dei concittadini e della stampa. 

Ma la testimonianza d’onore da rendersi al maestro con la pubblica Mostra 
delle sue opere parrebbe al Comitato incompiuta, se non fosse coronata da un 
ricordo monumentale, da collocarsi presso questa Accademia, nella quale per lungo 
e onorato corso di anni Francesco Hayez insegnò la pittura a tre generazioni. Già 


dalla degna erede del suo nome l’Accademia ebbe in dono preziosi cimelii che ri¬ 
verente custodisce e conserva; dall’istessa generosa mano può il Comitato ripro¬ 
mettersi larghissima offerta; però il valore morale della testimonianza sarebbe me¬ 
nomato e imperfetto, se alla medesima non concorresse lo spontaneo tributo di 
tutti coloro che sentono debito di gratitudine verso i benemeriti dell’Arte e del 
paese. Una sottoscrizione è pertanto aperta a fine di consacrare un pubblico ri¬ 
cordo monumentale a Francesco Hayez: le oblazioni si raccolgono presso la 
Reale Accademia di Belle Arti (Palazzo di Brera), presso la Famiglia Artistica 
(Via Rugabella, N. 3) e presso la Società degli Artisti e Patriottica (Via S. Giu¬ 
seppe, N. 4). 

Il Comitato mette sicura fede in quella pubblica coscienza, alla quale non fu 
mai chiesta indarno l’attuazione di un pensiero onesto e gentile. 

IL COMITATO. 

Luigi Bisi, Pres. — Francesco Valaperta. — Giovanni Servi. — Giuseppe 
Bertini. — Giuseppe Mongeri. — Emilio Dragoni. — Eleuterio Pa¬ 
gliano. — Tullo Massarani. — Giulio Carcano. 


F. Sebregondi, Segretario . 




271 


ESPOSIZIONE DELLE OPERE 

DEL 

Comm. Prof. HAYEZ 

(dal 3 Settembre al 4 Ottobre 1883). 1 


Il Consiglio accademico, accettata la proposta d’una Esposizione retrospettiva 
delle opere di F. Hayez da farsi contemporaneamente a quella annuale di belle 
arti, ne affidava l’effettuazione al Comitato per onoranze ad Hayez, composto dai 
Signori: 


Luigi Bisi, Presidente 

Giuseppe Bertini. — Giulio Carcano. — Emilio Dragoni. — Tulio Massarani. 
— Giuseppe Morigeri. — Eleuterio Pagliano. — Giovanni Servi. — Francesco 
Vaiaperta. 

F. Sebregondi, Segretario. 

Questo, nell’intento di concentrare in pochi l’ordinamento di quella Mostra, 
nominava una speciale sub-commissione nelle persone dei signori Francesco Vaia¬ 
perta, pittore, Avv. Emilio Dragoni e conte F. Sebregondi; i quali si occuparono 
della scelta e del collocamento delle opere. 

S. M. il Re, graziosamente concedendo il gran quadro della Sete, dava un 
nobile esempio agli altri possessori di opere dell’Hayez, e fu una vera gara in 
tutti ad offrire dipinti per un’Esposizione che diventava una postuma dimostra¬ 
zione dì stima verso l’insigne artista perduto. 

I locali designati dall’Accademia per tale Esposizione furono quelli attigui allo 
studiolo dell’illustre professore e cioè la scuola dell’Hayez, quella di pittura del 
prof. Bertini e la sala delle statue. Quantunque la Commissione potesse disporre 
di locali abbastanza vasti, si trovò alquanto inceppata nella espansione che avrebbe 
voluto dare a quella Mostra, dall’essere i suddetti locali illuminati da una sola 
parte e dalle grandi dimensioni di alcune tele. Il che limitò a 87 le opere espo¬ 
ste, rinunciando a quelle che si trovavano lontane o all’estero. Il numero dei 
quadri storici e di composizione fu di 28, 43 i ritratti e le teste per studio, ed 
un quadro di fiori; tutti questi 72 dipinti sono ad olio. Figuravano in detta Espo¬ 
sizione un dipinto a fresco su mattone e 14 acquarelli e disegni diversi. 


1 Dagli Atti Accademici dell’anno 1883. 


— 2 7 2 — 

Tra questi non sono annoverati i tredici lavori posti nella camera propria¬ 
mente detta studio dell’Hayez, cioè quelli componenti il dono fatto dalla signora 
Angiolina llossi-Havez, e che restano continuamente esposti al pubblico. 

Il Cav. Giuseppe Mongeri pubblicava il Catalogo cronologico dell’Esposizione, 
facendolo precedere da una sua biografia di Francesco Hayez, 1 e il signor Antonio 
Ferrari ritrasse in fotografia le opere principali esposte in questa occasione per 
raccoglierle in un Albo artistico. 

L’Esposizione venne aperta il giorno 3 settembre, chiusa il 4 ottobre, e cin¬ 
quemila e più i visitatori; gli articoli di molti giornali ne dimostrarono l’impor¬ 
tanza e il vivo interesse destato nel pubblico. Dessa segnò una pagina nella Sto¬ 
ria dell’Arte di non poco interesse. 


1 Milano, Lombardi, 1883. 



ELENCO DI OPERE 

DI F. HAYEZ. ‘ 


1807. Un gruppo di famiglia, della signora 
Vincenza Basso Rossetto, di Treviso. 

1808. L’adorazione dei Magi, dei Padri Ar¬ 
meni, di Costantinopoli. 

1808. La morte di Giuliano apostata, di 
Giovanni Binasco (zio di Hayes), di Ve¬ 
nezia. 

1809. Enea (Episodio della distruzione di 
Troia), dell’avv. Bonomi, di Bergamo. 

1810. Copia dell’angelo dall’affresco dell’E- 
liodoro di Raffaello, dell’Accademia di B. 
A., di Venezia. 

18x1. L’educazione di Achille, del marchese 
Venuti, di Roma. 

18x1. Paride, grande al vero, attualmente 
del sig. Rivolta di Ceré (Seregno). 

1811-13. Zenobia ritrovata nel fiume Arasse, 
di Giovanni Binasco (zio di Hayes), di 
Venezia. 

1811-13. Enea ed Anchise, di Giovanni Bi¬ 
nasco (idem), di Venezia. 

1811- 13. Ettore, idem. 

1812. Il Laocoonte (concorso), dell’Acca¬ 
demia di B. A., di Milano. 

1812- 13. Atleta, dell’Accademia di S. Luca, 
di Roma. 

1813. Solone, dell’Accademia B. A., di Ve¬ 
nezia. 

1813. Michelangelo, dell’Accademia B. A., di 
Venezia. 

1813. La morte di Abradate, di Roma. 

1814. Affreschi col Palagi, nel palazzo Tor- 
lonia, di Roma. 

1814. Mardocheo condotto per Susa in 
trionfo, —, Roma. 


1814. Rinaldo ed Armida, dell’Accademia 
B. A., di Venezia. 

1814. Lo stesso soggetto, della contessa 
Martini, —. 

1815. Affreschi di commissione (V. lettera 
del 1830 nei Documenti), nel Museo Chia- 
ramonti in Vaticano, Roma. 

1815. Ulisse alla Corte di Alcinoo, per il 
Re Murat, in Napoli. 

1815. Ritratto della signora Tambruni, di 
Canova, Roma. 

1815. Ritratto del Cardinal Brancadoro, dello 
stesso, Roma. 

1816. Ritratto della sposa Vincenza Scaccia 
(danneggiato), di casa Hayez, —. 

1816. Lo stesso, di casa Scaccia, di Roma. 

1816. Soggetto tratto dalla Gerusalemme 
liberata, di Antonio d’Este se., di Roma. 

1817. La Pietà di Ezechia, dell’Imp. d’Au¬ 
stria, di Vienna. 

1817. Affreschi in casa Papadopoli a S. M. 
Formosa, di Casa Papadopoli, di Venezia. 

— Un sacro cuore di Gesù, dei Padri Ar¬ 
meni, di Roma. 

1819. Affreschi in Casa Gritti a S. Erma- 
gora, di Casa Gritti, di Venezia. 

1819. Amilcare e Annibaie, del prof. Bor- 
sato, di Venezia. 

— Alcibiade nel Gineceo sorpreso da So¬ 
crate — di commissione del re Murat, 
non finito — frammento, del signor Ri¬ 
volta, —. 

1819. Affreschi, alla Borsa, di Venezia. 

1819. Ritratto del conte Thùn I. R. Dele¬ 
gato, — , di Venezia. 


1 I proprietari indicati in questo elenco sono gli antichi committenti od acquirenti: quando fu 
possibile conoscere presso chi trovinsi oggi le opere fu aggiunta l’indicazione attualmente. — Sono 
rarissime le opere di F. Hayez che portino la sua firma e la data; egli firmava invece assai più 
frequentemente i suoi disegni. 


35 




274 — 


1820. Pietro Rossi, che sta per staccarsi 
dalla famiglia, sollecitato dal messo Ve¬ 
neto ad assumere il comando dell’armata 
della Repubblica; v. «Le mie Memorie», 
del marchese Giorgio Pallavicino, di Mi¬ 
lano. 

— Lo stesso Soggetto, del sig. Reali ban¬ 
chiere, di Venezia. 

— Lo stesso soggetto, abbozzo, studio Ha- 
3 ez, Accademia Brera. 

1820. Ritratto del sac. Pietro Calvi, nell’O¬ 
spedale Maggiore, di Milano. 

— Filotete ferito (grandezza metà il vero) 

1820. Ritratto di Signora, della signora Ruga, 

di Milano. 

1S20. Ritratto d’uomo, del barone Ciani, 
di Milano. 

1820. Sacra famiglia, del sig. Brambilla, di 
Milano. 

— Diana, del marchese Incisa, —. 

1821. Il conte di Carmagnola raccomanda 
la sua famiglia all’amico Gonzaga, del 
Conte coll. Arese, di Milano. 

1821. Lo stesso Soggetto, di Paolo Caronni 
incisore, di Milano. 

— Lo stesso Soggetto, del principe di S. 
Antimo Ruffo, di Napoli. 

1821. Catmor e Sulmalla, del consigl. De 
Castiglia, di Milano. 

1821. Ritratto d’uomo, del sig. Burocco, di 
Milano. 

1821. Ettore, v. anno 1811, ripetizione, del 
sig. Bolzesi, di Cremona. 

1821. Il giudizio di Salomone, del sig. G. 
Treves, di Venezia. 

1821. Ritratto del march. Giorgio Pallavi¬ 
cini Trivulzio, del conte Emilio di Bei¬ 
gioioso, di Milano. 

1821-22. I Vespri Siciliani, del march. Vi¬ 
sconti d’Aragona attualmente sig. Giu¬ 
seppe Castagna, di Milano. 

1821-22. Un Gruppo di famiglia, della no¬ 
bile Famiglia Stampa, di Milano. 

1822, Leda, del conte Carlo Cicogna, di 
Milano. 

1822. Leda, del sig. Antonio Chiesa Moli- 
nari, di Milano. 

1822. Itnelda de’Lambertazzi,’comp. storica, 
del sig. MarcorArtaria^di Manheim (?), 
Milano. 

1822. Napoleone I distribuisce le decora¬ 


zioni dopo la battaglia di Wagram, del 
conte G. P. Cicogna, di Milano. 

1822. Ritratto del pittore Lod. Liparini, del 
conte E. Belgiojoso, di Milano. 

1822. Il riposo in Egitto, del sig. P. V. 
Brambilla di Milano. 

1822. Ritratto d’uomo, del march. E. Pal¬ 
lavicino, di Milano. 

1822. Lo stesso, dell’ ing. Della Bianca, di 
Milano. 

1822. Idem. 

1822. Ajace, del cav. Antonio Besana, di 
Milano. 

1822. Disegni e abbozzo pel dipinto del 
Congresso di Verona, —. 

1823. Ritratto della nob. Antonietta Vitali 
nata Sola (mezza figura), della contessa 
Amalia Sola, di Milano. 

1823. Affreschi delle medaglie; nel Palazzo 
Reale, di Milano, v. «Le mie Memorie». 

1823. I cartoni del sig. abate comm. Mi¬ 
chele Sozze, di Como. 

1823. Ritratto del capitano G. B. Birago, 
nell’Ospedale Maggiore, di Milano. 

1823. Gli sponsali di Giulietta e Romeo, del 
sig. di Schònborn, di Monaco di Baviera. 

1823. L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo, 
del conte A. Sommariva, di Milano. 

— Lo stesso Soggetto, del sig. Darker, —. 

1823 (?). Ritratto del conte Arese in car¬ 
cere, del Conte coll. Arese, attualmente 
della signora Camperio Ciani, di Milano. 

1823. Cinque ritratti, —. 

1824. Lo stesso soggetto, del conte Pour- 
tales, di Neufchàtel. 

1824. L’Angelo aununziatore, del sig. Galli, 
di Milano. 

1824. Il conte di Carmagnola v. « Le mie 
Memorie», del sig. Bethmann, di Fran¬ 
coforte. 

— Abbozzo della testa del Carmagnola, del 
conte Porro Lambertengni, di S. Albino 
(Monza). 

-- Altro abbozzo della stessa testa, del rag. 
Ronchetti, di Milano. 

1824. Ritratto d’uomo (busto), del signor 
Chiesa Molinari, di Milano. 

1824. Ritratto del coreografo Salvatore Vi¬ 
gano, dell’Accademia di Brera, di Milano. 

1824. Ritratto d’uomo, del sig. Antonio 
Vaiaperta, di Milano. 





275 


1824. Ritratto di Signora, del sig. Barno- 
vani, di Milano. 

1824. Gruppo di due Signore, della signora 
Belloc, di Milano. 

1824. Ritratto d’uomo, del signor Peloso, 
di Genova. 

1824. Episodio delle crociate, dello stesso. 

1824. Tiziano dipinge il ritratto di Carlo V, 
dello stesso. 

1824. Apelle e Campaspe, dello stesso. 

1824- 25. Ritratto di Signora, della signora 
Ernesta Bisi, di Milano. 

1825. Ila rapito dalle ninfe, del sig. Chiesa 
Molinari, di Milano. 

1825. La Maddalena, del barone Ciani, di 
Lugano. 

1825. Ritratto della signora Carolina Zuc- 
chi (busto), del barone Ciani, di Lugano. 

1825. Giulietta e Romeo nella cella del 
frate, del conte L. Bertolio, di Milano. 

1825. Ritratto d’uomo (busto), del signor 
banchiere Gaggi, di Milano. 

— Ritratto di Signora (busto), lo stesso. 

— Id. di Signorina (id.) lo stesso. 

1825. Ritratto d’uomo, del conte Lodovico 

Taverna, di Milano. 

— Altri quattro ritratti dei conti Taverna. 

1825. Ritratto d’uomo (busto), del signor 
G. Nini, di Milano. 

1825- 27. Gesù crocifisso, nella Chiesa par¬ 
rocchiale, di Muggiò. 

1825- 27. Gli apostoli Filippo e Giacomo in 
viaggio, del barone Ciani, di Lugano. 

1826. Un leone ed una leonessa entro una 
gabbia, col ritratto del pittore, del signor 
G. Gargantini Piatti, di Milano. 

— Lo stesso soggetto, del sig. A. Chiesa 
Molinari, di Milano. 

1826. Bagno di ninfe, dello stesso. 

1826. Lo stesso Soggetto, dello stesso. 

1826- 27. Maria Stuarda condotta al suppli¬ 
zio, dello stesso, attualmente del cav. An¬ 
tonio Besana, di Milano. 

1826. Fiesco si congeda dalla moglie, del 
sig. Peloso, di Genova, 

1826. La congiura di Cola Montano, della 
contessa Stampa-Manzoni, di Milano. 

1826. Ritratto di Signora, della signora Ca¬ 
terina Zuccbi Calderara, di Milano. 

1826-27. I Vespri siciliani, del coll. Arese, 
di Milano. 


1826- 27. il Samaritano, del sig. Ronchetti 
calzolaio, di Milano. 

1827. Bersabea al bagno, del Re del Wur- 
temberg, di Stoccarda. 

1827. L’ultimo addio del figlio del Doge 
Foscari alla sua famiglia, del sig. Sacchi, 
di Milano. 

1827. Incontro di Maria Stuarda con Lei¬ 
cester, del sig. Eug. Rivolta, di Milano. 

1827. Incontro di Maria Stuarda con Eli¬ 
sabetta, del conte L. Bertoglio, di Mi¬ 
lano. 

1827. Maria Stuarda condotta al patibolo, 
del sig. Seufferheld, di Milano. 

1827. Tancredi riconosce Clorinda, del sig. 
Corti negoziante, di Milano. 

1827. Ritratto d’uomo, del conte Bertoglio, 
di Milano. 

1827. Ritratti riuniti di cinque persone (te¬ 
ste), del signor G. Gargantini Piatti, di 
Milano. 

1827. Ritratto d’uomo (busto), del signor 
Piazzoni, di Bergamo. 

1827. Ritratto d’uomo (busto), del signor 
Vaiaperta, di Milano. 

1827. Ritratto d’uomo (busto), del signor 
Cerri, di Milano. 

1827. Ritratto di Signora, della baronessa 
Tarsis Walbrunn, —. 

1827- 28. Le ceneri di Temistocle, del sig. 
Leonardo Frizzoni, di Bergamo. 

1828. Ritratto di Signora, busto) di Donna 
Francesca Mainoni, di Milano. 

1828. Ritratto di Signora, (busto) di Donna 
Maria Bassi, di Milano. 

1828. Ritratto di Signora (busto), della Si¬ 
gnora Nobili Piazzoni, di Bergamo. 

1828. Ritratto della Contessa Luigia Borgia 
Ferrari, del Conte Borgia, di Milano. 

1828 Ritratto di Signora (busto, del sig. 
Enrico Mylius, di Milano. 

1829. Pietro P eremita predica la crociata, 
del sig. Peloso, di Genova. 

1829. Maria Stuarda riceve l’annunzio di 
morte (abbozzo), del signor d’Arache, di 
Torino. 

1829. Ettore rimprovera Paride, del signor 
Seufferheld, —. 

1829. Filippo M. Visconti restituisce le co¬ 
rone ai Re di Aragona e di Navarra, del 
marchese Visconti, di Milano. 



— 2j6 


1829. Ecce Homo, del sig. Redaelli, di Mi¬ 
lano. 

1829. Beatrice di Tenda condotta al sup¬ 
plizio, del conte Rinaldo Belgiojoso di 
Milano. 

1829. La Vergine Immacolata, del sig. N. 
Rusconi, di Milano. 

1829. Imelda de’ Lambertazzi, del conte 
Francesco Crivelli, di Milano. 

1829. Ritratto della nob. signora Francesca 
Mainoni,del nob. Mass. Mainoni,di Milano. 

1829. Disegno litografico del dip. del Pa¬ 
lagi: Colombo di ritorno dall’America, 
del sig. Vassalli, di Milano. 

1829. Ritratto della signora Elisabetta Bassi 
Charlé (mezza figura), del signor Bassi, 
di Milano. 

1829. Ritratto d’uomo (mezza figura), del 
sig. Seufferheld, —. 

1829. Ritratto di Signora (mezza figura), 
del sig. Delmati, di Milano. 

1829. Ritratto di Signora (busto), della Con¬ 
tessa Luigia Cassero Borgia, di Milano. 

1829. Ritratto della Contessa della Soma- 
glia Cassero (busto), del Conte della So- 
maglia, di Milano. 

1829-30. Sposalizio di Giulietta e Romeo, 
del sig. Bertoglio, di Milano. 

1830. Ultimo addio di Giulietta e Romeo, 
del sig. Ignazio Adriani, di Torino. 

1830. Ritratto d’uomo (busto), del dottor 
G. B. Bazzoni, di Milano. 

1830. Venere che scherza con due colombi, 
del conte Girolamo Malfatti, di Trento. 

1830. Ettore e Paride, del signor Giacomo 
Treves, di Venezia. 

1830. Ritratto di Signora, del sig. Antonio 
Reina, di Milano. 

1830. Ritratto di Signora, della contessa 
Somayloff, —. 

1830. Ritratto della signora Vassalli, del 
comm. Gaetano Negri, di Milano. 

1830. Ritratto di Signora .mezza figura), 
della marchesa L. D’Adda, di Milano. 

1830. Ritratto della signora contessa Dou¬ 
glas D’Adda (testa), del nobile Carlo 
D’Adda, di Milano. 

1831. Venere conduce Elena a Paride, del 
conte Malfatti, di Trento. 

1831. Bagno di Ninfe, del conte Giuseppe 
Crivelli, di Milano. 


1831. Lo stesso Soggetto, del conte Ste¬ 
fano Stampa, di Milano. 

1832. Giacomo Foscari figlio del Doge, 
condannato all’esilio perpetuo, del signor 
Gaetano Taccioli, di Milano. 

1832 (?). Cristo — Studio di testa (ese¬ 
guito a Roma), della signora Angiolina 
Ha)-ez, di Milano. 

1831. Incontro di Esau con Giacobbe, nella 
Galleria Tosi, di Brescia. 

1831. Bersabea con alcune ancelle —. 

1831. Maddalena (mezza figura , del signor 
Beilati, di Milano. 

1831. Ritratto di un Sacerdote armeno, del 
sig. Pietro Vassalli, attualmente contessa 
Giuseppina DelMayno Vassalli, di Milano. 

1831. Ritratto di Signora, della signora Vas¬ 
salli Viscontini, di Milano. 

1831. Tamar di Giuda (dipinto grande al 
vero), del signor Gaetano Taccioli, di 
Milano. 

1831. Lo stesso Soggetto (in piccole di¬ 
mensioni, acquarello a sepia', della si¬ 
gnora Angiolina Hayez, di Milano. 

1831. Rebecca al pozzo, del sig. Gaetano 
Taccioli, di Milano. 

1832 (?). Venere che conduce Paride alle 
stanze di Elena, della principessa Bor¬ 
ghese, di Roma. 

1832. Ritratto della principessa Cristina di 
Belgiojoso Trivulzio, della march. Trotti 
Belgiojoso, di Milano. 

1832. Carlo V raccoglie da terra un pen¬ 
nello caduto a Tiziano (quadretto), del 
sig. Francesco Peloso, di Genova. 

1832. Apelle ritrae Campaspe (quadretto^ 1 , 
dello stesso. 

1832. I profughi di Parga (riduzione), del 
sig. Chiozzi, di Crema. 

1832. Maria Stuarda protesta dinnanzi agli 
sceriffi, ecc , del conte D’Arache, attual¬ 
mente del cav. avv. Besana, di Milano. 

1832. Maddalena ai piedi del Crocefisso, 
del signor Camillo Gadda, prestinaio, di 
Milano. 

1832. Un greco in costume nazionale (mezza 
figura) del conte Francesco Arese, di 
Milano. 

1832. Valenzia Gradenigo al cospetto di 
suo padre Inquisitore, del rag. Antonio 
Patrizio, di Milano. 



- 2 77 


1831. Lo stesso Soggetto, dello stesso. 

1831. I profughi di Parga, del conte Paolo 
Tosi, attualmente Galleria Tosi, di Bre¬ 
scia. 

1831. I profughi di Parga (dimensioni mi¬ 
nori), del sig. Peloso, di Genova. 

1831. Madonna col putto, del conte Sirnone 
de’ Consolati, di Trento. 

1832. Ritratto di Signora (signora Luigia 
Mylius Vitali — mezza figura con a lato 
un busto in marmo), del signor Enrico 
Mylius, di Milano. 

1833. Un senatore veneto (studio di testa), 
dell’ing. Pietro Bosisio, di Milano. 

1833. L’ultimo addio di Giulietta e Romeo, 
del conte Annoili (capitano degli Ussari), 
di Milano. 

1833. Maddalena penitente, del conte Fran¬ 
cesco Crivelli, di Milano. 

1833. Lo stesso Soggetto trattato diversa- 
mente, —. 

1833. Dei pirati greci rapiscono in barca 
due donne, una delle quali monaca, del 
sig. Gaetano Taccioli, di Milano. 

1833. Pirati greci con monache, in barca. 

1833. Loth colle figlie, del sig. Giovanni 
Melli, di Milano. 

1833. Foscarini che ricusa di sposare Va- 
lenzia Gradenigo, il giorno delle nozze, 
perchè la trova bionda di capelli, del 
conte Vincenzo Tofetti, di Venezia. 

1833. Ritratto d’Uomo (busto), del conte 
Cristoforo Sola, di Milano. 

1833. Ritratto di Signora (busto), della 
contessa Alemana Litta Borgia, di Milano 

1833. Ritratto di Signora con bambino 
(mezza figura), della contessa Teresa Zu- 
mali-Marsili, di Bologna. 

1834. Bersabea al bagno, del conte Ambro¬ 
gio Uboldi, di Milano. 

1834. Bersabea (replica), della contessa Vi¬ 
sconti D’Aragona, di Milano. 

1834. L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo 
(riduzione), del sig. Gaggi, banchiere, di 
Milano. 

1834. Una sortita di difensori di Missolungi, 
del sig. Francesco Eugenio Rivolta, di 
Milano. 

1834. Gentile Bellini, accompagnato dal 
Balio Veneto, nell’atto di presentare a 
Maometto II il suo dipinto di San Gio¬ 


vanni decollato, del sig. Giacomo Treves, 
di Venezia. 

1834. Fiori, di Donna Bianca Gualdo nata 
Taccioli, di Milano. 

1834. Ventura Fenaroli arrestato dai Fran¬ 
cesi nella chiesa del Carmine in Brescia, 
del conte Ippolito Fenaroli, di Milano. 

1834. Studio di una testa spiccata dal busto, 
del sig. Massoni, di Roma. 

1834 (?). Barca di greci fuggitivi — uno 
di essi è ferito, del sig. Artaber, nego¬ 
ziante, di Vienna. 

1834. Ritratto d’ uomo (mezza figura), del 
sig. Compton, d’Inghilterra. 

1834. Ritratto di Signora (mezza figura\ 
della signora Angiolina Gaggiotti, di 
Roma. 

1835. Testa, studio a fresco, della N. D. Giu¬ 
seppina Cavezzali, di Milano. 

— Ruth, della signora Fanny Ottolenghi, 
di Milano. 

— Ruth, della signora Bonora, di Bologna. 

1835. La famiglia di Loth (quadretto), del 

sig. dott. Prina, di Milano. 

1835. Episodio tratto dalla Storia greca 
moderna del Mosconi, di commissione 
N. N., —. 

1835. Valenzia Gradenigo davanti agli In¬ 
quisitori (nuova composizione), della con¬ 
tessa Clara Maffei, di Milano. 

1835. Papa Urbano II predica la Crociata 
sulla piazza di Clermont, della marchesa 
G. F. Litta Modignani, di Milano. 

1835. Ritratto di Signora, della signora Giu¬ 
seppina Appiani, di Milano. 

1835. Ritratti (due mezze figure), della no- 
bil Donna Francesca Traversi, di Milano. 

1835. Ritratti delle signore Carolina Grassi 
e Bianca Bignami, sorelle Gabrini (mezze 
figure), della signora Carolina Gabrini 
Plessa, di Milano. 

1835. La partenza di Saladino (dai Lombardi 
alla prima Crociata del Grossi), del signor 
Karis, di Vienna. 

1836. Valenzia Gradenigo davanti agli In¬ 
quisitori (altra composizione nuova), del 
conte Lutzow, di Vienna. 

1837. Cartone e tela dipinta per studio 
della gran medaglia da eseguire nel Sa¬ 
lone delle Cariatidi, nel Regio Palazzo di 
Corte, di Milano. 




— 270 - 


1838. Replica dello stesso dipinto, del si¬ 
gnor N. N., negoziante, di Vienna. 

1838. L’Imperatrice Maria Teresa presenta 
Giuseppe II agli Ungheresi, del conte 
Ambrogio Uboldi, di Milano. 

1838. Barca con greci fuggitivi dalla strage 
di Schio (nuova composizione — piccole 
figure), del signor Gaggi, banchiere, di 
Milano. 

1838. Un'Odalisca alla finestra dell’harem, 
del signor Karis, di Vienna. 

1838. Raffaello Sanzio medita la composi¬ 
zione del dipinto: La Madonna di S. Sisto, 
del cav. Londonio, di Milano. 

1838. Il Doge Foscari obbligato dal Con¬ 
siglio dei Dieci a rinunciare al dogato, 
del conte Luigi Belgiojoso, di Milano. 

1838. L’Arcangelo Michele (quadro d’altare) 
di commissione del sig. Cacciamatta di 
Iseo, nella Parrocchiale d’Iseo. 

1838. Il disegno per questo dipinto, nel 
Museo artistico municipale, di Milano. 

1838. Bice ritrovata da Marco Visconti nel 
sotterraneo del suo castello di Trezzo, 
del dott. Cavezzali, di Milano. 

1838. Grande affresco nel soffitto della Sala 
delle Cariatidi, nel Palazzo di Corte, di 
Milano. 

1838. Giovanna I di Napoli, accusata dagli 
Ungheresi della morte di Andrea di Un¬ 
gheria suo consorte, del conte Casimiro 
Batthyany, —. 

1838. Vecchio mendico (testa), della fami¬ 
glia Bisi, di Milano. 

1838. La Valliére nel convento, sorpresa 
da Luigi XIV, del sig. Antonio Repossi, 
di Chiari. 

1838. La sete dei Crociati sotto Gerusa¬ 
lemme (Abbozzetto del primo pensiero), 
di ordinazione del conte Francesco Cri¬ 
velli di Milano, —. 

— Scena della difesa di Patrasso (acqua¬ 
rello ad inchiostro di China) del signor 
Grandi, di Milano. 

1839. Ritratto in mezza figura (allegoria del 
genio della freschezza), del sig. Karis, di 
Vienna. 

1839. Ritratto di Signora, della nob. Donna 
Luigia Vigoni, di Milano. 

— Ritratto d’Uomo, di Don Giulio Vigoni, 
di Milano. 


1839. Una scena della strage di Patrasso 
avvenuta nel 1822. della N. D. Bianca 
Gualdo Taccioli, di Milano. 

1839. Lo stesso soggetto all - acquarello. 
della N. D. Giuseppina Negroni Prati 
Morosini, di Milano. 

1839. Barca con greci fuggiti da Schio, 
della contessa Giulia Somaylofi —. 

1839 Odalisca della signora Miani, di Mi¬ 
lano. 

— Lo stesso Soggetto, del sig. rag. Antonio 
Patrizio, di Milano. 

— Lo stesso Soggetto, del sig. Pardini, di 
Venezia. 

1839. La Valliére, del marchese Antonio 
Busca, di Milano. 

— La Valliére e Luigi XIV, dell’avv. Re¬ 
possi di Chiari, attualmente del sig. Lo¬ 
dovico Olmo di Brescia. 

1839. Ritratto d’uomo (mezza figura), del¬ 
l’avv. Imperatori, di Milano 

1839. Ritratto del pittore (testa), del dottor 
Cavezzali, di Milano. 

1840. Vittor Pisani liberato dal carcere, del 
conte di Kolowrat, di Vienna. 

1840. Ritratto del principe Emilio di Bel¬ 
giojoso (figura intera), della march. Ce¬ 
cilia Trivulzio Belgiojoso, di Milano. 

1840. Studio dal vero, del barone Ciani, 
di Lugano. 

1840. Testa di vecchio, di Don Paolo Litta 
Modignani, di Milano. 

1840. Un harem, del sig. Enrico Taccioli, 
di Milano. 

— Lo stesso soggetto, della contessa Nako, 
di Vienna. 

1840 Giacomo Foscari figlio del Doge dà 
l’ultimo addio alla sua famiglia,)di S. M. 
l’Imperatore Ferdinando d’Austria, di 
Vienna. 

1840. La Vergine (testa, grande al vero), 
dell’avv. G. B. Imperatori, di Milano. 

1840. Ritratto dell’Imperatore Ferdinando I 
(mezza figura), per la Congregazione mu¬ 
nicipale, di Milano. 

1842. Ritratto di ragazzino, del sig. Enrico 
My’fius, di Milano. 

1842. Ritratto di Signora, del dott. Caglio, 
di Milano. 

1842. San Gerolamo nel deserto col leone, 
del conte di Kolowrat, di Vienna. 




— 279 — 


1842. Interno di un harem, del signor Cu- 
rioni, di Milano. 

1842. La Vergine addolorata, della con¬ 
tessa Bevilacqua, di Brescia. 

1842. Rodolfo d’Absburgo scende da ca¬ 
vallo per farvi salire il sacerdote che 
porta il viatico, della N. D. Cristina Piaz- 
zoni, di Bergamo. 

1842. Sansone che guata il leone che ha 
vinto e soffocato colle sue mani, del 
conte Ambrogio Uboldi, di Milano. 

1842. Il disegno per questo dipinto, del 
prof. Luigi Archinti, di Milano. 

1842. Altro disegno, nello studio di Hayez, 
nell’Accademia di Brera, di Milano. 

1842. Disegno pel leone di quella compo¬ 
sizione, della signora Angiolina Hayez, di 
Milano. 

1842. Un pensiero malinconico (figura di don¬ 
na), del sig. Gaetano Taccioli, di Milano. 

— La malinconia, replica, — di Vienna. 

1842. Parecchi schizzi a matita per questa 
figura, della signora Angiolina Hayez, di 
Milano. 

1842. Il Doge Gritti (studio di testa', della 
signora Angiolina Hayez, di Milano. 

1842. Una ciocciara (studio dal vero , del 
duca Antonio Litta, di Milano. 

1842. Giorgio Cornaro inviato a Cipro dalla 
Repubblica di Venezia, fa conoscere a Ca¬ 
terina Cornaro, sua parente, che essa non 
è più padrona del regno poiché lo sten¬ 
dardo del leone sventola già sulla for¬ 
tezza dell’isola, del nob. signor Antonio 
Frizzoni, di Bergamo. 

1842. Lo stesso soggetto (acquarello a se¬ 
pia, del sig. Alessandro Zanovello di Gorla 
minore. 

1842-43. Francesco Foscari vede il figlio per 
l’ultima volta (nuova composizione), del 
cav. Andrea Maffei, —. 

1843 (?)• Caterina Cornaro persuasa dallo 
zio a cedere il regno di Cipro (replica in 
piccole dimensioni), del sig. Pietro Bram¬ 
billa, di Milano. 

1843. Ecce Homo (testa), della signora An¬ 
giolina Hayez, di Milano. 

1844. Marin Faliero rimprovera il giovine 
Steno, del sig. Enrico Taccioli, di Milano. 

1844. Una bagnante, del dottor Barabani, 
di Milano. 


1844. Il Doge Francesco Foscari destituito 
dal Consiglio dei Dieci, del marchese Ala 
Ponzone, attualmente della R. Accademia 
di Brera, di Milano. 

1844. Incontro di Giacobbe ed Esaù, del 
signor Bruzzoni, di Brescia, 

— Galatea con najadi e tritoni, del mar¬ 
chese Antonio Busca, di Milano. 

1844. La moglie del Levita, del nob. Giulio 
Litta Modignani, di Milano. 

— Lo stesso soggetto, della Famiglia Guaita, 
di Milano, (venduto nel 1886). 

— Lo stesso soggetto (acquarello), della 
signora Angiolina Hayez, di Milano. 

1844. La morte di Giselda (episodio dei 
Lombardi alla prima crociata del Grossi), 
del conte Lùtzovv, di Vienna. 

1844-45. Il levita di Efraim nella piazza di 
Gabea, del sig. Frigerio, di Napoli. 

1844. I due Foscari del sig. N. N., di Na¬ 
poli. 

1845. 1 Vespri Siciliani, del s. Sant’Autimo, 
di Napoli. 

1845. Ritratto dell’Imp. Francesco Giuseppe 
eseguito dal vero, in Milano. 

— S. Emilio (abbozzo per Pala d’altare che 
era destinato alla chiesa di S. Francesco 
in Napoli) del signor Ant. Chiesa Moli- 
nari, di Milano. 

1846. Ritratto del generale Radetzky, di 
Vienna. 

1848 (?). Il ritratto del pittore, donato al 
conte Stefano Stampa, di Milano. 

1848. Il ritratto del pittore, nello studio 
Hayez R. Accad. Brera, di Milano. 

1848. Ritratto d’Uomo, del conte Carlo Ci¬ 
cogna, di Milano. 

1848. Rebecca (mezza figura), della signora 
Angiolina Hayez, di Milano. 

— Vergine con putto, in una cappella del 
Campo Santo, di Brescia. 

1849 Ritratto della contessa Stampa-Man- 
zoni firmato: Francesco Hayez italiano 
della città di Venezia, 1849. (La data se¬ 
condo notizie del figlio, conte Stampa, 
dev’essere sbagliata, il ritratto dovrebbe 
essere stato eseguito tra il 1847 e il 1848), 
del conte Stefano Stampa, di Milano. 

— L’Arcangelo Gabriele, del sig. Ferrerò, 
di Torino. 

1850. La sete dei Crociati (Fr. Hayes la- 







2S0 


vorò a questo grande dipinto dal 1836 al \ 
1850), per S. M. Carlo Alberto Re di Sar- , 
degna, di Torino. 

1850. Lo stesso soggetto (acquarello), nello ! 
Studio Hayez R. Accademia di Brera, di 
Milano. 

— Lo stesso Soggetto (abbozzetto), della 
N. D. G. Negroni Prati, di Milano. 

— Due teste, studio ad olio per lo stesso 
Soggetto, del sig. Cavezzali, di Milano. 

1850. Susanna al bagno del dottor Prina 
di Milano. 

— Ritratto del pittore, del sig. Cavezzali, 
di Milano. 

1850. Alberico da Romano fratello di Eze- 
lino, si dà prigioniero colla famiglia al 
Marchese d’Este, del conte Giulio Litta, 
attualmente del marchese G. F. Litta Mo- 
dignani, di Milano. 

— Lo stesso soggetto, acquarello, studio 
Hayes, Accad. Brera. 

1850. La meditazione, del cav. Andrea Maf- 
fei, —. 

— Lo stesso Soggetto, del conte Giacomo 
Franco, di Verona. 

— Un episodio del diluvio (figura di Donna), 
di sir John Smith, d’Inghilterra. 

1851. Ritratto d’uomo (mezza figura), di 
Donna Rosa Poldi Pezzoli nata Trivulzio, 
di Milano. 

1851. Il consiglio alla vendetta (da una 
romanza di A. Maffei — V. documenti), 
del sig. Enrico Taccioli (?) attualmente 
del marchese G. F. Litta Modignani, di 
Milano. 

1851. Ritratto della signora marchesa Juva 
(mezza figura), del signor Luigi Weber, 
di Milano. 

1851. Ritratto della contessa Antonietta 
Tarsis (mezza figura), del conte Tarsis, 
di Milano. 

1851. Marco Visconti, disegno per l’album 
offerto dall’Imp. d’Austria a S. M. la Re¬ 
gina d’Inghilterra, —. 

1851. Giovanna di Napoli, disegno, —. 

1851. La malinconia, disegno, —. 

1852. I Consoli milanesi stracciando la let¬ 
tera che veniva loro letta da Sicherio, 
ricusano di pacificarsi coi lodigiani, del 
marchese Luigi Crivelli, di Milano. 

1852. Ritratto del conte Nava, Presidente 


della R. Accademia di Brera (mezza fi¬ 
gura). 

— Copia eseguita sotto la direzione di F. 
Hayez, per la R. Accademia di Brera, di 
Milano. 

1852. Ritratto di Signora (mezza figura. 
della signora Emilia Morosini, di Milano. 

1852. Ritratto della signora Selene Taccioli. 
della marchesa G. F. Litta Modignani, di 
Milano. 

1852. Ritratto della contessa Somaglia-Pa- 
trizi busto), del conte Della Somaglia, di 
Milano. 

1853. Vittor Pisani dopo la battaglia di 
Pola, offerto al Comitato della emigra¬ 
zione veneta, per una lotteria, di Milano. 

1853. La vendetta di una rivale (Le vene¬ 
ziane), del nob. Alessandro Negroni Prato, 
di Milano. 

— Lo stesso Soggetto, della signora An¬ 
giolina Hayez. di Milano. 

1S53. Imelda dei Lambertazzi, del sig. Ma- 
sciaga, di Milano. 

1853. Ritratto della N. D. Giuseppina Ne¬ 
groni Prati Morosini (mezza figura), del no¬ 
bile Alessandro Negroni Prati, di Milano. 

1853. Ritratto del nob. Alessandro Negroni 
Prati (mezza figura). 

1855. Ritratto di Donna Mariquita D’Adda 
Falcò, del nobile Carlo D’Adda, di Mi¬ 
lano. 

1854. Giuseppe che spiega il sogno, dise¬ 
gno a penna (19 marzo 1854. F. Hayes), 
della N. D. Giuseppina Negroni Prati Mo¬ 
rosini, di Milano. 

1855. Ritratto di Signora (busto', della si¬ 
gnora Margherita Ruga, di Milano. 

1856. Ritratto d’Uomo (mezza figura), di 
D. Giovanni Morosini, di Milano. 

1856. Il martirio di San Bartolomeo (boz¬ 
zetto), del nob. Alessandro Negroni Prati, 
di Milano. 

— Lo stesso, pala d’altare, nella Chiesa 
prepositurale di Castenedolo, (Brescia). 

1856. Ritratto d’uomo (mezza figura), del 
sig. Ghizzoni, di Piacenza. 

1856. Ritratto di Don Lorenzo Litta Modi¬ 
gnani, del conte Cl. Veradis di Casti¬ 
glione, di Torino. 

1856. Ritratto d’uomo (mezza figura), del 
sig. G Puricelli Guerra, di Milano. 



— 28 i 


1857. Gregorio VII (Ildebrando) salva la 
vita al prete Beltrando in S. Giovanni 
Laterano, del marchese Isimbardi, di Mi¬ 
lano. 

1858. Ritratto della giovane signorina An¬ 
tonietta Negroni Prati figura intera), del 
nobile Alessandro Negroni Prati, di Mi¬ 
lano. 

1859. Marin Faliero rimprovera Steno, —. 
1859. La Malinconia, del march. Ala Pon- 

zoni, di Milano, attualmente della R. Ac¬ 
cademia Brera. 

1859. I Consoli milanesi, ecc. (v. s.), della 
signora Angiolina Hayez, di Milano. 

1859. Una bagnante, nello studio Hayez, 
Accademia Brera. 

1859. Ultimo addio di Giacomo Foscari 
alla sua famiglia, del sig. Vonwiller, ban¬ 
chiere, di Napoli. 

1859 (?) ILbacio (dipinto ad olio, la donna 
è vestita di bianco), attualmente del te¬ 
nore signor Angelo Masini, il quale lo 
tiene nella sua villa nelle vicinanze di 
Milano. 1 

— Lo stesso soggetto (la donna è vestita 
di abito color celeste), del conte Alfonso 
Maria Visconti, di Milano, il quale lo la¬ 
sciò in legato alla R. Accademia di Brera. 

— Lo stesso soggetto (acquarello), della N. 
D. Giuseppina Negroni Prati, di Milano. 

— Lo stesso soggetto (dipinto ad olio), 
della signora Angiolina Hayez, di Milano 
(fu esposto a Parigi alla Esposizione Uni¬ 
versale, nel 1867). 

— Lo stesso soggetto, del signor Federico 
Mylius, di Genova. 

— Lo stesso soggetto (schizzo a penna), 
dei signori fratelli Grandi, di Milano. 

1859. Un harem (quadretto), dell’avv. G. B. 

Imperatori, di Milano. 

1859. Ritratto d’Uomo attempato, della N. 
D. Giuseppina Negroni Prati Morosini, 
di Milano. 

— Ritratto della signora Luigia Negroni 
Prati, —. 


1860. Fiori (quadretto), della signora Gi- 
niscé, d’Ivrea. 

1860. Il ritratto del pittore, dono alla R. 

Galleria degli Uffizi, di Firenze. 

1860. Odalisca (figura intera grande al vero), 
della signora Giniscé, d’Ivrea. 

1860 (?). Gioas proclamato re d’Israello, del 
sig. Parenti, banchiere, di Trieste. 

1860 (?). L’Abate Antonio Rosmini, del 
conte Stefano Stampa, di Milano. 

1860. Ritratto di Massimo d’Azeglio, dello 
stesso. 

— Ritratto di Alessandro Manzoni, dello 
stesso. 

— Ripetizione, nella R. Accademia di Brera 
di Milano. 

1861. Ritratto d’uomo (mezza figura), del 
dott Lossetti, di Milano. 

1862. Africana, quadretto del conte Carlo 
Beigioioso, di Milano. 

— Il giuramento dei tre svizzeri, disegno, 
della contessa Casati Negroni Prati, di 
Milano. 

1864. La Vergine (testa), della signora Le¬ 
vina Imperatori, di Milano. 

1864. Ritratto del conte di Cavour (mezza 
figura), esp. a Parigi nel 1867, nella R. 
Accademia di Brera, di Milano. 

—-Due odalische alla finestra dell’harem, 
della N. D. Negroni Prati, di Milano. 

— Odalisca e schiavo (quadretto), della si¬ 
gnora Angiolina Hayez, di Milano. 

— Donna dormente, guardata da un leone, 
del conte Emilio Belgiojoso, di Milano. 

1865. Odalisca (mezza figura nuda), della 
signora Angiolina Hayez, di Milano. 

1806. Odalisca, che sta leggendo, della si¬ 
gnora Angiolina Hayez, di Milano. 

1866. Interno di harem, della contessa An¬ 
tonietta Casati Negroni Prati, di Milano. 

1867. La riconciliazione di Ottone II con 
Adelaide di Borgogna sua madre, del 
duca Tomaso Gallarati Scotti, di Milano. 

1867. Gli ultimi momenti del Doge Marin 
Faliero — Esp. Monaco 1869, Esp. Mi- 


1 Questo dipinto è il primo del soggetto il bacio, apparteneva alla signora Adele Appiani, la 
quale lo cedette al signor Masini. Questi lo portò poi ad Hayez, il quale vi appose allora la sua 
firma. 


36 







— 2 82 — 


lano 1872 — (V. documenti), donato dal¬ 
l’artista alla R. Accademia di Brera, di 
Milano. 

1867. La distruzione del Tempio di Geru¬ 
salemme, donato alla Reale Accademia di 
Belle Arti di Venezia. 

— Il cartone per quel dipinto, nel Museo 
artistico municipale, di Milano. 

— Numerosi studi a matita per lo stesso 
dipinto, della signora Angiolina Hayez 
Rossi, di Milano. 

1867. Odalisca (mezza” figura) , della si¬ 
gnora Angiolina Hayez, di Milano. 

1867. Ritratto di una bambina (figura in¬ 
tera grande al vero), —. 

1867. Vittor Pisani liberato dal carcere 
(Esp. di Monaco 1868 ed Esp. di Milano 
1872), della signora Angiolina Hayez, di 
Milano. 

1867. Interno di harem, della contessa Luigia 
Casati Negroni Prati, di Milano. 

1868. Il sonno (figura di donna), della si¬ 
gnora Angiolina Hayez, di Milano. 

i87o.”Ritratto d’ uomo (di piccole dimen¬ 
sioni), del cav. Alessandro Negroni Prati, 
attualmente presso il conte Casati, di 
Milano. 

1870. La Vergine (busto), della signora 
Carlotta Benzolini, di Lovere. 

1870. Ritratto di Rossini (mezza figura), 
dono alla R. Accademia di Brera, di Milano. 
1870. Bianca Capello che abbandona la 
casa paterna, della signora Angiolina 
Hayez, di Milano. 

— Lo stesso Soggetto, del signor Wagner, 
di Berlino. 

1870. Le Veneziane (abbozzo), della si¬ 
gnora Angiolina Hayez, di Milano. 

1871. La Vergine, della signora Lossetti E- 
ster Muoni, di Milano. 

1871. Ritratto di Don Giovanni Morosini, 
della casa Soncino, di Milano. 

1872. Un doge (busto) della signora An¬ 
giolina Ha\ez, di Milano. 

1872. Ritratto d’uomo, del dott. Ferdinando 
Ranci, di Milano. 

1872. Ritratto di giovane signorina (Donna 
Antonietta Negroni Prati), della Casa 
Negroni Prati, di Milano. 

1872. Il suo ritratto (mezza figura), della 
signora Leopolda Zucchi, di Milano. 


1872 (?). Lo stesso (testa), della signora 
Angiolina Hayez, di Milano. 

1872. Ritratto d’Uomo, di Don Giovanni 
Morosini, di Milano. 

1873. Ecce Homo (v. documenti), della si¬ 
gnora Benzolini, di Lovere. 

1874. Ritr. di Aless. Manzoni ripetizione 
(mezza figura), dono alla R. Accad. di 
Brera, di Milano. 

1874. Ritr. del conte Carlo di Belgiojoso 
Presidente deila R. Accad. di Brera, dono 
alla R. Accad. di Brera di Milano. 

1875. Fiori, della signora Angiolina Hayez, 
di Milano. 

1875. Il gran cancelliere Taverna, del conte 
L. Taverna, di Milano. 

1875. Ritr. della signora Angiolina Hayez 
Rossi, sua figlia adottiva (mezza figura), 
della predetta signora. 

1875. Conte Carlo di Belgiojoso (busto), 
del conte Emilio di Belgiojoso, di Milano. 
1875. Ritr. dell’ing. Giuseppe Clerici, della 
signora Teresa Clerici Talamona, di Mi¬ 
lano. 

1877. Lo stesso, della signora Lucia Cle¬ 
rici, di Milano. 

1877. Ritr. del cav. Antonio Caimi, segr. 
della R. Accad., della signora Caimi, di 
Sondrio Valtellina. 

1878. Ritr. d’uomo, del conte Giorgio Ca¬ 
sati, di Milano. 

1878. Il ritratto del pittore, dono all’Acc. di 
B. A., di Venezia. 

1878. Studi di teste dal vero, offerto alla 
lotteria di beneficenza per gli innondati 
di Szeghedino, di Milano. 

— La morte di Giulio Cesare (disegno), 
della signora Angiolina Hayez, di Milano. 

1879. Ritr. d’uomo, del sig. Caglio di Mi¬ 
lano. 

1879. Ritr. d’uomo (busto) del sig. Luigi 
Tizzezio, economo dell’Acc. di Brera, 
di Milano. 

1879. Ritr. d’uomo, del conte Alfonso Ca¬ 
sati, di Milano. 

1879. Ritr. della signorina Giuseppina Bina 
nipote della signora Hayez, della signora 
Angiolina Hayez, di Milano. 

1879. Monaca (studio dal vero) v. docu¬ 
menti) del conte Aldo Annoni, di Milano. 
1879. Lo steso soggetto, di Donna Giu- 








283 


seppina Negroni Prati Morosini, di Mi¬ 
lano. 

1879. Testa di vecchio (studio), donata a 
Giuseppe Verdi, di Busseto. 

1880. Testa di Madonna (studio^, della si¬ 
gnora Angiolina Hayez, di Milano. 

1880. Santa Teresa (studio), della signora 
Angiolina Hayez, di Milano. 

1880. Odalisca (testa, studio), del Presid. 
Clerici, di Lecco. 

1880. Ritr. d’uomo (mezza figura', del 
dott. Carlo Pasta, di Milano. 

1881. Vaso di Fiori deposto da una donna 


sulla finestra detl’Harem, Esp. Nazionale, 
Milano 1881, studio Hayez, Accademia 
Brera. 

1881. Ritr. del pittore (testa, abbozzo ese¬ 
guito negli ultimi mesi del 1881), della 
N. D. Giuseppina Negroni Prati, di Mi¬ 
lano. 

— Ritratto del pittore (busto), eseguito in 
età di 91 anni, lasciato incompiuto, stu¬ 
dio Hayes, Accad. Brera. 

1881. Ritr. del pittore (testa, ultimo suo 
lavoro), della signora Angiolina Hayez, 
di Milano. 




284 - 


OPERE DI DATA INCERTA. 


— Cristo deposto, con angioli, del signor 
Domenico Scotti, di Milano. 

— Testa di Madonna, del sig. Pereyra, 
banchiere, di Vienna. 

— S. Luigi Gonzaga (mezza figura), delle 
signore della Guastalla, di Milano. 

— Ecce Homo, eseguito per le Suore Sa¬ 
lesiane, di Venezia. 

—- Donna nuda, in piedi, veduta dalle spalle, 
studio Hayez, Accad. Brera. 

— Altra donna nuda, veduta dalle spalle, 
ma coricata, studio Hayez, Acc. Brera. 

— S. Ambrogio che respinge Teodosio, ab¬ 
bozzo, studio Hayez, Accad. Brera. 

— La morte di G. Cesare, principio di ab¬ 
bozzo, studio Hayez, Accad. Brera. 

— Bagnante (fig. un terzo del vero', N. N. 
banchiere, di Dusseldorf. 

— Un bacio, del sig. Fed. Mylius, di Ge¬ 
nova. 

— Studio di testa di donna, del sig. Ant. 
Chiesa Molinari, di Milano. 

— La sonnambula (quadretto), di M. di 
Louvois, pari di Francia, eli Parigi. 

— L’ammalata, del sig. Ferrerò, di Torino. 

— L’Innominato (mezza figura), del conte 
Giuseppe Resta, di Milano. 

— L’accusa segreta, del sig. Marozzi, di 
Pavia. 

— Testa di tigre, studio Hayez, Accade¬ 
mia Brera, di Milano. 

— Ritr. del sig. Carlo Della Bianca, della 
signora Elena Viganò, che lo lasciò in 
legato all’Accad. di Brera, di Milano. 

— Ritr. d’uomo (busto) del sig. Antongini. 

— Ritr. d’ uomo, del signor Batthiany, —. 

— Ritr. di Signora col figlio (figure intere), 
della signora Cavezzali, di Milano. 

— Ritr. d’uomo (sig. Crivelli ?', del signor 
Compton, d’Inghilterra. 

— Ritr. d’ uomo (mezza figura), del signor 
ing. Clerici, di Milano. 

— Ritr. d’uomo, del conte Carlo Cicogna, 
di Milano. 


— Ritr. di Signora (busto), della contessa 
d’Adda-Scotti, di Milano. 

— Ritr. d’uomo (mezza figura), del signor 
David, —. 

— Ritr. del prof. Fumagalli, segr. dell’Acc. 
di Brera (busto), —. 

— Ritr. delle sig. Carolina Grassi e Bianca 
Bignami (mezze figure), della sig. Ga- 
brini Riessa, di Milano. 

— Ritr. d’ uomo, del sig. Galli, di Milano. 

— Ritr. d’uomo (mezza figura) del signor 
Gustavo Gaggiotti, di Milano. 

— Ritr. della signora Pestalozza, dell’inge¬ 
gnere A. Pestalozza, di Milano. 

— Ritr. della signora Annetta Lipparini 
(busto), —. 

- Ritr. d’uomo (mezza figura) del M. Lo¬ 
renzo Litta Modignani, di Milano. 

— Ritr. di Signora, della contessa Litta 
Greppi Albani (mezza figura), di Milano. 

— Ritr. d’ uomo (busto), del sig. Locatelli, 
di Milano. 

— Ritr. di Signora, della signora Legnani, 
di Milano. 

— Ritr. del conte Visconti, del conte Vi¬ 
sconti, di Milano. 

— Ritr. dello scultore Pompeo Marchesi 
(busto), —. 

— Ritr. dello scultore Strazza (busto), —. 

— Ritr. della contessa Maffei, —. 

— Ritr. d’uomo, di Don Giulio Vigoni, di 
Milano, —. 

— Ritr. d’uomo, del sig. Zulow, —. 

— Ritr. del conte Sant’ Antimo (mezza fi¬ 
gura), —. 

— Ritr. di Signora, della cont. Suardi, —. 

— Ritr. del conte Taverna in costume di 
Presidente (figura intera), del conte Ta¬ 
verna, di Milano. 

— Ritr. del conte Paolo Taverna, del conte 
Taverna, di Milano. 

— Ritr. del conte Lodovico Taverna, del 
conte Taverna, di Milano. 






ALLIEVI DELLA SCUOLA DI PITTURA 


del Prof. Comm. FRANCESCO HAYEZ. 


Arrigoni Ferdinando . . 

1850 

- — 

Sordelli Leonardo .... 

1859 

- — 

Bovio Luigi. 

» 

- — 

Hayez Vincenzo (suo nipote) 1860 

- 1868 

Belgiojoso conte Carlo . . 

» 

_ — 

Brambilla Ferdinando. . . 

» 

- 1864 

Cavallini Giovanni. . . . 

» 

- — 

Bona Lorenzo. 

1863 

- 1867 

Lamperti Giovanni . . . 

» 

- — 

Zanoni Antonio. 

1864 

- 1869 

Milla Ismaele. 

)) 

- 1853 

Rossaro Ferdinando . . . 

» 

- 1867 

Maraviglia Enrico .... 

» 

» 

Santagostino Ambrogio . . 

» 

» 

Marcozzi Giuseppe 

» 

- i 855 

Beckemischeff Alessandro . 

1865 

- 1866 

Prina Giuseppe. 

» 


Cattaneo Enrico .... 

» 

- 1870 

Polli Luigi. 

» 

- 1853 

Riva Giuseppe. 

» 

» 

Pescini Giuseppe .... 

» 

» 

Fossati Domenico .... 

1866 

- 1869 

Ticozzi Basilio. 

» 

» 

Pelossi Michele. 

» 

- 1870 

Turconi Gio. Batt. . . . 

» 

» 

Bargilli Carlo. 

1869 

- 1870 

Tavella Antonio .... 

» 

» 

Telasio Attilio. 

O 

r^ 

OO 

- 1871 

Silo Antonio. 

» 

- 1855 

Saltarelli Andrea .... 

1871 

- 1873 

Battaglia Alberto .... 

1851 

- 1852 

Mellerio Gabriele .... 

» 

» 

Cattaneo Amanzio. 

)) 

- 1857 

Pavoni Luigi. 

OO 

N) 

- 1873 

Lavezzari Silvio .... 

» 

- 1858 

Albertazzi Riccardo . . 

1873 

- 1875 

Boni Giovanni ..... 

j > 

- 1855 

Margaria Carlo. 

» 

- 1874 

Tessera Luigi. 

» 

- 1854 

Magistretti Emilio .... 

» 

1 

oc 

Sartorio Enrico. 

» 

- 1855 

Diani Egidio (passato alla 



Focosi Alessandro .... 

1853 

- 1858 

scuola Bertini) .... 

1874 

- 1875 

Pecora Livio. 

» 

- 1860 

Vaitorta Luigi. 

» 

- 1879 

Pietrasanta Angelo. . . . 

» 

OO 

OO 

! 

Beghé Davide. 

1875 

- 1879 

Rusca Lodovico .... 

» 

- 1855 

Baltuzzi Guido. 

» 

- 1880 

Colombo Faustino.... 

1856 

- 1857 

Curti Camillo (passato alla 



Dovera Achille (passato alla 



scuola Bertini) .... 

1876 

- 1877 

scuola Bertini) .... 

» 

- 1860 

Crespi Enrico. 

1878 

- 1880 

Taccani Luciano .... 

» 

- 1858 

Brunati Gabriele .... 

» 

» 

Tagliabue Luigi .... 

» 

- , » 

Borsa Emilio. 

» 

» 

Vaiaperta Francesco . . . 

» 

- 1860 

Silvestri Oreste. 

» 

» 

Giglioli Angelo. 

1858 

- — 

Spinelli Abramo . . . . 

» 

» 

Carcano Filippo . . . . 

» 

- 1862 

Bareggi Ernesto . . . . 

» 

» 

Lampugnani Achille . . . 

» 

» 

Spreafico Eugenio . . . . 

» 

» 

Taglioretti Luigi . . . . 

» 

- 1864 

Lombardi Luigi. 

» 

» 

Bacchetta Augelo . . . . 

» 

rr\ 

NO 

OO 

Albinola Santino . . . . 

1876 

- 1878 

Meraviglia Alessandro . . 

1859 

- 1865 

Fullé Roberto. 

1878 

- — 

Riva Natale. 

» 

- 1864 





















ELENCO DEI SOTTOSCRITTORI 

PEL MONUMENTO A FRANCESCO HAYEZ. 


Accademia Carrara di Belle Arti, in Ber¬ 
gamo. 

Istituto di Belle Arti delle Marche, in Ur¬ 
bino. 

Società Benvenuto Tisi da Garofalo, in 
Ferrara. 

Alberti Angelo e famiglia. 

Alberti Carolina ved. Morisetti. 

Amman dottor Edoardo. 

Archimi prof. Luigi. 

Argenti cav. Giosuè, scultore. 

Bardeaux rag. Carlo. 

Barzaghi prof. Francesco. 

Basile barone avv. comm. Achille, Prefetto 
della Provincia di Milano. 

Beccaria Angelo, pittore, Torino. 

Beltrami prof. Luca. 

Bernacchi prof. Claudio. 

Bertini prof. Giuseppe. 

Bianchi Belloni Carlotta. 

Bianchi Mosè, pittore. 

Bina Giuseppina. 

Bina Marta. 

Binda cav. Cesare. 

Bisi Fulvia, pittrice. 

Blaas Eugenio, pittore, di Venezia. 

Boito prof. Camillo. 

Borsani Gio. Batt., arch. 

Bossoli Carlo, pittore, di Torino. 

Brambilla Ferdinando, pittore. 

Bresolin prof. Domenico, di Venezia, 
Brioschi prof. Francesco, senatore del Regno. 
Brocca dottor Giovanni. 

Broggi cav. Luigi. 

Burlando prof. Leopoldo. 

Cacciatori Camillo. 

Cadorin prof. Lodovico, Venezia. 

Cantù comm. Cesare. 

Caremmi Antonio, pittore. 


Carotti dott. Giulio. 

Casati nobile Gian Alfonso. 

Casati nobile Giorgio. 

Casati nobile Rinaldo. 

Casnedi prof. Raffaele. 

Cavajani cav. Francesco. 

Cavezzali Giannino. 

Chierici prof. cav. Gaetano, di Reggio E- 
milia. 

Clericetti prof. Celeste. 

Clerici Angelina. 

Colombo Giacomo. 

Confalonieri Francesco, scultore. 

Consonni Ercole, pittore. 

Dal Zotto prof. Antonio, di Venezia. 
D’Andrea prof. Jacopo, Venezia. 

De Albertis di Sebastiano, pittore. 

De Castro prof. Giovanni. 

De Maurizio, prof. Felice, pittore. 

De Notaris Carlo, pittore. 

Diviani prof. Riccardo. 

Dragoni nob. cav. Emilio. 

Del Mayno nob. Cesare. 

Esengrini cav. capitano Luigi. 

Fadiga dottor Domenico, di Venezia. 
Favretto Giacomo, pittore, di Venezia. 
Ferrari Gio. Batt., pittore. 

Ferrari prof. Luigi, di Venezia. 

Ferrario prof. Carlo. 

Focosi Giuseppe, pittore. 

Forcellini Annibaie, ingegnere architetto, 
di Venezia. 

Fortìs cav. Ernesto. 

Franco prof. Giacomo, di Venezia. 

Franzini Carlo. 

Gardinazzi Santa. 

Gargantini-Piatti Giuseppe, ingegnere. 
Gerosa Serafino. 

Ghizzoni Leopoldo e fratello Francesco. 








Giulini-Longhi Clementina. 

Gnecchi cav. Francesco. 

Guzzi prof. Palamede. 

Hayes-Rossi Angiolina. 

Hayez Adele, di Venezia. 

Hayez Giuseppe. 

Hayez Manetta. 

Hayez Vincenzo. 

Induno Gerolamo, pittore. 

Jacini contessa Teresa. 

Jorini prof. Luigi, di Odessa. 

Longhi-Cabella Antonietta. 

Lorenzoìi prof. Angelo. 

Malaspina Alberto. 

Malortiz cav. Cesare. 

Marocco-Fortis Giulia. 

Martinelli Virginia vedova Focosi. 
Martinengo Villagana conte Angelo, senatore. 
Massarani dottor Tulio, senatore. 

Matscheg prof. Carlo, di Venezia. 

Mazza Salvatore, pittore. 

Mella Arborio conte Federico. 

Meloni Vittoria. 

Moja prof. Federico, di Dolo. 

Molmenti prof. Pompeo, di Venezia. 
Mombelli Pietro. 

Mombelli Teresa. 

Mongeri prof. Giuseppe. 

Monteverde Giulio, senatore, di Roma. 
Morandi Francesco, architetto, Vice Presi¬ 
dente della Società di B. A., di Odessa. 
Morelli prof. Domenico, senatore, di Napoli. 
Morelli comm. Giovanni, senatore. 

Morosini Annetta. 

Morosini nobile Cristina (vedova marchesa 
Stampa Soncino). 

Mylius comm. Federico. 

Mylius comm. Giulio. 

Negri comm. Gaetano. 

Morosini nob. Giuseppina (vedi Negroni). 
Negrin Caregaro Antonio, architetto, Vi¬ 
cenza. 

Negroni Prato conti Gio. Antonio e Vin¬ 
cenzo. 

Negroni Prato Morosini nobile Giuseppina 
(vedi Morosini). 


Odorici comm. Federico. 

Paganini Bernardo. 

Pagliano Eleuterio, pittore. 

Pascal Angelo, pittore, di Torino. 

Pastoris conte Federigo, pittore, di Torino. 
Patuzzi Amalia. 

Patuzzi Gio. Batt. 

Pelli Rosa. 

Podesti Francesco, pittore, di Roma. 

Ponti Luigi. 

Rapetti Camillo, pittore. 

Révoil Enrico, architetto, di Nimes. 

Rinaldi Alessandro, pittore. 

Rossi Hayes Angiolina (vedi Hayez). 

Sacelli prof. Archimede. 

Sala comm. Luigi. 

Sangiorgio prof. Gaetano. 

Schmidt Federico, arch., di Vienna. 

Scuri Enrico, pittore, di Bergamo. 

Seletti avv. Emilio. 

Soster Bartolomeo, incisore, di Padova. 
Spertini Giovanni, scultore. 

Stampa Soncino Morosini marchesa Cri¬ 
stina (vedi Morosini). 

Strada Ambrogio. 

Strambio prof. Gaetano. 

Tabacchi prof. Odoardo, di Torino. 

Tadini Vittorio. 

Tagliaferri Antonio, architetto, di Brescia. 
Terzaghi Enrico, architetto. 

Tizzerio Luigi. 

Ussi prof. Stefano, di Firenze. 

Vaiaperta Carolina vedova Ghizzoni. 
Vaiaperta Fanny vedova Morigi. 

Vaiaperta Francesco, pittore. 

Vaiaperta Giuseppe e figli. 

Vaitorta Luigi, pittore. 

Verdi comm. Giuseppe, senatore. 

Villani marchese Filippo. 

Viola Tommaso, architetto, di Venezia. 
Visconti marchese Carlo Ermes. 

Visconti Venosta marchese Emilio, sena¬ 
tore. 

Zannoni Ugo, scultore. 

Zerelli Felicita. 









Tavola XXVII. 


Monumento a F. Haye\ 
inaugurato sulla piazzetta di Brera in Milano 
il io febbraio 1890. 

Opera dello scultore comm. prof. Francesco Barzaghi di Milano. 


E là a Brera non tarderà a sorgere anche il monumento del 
maestro che vi insegnò per mezzo secolo educando all’arte nobilis¬ 
sima che ha assorbito tutta la sua lunga esistenza, alla quale consacrò 
tutte le forze del suo ingegno, un reggimento d’allievi. 

La sua statua insegnerà ancora. Insegnerà ai futuri artisti l’ope¬ 
rosità, il coraggio, l’amore intenso dell’arte. 


Vespasiano Bignami. 




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n 
























INDICE. 


Discorso pronunciato dal Presidente della R. Accademia di Belle Arti il 
giorno io febbraio 1890, per l’inaugurazione del monumento a 

Francesco Hayez.Pag. ix 

Le Mie Memorie di Francesco Hayez : 

Capitolo I.» r 

» Il.» 15 

» III. .» 43 

» IV.» 49 

» V. .» 73 

» VI.» 79 

Appendice.» 93 

Schiarimenti di Giulio Carotti.» 95 

Documenti dal 1811 al 1820.» 105 

» » 1821 al 1858.» no 

» » 1859 1882.» 172 

» rinvenuti durante la stampa di questo volume ...» 247 

Onoranze ad Hayez nel primo anniversario della sua morte ed inau¬ 
gurazione dello studio Hayez.» 255 

Circolare del Comitato per le onoranze a F. Hayez.» 269 

Elenco di opere di F. Hayez.» 273 

Allievi della scuola di pittura di F. Hayez.» 285 

Elenco dei sottoscrittori pel monumento a F. Hayez.» 287 
























INDICE DELLE TAVOLE 

ESEGUITE IX FOTOTIPIA DALLO STABILIMENTO Mf.NOTTI-BaSSAXI IX MlLAXO. 


I. — F. Hayez. — Giulietta e Romeo, disegno (dall’album dei 
primi studi del giovane artista) ; di proprietà della signora An¬ 
giolina Hayez, in Milano. Pag. 8 

IL — F. Hayez. — La pittrice Emma Gaggiotti, disegno a matita ese¬ 
guito durante la sua dimora a Roma; di proprietà della signora 
Angiolina Hayez.» 3S 

III. — F. Hayez. — Facsimile di una lettera (1821), l’originale trovasi 

presso l’Archivio di Stato in Milano.» 50 

IV. — Ernesta Bisi. — 1788-1859. Ritratto di F. Hayez, eseguito nel 

1822; di proprietà della signora Angiolina Hayez, in Milano » 52 

V. — F. Hayez. — Tamar di Giuda, acquarello a sepia, (1831), di 

proprietà della signora Angiolina Ha)-ez.» 60 

VI. — F. Hayez. — Facsimile di un autografo di F. Hayez (1834), l’ori¬ 

ginale trovasi presso l’archivio dell’ Accademia di Brera, in 

Milano.» 78 

VIE — F. Hayez. — Studi a matita pel dipinto: Gentile Bellini pre¬ 
senta a Maometto il suo quadro, ecc., eseguito nel 1834; di 

proprietà della signora Angiolina Hayez.» So 

MII. — Fed. Amerling. — 1803-1887. Ritratto di F. Hayez, eseguito nel 

1836; di proprietà della signora Angiolina Hayez.» 82 

IX. — F. Hayez. — Una scena delia strage di Patrasso avvenuta nel- 
1 ’aprile 1822 (1838). Disegno all’acquarello pel dipinto eseguito 


nel 1839; di proprietà della Nobil D. Gius. Negroni Prati 


Morosini.» 84 

X. — F. Hayez. — Sansone, che guata il leone che ha vinto e sof¬ 

focato colle sue mani, disegno a matita e macchia all’acqua¬ 
rello, pel dipinto eseguito nel 1842; di proprietà del prof, ca¬ 
valiere Luigi Archinti, in Milano.» 86 

XI. — F. Hayez. — Studi di animali dal vero, a matita ed acquarello; 

di proprietà della signora Angiolina Ha)'ez.» 88 

XII. — F. Hayez. — Ritratto a matita di Tommaso Grossi (1826); di 

proprietà della signora Angiolina Hayez.» 122 


XIII. — F. Hayez. — Giorgio Cornaro, inviato a Cipro dalla Re¬ 
pubblica veneta, fa conoscere alla regina Caterina Cornaro, sua 
parente, eh’ ella non è più padrona del regno, perchè lo sten¬ 
dardo del leone sventola già sulla fortezza, acquarello con lumi 
di biacca (1842) ; di proprietà del dott.Al. 0 Zanovello (GorlaMin.). » 138 











— 292 — 


XIV. — F. Hayez. — Un foglio di disegni dei suoi album (1840-1845); 

di proprietà della signora Angiolina Hayez.Pag. 142 

XV. — F. Hayez. — Ricordo delle cinque giornate (Milano 1848), 

schizzo a matita; di proprietà della signora Angiolina Hayez » 144 

XVI. — F. Hayez. — Studi a matita pel quadro la Sete dei Crociati ; 

di proprietà della signora Angiolina Hayez.» 146 

XML — F. Hayez. — Il sogno di Giuseppe, disegno a penna (1854); 

di proprietà della N. D. Negroni Prati Morosini.» 162 

XVIII. — F. Hayez. — Il martirio di S. Bartolomeo, abbozzetto (1856); 

di proprietà della Nob. D. Negroni Prati Morosini ...» 170 

XIX. — F. Hayez. — L’amore degli angeli, disegno a matita (1S44 ?) ; 

di proprietà della N. D. Negroni Prati Morosini (altro identico 
acquarellato appartiene all’avvocato Emilio Seletti) . . . » 196 

XX. — F. Hayez. — Disegno della composizione: La distruzione del 
Tempio di Gerusalemme. (Il maestro ultimò il dipinto ad 
olio nel 1867), nel Museo artistico Municipale di Milano . » 198 

XXI. — F. Hayez. — Schizzo a matita per la composizione predetta; 

di proprietà della signora Angiolina Hayez.» 200 

XXII. — F. Hayez. — Schizzo a matita per lo stesso dipinto; di pro¬ 
prietà della signora Angiolina Hayez.» 202 

XXIII. — F. Hayez. — Il proprio ritratto, disegno a matita, lumeggiato 
di bianco (1869); di proprietà della Nobil D. Negroni Prati 
Morosini.» 208 

XXIV. — F. Hayez. — Studio dal vero, (1879); di proprietà della No¬ 

bil Donna Negroni Prati Morosini.» 230 

XXV. — F. Hayez.— Il proprio ritratto, abbozzetto lasciato incompiuto 

alla fine dell’anno 1881, si trovava ancora nel suo studio quando 
mori; di proprietà della Nobil Donna Negroni Prati Morosini » 232 

XXVI. — F. Hayez. — L’ultimo lavoro di F. Hayez. — Il proprio ri¬ 
tratto (1881); di proprietà della signora Angiolina Hayez . » 242 

XXVII. — Monumento a F. Hayez, inaugurato sulla piazzetta di Brera 
in Milano il io febbraio 1890, opera dello scultore com¬ 
mendatore prof. Francesco Barzaghi di Milano.» 289 








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